Articoli con tag Chiesa

Evoluzioni storiche contrapposte. Gli amici di Dio

Con chi e con cosa ci dobbiamo confrontare ogni giorno? Sempre meno con un vicino che abbia la nostra stessa storia.

Il flusso migratorio di questi anni ci ha coinvolto direttamente con altre civiltà, sia del bacino del mediterraneo che oltre. Una distanza storica è ormai stata infranta, rovesciando sul vecchio occidente un’ondata di culture diverse con cui ogni giorno tentare una convivenza che spesso appare forzata quando non invasiva.
E, fra le tante, quella di maggior impatto non è un’etnia definita ma la variegata cultura islamica.

È quindi proprio dalla nostra storia che possiamo iniziare a confrontare le diverse realtà. Il primo paragone è immediato: tanto più conosciamo la nostra storia e le nostre trasformazioni, tanto meno conosciamo la storia degli altri popoli che con noi ora convivono.

Noi – Italia e Europa – abbiamo impiegato duemila anni per costruire uno stato laico che – in qualche modo – regolasse la socialità senza aver bisogno di Dio. E abbiamo ancora parecchia strada da fare prima che questo Dio osservi ligio le regole della polis.
Nei primi mille anni ci siamo trasformati – emancipandoci da un cospicuo manipolo di dei – in un cristianesimo monoteistico che aveva per premier il Papa. Figura autorevole ed autoritaria che, nel IV secolo d. C., subì il primo collasso e la prima profonda scissione cristiana, la Chiesa Ortodossa. La stessa scissione che divise l’oriente e l’occidente fra Bisanzio e Roma. E ancor oggi gli ortodossi non vedono nel Papa alcuna guida spirituale, rimanendo pur sempre cristiani.

Gli anni bui del medioevo videro una Chiesa tirannica, coinvolta in varie scalate di potere che misero in contrapposizione i re e il papato: Scomuniche, inquisizione, roghi, flagellavano le nostre terre, sostenuti dai regnanti in cerca di espansione.
I popoli d’Europa si son formati così. Nei periodi di espansione alleati e difensori del papato o, in alternanza, sottomessi all’invasore. Ci fu un periodo, poco dopo l’anno mille, in cui, di papi, ce ne furono tre in carica, contemporanea. E tutti e tre ben agguerriti.

Con i confinanti islamici però non c’erano accordi. Il tentativo espansionista islamico, da Carlo Magno in poi, fu sempre un conflitto aperto fino al culmine massimo di odio reciproco che nel 1571, con la battaglia di Lepanto, ridisegnò nuovi confini invalicabili.
Questo non significò però l’assenza di scambi commerciali o la negazione della reciproca possibilità di attraversare i territori ma ciascuno era l’indiscusso padrone all’interno dei propri confini. E comunque, in occidente, piccole oasi religiose anche islamiche venivano tollerate.
Sempre nel XVI secolo ci fu un’altra importante scissione cristiana, nata dallo scandalo sulle indulgenze e si formò la terza branca fra le maggiori del Cristianesimo, la Chiesa protestante. Tutte, attraverso il potere spirituale continuavano a perseguire il potere politico.

Questi modi diversi d’intendere la fede si spartirono l’Europa ma, nel contempo, anche gli Stati iniziarono il loro percorso laico. E fu proprio Napoleone a dare alla chiesa cattolica e al timor di Dio il primo schiaffo morale dei tempi moderni, incoronandosi da solo a Roma, in San Pietro.

Questo – a grandi linee – è il nostro libro aperto, dove gli errori di una Chiesa e di una religione troppo conservatrice sono ben in evidenza. E questo noi non lo percepiamo come ateismo.
Ovvero, possiamo tranquillamente credere nel Dio cristiano, consapevoli però degli errori degli uomini di Dio.
Questo ha fatto sì che lentamente ci avviassimo nella laicità sociale, dove il credo diventa qualcosa di squisitamente personale e separato dalle regole sociali della polis.
Nel frattempo, con inizio nei primi secoli ma con una sorta di evoluzione laica, si diffuse anche la santificazione delle persone che, in vita, avevano perseguito nobili cause. Così i Santi si unirono al Dio, ripopolando quell’olimpo troppo vuoto.
Non siamo tornati politeisti perché continuiamo a riconoscere un unico Dio ma a questi Santi – essendo stati umani come noi – attribuiamo in ambo i sensi un tramite.
Ed è prassi ammanicarsene qualcuno per comunicare con più facilità con la Sacra Famiglia, soprattutto in caso di bisogno.

