Articoli con tag Censura

Come la mettiamo?

“Rainews informa – scrive il direttore – che da questa mattina gli utenti non ci trovano più al canale 42 della piattaforma digitale terrestre. Centinaia di mail pervenute al nostro sito e altrettante telefonate testimoniano che, in realtà, molti spettatori non riescono piùin alcun modo a sintonizzarsi sul nostro canale. Rainews non va in onda nemmeno al canale 506 della piattaforma Sky. Ci scusiamo con gli utenti e faremo di tutto per comprendere le ragioni di questo oscuramento e di porvi rimedio. Rainews informa, inoltre, che da oggi il Canale non si chiama più Rainews24 ma solo Rainews e che, per omologare l’intera offerta aziendale, la Direzione Generale ha deciso di spostare il logo in alto a destra dello schermo. Il logo purtroppo risulta poco leggibile, mentre la nuova grafica impedisce, per il momento, di mandare in onda i flash, strumento indispensabile per una all news. Anche di questo ci scusiamo con gli utenti.”

Che sia una prova generale di censura?

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Altro morto

Dopo CondorFabio e Fiamma e lo spostamento in altra fascia de Gli spostati, in casa RadioDue si parla della chiusura di Grazie per averci scelto: il programma del gialappico Marco Santin e della riccia Nicoletta Simeone che da tre anni dilettano in seconda fascia mattiniera il pubblico radiofonico Rai con ficcante simpatia. Naturalmente in rete già iniziano i primi casini.

[h/t Sofri]

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Molto rumore per nulla

Le famose nuove regole sulla Par Condicio televisiva, un mese prima delle elezioni regionali, sbandierate ai quattro venti come l’ennesimo caso di censura per mettere il bavaglio all’informazione, in realtà non sono – come dicono i nostri infastiditi deputati del Pd – delle regole censorie perché sono state scritte proprio dal primo governo Prodi (con D’Alema presidente del Consiglio) nel febbraio del 2000. Per cui se la legge è sbagliata la colpa non è attribuibile a Berlusconi per via della indigeribilità a personaggi come Floris, Santoro o la Annunziata, ma alla loro avventata manipolazione del mezzo informativo per eccellenza.

Il 4° comma dell’articolo 6 della legge n. 28 del 2000, dice che le trasmissioni televisive devono “essere disciplinate dalle regole della comunicazione politica“, mentre il comma 9 dell’articolo 3 del testo redatto da Beltrandi (Radicali) prevede che “le tribune politiche siano collocate negli spazi radio-televisivi che ospitano le trasmissioni di approfondimento più seguite, anche in sostituzione delle stesse“. Quindi, il testo di Beltrandi non dice affatto che le trasmissioni di approfondimento politico devono necessariamente essere sospese per far spazio alle tribune elettorali, ma solo che queste devono sistemare il loro palinsesto per dare uguali garanzie a tutti i partiti e i politici presenti in trasmissione: stesso tempo e stesso spazio, ne più ne meno.

E’ logico che se gli autori delle suddette trasmissioni non vorranno attuare questo regime potranno tranquillamente farne a meno, ma in questo caso dovranno cambiare orario e portarsi in seconda serata lasciando spazio nel prime time alle tribune politiche. Di tutto questo rumore per nulla, chi logicamente ci rimette sono senz’altro i conduttori dei talk show, non tanto perché potrebbero vedersi trasformare le loro trasmissioni in patetiche tribune elettorali senza spazio per la caciara mediatica, ma quanto fare i conti con una legge sulla par condicio che di più sbagliata non si può. Il talk show politico attuale è un immensa rissa salottiera, ma su queste basi si fonda – purtroppo – l’audience televisiva, quindi i produttori, come gli autori e gli sponsor, ci si buttano a capofitto per avere il pubblico pagante. Se qualcosa andrebbe cambiata è la par condicio, perché nella forma attuale discrimina i partiti che non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento del 4%, quindi non conteggiati e di conseguenza nemmeno invitati nei programmi televisivi perché fuori legge.

Forse gli amici della sinistra dovevano pensarci nel momento in cui hanno scritto una demenziale e stupida legge sulla par condicio, invece che lamentarsi adesso – inutilmente e illegittimamente – contro una pseudo-censura che non lo è affatto.

