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Pordenone con Marino

Sto ascoltando Achtung Baby degli U2 al Pc mentre cerco di riordinare tutto il casino che c’è sulla mia scrivania. Nel frattempo ripenso, molto serenamente, alla riunione di ieri sera col gruppo Marino di Pordenone.

Devo sinceramente dire che mi ero fatto tutt’altra idea sulle persone e sulle cose che si sarebbero dette in questo primo incontro col candidato segretario regionale, e probabilmente per questo motivo avevo programmato di scriverne live su queste pagine – o su Facebook -  proprio per dare spazio, oltre le quattro mura della Casa del Popolo, alle varie sincronie personali e politiche e sulla pianificazione dei prossimi due mesi prima delle varie convenzioni provinciali e regionali.

Mi aspettavo flotte di “giovani” all’incontro di ieri con Cristina Carloni, candidata regionale alla segreteria per la mozione Marino, invece – togliendo me – l’età media era di circa 50 anni. Nulla contro i cinquantenni per carità, ma dove sono finiti tutti gli “younger” che in rete sostengono ad alta voce la mozione della terza via nel Pd?

Di ieri sera la cosa che mi ha colpito principalmente è stato la militanza dei presenti: chi dal ’74, chi dall’83, chi si è fatto la tessera appena Marino ha sciolto le riserve… Tutti comunque con un passato “comunista” alle spalle. E quasi tutti medici o dipendenti nella Sanità. È vero che la sanità è un business, soprattutto nel nostro Paese, credo però che la statura professionale di Marino abbia intaccato principalmente i suoi colleghi, e dopo – probabilmente ma non necessariamente – tutti gli altri ceti sociali e professionali. Anche Maria Cristina Carloni è un medico. Ma è anche consigliere comunale a Ronchi dei Legionari, è stata consigliere regionale dal 2006 al 2008, è presidente dell’Associazione Donne Medico della Provincia di Gorizia e membro del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici della Provincia di Gorizia. Quindi non è una qualunque: ha una lunga gavetta alle spalle – sia politica che professionale – ed è una persona che crede fermamente nella parità tra uomo e donna (un paese democratico non può prescindere dall’altra metà della popolazione).

Mancavano i giovani però. Io ho 39 anni, sono iscritto al Pd da giugno e non ho fatto la tessera perché c’era Marino, ma perché avvertivo da un momento all’altro un cambiamento: era tangibile, si sentiva nell’aria e si prospettava un volto nuovo al Congresso. Il volto nuovo è stato come sappiamo Ignazio Marino. Gli altri avevano, come appena detto, una lunga militanza dal Pds in poi. C’era Claudio con un passato nel direttivo di Fontanafredda, Fabio con la sua idea di partito-associazione, Ruben che coordinava il tutto, Eugenio del direttivo del mio circolo con idee contrastanti, Clementina di Casarsa assieme al marito iscritta da luglio solo per Marino, Ambra con la sua militanza (in)diretta da una ventina d’anni ma iscritta solo per eleggere Marino. E un paio di altre persone che non ho avuto modo di approfondire la conoscenza. Tutti con la voglia di far qualcosa in Friuli.

Ieri sera si è parlato di organizzazione, di futuro in regione e delle mozioni dei tre candidati Carloni, Serracchiani e Martines. Si è tanto parlato di cambiamento e del “Pd che vorrei” (cit.), si è parlato degli altri candidati e di quel che potremmo fare noi della mozione Marino nel remotissimo caso di una sconfitta. La Serracchiani sarà la probabile vincente di queste primarie, ma la Serracchiani non è il brutto anatroccolo della situazione, è solo uno dei tre candidati ma con un handicapp non indifferente. Tutti i presenti l’abbiamo votata a Strasburgo quasi esclusivamente per il discorso all’assemblea dei circoli di marzo, tutti però abbiamo votato la voglia di cambiamento che proponeva Debora. Dove è finita oggi questa voglia? Nelle maglie di Franceschini… credo.