Questo preambolo – più o meno centrato – lo conosciamo tutti. E tutti abbiamo maturato che il signor Dio non è l’esattore privilegiato delle nostre tasse come non è il finanziatore degli autobus. E neppure il giudice supremo fra bene e male nei rapporti sociali.

Ma, se tanto conosciamo di noi, quanto conosciamo di Islam? Quasi niente.
Dei loro dissidi interni veniamo a conoscenza solo durante i conflitti bellici. Ed è ancora difficile intravedere fra le varie fazioni una qualsiasi fiammella di emancipazione laica, tanto da far pensare che il motivo sia una forte repressione proprio verso questa evoluzione.
In questo contesto, negli ultimi decenni di questo presente, sono state tante le rivendicazioni islamiche anche in Italia, facendo apparire un attaccamento morboso alla fede e quindi in controtendenza alla laicità dello Stato perché – nell’attuale evoluzione liberale e di libera imprenditoria ormai rivolta al globale – come può uno stato dismettere il suo bagaglio evolutivo per rivestirsi di usi e costumi di un credo che non gli appartiene?
Soprattutto dopo aver impiegato secoli per scrollarsi di dosso quello “natale”.
E quando persino gli istituti scolastici privati, di stampo religioso, non possono subordinare l’iscrizione alla professione di fede, pur se ancora sussiste in Italia una sorta di ingerenza politica vaticana.

Sembra invece che i Musulmani chiedano allo Stato ciò che lo Stato non può più dare. Proprio come lo Stato non può vietare una scuola privata musulmana ma questa dovrebbe sottostare alle sue regole civiche e comunque non ristretta ai soli credenti nonché, se parificata, rispettosa dei programmi scolastici statali.
Perché la laicità dello Stato si riflette anche in questo.

Tornando alle strutture dell’Islam, per noi è in effetti difficile riconoscere un moderato da un fervente e a che interpretazione del Corano questi si rifaccia, senza contare che ancora siamo alle prese con le nostre isole di integralismo cattolico.
Ma anche – e soprattutto – ci resta difficile comprendere quanto i Credenti islamici siano disposti ad accettare la laicità dello Stato come entità superiore al loro credo, proprio come facciamo noi di fronte alla Chiesa cattolica, non esimendoci appunto da varie proteste sull’ingerenza di quest’ultima nelle questioni etico sociali, presunta o meno sia.

Questo nostro percorso di laicizzazione visto – nei secoli bui addietro – esattamente quel che accade oggi in medioriente. Ovvero ha visto la Chiesa punire l’ingerenza dei re o dello stato, proprio come, non molti anni fa, ha fatto Khomeini in Iran, sottomettendo lo stato al ripristino del culto. Così come, nel dopo Saddam, due fazioni diverse della stessa fede ancora battagliano in Iraq.
Per non parlare dell’Afghanistan, cronaca anche troppo attuale.
Non appare quindi che questa cultura stia procedendo sullo stesso binario e nella stessa direzione della nostra laicità, contribuendo così a una reciproca emarginazione.

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Proclamazione

la “proclamazione di Cristo richiede una profonda conoscenza della nuova cultura tecnologica”

Ma Cristo non si era già “proclamato”?

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Strade diverse

I sondaggi, i famosi sondaggi, dicono chiaramente che stare col Vaticano e stare con la maggioranza degli italiani non è matematicamente possibile. Testamento biologico, Legge 194, aborto, coppie di fatto, divorzio breve, laicità dello Stato: su questi temi, per esempio, non è la sinistra a pensarla in maniera difforme dal Vaticano: è-la-maggioranza-degli-italiani, e lo è anche la maggioranza degli italiani di centrodestra: è chiara questa cosa? Volete vedere i sondaggi? Ne siete al corrente? Ma soprattutto: ne è al corrente il governo? Ogni volta che ne discuto con qualcuno appunto del governo, poi, la risposta è sempre la stessa: bisogna avere la Chiesa dalla propria – dicono – che tanto le questioni etiche non spostano voti. Loro ne sono sicuri. Io no.

Facci ci sta prendendo gusto a stupire i suoi lettori

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Ignoranza, portami via

In modo sarcastico si può dire di una persona ignorante “beata ignoranza!”. Il punto è che per l’ennesima intromissione del vaticano negli affari interni in Italia mi viene poco da fare il sarcastico! Soprattutto se questa gente di medicina non ne sa nulla, eppure pretende di saperne di più dei medici.

