Articoli con tag Catania

La giostra degli amministratori

Berlusconi-Stancanelli

Tempo fa il Cipe (il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) stanziò 140 milioni di euro per la città di Catania, soldi dati per realizzare e completare opere pubbliche come, ad esempio, finire la via di fuga in caso di tsunami o terremoto nella città etnea. Quei soldi il sindaco Stancanelli li utilizzò invece per risanare l’enorme buco di bilancio del Comune. Gli amministratori siciliani hanno pendenti due denunce – una per abuso d’ufficio, l’altra per il buco in bilancio – e da intercettazioni telefoniche emerse proprio dalla Magistratura, si nota che il Presidente del Consiglio in persona chiama Stancanelli dicendo che quei soldi sono disponibili ma serve una scusa per giustificare il trasferimento di quei soldi.

È il 18 settembre 2008. Il ragioniere del comune di Catania, Francesco Bruno, chiama il sindaco Raffaele Stancanelli. Dice il sindaco: «Rimanga tra me e lei. Mi ha telefonato Berlusconi in questo momento. Siamo in condizione di avere il valore del patrimonio che possiamo vendere? Quello che si può vendere: loro acquistano subito e mi danno i soldi». «Ma loro acquistano?», chiede incredulo il ragioniere. «Vuole la scusa, sta aspettando la mia telefonata». Bruno non crede alle sue orecchie: «Il 90% sono dei beni indisponibili», dice a Stancanelli. Che ribatte, riferendosi al premier: «Lui mi dice “tu mi devi dire in linea di massima”…». Bruno: «Un valore di massima ce lo inventiamo, eh?…». «Gli può sparare 100 milioni… sa qual è il patrimonio disponibile? E c’avemu? Quattru cose? Spari se vuole 100 milioni…». Stancanelli: «Allora 140 milioni». Numeri “sparati”: un favore personale. Berlusconi dice datemi una lista, metteteci dentro quello che vi pare basta che giustifichi la somma che vi diamo. Dieci giorni dopo la telefonata (dieci!) il Cipe vara con la delibera numero 92 il finanziamento di 140 milioni di euro. Sul sito del Cipe non c’è: si passa dalla 91 alla 93. Senz’altro un inconveniente tecnico.

Lo ha riferito ieri sera Report, una delle trasmissioni che il presidente del Consiglio più amato degli ultimi 150 anni voleva far chiudere.

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Ritorno al futuro

Sono già passate tre settimane dal 6 agosto, giorno in cui sono andato in ferie, e due settimane da quando sono arrivato in Sicilia. Questi ultimi 15 giorni sono stati proprio fantastici, goduti tutti, dal primo all’ultimo. Non c’è stato un giorno di cui non ricordi qualcosa di particolare da portarmi dentro, anche i giorni i quali sono rimasto a casa (dei suoceri, ndr) senza potere andare in giro – tipo i primi due giorni di questa ultima settimana con tutta la famiglia devastata dalla gastroenterite – mi ricordo qualche particolare importante da prendere in considerazione.

La prima settimana ho avuto il piacere di rivedere dopo molti anni alcuni cugini che vivono in Germania, con loro abbiamo passato una settimana densa di eventi e di viaggi: la Rocca di Acicastello, la bellissima Taormina e la favolosa Isola Bella, una puntatina sull’Etna e un giorno infuocato nella splendida Cefalù. E le cene assieme davvero memorabili per allegria e divertimento.

La rocca di Acicastello, che non avevo più visto dai tempi delle medie, mi ha fatto capire ancora una volta quanto siamo fortunati noi italiani nell’avere reperti storici di tale fattura e portata, che se saputi sfruttare a dovere possiamo davvero campare solo di turismo. La guida era non solo esperta, ma addirittura capace di fare interessare i bambini più piccoli nel giro. Bravo!

Taormina e l’Isola Bella con lo splendore che solo alcuni posti così spettacolari sanno offrire, sono qualcosa di magico e straordinario. Il mare cristallino e più pulito di quello che ricordavo, mi ha fatto riscoprire la notorietà che merita. Spesso chi vive in questi posti nemmeno si accorge di avere “l’oro” in casa, e soltanto ritornando dopo molti anni ci si rende conto di quanto sia importante farne parte.