Vengo dalla città che ha dato ospitalità ad Eluana Englaro [...] Cosa ci facciamo noi assieme a Di Pietro? [...] Credo che l’aria di cambiamento sia stata più sentita dalle basi che dalla direzione“.
Con queste parole cinque mesi fa abbiamo avvertito l’aria diversa che stavamo respirando, ma poi tutto è cambiato: dalla candidatura alle europee fino a questa di segretario regionale. È stato detto che tra segreteria regionale e Europa non c’è conflitto: politicamente forse no, ma organizzativamente probabilmente c’è un abisso. Abbiamo ancora ricordi su cosa dovette fare Veltroni due anni fa per unire le varie correnti all’interno del Pd, oggi, quei ricordi, si rimaterializzano con la candidatura della Serracchiani. Trovo inutile la candidatura di Debora per decine di motivi, uno su tutti il testamento biologico. Debora è – era? – favorevole ad un testamento biologico simile a quello scritto da Marino ai tempi di Eluana, oggi con le correnti all’interno del gruppo di Franceschini, come può sperare la mediatica Debora di far accettare un diritto alla libera scelta alla Binetti, a Rutelli o a Fioroni? Chiaramente a livello regionale sarà diverso, ma ne siamo sicuri? Anche in Friuli i vari Binetti e Rutelli hanno il proprio seguito, e anche in consiglio regionale ci stanno i cattolici senza se e senza ma.

È stato anche detto che proprio la Carloni assieme al gruppo pro-Marino potrebbe fare da ago della bilancia sulle vicende più controverse. Dobbiamo però capire fino a che punto possiamo spostare il bilanciere senza cadere nel piatto della Serracchiani. Eppoi, dico la verità, la candidatura di Debora la trovo insensata e controproducente per il Partito Democratico in regione. In questo momento Debora è il volto nuovo del movimento, per cui si reclamizza lei per far aumentare i consensi, ma prima o poi finirà questa popolarità, quindi, secondo me, la candidatura di Debora ADESSO è forzata: dovevano pensare ad una possibile candidatura a presidente della regione, non a segretario di un partito. Questo – sempre secondo me – potrebbe comportare due possibili scenari: a) bruciare Debora per la troppa visibilità e responsabilità senza aver mai avuto modo di provarla sul campo (Bruxelles e segreteria assieme? La vedo dura); b) se la scelta è stata fatta proprio per un ottica a lungo termine, allora si poteva scegliere di non candidare Debora ma qualcuno vicino al lei, e far diventare la Serracchiani il mentore del candidato. Non si espone in prima persona, funge da consigliere con tutta la visibilità che ne conviene e resta una scelta di primissimo piano pensando alla presidenza della regione.

Una delle proposte fatte è stata quella di incentivare l’uso della rete. Finora esistono solo i gruppi su Facebook e qualche blog personale (ad esempio quello della Carloni, ma andrebbe ripreso in mano completamente), quindi l’incentivo internet viene a mancare immediatamente. Se, come è stato detto, prossimamente sarà attivato lo spazio Friuli Venezia Giulia su scelgomarino.info dopo quelli già attivi di Veneto, Toscana, Calabria, Puglia ed Emilia, probabilmente qualcosa in più si potrebbe ottenere. Un buon passo sarebbe quello di creare un sito o un blog limitatamente al territorio pordenonese e fino al termine delle primarie, ove inserire non solo i comunicati stampa del candidato regionale e nazionale, ma soprattutto dare spazio a chi legge di condividere con noi le sue tesi e intavolare dibattiti costruttivi su tutte le mozioni in campo, perché, come la vedo io, è giusto battersi per la causa in cui si crede, ma è molto più importante fare gruppo sotto lo stesso tetto. Mi trovo in perfetta simbiosi con i discorsi fatti spesso da Pippo Civati, perché il tetto è quello del Pd, e non serve a nulla dire che se non finisce come pensiamo siamo pronti a lasciare: una causa è giusta fin quando non ne nasce una più evoluta o più votata. Il Congresso, e le Primarie, servono a questo. Io non lascio perché il mio candidato viene sconfitto, ma continuo a battermi in quello che credo, e se il mio candidato verrà sconfitto o decidesse un giorno di cambiare strategia e non mi trova favorevole, a quel punto mi trovo un modo diverso per far valere le mie tesi. Non è giusto lasciare perché sconfitti, è già successo moltissime volte e dobbiamo cercare di non farle succedere più.

Ed è quello che speriamo di ottenere candidando Maria Cristina Carloni alla segreteria del Partito Democratico in Friuli Venezia Giulia. Se ci stai, batti un colpo. E se hai meno di 40 anni battine due, per favore.