[h/t Francesco]

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Figurati!

Il presidente del Senato Schifani, parlando dei gruppi inneggianti a Tartaglia su Facebook aveva detto: «Dobbiamo fare qualcosa per evitare che sui siti internet ci siano veri e propri inni alla violenza».
Ieri il responsabile di Facebook Europa Richard Allan ha scritto una lettera a Schifani dove si dice disposto «a discutere ulteriormente con lei o con chiunque altro del suo staff e di conoscere il suo punto di vista su come noi possiamo agire ancora più efficacemente in futuro. Questo si potrebbe fare con una conferenza telefonica oppure, se lei desidera, potrei organizzare un viaggio da Londra a Roma per discutere questo argomento.»

Scommetto che Schifani propenderà per l’incontro a Roma, anche perché non lo vedo un membro di questo governo discutere in conference call su Skype di un grave fatto accaduto su Internet. Figurati!

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Annozero?

Cari amici, sono Michele Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. Mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d’inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su Internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi.

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Guarda come ti censuro

Parliamo di censura. Lo stato, i TG in primis, fanno censura e/o informazione distorta. Ormai lo sa anche l’ultimo dei fessi. Tuttavia, di prove effettive ce n’erano poche, ora ne abbiamo una interessante.

Ovvero che la RAI ha deciso di non pubblicizzare il film “videocracy” che racconta la storia della televisione in Italia. Non so se sia un’inchiesta o un semplice insieme di statistiche (comunque significative), quel che è scandaloso è che un film che non fa che raccontare la verità (la RAI non ha criticato il fatto che ci sono delle cose inventate come in “shooting Silvio”) sia censurato.

Le motivazioni, poi, fanno anche ridere i polli: “si tratta di un messaggio politico, non di un film”. Parla di politica? Può essere visto le “fantastiche” leggi che permettono a Mediaset di trasmettere sono state fatte in parlamento, ma allora il 90% dei film storico/attuali sono da eliminare! Inoltre a questo si aggiunge che si vuole un immediato contraddittorio visto la natura del messaggio politico. Con una motivazione del genere TUTTI i messaggi video del presidente dovrebbero essere vietati. La perla, tuttavia, sono le motivazioni secondo cui ci sono riferimenti alla situazione attuale di Berlusconi (scandali inerenti il sesso), peccato che il film è stato girato PRIMA di questi scandali.

Sinceramente parlando, secondo voi (lettori) si può ancora dire che la RAI non sia controllata dal cavaliere?

P.S. Consiglio di vederlo. Io purtroppo sono impossibilitato perché in tutta la città non c’è più un solo cinema aperto. :x

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Questo blog urla contro il decreto Alfano

Da giorni si parla dello sciopero dei blogger del 14 luglio annunciato (deciso!) da Gilioli qualche settimana fa contro il decreto Alfano, decreto che obbliga la rettifica entro 48 ore di qualsiasi cosa scritta sul web in caso di denuncia. La vertenza, nata dal sindacato dei giornalisti come “arma” per combattere il nuovo emendamento sul pacchetto sicurezza approvato dal Governo, predispone un giorno di sciopero contro l’emendamento che obbliga gli editori a correggere gli articoli ritenuti offensivi e lesivi da terzi. Il paradosso di questo emendamento è che funziona anche contro internet.

La rete si è divisa su chi è d’accordo con lo sciopero virtuale chiesto da Gilioli, e chi, al contrario, crede sia meglio fare molti più post del solito il 14 luglio. In entrambi i casi però dovrebbe venire esplicitamente detto che il 14 luglio è il giorno del silenzio dei blogger.

Dal mio punto di vista un’astensione forzata dal postare non risolverà un bel niente, anzi farà il gioco del governo che proporrà ancora una volta la tesi “informazione in rete=diffamazione reale”. E questo credo non sia auspicabile da nessuno. Tuttavia mi sembra di capire da una buona parte dei blogger aderenti all’iniziativa, che questa proposta è sbagliata perché imbavaglia la rete. Diciamo che questo governo ci ha abituati a leggi che sperano di far questo, ma stavolta non è sbagliato il decreto in se’, ma le modalità d’attuazione della legge.