Il parco acquatico di Etnaland è ormai diventato una tappa obbligata per mia figlia (e per noi…) durante le vacanze siciliane. Probabilmente uno dei parchi a tema più grandi del meridione, è da considerare una vera alternativa al mare tanto che, ogni anno, almeno una volta veniamo a goderci gli scivoli dell’acquapark e le oltre venti attrazioni che lo caratterizzano.

Abbiamo fatto un salto anche sull’Etna fino ai crateri centrali e quello recente del Sudestino. Con un contorno paesaggistico da mozzare il fiato e un panorama che mostra le cittadine etnee e oltre, il più grande vulcano d’Europa sembra sempre pronto ad esplodere nel bel mezzo di una escursione. Fortunatamente è attivo con “intelligenza”, non delude gli spettatori che lo risalgono e offre una tale quantità di reperti magmatici che anche se non si è studiosi viene la voglia di documentarsi su qualsiasi sassolino si incontri durante il cammino.

Cefalù è sempre tappa obbligata per chi viene in vacanza in Sicilia. Dal mio punto di vista è la Taormina occidentale: mare e montagne nello stesso posto occupano uno spazio visivo non indifferente. E in più, nelle strade del centro, si può visitare quella che era la vita durante la metà del secolo scorso, il vecchio lavatoio viene tenuto ancora in perfette condizioni e i migliaia di turisti che quotidianamente lo affollano, si tuffano in un’aria di genuinità e di glorie dei fasti passati. Il Duomo sovrastato dalle montagne, Gibilmanna col suo Santuario, il centro storico esattamente uguale da secoli… insomma, qualcosa di unico. Inoltre ho conosciuto finalmente di persona Gianluca e Giorgio, due degli amici più “veri” conosciuti tramite il web, i quali mi hanno proposto un nuovo progetto da creare a brevissimo da portare avanti insieme… ma, essendo una piccola sorpresa, ne parlerò meglio più avanti quando il progetto diverrà ufficiale ;)

E’ comunque Marina di Cottone il mare più bello che ho visto in questi giorni: il Fiumefreddo che sbocca sul mare contaminando quel tratto di Jonio con la sua bassissima temperatura, la ghiaietta al posto dei sassolini della vicina Taormina e della sabbia di Catania, il poco turismo di “massa” la rendono vivibilissima in qualsiasi periodo. E poi la cittadina è moderna ma allo stesso tempo antica, un mix di colori e culture confluiscono in una costa splendida e a tratti surreale per lo spettacolo paesaggistico che offre.

Adesso è domenica, tra pochissime ore ritorno nel mio amato Friuli al solito tran tran quotidiano. Ricorderò questa vacanza con molta nostalgia, ma la normale routine non può essere interrotta se non con poche, pochissime, settimane trascorse nel totale relax e con i profumi della mia terra. E con la gente che si vuol bene.

Addio Sicilia, ritorno al mio futuro, ma vi porterò sempre con me in un angolo nascosto del mio cuore. Mi mancherete tutti, amici e parenti, ma la vita è bella anche per questo.

Alla prossima vacanza!

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Clandestini di tutti i giorni

Avevo una certa impressione su come stavano andando i Tg locali, e questa settimana, nei pochi giorni in cui son rimasto a casa, l’impressione è diventata (quasi) una certezza. Ho ricordi di quando ero “giovane” dei telegiornali locali, soprattutto quelli di Catania – Antenna Sicilia, Telecolor e via discorrendo -, nei quali vedevo notizie esclusivamente cittadine o al massimo della provincia vicina (Messina o Siracusa dipende i casi, ma mai di entrambe nello stesso Tg) e a volte, ma raramente, le notizie sulla giunta regionale: il nuovo piano regolatore approvato dal Comune, la crisi della fragile maggioranza in provincia, l’elezione di un nuovo consigliere di quartiere ben visto dagli uomini di potere, le notizie dei cento e passa morti per mafia dall’inizio dell’anno, la strage di scippati per le strade, i molteplici incidenti causati dalle voragini stradali (per i non utenti chiamasi buche o semplicemente scaffe) ecc.

Oggi i Tg locali sono una succursale di quelli regionali. Faccio un esempio: a casa mia in Friuli, su Telepordenone una buona metà del Tg – che è straordinariamente lungo: parlo di quasi un ora nell’edizione serale – le notizie provengono da Trieste, Udine e Gorizia, mentre la parte di Pordenone è lasciata per lo più ai commenti degli ospiti in studio.

