Articoli con tag Crisi
Frase della settimana
Scritto da Jack in Belle storie il 15 marzo 2010
“Nel 2009 l’Italia ha perso il 5,1% della ricchezza nazionale, 80 miliardi di euro in meno di ricchezza per le famiglie e le imprese. Il colpo più drammatico subito dal paese dal dopoguerra. Nel frattempo Berlusconi diceva che la crisi non c’era. Abbiamo scoperto perché: lui nel 2009 ha guadagnato dieci milioni di euro in più rispetto al 2008. Nel momento in cui il Paese subiva quel colpo lui ha guadagnato 10 mln più dell’anno prima. Per forza diceva che la crisi non c’è. Però il Paese avrebbe bisogno di uno che fosse un po’ più preoccupato della condizione degli italiani e un po’ meno degli affari suoi”
Massimo D’Alema (frase sensata della settimana)
La crisi non è uguale per tutti
«L’abolizione del latino dalle scuole medie fu un grande errore del PCI. I comunisti credevano che il latino discriminasse i figli degli operai sui figli della borghesia, ma non era vero. Il latino discrimina tra ragazzi studiosi e ragazzi pigri.»
Marco Simoni spiega la crisi e la disoccupazione con un eufemismo che parte da lontano.
I meriti degli altri
“Sono volato il 16 di ottobre negli Stati Uniti, ho incontrato il ministro del tesoro Paulson, ho incontrato per quasi un giorno il presidente Bush, abbiamo discusso di questo, praticamente… credo di avere fatto comprendere come fosse stata errata la decisione di assistere, senza fare nulla, al fallimento di Lehman Brothers e di altre due banche. Due giorni dopo l’amministrazione americana decideva di mettere 700 miliardi di dollari al servizio delle banche. Da allora ad oggi, quattrocento… più di quattrocento banche nel mondo sono state aiutate dai rispettivi Stati. Sarebbe stato il panico, molto più forte che il ‘29.”
Silvio Berlusconi dopo 1 ora, 37 minuti e 54 secondi di Porta a Porta del 5 maggio 2009 (a 9.22 del filmato).
La realtà invece è leggermente diversa:
18 settembre 2008: il ministro del tesoro Henry Paulson e il presidente della Fed Ben Bernanke si incontrano con alcuni membri del congresso per proporre un piano di emergenza da 700 miliardi di dollari.
24 settembre 2008: il presidente Bush, con un discorso in diretta televisiva, descrive quanto seria la situazione finanziaria potrebbe diventare se non passasse il disegno di legge di Paulson.
29 settembre 2008: il piano diventa un emendamento a un disegno di legge. L’emendamento arriva alla Camera dei rappresentanti che lo respinge (205 si, 228 no).
1 ottobre 2008: l’emendamento viene modificato e arriva al Senato, che lo approva (74 si, 25 no).
3 ottobre 2008: l’emendamento (modificato) torna alla Camera dei rappresentanti, che lo approva (263 si, 171 no). Il presidente Bush firma (e quindi il disegno di legge diviene legge) e si crea il “Troubled Assets Relief Program” da 700 miliardi di dollari.
13 ottobre 2008: Berlusconi è alla Casa Bianca con Bush.
[Via Factcheck]
C'è la crisi
Scritto da Jack in Tecnologia il 7 novembre 2009
Fino alla scorsa settimana il Governo doveva stanziare quasi un miliardo e mezzo per portare la banda larga a 20 Mbps in tutta la nazione, due giorni fa Gianni Letta ha dichiarato che non si può perché c’è la crisi. Il solito fenomeno tutto italiano del “si può ma non adesso” l’ho spiegato meglio su Citynews, per cui se vi interessa vi consiglio di leggerlo.