La legge dice che se non si rettifica l’articolo nelle 48 ore successive, si va incontro ad una pena amministrativa pari a 5mila euro e/o l’oscuramento del sito o la parte incriminata di esso. Come tutte le cose può essere vista bene oppure male. Il male sono chiaramente i bavagli a tutto ciò che fa informazione scritta in rete, quando un qualsiasi individuo decide di richiederne la rimozione: la legge andrebbe a censurare la libera informazione che circola sul web. Il meno peggio (non è un bene sicuramente) invece andrebbe a contrapporsi alle diffamazioni che non si riesce a dare un freno anche quando si contatta l’amministratore del sito. Il problema è se la burocrazia italiana riesce a capire quando è il caso di intervenire e se lo fa velocemente come richiederebbe il caso.

Siccome non credo sia così facile gestire il problema e la legge attuale funziona abbastanza bene anche in rete, e non penso che uno sciopero dei blogger possa fare da tramite tra il governo e la volontà degli internauti di decidere da soli quando è il caso di avvalersi della legge nei casi in questione, queste conclusioni mi portano a credere sia assolutamente inutile “bucare” un giorno per combattere una battaglia persa in partenza. Sia chiaro, non è mai sbagliato manifestare per un diritto che ci viene negato, ma si possono usare benissimo altri sistemi perché fondamentalmente con uno sciopero del post, soprattutto per chi pubblica saltuariamente, molti lettori non si accorgerebbero nemmeno della differenza, e paradossalmente potrebbe accrescere le incomprensioni di chi spegne la luce per protesta e chi lo fa per mancanza di tempo o di idee.

La mia proposta direi che si pone controtendenza a quelle finora circolate in rete: postare naturalmente senza nessun obbligo tranne quello – ma non è un obbligo ovviamente – di concludere con un banner messo a disposizione della comunità che si occupa di questa giornata (diritto alla rete) indicando chiaramente il tipo di protesta a cui si sta manifestando, inserendo il link o una spiegazione più completa.

Per cui questo blog – almeno io come autore, non posso decidere anche per gli altri – continuerà a pubblicare post anche il 14 luglio, ma ad ogni post verrà inserito un bannerino che informerà voi quanto di grave stia facendo il governo tappando la bocca all’informazione, anche in rete.

Contro il decreto Alfano

Il 14 luglio questo blog urla contro il ddl Alfano

Il 14 luglio questo blog urla contro il ddl Alfano

Sopra potete vedere due loghi disegnati per il silenzio dei blogger. Credo possano essere usati anche da chi è contrario all’iniziativa di Gilioli (specificando la fonte non credo chiedano la rimozione per un uso diverso da quello iniziale :)  ) senza dover rinunciare alla protesta.

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Berluscolandia vista dal di fuori

Da un mese e mezzo il quotidiano La Repubblica pone tutti i giorni le stesse dieci domande a Silvio Berlusconi sulla sua vita privata. Finora, però, il capo del governo non ha risposto e intanto è stato sommerso da altri scandali e rivelazioni su presunti festini nelle sue residenze romane e sarde. Lui denuncia un campagna spazzatura nei suoi confronti e vede in questi attacchi un complotto ordito, tra gli altri, dal gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica, il cui azionario principale è l’uomo d’affari Carlo De Benedetti, da decenni avversario dichiarato del Cavaliere. Il gruppo di De Benedetti ha in effetti annunciato la sua intenzione di far causa a Berlusconi accusandolo di avergli tagliato le entrate pubblicitarie. Il 13 giugno il capo del governo aveva infatti invitato i giovani imprenditori a non fare inserzioni sul quotidiano, accusato di portare avanti ‘un piano sovversivo’. Intanto le tv private del Cavaliere minimizzano lo scandalo e il direttore di Rai Uno, Augusto Minzolini, ha difeso lo strano silenzio dei suoi tg sulla questione: ‘È solo gossip’.”
Le Temps