Ritorno al paesello, Catania, e nei quattro telegiornali locali (mio suocero guarda quello di Telecolor delle 13:30) che ho visto finora, della città si parla pochissimo, ma non perché mancano le notizie, bensì perché quelle regionali sono molto più succulenti. E’ vero, in Sicilia succedono cose che voi umani non osereste nemmeno immaginare, figurarsi guardare o ascoltare per il solo ambito locale. Per cui, dato il sovraffollamento di notizie e l’accavallarsi di eventi, i tiggì cittadini si sono trasformati man mano in veri e propri alter ego del Tg Rai Regione. Fondamentalmente non è male, anzi. Però…

La notizia sentita oggi parlava dei cinque extracomunitari sopravvissuti allo sterminio del mare dalle parti di Lampedusa: 73 morti accertati finora senza ancora capire la dinamica degli eventi. Male, malissimo direi. La notizia era che i 5 sopravvissuti hanno lo status di rifugiati politici perché gli spetta, ma nel contempo sono stati accusati di immigrazione clandestina e di presunto omicidio per i morti lasciati in mare.

Io lo trovo un controsenso e una vicenda paradossale.

Lasciamo perdere un attimo l’accusa di omicidio che dovrà essere provata e non centra nulla col resto, quello che mi chiedo è: come può essere riconosciuto lo status di rifugiati politici, e poi venire accusati, nello stesso contesto, di immigrazione clandestina? Cioè, o sono rifugiati politici – e quindi hanno i loro benefit del caso – oppure sono immigrati clandestini per cui, in base alla nuova norma sulla sicurezza, dovranno essere rimpatriati nei paesi d’origine. Non credo sia possibile entrambe, o mi sbaglio? Probabilmente mi sbaglierò pure, ma non sembra un controsenso?

Già questo potrebbe tranquillamente portare al paradosso che dicevo, ma quello a cui mi riferivo è un altro.
I pescatori siciliani, specie di Mazara del Vallo, sono abituati giornalmente a vedersi attorno quando escono in mare, i classici barconi di immigrati che cercano di entrare nella Terra Promessa. E’ un fatto ampiamente assodato, e i locali ne sono consapevoli. Dal canto loro non si creano il minimo problema nell’aiutare questa gente ad attraccare al molo di Lampedusa piuttosto che a Mazara: è nell’indole dei marittimi aiutare le imbarcazioni in difficoltà, inoltre è anche scritto nelle regole principali della legge del mare.

Il paradosso vuole che i pescatori che aiutano le carrette del mare ad attraccare nei porti italiani, vengano accusati di immigrazione clandestina per non aver lasciato morire quei poveri cristi in acqua. Questo perché la legge sulla sicurezza da poco varata dal governo, indica chiaramente come responsabili anche coloro che aiutano i natanti portati sul suolo italiano.

Posso capire molte cose, ma a tutto c’è un limite. La cosa peggiore che si possa fare è non aiutare chi sicuramente morirà se non venisse aiutato. E’ così difficile da capire?

Il governo se ne esce poco dopo avviando una moratoria europea contro Malta per omissione di soccorso. Però nel frattempo dobbiamo lasciar morire dei poveri disgraziati perché un governo razzista di destra non vuole ulteriori grane con altri immigrati sbarcati sulle nostre coste. E guai se delle persone civili cercano di soccorrerli: verrebbero accusate di immigrazione clandestina!

Capisco che l’immigrazione clandestina è un problema gravissimo, ma salvare delle vite umane da morte certa, a mio parere, dovrebbe avere la priorità su tutto, anche se non ci fosse posto nei centri accoglienza. Se poi non facessimo accordi con dei dittatori libici, oltre che pagandoli profumatamente, probabilmente sarebbe l’unica mossa azzeccata da molti anni. Ma le negoziazioni vengono fatte dai geni di politica estera, mica da folletti sprovveduti quali siamo noi…

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In difesa della bellezza

Arrivo in uno dei litorali più splendidi d’Italia e non riesco, purtroppo, a godermelo fino in fondo per colpa dell’inciviltà della gente.

Da cinque giorni sono a Catania, e mi sono già girato quasi tutte le spiagge della costa etnea, una parte di quella peloritana e ovunque, da Messina a Catania, le spiagge sono sporche e con scarsa manutenzione da parte del Comune o dell’ente predisposto ad occuparsene. Sono stato invece sull’Etna e tutta questa sporcizia non esiste: non è sempre nella stessa zona, perché dunque questa differenza?