Berluscolandia vista dal di fuori
“Da un mese e mezzo il quotidiano La Repubblica pone tutti i giorni le stesse dieci domande a Silvio Berlusconi sulla sua vita privata. Finora, però, il capo del governo non ha risposto e intanto è stato sommerso da altri scandali e rivelazioni su presunti festini nelle sue residenze romane e sarde. Lui denuncia un campagna spazzatura nei suoi confronti e vede in questi attacchi un complotto ordito, tra gli altri, dal gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica, il cui azionario principale è l’uomo d’affari Carlo De Benedetti, da decenni avversario dichiarato del Cavaliere. Il gruppo di De Benedetti ha in effetti annunciato la sua intenzione di far causa a Berlusconi accusandolo di avergli tagliato le entrate pubblicitarie. Il 13 giugno il capo del governo aveva infatti invitato i giovani imprenditori a non fare inserzioni sul quotidiano, accusato di portare avanti ‘un piano sovversivo’. Intanto le tv private del Cavaliere minimizzano lo scandalo e il direttore di Rai Uno, Augusto Minzolini, ha difeso lo strano silenzio dei suoi tg sulla questione: ‘È solo gossip’.”
Le Temps
“Se domani il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi dovesse dare le dimissioni, molti italiani che s’informano solo guardando la tv potrebbero non avere idea dei motivi che l’avrebbero spinto a farlo. I tre canali commerciali di proprietà del presidente del consiglio italiano hanno minimizzato o ignorato gli scandali sulla sua vita privata. Ma, cosa ancora più sorprendente, l’ha fatto anche la tv di stato.”
The Times
“Coinvolto dagli scandali sessuali, Silvio Berlusconi non ha potuto celebrare la vittoria del suo partito nella seconda tornata delle elezioni amministrative in Italia. Il 18 giugno si è saputo che la magistratura di Bari sta indagando su un presunto giro di squillo che sarebbero state ospiti delle feste del premier. Berlusconi, perciò, ha dovuto investire più energie per limitare i danni alla sua reputazione. E si è rivolto al suo impero dei media per ricevere aiuto. Il settimanale Chi, del gruppo Fininvest, ha pubblicato una lunga intervista in cui Berlusconi viene descritto come un bravo capofamiglia. Tuttavia, parte della chiesa cattolica ha attaccato il presidente del consiglio italiano perché dà un cattivo esempio. Famiglia Cristiana ha scritto che la chiesa non può ignorare quest’emergenza morale e che i collaboratori di Berlusconi stanno cercando di difendere l’indifendibile. Il premier italiano non ha mai goduto di grande stima a livello internazionale. Gli ultimi scandali faranno ridere gli ospiti del prossimo G8. Ma è improbabile che si dimetta o che qualcuno lo spinga a farlo.”
The Economist
“Così va Berluscolandia. Il PIL scenderà al 5,5% quest’anno, il disavanzo pubblico al 5% galoppa, il reddito pro capite rimane al di sotto di quello spagnolo, ma quasi nessuno ne parla. E se qualcuno ne parla, Berlusconi gli urla di “chiudere la bocca”. “Abbiamo bisogno di chiudere la bocca ai catastrofisti, le agenzie internazionali dovrebbero smetterla di pubblicare dati negativi che producono panico. La crisi è solo psicologica”.”
El Pais
“Quando erano perseguitati da problemi interni, gli imperatori romani lanciavano delle grandi campagne internazionali per sviare l’attenzione. Allo stesso modo, il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi cerca di distrarre gli italiani dagli scandali che lo riguardano annunciando il programma del prossimo G8.″
The Indipendent
“Da lontano, con la sua facciata beige, sembra una casa popolare. L’edificio di quattro piani dove alloggeranno i capi di stato e di governo dei paesi del G8 è funzionale e privo di ogni charme. È il simbolo di un G8 low cost. Le tartarughe marine sono rare in Abruzzo. Eppure appaiono, stilizzate, sul logo ufficiale del G8. Come se la decisione presa da Silvio Berlusconi di trasferire il summit da uno dei più bei luoghi del Mediterraneo all’austero Abruzzo abbia sorpreso molti, pubblicitari compresi. Sull’isola tutto era pronto ad accogliere il vertice. I lavori erano già costati 350 milioni di euro. In realtà, il progetto del G8 in Sardegna era un’idea di Romano Prodi per compensare la partenza della marina militare statunitense – che pagava 50 milioni di euro all’anno di affitto – e offrire nuove prospettive economiche alla Maddalena. Ora in Sardegna domina l’incomprensione. Tanto che alle elezioni europee sull’isola si è registrato un tasso record di astensione, soprattutto tra le fila del partito di Silvio Berlusconi.”