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Marino e i giornali: un odio-amore nato da poco

Ieri Marino a Milano ha presentato la sua candidatura a segretario del Pd con un discorso a 360 gradi. Oggi i giornali si dividono esattamente in tre tronconi: chi lo sostiene e approva la sua candidatura senza nascondersi, chi nemmeno rende conto ai propri lettori che esiste una terza scelta oltre a Franceschini e Bersani, e chi, invece, lo critica perché la scelta di un candidato laico e a favore di un testamento biologico “diverso” da quello attuale non è permissibile, facendo di tutto – ma proprio tutto – per ostacolarlo.

L’Unità è il giornale che approva e sostiene da sempre una “terza via” per il Partito Democratico. Il giornale del direttore Di Gregorio ha appoggiato da sempre i Piombini, ha dato ampio risalto all’assemblea del Lingotto tenutasi qualche mese fa a Torino, facendo vedere in streaming tutta la giornata torinese senza crearsi quel problema che solitamente si fanno le grandi testate quando devono dare spazio ad eventi che non possono controllare direttamente. Tant’è che ieri un bell’articolo di Mariagrazia Gerina ha spiegato, in sintesi largamente esaustiva, lo scopo di Marino per la sua corsa a segretario. “Apertura. Coraggio. Merito. Protezione. Libertà.” Sono queste le parole chiave chieste da Marino e spiegate alla platea milanese. Platea che, a sua volta, ha ricambiato la sensazione di apertura con lunghi applausi ai quattro intervenuti alla presentazione: Ignazio Marino, Pippo Civati, il sindaco di Genova Marta Vincenzi e l’ex veltroniana Rosa Villecco Calipari che ha parlato lungamente di come andrebbe risolto il problema del meridione e cosa dovrà sfidare Marino per battere l’esegesi del sud.
“Adagiarsi nel senso della superiorità a che ci serve quando le nostre difficoltà ad essere diversi ci si stagliano davanti in Campania e in altre regioni? Secondo me Ignazio sul Mezzogiorno deve sfidare gli altri candidati, che dedicano al massimo dieci righe all’argomento. Il punto è: il ruolo che il Pd vuole avere nella società del Sud. La differenza tra chi è pragmatico per scegliere le elezioni e chi vorrà dare al Pd una funzione di esempio etico per cambiare la società.” Le sue parole d’ordine sono: “autoimpresa” e “patto” contro la criminalità, “cura del territorio” e “bancarotta del paese” se si venisse a formare il Partito del Sud. La differenza tra questa candidatura e le altre è nella squadra: trovatemi un candidato che dia un così grande risalto al suo staff, e poi possiamo iniziare a parlare di cambiamento all’interno del partito.

Repubblica è uno strano giornale: prima si butta anima e corpo alla ricerca del candidato perfetto da mettere nella corrida alimentando quella tanto sperata “terza via”, sostenendo che la candidatura dei due “senatori” Bersani e Franceschini sia ormai da cambiare. Ieri – ma neanche oggi ha fatto miracoli – non ha pubblicato niente sul discorso di presentazione di Marino: nulla, nemmeno un trafiletto di fianco che facesse riferimento alle cose dette dal chirurgo ieri a Milano. Si dice in giro (solo congetture e sentito dire, per il momento) che Morando e Fassino hanno fatto forti pressioni sui tre capoccia di Rep – Scalfari, Ezio Mauro e De Benedetti – per convincerli che Franceschini sarebbe il candidato migliore, e questi, probabilmente, sono i risultati. Del resto se L’Unità appoggia Marino perché Repubblica non potrebbe appoggiare Franceschini? Forse perché Rep sta calando nelle vendite mentre L’Unità sta aumentando, e quindi bisogna montare il cavallo (nitrito) vincente? Dico forse eh!

Secondo voi da chi parte la critica?