Un paio di mesi fa, amici e conoscenti catanesi mi parlavano di quanto fosse bella adesso la Plaja, di quanto fosse attrezzata per ricevere bagnanti e villeggianti, e, finalmente, essere all’avanguardia per servizio e cortesia.
Lunedì scorso ho fatto un giro per i lidi, e devo dire che la struttura che mi si è presentata davanti è davvero notevole: le strade rifatte con doppia e tripla corsia per evitare l’intasamento periodico (quanti ricordi!), i lidi rinnovati dentro e fuori, zone parcheggio quasi continue sostenute da una circolazione non più caotica ma a tratti organizzata e funzionale. Insomma, totalmente diverso da come l’avevo lasciata molti anni fa. Unico neo: l’inciviltà della gente.

Ieri sono andato a Taormina a visitare la riserva naturale di Isola Bella. Per arrivare a Taormina da Catania mi ci sono volute quasi due ore (circa 50 Km) tra coda nei caselli e nella località turistica; parcheggi praticamente inesistenti: ne abbiamo trovato solo due vicino la riserva con centinaia di auto alla ricerca del parcheggio, alla fine, dopo infiniti giri, abbiamo “infilato” le macchine all’interno del grande parcheggio proprio di fronte all’Isola Bella. Il parcheggio in questione è una spianata di terra in salita con le auto parcheggiate nel primo posto libero che si trova, spesso messe in seconda e terza fila per riempire tutto lo spazio. Tutto questo per soli 10 euro tutto il giorno. I dieci euro li hanno voluti in anticipo chiaramente! Arrivati alle dieci del mattino e andati via alle sei del pomeriggio, abbiamo dovuto aspettare che ci spostassero 5 macchine per poter uscire: siamo ritornati a Catania alle 10,30 di sera stanchi, stressati e stremati.

Però visitare queste parti vale veramente la pena, per cui, se siete in zona, fateci un salto che merita ;)

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Sono in vacanza!

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Il caso Catania

E’ incominciato, a Roma, il dibattimento pel processo – diffamazione a mezzo stam­pa – a carico di Marco Travaglio, Giusep­pe Giustolisi, e Paolo Flores d’Arcais: au­tori, i primi due, dell’articolo “ Arrivano i catane­si”, apparso su “MicroMega” (3/2006); e direttore, il terzo, di quella rivi­sta. Il querelante, costituitosi parte civile, è il dott. Giuseppe Gennaro, Procuratore della Repubblica Aggiunto presso il Tribunale di Catania, già membro del Csm (’94-’98), e due volte Presidente dell’Anm (’99 e 2006). Nonostante la grandissima notorietà del­le parti, nessun giornale ha dato notizia del processo: neanche i giornali siciliani, mal­grado la causa abbia ad oggetto il filone principale del cosiddetto “ Caso Catania ”, scoppiato sul finire del 2000 e mai venuto ad effettiva chiusura. A rompere il concor­de, universale silenzio non è valso nemme­no il colpo di scena che si dice abbia segna­to l’udienza.

L’ampiezza dell’autocensura dimostra come sia risibile l’additare nel “monopo­lio” dei media locali, tutti nelle stesse mani, il responsabile unico della non-in­formazione o disinformazione su Catania. Il monopolio è infesto, ma non è, esso, il problema. Anche concentrata come ora, l’informazione locale, stampata e televisi­va, non potrebbe né tacere fatti importanti, né mettere in circolazione notizie mendaci, se i media a diffusione nazionale non prati­cassero come una religione, esigente ed estremista, l’evitamento della questione ca­tanese, della vera questione, che è madre di tutte le altre. A Catania arrivano inviati di quotidiani e settimanali, ma solo per “raccontare” di Scapagnini e del dissesto, come opera di Scapagnini soltanto: “rac­conto” consentito e plaudito, come i libri permessi delle bi­blioteche parrocchiali di un tempi; ma sen­za accenni, assolutamente interdetti, né alla corresponsabilità, nel dis­sesto, di ammini­strazioni precedenti (che si tratta, anzi, di estollere al cielo) né quel­le, fondamentali, della mancata repressio­ne degli abusi. Se le grandi testate non praticassero rigo­roso silenzio su Catania, e sulla vera que­stione catanese, che è quella della Giusti­zia, diverso sarebbe anche il comportamen­to, nei confronti dell’area etnea, del Csm, e del Ministero della Giustizia, e della Com­missione Antimafia; diverso del pari quello dell’Ufficio che da Catania risponde a ri­chieste del centro, di ragguagli e valutazio­ni.