Se domani il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi dovesse dare le dimissioni, molti italiani che s’informano solo guardando la tv potrebbero non avere idea dei motivi che l’avrebbero spinto a farlo. I tre canali commerciali di proprietà del presidente del consiglio italiano hanno minimizzato o ignorato gli scandali sulla sua vita privata. Ma, cosa ancora più sorprendente, l’ha fatto anche la tv di stato.
The Times

Coinvolto dagli scandali sessuali, Silvio Berlusconi non ha potuto celebrare la vittoria del suo partito nella seconda tornata delle elezioni amministrative in Italia. Il 18 giugno si è saputo che la magistratura di Bari sta indagando su un presunto giro di squillo che sarebbero state ospiti delle feste del premier. Berlusconi, perciò, ha dovuto investire più energie per limitare i danni alla sua reputazione. E si è rivolto al suo impero dei media per ricevere aiuto. Il settimanale Chi, del gruppo Fininvest, ha pubblicato una lunga intervista in cui Berlusconi viene descritto come un bravo capofamiglia. Tuttavia, parte della chiesa cattolica ha attaccato il presidente del consiglio italiano perché dà un cattivo esempio. Famiglia Cristiana ha scritto che la chiesa non può ignorare quest’emergenza morale e che i collaboratori di Berlusconi stanno cercando di difendere l’indifendibile. Il premier italiano non ha mai goduto di grande stima a livello internazionale. Gli ultimi scandali faranno ridere gli ospiti del prossimo G8. Ma è improbabile che si dimetta o che qualcuno lo spinga a farlo.
The Economist

Così va Berluscolandia. Il PIL scenderà al 5,5% quest’anno, il disavanzo pubblico al 5% galoppa, il reddito pro capite rimane al di sotto di quello spagnolo, ma quasi nessuno ne parla. E se qualcuno ne parla, Berlusconi gli urla di chiudere la bocca. Abbiamo bisogno di chiudere la bocca ai catastrofisti, le agenzie internazionali dovrebbero smetterla di pubblicare dati negativi che producono panico. La crisi è solo psicologica.
El Pais

Quando erano perseguitati da problemi interni, gli imperatori romani lanciavano delle grandi campagne internazionali per sviare l’attenzione. Allo stesso modo, il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi cerca di distrarre gli italiani dagli scandali che lo riguardano annunciando il programma del prossimo G8.″
The Indipendent

Da lontano, con la sua facciata beige, sembra una casa popolare. L’edificio di quattro piani dove alloggeranno i capi di stato e di governo dei paesi del G8 è funzionale e privo di ogni charme. È il simbolo di un G8 low cost. Le tartarughe marine sono rare in Abruzzo. Eppure appaiono, stilizzate, sul logo ufficiale del G8. Come se la decisione presa da Silvio Berlusconi di trasferire il summit da uno dei più bei luoghi del Mediterraneo all’austero Abruzzo abbia sorpreso molti, pubblicitari compresi. Sull’isola tutto era pronto ad accogliere il vertice. I lavori erano già costati 350 milioni  di euro. In realtà, il progetto del G8 in Sardegna era un’idea di Romano Prodi per compensare la partenza della marina militare statunitense – che pagava 50 milioni di euro all’anno di affitto – e offrire nuove prospettive economiche alla Maddalena. Ora in Sardegna domina l’incomprensione. Tanto che alle elezioni europee sull’isola si è registrato un tasso record di astensione, soprattutto tra le fila del partito di Silvio Berlusconi.
Le Monde

Berlusconi non dovrebbe guidare il G8. Il club dei paesi ricchi dovrebbe vergognarsi di essere ospite del premier italiano. Non per gli scandali a base di donne, ma perché il G8 ha al centro della sua agenda l’Africa e lo sviluppo, ma Berlusconi non ha mantenuto le sue promesse di aiuti. Quattro anni fa l’Italia aveva promesso di aumentare il suo sostegno all’Africa di 25 miliardi di dollari all’anno fino al 2010. Ma da allora ha solo ritoccato del 3 per cento all’anno la cifra: ora dovrebbe farla salire del 145 per cento, nonostante la crisi. Invece ha annunciato dei tagli, nonostante sia il paese del G8 che spende meno in aiuti, in percentuale del pil
The Times

Sono tutti giornali in mano alla sinistra?