Secondo il giornale di Ferrara, nel 2002 Marino ricevette una lettera dall’UPMC (University of Pittsburgh Medical Center) dove si attestava che le dimissioni del chirurgo italiano dal centro americano e dal centro palermitano erano state accettate. Il Foglio, pubblicando la lettera, mette in relazione alcune spese extra fatte da Marino – fatture doppie a Pittsburgh e Palermo – che il centro universitario americano ritiene gli vengano restituite tramite il blocco di alcuni pagamenti da versare nel conto di Marino: “[...] l’UPMC ha scoperto che Lei ha presentato la richiesta di rimborso di determinate spese sia all’UPMC di Pittsburgh sia alla sua filiale italiana. Di conseguenza è stata intrapresa una completa verifica sulle sue richieste di rimborso spese e sui nostri esborsi nei Suoi confronti. Tale verifica è attualmente in corso. Alla data di oggi, riteniamo di aver scoperto una serie di richieste di rimborso spese deliberatamente e intenzionalmente doppia all’UPMC e alla filiale italiana. Fra le altre irregolarità, abbiamo scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano. Sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’UPMC Italia. Avendo sinora completato soltanto una revisione parziale dell’ultimo anno fiscale, l’UPMC ha scoperto circa 8 mila dollari in richieste doppie di rimborsi spese. Tutte le richieste di rimborso spese doppie, a parte le più recenti, sono state pagate sia dall’UPMC sia dalla filiale. Come restituzione dei rimborsi spese doppi da Lei ricevuti accetta di rinunciare a qualsiasi pagamento erogato dall’UPMC o dall’UPMC Italia ai quali avrebbe altrimenti diritto, compresi (a titolo esemplificativo ma non esaustivo) lo stipendio per il mese di settembre 2002 e il pagamento per qualsiasi giorno di vacanza, permesso o malattia accumulato. Accetta inoltre di rinunciare a ogni diritto contrattuale per il trattamento di fine rapporto che potrebbe ottenere in seguito alle Sue dimissioni [...]”

Quindi il candidato Marino, chirurgo di fama mondiale e insignito di vari premi accademici, alla fine sarebbe un volgare truffatore? Per quanto poi, 8 mila dollari? Qualche dubbio viene di sicuro, anche se, va detto, conoscendo Marino come persona trasparente e ligia alle regole, questa lettera l’avrebbe resa non dico pubblica, ma ne avrebbe sicuramente parlato anche solo per discolparsi dell’accusa. Invece di smentite non ce ne sono state in questi anni. Fino all’attacco del Foglio.

“Ieri ho presentato il mio programma per il congresso del PD con un discorso apprezzato in sala e da chi guardava e commentava sul web.
Purtroppo alcuni giornali hanno preferito occuparsi di polemiche create ad arte.
Il Foglio di oggi pubblica una lettera di 7 anni fa dell’UPMC, il centro medico dell’Università di Pittsburgh (USA) per cui ho lavorato per anni e che, insieme alla Regione Siciliana, è stato tra i promotori del centro mediterraneo per i trapianti (ISMETT) di Palermo. All’ISMETT sono stato amministratore delegato e direttore dell’attività clinica dal 1997 al 2002. La lettera, secondo il Foglio, contesta alcune irregolarità amministrative, in particolare su rimborsi-spese per circa 5 mila euro, erroneamente presentati.

Chiariamo subito un primo aspetto: quella lettera è una normale corrispondenza di fine collaborazione di lavoro. In un contesto come quello statunitense, dove valgono i principi di merito e responsabilità, è normale che i privilegi che si accompagnano ad un incarico cessino al termine dell’incarico stesso, e che questo avvenga anche attraverso comunicazioni formali. Tra l’altro a quella lettera ne è seguita una seconda, firmata dal mio avvocato, che rettifica in maniera sostanziale il contenuto della prima.

Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi quello che il Foglio non dice è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione. Niente da nascondere. Nessuna polemica.
L’occasione mi permette però di chiarire perché nel settembre del 2002 decisi di accettare la direzione del centro trapianti della “Thomas Jefferson University” di Philadelphia. La questione è semplice: ad un certo punto del mio lavoro a Palermo, quando il centro si avviava a festeggiare i primi cento trapianti eseguiti, dal 2001 iniziarono forti interferenze nella gestione amministrativa. Oppressive e continue richieste di favoritismi rendevano via via più difficile, e poi impossibile, la conduzione del Centro secondo criteri di trasparenza e merito.

Qualcuno forse ricorderà che ho dovuto rispondere personalmente in tribunale per l’esclusione dall’appalto per la costruzione dell’ospedale di una società risultata priva della necessaria documentazione antimafia. Ma ho continuato a lavorare, tra difficoltà crescenti e mantenendo la mia ferma volontà di fare il massimo per garantire all’Italia, e alla Sicilia, un centro di trapianti d’eccellenza.