Come si spiega l’autocensura generaliz­zata del giornalismo nazionale? è la politi­ca locale a volerla, unanime sul punto, e forte di superbe proiezioni sul piano nazio­nale? sono, insieme con essa, grandi inte­ressi? è, con l’una e con gli altri, una forza inafferra­bile, che ama l’ombra? E quant’è, nei pro­tagonisti dell’autocondanna al si­lenzio, la mancanza di vocazione al com­battimento per la verità, l’indifferenza al pubblico bene, la libido adsentandi?

Lasciamo ad altri la risposta, per restrin­gerci ad alcune constatazioni. Questo coro di mutismi; questo sistema perfetto di silen­zi concorrenti, è presidiato da moltepli­ci di­spositivi di blocco delle rarissime trasgres­sioni. Isolamento delle voci, dissua­sione dal continuare, repressione giudizia­ria, messa in moto da qualcuno degli “offe­si”. Proprio “MicroMega”, colpevole, nel 2001, di un intollerabile articolo di An­tonio Roccuzzo, è stata indotta, per anni, al silen­zio, e adesso, improvvisamente relap­sa, come un’eretica tornata all’errore, è minac­ciata di rogo giudiziario. E intanto una specie di vuoto pneumatico è stato fat­to, sin dall’inizio, attorno all’arti­colo di Travaglio e Giustolisi, che nessuno ha ri­preso.

Anche nel campo opposto, della pubblici­stica di Destra, alla disobbedienza ha fatto séguito il ricorso di magistrati alla magistratura : isolato, e senza fiducia, “Il Giornale” si è arreso, almeno una volta. L’armata giornalistica, tacitamente atten­data intorno a Catania, garantisce ai poten­ti del luogo la libertà di calcarla, e garanti­sce a forze esterne o quella di negarsi alle invo­cazioni di aiuto e per giunta di interve­nire, ma in appoggio a coloro che dovreb­bero es­sere fermati.

Se Catania è una città pestife­rée – viene alla mente, con forza, il roman­zo di Camus – il cordone di silenzio che la cinge è fatto perché il male non ces­si; è fat­to contro i Rieux che vorrebbero combat­terlo: non per illusione di vincerlo, ma per l’onore del luogo. Ne conosciamo taluni, che scrivono, invitti, su fogli di po­che pagi­ne, dalla diffusione a tre cifre, a volte con­quistandosi con fatica quello stes­so spazio; ne conosciamo, e teniamo ad onorarli : cha­peau bas, galantuomini di Ca­tania, davanti a questi nostri concittadini che non cessano di testimoniare per la ve­rità, a loro persona­le rischio e pericolo!

Giambattista Scidà

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La porta è aperta

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La Porta della Bellezza

Alto tasso di abusivismo, alto tasso di disoccupazione, alto tasso di lavoro minorile, alto tasso di micro-criminalità. Alto tasso di tutto. Questa è Catania, questo è Librino. Di Catania ne ho già parlato e ne parlerò ancora, di Librino ancora no, e me ne dispiace. Prima di iniziare questo racconto siciliano vi informo cos’è Librino e cosa sarebbe Librino oggi.