Sin dal 1988 in Francia la ru486 è disponibile sul mercato, eppure la chiesa ha mai rotto le scatole alla Francia? No, perché sanno benissimo che non se lo possono permettere! I nostri cugini d’oltralpe le interferenze vaticane le ignorano, come è giusto che sia. Se non le ignorano, le smontano, facendo parlare gli esperti, perché da quelle parti lo scienziato è rispettato al 100%.

Qui in Italia, non solo abbiamo dovuto aspettare il 2009 per avere la ru486, ma adesso la chiesa rompe! Dice che non migliora l’aborto, che fa schifo, ma che è indecente per la società una cosa del genere.

Lo vogliono dire? Che lo dicano! Ma non è possibile che per una critica della chiesa il governo si muova velocemente come non mai! Inoltre, se è tanto indecente per la società perché non criticate la Francia? Ci rendiamo conto che per soddisfare le pretese di questi ipocriti c’è più impegno che per stabilire cosa è successo a Borsellino? A risolvere la questione meridionale?

Cari vescovi, vi invio un affettuoso VAFFANCULO, senza temere di aver offeso gente per bene!

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Lerci sottoboschi

Quando ero piccolo mi dicevano sempre di non frequentare “cattive compagnie” perché mi avrebbero segnato la vita. Son convinto che questa regola è sempre valida, e chi non la tiene presente ha i suoi bei casini.

[Via Francesco]

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Parlare a caso

L’ultima novità dal nostro cavaliere è parlare a caso, creare una frase grammaticalmente corretta, ma insensata. Berlusconi ha detto: “Rispettiamo la Chiesa e ne difendiamo la libertà anche quando si trova a proclamare principi e concetti difficili e impopolari”. Aggiunge anche: “Non ripercorreremo la via di quel collateralismo con la Chiesa che è stata la linea della Democrazia Cristiana crediamo nell’autonomia , nella sovranità della politica rispetto alla Chiesa, ma crediamo anche che la Chiesa possa e debba parlare liberamente e svolgere quello che è un suo insostituibile ruolo nella società. Difendiamo la libertà della Chiesa, anche quando si trova a proclamare principi e concetti lontani da quelle che sono le opinioni che vanno di moda tra intellettuali e giornalisti”.

Quali libertà della chiesa sarebbero state violate? Il papa ha detto, circa, “per l’aids non serve il preservativo”. Gli stati europei, Francia in primis, gli hanno detto che è una bestialiatà. Hanno detto “non deve più parlare”? No, hanno criticato un’affermazione, diritto di tutti credo. Fine della storia.

Cosa intende poi con “collateralismo”, che come si può leggere ha molti significati, della linea della DC? La DC è quel partito che in tema di diritti civili ci ha fatto rimanere nel medioevo. Se per “collateralismo” si intende “accettare i dictact della chiesa” allora sono d’accordo.

Poi, mi spiega quali sono le “opinioni che vanno di moda”, perché da anni si parla degli stessi temi, e ognuno ha una posizione diversa per giunta (io per primo).

Ripeto ancora: “Quali libertà della chiesa sono state violate?”

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Chi è senza peccato scagli la prima pietra

E poi si chiedono perché siamo così duri con la chiesa. Vorrei invece girare la domanda a voi che vi permettete di giudicare gli altri: una persona normale cosa dovrebbe pensare leggendo queste cose? Nemmeno immaginate cosa penso io in questo momento

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La lobotomia non era vietata?

Pensavo che la lobotomia fosse una pratica ormai vietata, ma vedo che certe persone l’hanno subita e continuano a subirla. Non si capisce il ragionamento che ci sta dietro altrimenti.

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Ancora censura?

Premettendo che non è l’unica bomba che circola in rete, ma solo la più recente, avevo due notizie da scrivere per “La rete risponde”: questa e il cambiamento di policy di Facebook. Del cambiamento repentino, quanto improvviso, di Facebook e delle sue clausole sulla privacy, se ne è già parlato tutto sommato approfonditamente da più parti, quindi mi è sembrato superfluo e ripetitivo scriverne ancora, mentre la notizia che mi accingo a commentare è non solo fresca fresca, ma soprattutto viene dall’Italia: Roma, Atac e Current vi dicono qualcosa?

Roma la conoscete tutti: la capitale, la città eterna, il posto dove si trovano le Istituzioni e via dicendo. L’Atac forse la conoscete un po’ meno perché è locale: è l’azienda municipalizzata dei trasporti romana. Current ormai è sinonimo di video-informazione condivisa ed è soprattutto conosciuto per annoverare tra i suoi fondatori Al Gore ex Presidente americano e recente vincitore di un Nobel per la pace. Ma cosa lega questi tre nomi? Li lega una campagna pubblicitaria.