Alla fine, dopo aver constatato che non vi erano più le condizioni per continuare, sono tornato a fare il mio lavoro di chirurgo negli Stati Uniti. Le ragioni di quella scelta sono le stesse che mi hanno portato oggi a candidarmi a guidare il Pd: non adeguarsi mai, ma portare in Italia regole, merito, responsabilità, trasparenza.”

Naturalmente c’è chi è d’accordo con le parole del senatore Marino e chi, invece, crede sia solo una frittata girata a proprio favore. Io non voglio entrare nel merito perché vorrei capire ancora meglio lo sviluppo degli eventi. Di una cosa però devo dare ragione a Riccardo De Maria: “Quanto lettere su questo tono dovrebbero essere spedite in giro per l’Italia…”

Ecco: facciamolo.

[Fonte: gruppo discussione iMille]

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Il gioco delle candidature

Oggi è spuntato un altro candidato nel Pd. È Renato Nicolini, ex assessore allo spettacolo romano, che ha deciso di dare l’annuncio direttamente dal web, o meglio, da Facebook. Con Nicolini sarebbero cinque ad oggi i candidati alla poltrona – scomoda – di segretario del primo partito d’opposizione italiano (basta ridere!): Franceschini – segretario uscente, Bersani, Marino, Adinolfi e oggi Nicolini. Come e quando raccoglierà le famose 1500 firme entro il 23 luglio (dopodomani, do you remember?) non si sa ancora, ma il suo programma è molto sostanzioso: «il Partito democratico potrebbe essere (cosa che oggi non è) il partito che sa cogliere il filo che collega i tagli alla scuola e all’università, i tagli al Fus ed a tutto il ministero per i Beni e le Attività culturali, gli attacchi alla libertà di stampa ed al sistema delle autonomie (enti locali, università, magistrature) la crisi della stessa tv privata..» Praticamente abbiamo risolto il novanta per cento dei problemi italiani.

Ma se dal lato democratico i problemi sono quotidiani, dalla parte dipietrista non sono esattamente rose e fiori. Notizia di qualche giorno fa che esiste un avversario al Di Pietro presidente Idv. Ebbene sì, qualcuno si “è permesso” di sfidare il giustiziere del Parlamento: si chiama Claudio Alberti e ha richiesto le procedure statuarie per candidarsi a presidente dell’Italia dei Valori:

Alla cortese attenzione di Ivan Rota

Gentile signore,

Le scrivo per comunicarLe la mia volontà di concorrere alla presidenza dell’IDV, come ho già annunciato ai lettori del mio blog roma2011.blogosfere.it. Per questo, Le chiedo la cortesia di comunicarmi i tempi e le procedure per poter presentare, in via ufficiale, la mia candidatura.

In attesa di un gentile riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.

In fede,

Claudio Alberti

Anche Claudio lo annuncia dal web, ma a differenza di Nicolini usa “l’obsoleta” piattaforma del suo blog.

Se fallisce Marino so a chi dare il mio consenso. Dovrei farmi la tessera dell’Idv però… inconciliabile con quella del Pd?

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Confronto a tre

E così abbiamo la terza forza, l’outsider che potrebbe ridare un po di vivacità a questa campagna elettorale monotona e noiosa. Franceschini sta facendo proseliti a 360 gradi, ultimo Rutelli con i suoi “Liberi Democratici”; ma nemmeno Bersani si smonta d’entusiasmo con l’appoggio incondizionato di D’Alema e dei suoi seguaci. L’uomo che potrebbe rompere gli schemi è Ignazio Marino.

Il segretario ha dalla sua parte la Serracchiani e il suo stuolo di ammiratori fondati dal web (ma non solo), l’ala veltroniana del Pd – tra i sostenitori Marini, Fioroni, Gentilini, Ichino la Melandri e, appunto, Veltroni – e proprio ieri ha avuto l’investitura anche da Rutelli e dal suo schieramento cattolico (’sì, ma… sì, se…’) a fronte di una “gestione condivisa del partito” con la minaccia velata, ma non troppo, di restare «democratici ma molto più liberi». Per appoggiare Franceschini, i liberal-democratici hanno rinunciato a candidare Linda Lanzillota, ma hanno sparato fulmini e saette contro Bersani e contro il nuovo che «non può essere rigettato» perché «solo gli idioti accettano il nuovismo». E lo dice un “nuovista” come Marini…

L’altro versante del Pd è spostato più a sinistra. Bersani ha l’appoggio del potente D’Alema e dei suoi fedelissimi – Rosy Bindi e Letta compresi -, dell’ex ministro Visco e dell’ex ombra Colaninno, del “leghista” Penati e del neosindaco di Bologna Flavio Delbono. Ma anche il piacentino ha i suoi giovani rampanti, Daria Colombo, Gianni Cuperlo e Barbara Pollastrini su tutti. E in mezzo “Siamo solo noi” di Vasco. Noi. Voi!