[Fonte Internazionale]

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Editto bulgaro moltiplicato per la7

E poi mi chiedono perché spendo sempre parole dure contro questo Governo… e Berlusconi. Fino a ieri si sapeva solo che la Guzzanti e Luttazzi erano stati epurati dal regime in corso (posso chiamarlo così o mi querelano?), adesso – non contento più che mai (sarà per la storia barese per caso?) – il nostro caro usurpatore del trono che fu di Emanuele di Savoia (non che io sia monarchico, ma l’attinenza è quella) ci riprova col miglior talento satirico presente oggi in Italia.

Il Manifestro pubblica su carta – a pagina 13, quindi nemmeno loro ci danno dentro come dovrebbero – un articolo di Flaviano De Luca (ma esiste davvero il nome “Flaviano”?) dove annuncia – ma non troppo – l’epurazione bulgara di Maurizio Crozza dal palinsesto di La7 col suo Crozza Live. Attenzione però, non è stato cacciato. Macché!
La7 ha la benemerenza di mandare in onda due speciali del prossimo anno su dieci puntate da principio proposte. Due! Per cui non è censura: è solo taglio dei costi… Eufemismo? Ma no, dai!

La cosa che ha fatto incazzare il Crozzone è stata la metodologia dell’annuncio. Uno pensa che un’azienda seria chiami il suo dipendente e le annuncia che il suo posto di lavoro è stato trombato. Vecchi metodi. Oggi i licenziamenti si fanno in diretta tv, o, come in questo caso, durante la conferenza stampa di presentazione del programma. E poi si chiedono perché Crozza sia tanto incazzato…

E io che guardo adesso la domenica sera? Forse Berlusconi andrà in diretta tv a sputtanarsi da solo? See!

Meno male che mi posso ancora rivedere le puntate vecchie :(

Forse…

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La Francia avvia la censura

Il maggior problema dell’Unione Europea è che non è un Unione di Stati, ma una forma incongrua di Stati che la pensano e si comportano esclusivamente come vogliono. L’ultimo esempio l’abbiamo avuto da Sarkozy e della legge appena varata in Francia per ostacolare il P2p, quando appena qualche giorno fa era stata rigettata una legge europea a scapito della Net Neutrality. Che la cosa potrebbe rappresentare il primo passo verso una legiferazione europea che dia il via ad un ignobile accanimento contro la rete, lo scrive oggi anche Paolo De Andreis su Punto Informatico:

Il punto chiave della decisione presa a Parigi è quello che abbiamo indicato fin dall’inizio di questa scandalosa avventura: le scelte francesi potrebbero influenzare l’Europa, la peste di una normativa concepita dai boss delle major e avallata dal premier transalpino potrebbe contagiare le istituzioni di altri paesi. A contenere fin qui la pandemia è solo l’orientamento del Parlamento Europeo, che vale però persino meno dell’orientamento dei ministri dei governi europei, e che quindi può essere ribaltato se vi è una sufficiente volontà politica. Il ministro francese della cultura Christine Albanel si è già rallegrata, sottolineando che non c’è alcuna violazione dei diritti fondamentali dei cittadini perché, ha detto, “Internet non è un diritto fondamentale”. E a pronunciare una sciocchezza di questa portata è un ministro di uno dei paesi più influenti in Europa.

Combattere la pirateria è fondamentalmente giusto, se si fa secondo criteri logici e non aggressivi, ma adottare delle leggi capestro contro la neutralità della rete è ancora peggio del download selvaggio perché tende a santificare un problema che nasce sbagliato, ma si diffonderà a macchia d’olio come l’unico modo per non essere censurati. E il Ministro francese sbaglia quando dice che internet non è un diritto fondamentale, lo è proprio perché preserva la libertà e la democrazia dei popoli: in Francia, come nel resto d’Europa, vige la libertà di parola, di pensiero e di espressione. In Italia invece facciamo a gara per prendere il peggio che troviamo in giro: quanto tempo passerà prima che la Carlucci proponga un emendamento in tal senso? Se dico entro il mese sono ottimista secondo voi?

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