Current è presente in rete (current.com) e sul canale 130 di Sky Italia. Su Current fanno un programma di approfondimento giornlistico che si chiama Vanguard, dove – a detta degli stessi produttori – i giornalisti che raccontano le storie non solo le raccontano, ma le vivono. Dal 10 marzo, Vanguard inizierà la nuova stagione trasmettendo due reportage sul binomio camorra/Chiesa e sugli aiuti americani alle fazioni anti-Iran. Essendo due prodotti altamente commerciali, i produttori di Current hanno deciso di pubblicizzare meglio l’evento con due manifesti nelle due principali città italiane: Milano e Roma. Hanno pensato, in accordo con l’agenzia che ha creato la campagna, di affiggere i manifesti nelle stazioni della metro delle due città, quello sulla camorra e quello sugli Stati Uniti, a partire dal 20 febbraio a Roma – settimana scorsa -, e dal 26 febbraio a Milano, domani.

Milano non si è creata nessun problema nel recepire il messaggio degli slogan (”Cosa succede quando la camorra entra in Chiesa?” e “Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?”) e delle due immagini (uno e due), mentre Roma ha mandato un comunicato stampa (poi corretto dal presidente) dichiarando l’impossibilità di affiggere i manifesti:

Con riferimento alla richiesta relativa alla campagna in oggetto, pianificata a Roma dal 20 Febbraio, ATAC, dopo aver attentamente valutato i probabili impatti sulla sensibilità dei cittadini e della città tutta, ritiene di non poterne dare autorizzazione all’esposizione sui propri mezzi.

Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio.

Adesso sapete cosa lega i tre nomi. Veniamo alle discussioni in rete.

Current ha subito pubblicato la notizia chiamandola “Censura” e dai commenti (30+) si capisce che la rete da loro ragione. Ma la Rete non finisce coi soli commenti, si allarga e diventa quasi virale. La prima a parlarne è chiaramente Livia Iacolare nel suo blog, e la cosa rimbalza di blog in blog fino a diventare un’unica risposta alla censura romana (sembra sempre di più una censura, effettivamente).
Ne parlano, in linea diretta come leggo dai miei feed, Nicola che concorda “con chi considera questa motivazione inaccettabile, anche perché non c’è alcun legame tra le inchieste di Current e la cosiddetta emergenza sicurezza [...] Si tratta di una decisione censoria e Current la sta ovviamente e giustamente utilizzando per farsi ancora più pubblicità”, mentre Enrico parla come al solito con molta franchezza e si esprime in termini più politici: “Qualcuno ha detto censura? Personalmente sì, dico censura. E delle più gravi. Il fatto è che un’indagine sui rapporti (non esattamente conflittuali, anzi) tra Chiesa e camorra evidentemente a qualcuno non piace. E meno che mai una sulla faccia sporca della “war on terror” di Bush, che da queste parti ha trovato ciechi sostenitori nella parte politica ora al potere”.
Dario, proponendo le immagini incriminate, la butta sul tecnologico perché crede che “i media sociali, la filosofia di condivisione che c’è dietro e tutto lo spirito del “Web 2.0 non sono ancora arrivati nelle stanze del potere. E probabilmente verranno sempre accettati con difficoltà”.
Anche Layla Pavone – presidente dello IAB Forum – crede nella censura verso Current: “Una campagna che l’ATAC di Roma ha vietato di effettuare adducendo spiegazioni che mi preccupano moltissimo sia come cittadina che come professionista della comunicazione.”
Federico, evocando la libertà di parola, si fa una domanda che preoccupa parecchio non solo lui: “Il mio pensiero è sempre lo stesso: la libertà di parola viene soffocata ogni giorno di più in questo paese. E stiamo facendo poco, troppo poco per impedirlo. Chi controlla i controllori? Noi ne abbiamo il potere. Ma temo che sia così ancora per poco tempo.” Già: chi controlla i controllori?
E poi ci sono io, consentitemelo, con il mio Politically Incorrect Marketing :D
Non manca il solito bastian contrario! (ma Paul è fatto così, dice sempre quello che pensa :) )