Il “Progetto Librino” nasce a ridosso degli anni ’60 con l’approvazione del Piano Regolatore del 1969 e con lo scopo di farlo diventare più che un quartiere della città etnea una vera e propria “città satellite”. Il progetto edilizio venne affidato all’architetto giapponese Kenzo Tange, dopo, negli anni, divenne una città all’interno della città: 100mila abitanti in un’area di circa 30 ettari a nord-ovest della cittadina sicula,  palazzoni senza capo ne’ coda dove socializzare diventava impossibile (un autostrada con le case attorno) tanto che il quartiere diventò ben presto covo della malavita locale – chiamato anche il “Palazzo di cemento” – secondo solo a San Cristoforo. Nato come punta di diamante della moderna urbanizzazione cittadina (a pochi passi dall’aeroporto Fontanarossa, a due passi dalla città ottimo per le gite fuori porta dei catanesi: pieno di verde e di costruzioni che non avrebbero dovuto intralciare ne’ la viabilità ne’ le scampagnate dei catanesi), il quartiere s’ingrandì a dismisura tanto da racchiudere altri tre quartieri al suo interno: San Giorgio, Fossa della Creta e Villaggio S.Agata. Il nuovo piano edilizio portò, a fine anni ’70 e inizi anni ’80, invece che un ripopolamento efficiente di una zona ad altissimo potenziale, un sovraffollamento dovuto a carenze di tutti i generi. La zona servì alle varie amministrazioni comunali come rampa di lancio per la costruzione di case popolari dove l’abusivismo la faceva da padrone. Con gli anni crebbero anche le cooperative edili che costruivano in zona: casermoni di 6/7/8 piani allargati per vie verticali invece che orizzontali, cementificazione selvaggia in barba alle più comuni norme di sicurezza e di degrado urbanistico, costruzioni “a cerchio” dove in mezzo stavano le strade con le case tutto intorno. E la malavita ne era proprietaria. E lo è ancora, ma oggi le cose sembra stiano cambiando.

Antonio Presti e Fiumara D’Arte hanno messo insieme 2000 bambini delle scuole di Librino facendo costruire loro un monumento grandioso e suggestivo: la Porta della Bellezza. Si tratta di un muro realizzato con 9000 forme di terracotta sull’asse attrezzato, il cavalcavia ancora in fase di costruzione che taglia in due il quartiere, realizzato dai bambini delle scuole di Librino, sotto la supervisione degli artisti di Fiumara d’arte, ma modellati e firmati dai duemila artisti in erba del quartiere. L’opera, che verrà inaugurata il 15 maggio, è il frutto del lavoro decennale di Antonio Presti e della sua Fondazione. La Porta della Bellezza cambierà non solo la paesaggistica di Librino, ma soprattutto l’identità del quartiere: le 13 opere fanno parte di un immenso progetto abbinato a testi poetici ideati da 10 artisti e dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Catania, verranno inserite – per la prima parte del progetto – in 500 metri di muro su 3 chilometri totali. L’insieme del progetto, che è una tematica della “Grande Madre”, contribuirà a creare una coscienza comune per il rispetto del territorio, dell’impegno civile e dell’educazione della cittadinanza, portando ai valori della condivisione e dell’accoglienza.

Il muro crescerà ogni anno con ulteriori opere in terracotta scolpite sempre dai ragazzi delle scuole del circondario, fino ad arrivare ai tre chilometri preventivati nel giro di pochi anni, diventando molto presto la “Porta della Bellezza” che cambierà Librino. Un’immensa opera che cerca di migliorare il territorio partendo da chi il territorio lo vive tutti i giorni, perché, come dice Antonio Presti: “E’ necessario promuovere esperienze educative di cittadinanza attiva e solidale attraverso progetti multidisciplinari e iniziative di rete con il territorio siciliano. Con il muro che si trasforma in Porta della Bellezza gli abitanti comprendono la via del fare, un fare che trasforma il manufatto in bellezza”.

Ad ulteriore conferma dell’importanza del progetto, Nicola Mattina ha lanciato una proposta che vale la pena seguire: 1000 blogger per Librino. Una proposta che ha una sola richiesta: scrivere della Porta della Bellezza sul proprio blog o sul proprio sito. Catania è la mia città e quindi mi viene naturale scriverne, quanti di voi si metteranno in gioco, anche se non siciliani, e ne scriveranno sul proprio blog? Mi fate sapere?

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Chiudete i cancelli adesso

Catania aveva un buco in bilancio di 360 milioni dalle dimissioni di Scapagnini, adesso, con i 140 milioni arrivati dal Cipe, forse saranno meno. Anche se erano destinati alle opere urgenti, il Comune ha pensato di usarli per risanare i bilanci, non riuscendoci. Oggi Catania, esattamente come un anno fa, è ancora al buio, le strade son piene di buche, gli autobus viaggiano senza assicurazione da mesi – quando riescono a fare il pieno di gasolio naturalmente -, ci sono oltre 200 aziende che vantano crediti dal Comune, le scuole vengono chiuse perché non vengono pagati gli affitti, le fognature non funzionano. L’anno scorso il sindaco Stancanelli aveva fatto costruire, per la modica cifra di 300mila euro, due stabilimenti balneari in piazza Europa: entrambi sequestrati perché abusivi.

