In poche ore hanno dovuto trovare i mezzi per salvare l’euro, l’Europa, e il primato della politica nella gestione degli affari globali. Mano a mano che le agenzie di stampa sgranavano le cifre del tracollo borsistico che ha bruciato in un giorno più del doppio di quanto si apprestavano a prestare alla Grecia in tre anni, i capi di governo europei hanno capito che la sfida lanciata loro dai mercati era di quelle in cui ci si gioca tutto. A dare per primo la sveglia agli europei è stato il presidente americano. Reduce dal “giovedì nero” di Wall Street, Barack Obama appena alzatosi dal letto ha chiamato il vero numero di telefono dell’Europa: quello di Angela Merkel. È stato lui a spiegare alla Merkel che l’attacco speculativo in corso non ha come obiettivo la Grecia, o il Portogallo, o la Spagna, ma la sopravvivenza pura e semplice dell’euro. [...]
«La zona euro attraversa oggi la crisi più grave dalla sua creazione. Il nostro dovere è fare di tutto per mettere in campo misure forti capaci di affrontare questa situazione eccezionale», dice il presidente francese Nicolas Sarkozy. «Questa è una battaglia tra i politici e i mercati. Non abbiamo tempo da perdere: dobbiamo fare in fretta», aggiunge Angela Merkel.
E’ subito parso evidente a tutti che la Grecia sia stata utilizzata come, per l’appunto, un cavallo di Troia al fine di sferrare un feroce attacco nei confronti dell’euro. Per capire meglio cosa sia stato architettato dobbiamo fare riferimento ad una cena avvenuta al numero 100 del Park avenue winter, 63esima strada di Manhattan, New York dove erano presenti i principali gestori di hedge fund da George Soros (quello che speculando sulla sterlina nel 1992 guadagnò un miliardo di dollari e costrinse Londra a ritirarsi temporaneamente dallo Sme), John Paulson, Steven Cohen, David Einhorn e Donald Morgan. [...]
Il debito pubblico americano è in larga parte in mano alla Cina che, con le sue immense disponibilità economiche, ha provveduto negli anni a comprare circa il 60% e oltre dei titoli di stato americani, fornendo fiumi di liquidità necessaria alla sopravvivenza degli Usa. Ora, con un dollaro debole e svalutato, l’interesse dei cinesi per i titoli americani si è di molto affievolito e la tigre asiatica ha iniziato una lenta – ma sostanziosa – marcia di “smobilizzazione” degli investimenti in Usa.