Passando ai giornali, Repubblica cita invece le parole di Massimo Tabacchiera, presidente dell’Atac: “Immagini pesanti, inopportune, che avrebbero potuto offendere la sensibilità dei cittadini, peraltro in un momento di grave tensione sociale, e per di più in una città come Roma, che è sede della Chiesa cattolica. La campagna utilizzava immagini inopportune e non adatte ad essere apposte sui mezzi pubblici”. Con una precisazione però: “Nella scelta non ha avuto un ruolo il problema della sicurezza”. In realtà ci sono due contraddizioni nelle parole di Tabacchiera: la prima è che uno dei reportage di Vanguard non parlava esplicitamente del connubio Chiesa e camorra, ma voleva esporre la storia di un prete che combatte la camorra, non la segue. La seconda contraddizione è prettamente linguistica: il comunicato stampa dell’azienda dei trasporti dice che i manifesti non possono essere approvati perché avrebbero provocato dei disagi nella sicurezza (nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale), mentre il loro presidente dice l’esatto contrario. Delle due l’una. Prende sempre più piede la parola “censura”.
Il Sole riporta il comunicato stampa dell’azienda senza però commentare la notizia, tranne che sul titolo: Roma “censura” Current TV“, mentre Wired Italia scrive che “Bibbia e fucile spaventano Roma e l’Atac decide di censurare Current TV”. Il Tempo di Roma sta dalla parte dell’Atac: “ha rinunciato alla campagna pubblicitaria di Current.tv che chiedeva di vestire gli autobus romani con manifesti raffiguranti la Bibbia e un fucile. L’accostamento delle immagini deve essere sembrato un pugno nello stomaco”. Mi sa che l’articolista non ha visto ne’ le immagini ne’ la campagna.

Concludo questo lungo articolo pieno di link, ma non potevo fare altrimenti, con una mia legittima considerazione: sono convinto che la campagna di Vanguard sia stata – in qualche modo – censurata dal Comune (il presidente è eletto politicamente), ma credo allo stesso modo che Current ci stia giocando su un po’ più del lecito. E’ assolutamente giusto fare campagna pubblicitaria per un prodotto che costa tempo, fatica e pure soldi, ma è altrettanto vero che è stata montata una campagna anti-censura fuori dall’ordinario. Tante volte un ente boccia una qualsiasi richiesta e si parla subito di censura salvo cadere dopo tre minuti nell’oblio, ma quante volte il richiedente si chiama Current e conosce bene la Rete? Alla prossima settimana ;)

[Articolo pubblicato per la rubrica "La rete risponde" su Citynews]

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Disagi e marketing

Mi rendo sempre più conto come il solo nominare “Chiesa” e “Terrorismo” facciano vacillare anche chi, di mestiere, dovrebbe fare dell’imparzialità – oltre che dell’intelligenza “creativa” – il proprio credo professionale. L’Atac, l’azienda dei trasporti romana, nega a Current l’esposizione pubblicitaria di due puntate di Vanguard, il programma d’investigazione giornalistica asso nella manica della prossima stagione, che parlano di come la camorra uccida anche i preti che la combattono e della guerra segreta degli Stati Uniti contro l’Iran. Nei due manifesti vengono raffigurati una bibbia spallottolata e un fucile col calcio a stelle e strisce. Niente di scandaloso o provocatorio a prima vista

Il fatto grave che fa pensare alla censura, è non soltanto perché sono stati valutati in base alle immagini e ai titoli della campagna pubblicitaria – “I martiri della camorra” e “La guerra segreta all’Iran” -, ma perché “Con riferimento alla richiesta relativa alla campagna in oggetto, pianificata a Roma dal 20 Febbraio, ATAC, dopo aver attentamente valutato i probabili impatti sulla sensibilità dei cittadini e della città tutta, ritiene di non poterne dare autorizzazione all’esposizione sui propri mezzi. Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio“. Quale sarebbe il disagio? Allora come mai l’amministrazione milanese non ha avuto nessuna remore – di destra anche loro e con gli stessi problemi di sicurezza – nel confermare la campagna pubblicitaria a partire dal 26 febbraio nelle stazioni della metro, mentre a Roma si parla di “disagi” perché la “gente non capirebbe” un messaggio letto di fretta affisso sugli autobus? Ma a quali autobus fanno riferimento: le affissioni riguardano solamente le stazioni della metropolitana capitoline, non andranno sui mezzi pubblici come riferisce la stessa società che si è occupata della campagna.

Un’altra versione, non di censura ma di disagio publicitario, viene da Napoli dove un manifesto della Relish viene prima affisso e successivamente rimoso perché ritenuto offensiva per le donne. Qui evidentemente non si sono accorti che lo slogan poteva creare problemi. Due decisioni, due misteri: chi ha sbagliato, chi ha ragione? Nel primo caso Roma sicuramente fa un po di confusione e Current ci gioca su parecchio, mentre a Napoli non si è dato peso ai possibili messaggi della pubblicità.

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