Le Monde
“Berlusconi non dovrebbe guidare il G8. Il club dei paesi ricchi dovrebbe vergognarsi di essere ospite del premier italiano. Non per gli scandali a base di donne, ma perché il G8 ha al centro della sua agenda l’Africa e lo sviluppo, ma Berlusconi non ha mantenuto le sue promesse di aiuti. Quattro anni fa l’Italia aveva promesso di aumentare il suo sostegno all’Africa di 25 miliardi di dollari all’anno fino al 2010. Ma da allora ha solo ritoccato del 3 per cento all’anno la cifra: ora dovrebbe farla salire del 145 per cento, nonostante la crisi. Invece ha annunciato dei tagli, nonostante sia il paese del G8 che spende meno in aiuti, in percentuale del pil”
The Times
Sono tutti giornali in mano alla sinistra?
[Fonte Internazionale]
La crisi non esiste
No, la crisi non esiste, è solo un complotto di tutti i giornali del mondo, è un complotto dell’ISTAT, dell’OCSE e di qualsiasi altro istituto di ricerca! Capito?
Solo Berlusconi sa come va realmente l’economia! Perché dire che va male? Se non lo dici, va tutto bene secondo lui! La Banca d’Italia deve smetterla di dire che il PIL è calato del 5%!
La cosa “divertente” è che lui dice di non dirlo, ma non è che sia falso! Faccio una domanda (una sola, non dieci ^^) agli elettori del PDL: mi spiegate qual è l’utilità di nascondere queste informazioni al pubblico, posto che gli operatori del settore sono comunque in possesso di suddette informazioni?
Peccato!
Si vede che la crisi miete vittime: dal 30 marzo tutti gli ascolti su Last.fm costeranno 3€/mese. Dopo la chiusura di molte radio in streaming, tipo quella europea di Pandora, adesso ci toccherà passare a qualcos’altro. Deezer ad esempio.
Il quarto potere non vive qui
Il problema dei giornali italiani non è solo avere delle sovvenzioni statali, no, non finisce affatto così. Finisce proprio come inizia: un uomo ricco e facoltoso che si compra una testata storica, la porta al successo mettendo come direttore una minoranza – pur brava, ma sempre una minoranza resta -, cambia il look per renderlo più gradevole ai lettori, anche se la realtà è rimpicciolirlo per problemi di costi, e far aumentare le vendite del 10% al primo anno. Nel frattempo il riccone si butta in politica e sfrutta appieno il potere della stampa, manco fosse davvero il “Quarto potere”. I dati si fermano qui perché non è quarto potere e nemmeno siamo in America come nel film, l’editore non è Orson Welles mentre quel giornale – italiano, non americano – adesso è (di nuovo) in crisi. Finita la carriera politica del riccone, rimangono solo i proclami e gli scioperi dei redattori per non perdere il lavoro e il giornale. Perché qui siamo in Italia, e L’Unità non è Xanadu.
Fermate le rotative
Dopo 150 anni di vita e quattro Pulitzer negli ultimi dieci, il Rocky Mountain News chiude il giornale, e i redattori raccontano il “Final Edition“. La crisi in America fa vittime illustri in tutti i campi. Mi chiedo cosa succederebbe se in Italia i giornali non venissero sovvenzionati dallo Stato. Rimarrebbe davvero solo la rete… la Grande Rete Mediatica online.
Sento da più parti che Internet ha distrutto il vero giornalismo perché fa chiudere i giornali: ma da quando fare VERO giornalismo dipende dal giornale e non dal giornalista? La professione di giornalista, non è attinente al giornale famoso, ma solo e soltanto alla professionalità. Basta un blocco per scrivere. Quello – e nient’altro – è giornalismo.
Final Edition from Matthew Roberts on Vimeo.
[Via Massimo]
Neanche fossero il New York Times
Le cose preziose costano. In genere occorre pagarle. Trenta centesimi in più. Grazie. Per come vi trattiamo (senza retoriche stucchevoli) non sembra, ma vi vogliamo bene. E non solo perché concorrete per un terzo ai nostri banalissimi redditi.
Il quotidiano diretto da Ferrara da lunedì prossimo subirà un aumento di 30 centesimi e vedrà la dipartita dell’edizione domenicale.
Carbone per il Foglio.



È stato detto