BaciamanoL’allora deputato dei Comunisti Italiani Orazio Licandro, in Commissione Antimafia denunciava la situazione collusiva catanese pregando gli amministratori locali di dimettersi. Licandro sperava che con le sue denunce e i suoi comunicati stampa, la giunta di centro destra presieduta da Scapagnini si dimettesse senza creare ulteriori buchi di bilancio allora quantificati per circa un miliardo di euro. La denuncia di Licandro è riuscita a far indagare oltre 40 funzionari comunali, compreso il sindaco, per il buco creatosi negli otto anni della giunta Scapagnini. Il medico personale di Berlusconi, dimessosi nel frattempo, ottiene a maggio la carica di Senatore acquisendo automaticamente l’immunità parlamentare. Di contro, il deputato Licandro il 14 luglio 2008 riceve una lettera con poche ma importanti parole: “Non rompere più la minchia!”

Poi è arrivato Report ed ha riscoperchiato gli altarini. Stancanelli, nella seduta comunale di qualche giorno dopo, ha ribadito che “La lista di opere pubbliche per Catania che ho presentato al Cipe  è vera” al contrario di quello che aveva detto a Ranucci di Report. In aula gli animi si scaldano e l’opposizione mostra cartelli e slogan invocando le dimissioni del sindaco. Dimissione che, come era prevedibile, non arrivano. Fuori nel frattempo la gente inizia a protestare: radunatasi in Piazza Duomo organizzati da Rifondazione Comunista e dai ragazzi del Centro culturale Experia, iniziano a far tanto rumore da costringere il sindaco a chiudere le finestre dell’aula consiliare. All’interno l’aria non è da meno: “È impossibile che lei, signor sindaco, non conoscesse la gravità della situazione considerando che alcuni membri dell’amministrazione precedente sono stati riconfermati in questa e soprattutto la parte politica è la stessa”, dichiara il capogruppo del PD Francesco Montemagno. Rincara la dose Nello Musumeci, leader di Alleanza Siciliana, attaccando Stancanelli perché “all’epoca a fianco dell’amministrazione Scapagnini”: “Nessuna emozione mi ha dato il suo discorso, lei,  sindaco, non mi da nessuna emozione, anzi credo che questo suo intervento sia solo un tentativo di recuperare a livello di immagine la brutta figura fatta a seguito del programma Report”.
La gente intanto continua a protestare. Ad un pensionato è arrivata la tassa della spazzatura: “Mi è arrivata la tassa della spazzatura: seicento euro! Io 600 euro li prendo di pensione in un mese. Mi devono spiegare come faccio a pagarla adesso, la bolletta“. La gente vuole fatti e li vuole subito. Il resto non ha importanza.

Settimana scorsa la Procura della Repubblica di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaco Umberto Scapagnini e di altre 18 persone, di cui 16 ex assessori, nell’ambito dell’inchiesta sul buco di bilancio del Comune. Scapagnini è imputato per abuso d’ufficio aggravato e falso in atto pubblico. L’indagine parte dalla costituzione nel 2006 di Catania Risorse Srl, diventata poi Catania Futura SpA per far arrivare finanziatori esterni, operazione impossibile perché Catania Risorse è già in uno stato di illegittimità sancita dalla Corte dei Conti. La scusa degli ex amministratori cittadini è che l’operazione è stata fatta per evitare la dichiarazione dello stato di dissesto. Oltre a Scapagnini i magistrati della Procura hanno rinviato a giudizio Francesco Bruno e Vincenzo Castorina, (responsabili del servizio di ragioneria), gli ex assessori al Bilancio Francesco Caruso, Antonino D’Asero e Gaetano Tafuri, e gli ex assessori comunali Giuseppe Arena, Orazio D’Antoni, Mario De Felice, Filippo Drago, Stefania Gulino, Santo Ligresti, Giuseppe Maimone, Domenico Rotella, Salvatore Santamaria, Giuseppe Siciliano, Nino Strano, Giovanni Vasta e Giuseppe Zappalà.

