Tre sono finora i ministri del governo Berlusconi che si sono dimessi negli ultimi due mesi: il 4 maggio il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola per il caso Anemone con la frase ormai celebre «Non posso avere il sospetto di abitare una casa non pagata da me»; il 6 luglio è toccato al ministro per l’Attuazione del Federalismo (diventato successivamente ministro per la Sussidiarietà e il Decentramento) Aldo Brancher, a soli 17 giorni dall’insediamento e la richiesta del legittimo impedimento nel processo Antonveneta in cui era imputato per ricettazione e appropriazione indebita; infine ieri si è dimesso il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino per l’ormai nota vicenda della nuova P3 e dell’eolico sardo.
Dalle intercettazioni degli inquirenti nemmeno il Presidente del Consiglio si può dire al sicuro, soprattutto dopo aver scoperto che Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino si rivolgevano al premier chiamandolo “Cesare“: i Carabinieri in una delle informative agli atti dell’inchiesta – la n. 15 pag 12 segue informativa nr. 474/1- 50-3-44 – scrivono «Cesare è pseudonimo utilizzato per riferirsi al Presidente del Consiglio». E Berlusconi non può nemmeno dire che gli arrestati sono «quattro pensionati sfigati», perché tra le prove degli inquirenti si legge molte volte dei loro incontri.
La maggioranza dice che i tre dimissionari lo hanno fatto per un atto dovuto al Paese; in realtà è solo per non incorrere alla mozione di sfiducia che l’opposizione - e i finiani – avrebbero votato contro di loro. In un paese normale, quando tre ministri si dimettono per gravi indizi di colpevolezza, il premier rassegna anch’esso le dimissioni aprendo una crisi di governo che porterà inevitabilmente a nuove elezioni. In Italia invece…
In Italia invece l’imperatore dichiara che i suoi ministri e i suoi faccendieri, accusati di aver creato una nuova loggia segreta con l’aiuto di coordinatori e sottosegretari, sono innocenti e da’ la colpa alla solita magistratura politicizzata.
Questa è il paese di Cesare Berlusconi: benvenuti in Italia.