L’outsider è Ignazio Marino: chirurgo, cattolico ma soprattutto fiero sostenitore della laicità dello Stato. E non è poco, visti i tempi.
Con lui stanno una buona fettona dei piombini (Sandro Gozi si è chiamato fuori), tanto che il buon Marino si avvalerà di un tandem per girare in coppia con Pippo Civati nelle stanze del potere democratico. Il professore del Jefferson Medical College ha comunicato ai ragazzi del Lingotto la sua candidatura direttamente all’uscita dalla sala operatoria del Megrar di Valpolicella, in provincia di Verona, dove aveva dato appuntamento a Pippo Civati, Marta Meo, Pierfrancesco Maiorino e Ivan Scalfarotto. «Facciamo un passo nella direzione dell’impegno personale. Bisogna che le persone che credono in noi facciano un passo nella nostra direzione andando questa settimana a tesserarsi. Con migliaia e migliaia di tesserati, partiremo insieme per questa avventura».

È questo il piccolo dramma per la candidatura di Marino: le tessere. Bisogna prima superare l’ostacolo congressuale per andare avanti con le primarie, loro lo sanno, per questo chiedono di tesserarsi al più presto per il Pd: quante più tessere favorevoli al duo spacca equilibri ci sono, più le possibilità diventano tangibili alla votazione dei delegati al congresso d’ottobre.

Sabato sera c’è stata l’ufficializzazione della candidatura. Il primo passo è la gara all’iscrizione entro l’11 luglio. Solo se tra una settimana si è in tanti, si potrà parlare di una prima grande vittoria. E sarà una lunga battaglia da affrontare assieme. Facciamoci vedere. Facciamo sentire quanto è forte la nostra voglia di cambiare.

[Per iMille]

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Ogni promessa è un debito

«Non mi faccio avanti, non ho intenzione di ricandidarmi ad ottobre». Dario Franceschini il 4 marzo.

«Il Pd logora chi ci sta, non mi candido». Dario Franceschini il 5 marzo.

«Ho già detto cosa farò e non cambio idea. Il mio lavoro finisce a ottobre». Ma se il partito gli chiedesse di ricandidarsi? «Non succederà  ci sarà un congresso importante, ci saranno dei candidati». Dario Franceschini il 22 maggio

http://www.openworldblog.org/wp-content/uploads/2009/06/franceschini_candidato.flv

«Mi candido per portare il Pd nel futuro e per non tornare indietro».

E quindi l’avversario di Bersani sarà Dariotto Franceschello…

…come mi piacerebbe rovinare la festa a entrambi :P

Update:
siamo diventati* peggio del papismo berlusconiano: “
Sembra che la corrente binettiana, per stupire tutti, abbia proposto la candidatura della millina Cristiana Alicata, supportata dalla logica degli opposti che si attraggono.” Ovvero mandare all’elezione un duo delle meraviglie formato da una gay e da una papessa. Che spettacolo questo Pd! :D

* è uno scherzo dei mille eh!

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And the winner is…

silvio_nobel

Ci mancava solo il nobel…

[Via Antonio]

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Sinceramente

La definizione di truffa è: “il ricavare illecito profitto ingannando qualcuno con raggiri”. È indubbio che mandare qualcuno in parlamento europeo è un profitto, ma sinceramente, è altrettanto chiaro che stabilire già adesso che “Alcune delle deputate “precettate” dal premier, inoltre, dovrebbero correre per l’Europarlamento, per poi rinunciare una volta elette” è un vero e proprio raggiro.

Indipendentemente da tutto, Berlusconi o meno, fare una cosa del genere è vergognosa. Io chi voto lo voglio là, non si può già stabilire chi mandare grazie a questo meccanismo del “mi candido e poi lascio”, questo vuol dire eludere l’attuale norma che prevede le preferenze dirette!

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