Intanto i guai non sembrano finire per la città: la scuola media Angelo Musco di Librino viene sequestrata dalla Magistratura perché in serio pericolo crollo. La Preside, accusata dai genitori di non averli informati, si difende che aveva già denunciato la situazione al Comune e alla magistratura nel lontano 2002. Ma con il terremoto abruzzese ancora fresco, la Procura di Catania si decide solo oggi a mettere i sigilli in una scuola a rischio crollo.
Altra storia altro caso. La scuola Andrea Doria di San Cristoforo chiude per sfratto: il Comune non è riuscito a pagare i 140mila euro di arretrati e le Orsoline, proprietarie dell’immobile, a luglio chiuderanno il plesso perché non riescono a mantenere le spese. Dal canto loro gli amministratori si scusano, ma non ci sono soldi quindi i ragazzi possono andare in un altra scuola. Peccato però che non ci siano scuole medie in zona: la Livio Tempesta e la Cesare Battisti lo diventeranno nel 2011. Forse. Le Orsoline hanno già dato quattro deroghe per non lasciare i ragazzi in strada, ma adesso, dopo che il Comune ha preferito dare 553mila euro al Circolo S.Agata per l’ultima festa di febbraio (otto giorni a 69.125 euro al giorno: non male per un’amministrazione sull’orlo della bancarotta!) piuttosto che pagare i debiti e continuare a dare un istruzione ai ragazzi di un quartiere degradato, la scuola chiuderà. Peccato: è stata anche la mia scuola.

C’è un detto a Catania: “A Sant’Aita ci misinu i canceddi dopu ca arubbanu“. E così sarà per sempre.

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Gli aiuti del calcio vengono dalle piccole

Le società di calcio di Catania e Napoli, hanno deciso che l’intero incasso delle partite giocate in casa, Catania-Samp e Napoli-Atalanta, sarà devoluto interamente alle famiglie abruzzesi colpite dal terremoto di questa settimana. Le due squadre non navigano nell’alta classifica e non hanno dei redditi miliardari come quelle al vertice, ma sono state le prime ad esprimersi a tal favore per aiutare le famiglie colpite dal sisma in Abruzzo.
Anche la Fiorentina per la partita interna col Cagliari, e il Siena per quella col Chievo devolveranno l’intero incasso alle famiglie abruzzesi.

Cosa fanno le altre squadre, l’associazione calciatore e la Lega calcio? Nulla!

Catania e Napoli non si possono certo chiamare squadre al top, ma le varie Milan, Inter, Juve o Roma certamente sì. Mentre le due squadre meridionali hanno fatto solidarietà concreta, l’Inter e il Milan hanno fatto sapere rispettivamente che metteranno a disposizione le sedi locali  dei suoi club per eventuali organizzazioni di aiuti umanitari, e il ricavato del torneo “Milan Golf Tour” verrà devoluto alle famiglie delle vittime. Quindi le sedi locali dei club probabilmente distrutte in loco, e il ricavato di un torneo di golf. Ma quanto incassa il Milan Golf Tour per farmi un idea?
La Roma invece, oltre al classico messaggio di cordoglio e solidarietà, metterà all’asta le maglie di Francesco Totti, Daniele De Rossi, Alberto Aquilani, Mirko Vucinic, Baptista, Philippe Mexes, Jeremy Menez, David Pizarro, Marco Motta, Doni, Juan, John Arne Riise, Max Tonetto, Christian Panucci, Matteo Brighi e Rodrigo Taddei per acquistare due camper da riempire di aiuti umanitari da spedire a L’Aquila. Una domanda: ma senza i camper non si raccoglierebbe di più?
La società calcio Juventus è vicina ai suoi tifosi de L’Aquila, Teramo, Rieti e Chieti. Più vicini di così!

La Lega calcio di quell’uomo immenso che si chiama Antonio Matarrese ha dichiarato che “valuteremo concrete iniziative da intraprendere per aiutare chi si trova in difficoltà“: il solito minuto di silenzio per le oltre 250 vittime del terremoto.
L’AIC ha fatto qualcosina in più: “L’Associazione Italiana Calciatori, su sollecitazione di numerosi associati particolarmente colpiti dalla tragedia del terremoto che ha seminato gravissimi lutti tra le popolazioni dell’Abruzzo, ha deciso di aprire una sottoscrizione tra tutti i calciatori delle squadre professionistiche di serie A, B e Lega Pro.” Meno male che c’erano “numerosi associati particolarmente colpiti dalla tragedia” perché sennò si riservavano anche loro il diritto di proposte concrete come la Lega…

Le grandi del calcio italiano sono quattro piccole realtà ai confini del core-business. Che tristess… :(

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