Articoli con tag D’Alema

Frase della settimana

“Nel 2009 l’Italia ha perso il 5,1% della ricchezza nazionale, 80 miliardi di euro in meno di ricchezza per le famiglie e le imprese. Il colpo più drammatico subito dal paese dal dopoguerra. Nel frattempo Berlusconi diceva che la crisi non c’era. Abbiamo scoperto perché: lui nel 2009 ha guadagnato dieci milioni di euro in più rispetto al 2008. Nel momento in cui il Paese subiva quel colpo lui ha guadagnato 10 mln più dell’anno prima. Per forza diceva che la crisi non c’è. Però il Paese avrebbe bisogno di uno che fosse un po’ più preoccupato della condizione degli italiani e un po’ meno degli affari suoi”

Massimo D’Alema (frase sensata della settimana)

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Chiusura in rosso

La responsabilità di questa chiusura? Certamente di Giulio Tremonti e dei suoi tagli al fondo sull’editoria. Ma qualcuno mi deve ancora spiegare perche Red Tv, la tv di Massimo D’Alema, sia l’unica delle testate coinvolte dal taglio a mandare subito i suoi dipendenti in cassa integrazione.

Mario Adinolfi si è già dato una risposta: D’Alema si prese Red senza cacciare un euro garantendo una “copertura politica” finalizzata all’ottenimento di nuovi sponsor, cambiò il nome al canale (prima era Nessuno TV) e sostituì il direttore Claudio Caprara con il servilissimo Francesco Cundari. Questo fino a quando il Pd non decide di puntare tutto sulla veltroniana YouDem, allora Red non serve più allo scopo di anti-Veltroni, e dunque arriva il momento di chiudere e buttare 14 dipendenti per strada – la maggior parte non contrattualizzati- perché, come dice lo stesso Adinolfi,  ”comunisti e preti sono i padroni peggiori”.

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L’insostenibile leggerezza nell’essere Partito Democratico


[Autumn by Ebru Sidar]

È dura essere al posto di Bersani e D’Alema in questo brutto momento di post-primarie pugliesi. Lo è soprattutto per i motivi i quali hanno portato il Partito Democratico nazionale a buttare alle ortiche un cavallo vincente come Nichi Vendola, buttando in campo un discreto, ma incolpevole Francesco Boccia, per far sì che l’Udc entrasse nelle alleanze allargate del Bersani-pensiero. Non reputo sbagliato mettere in campo un proprio candidato, ma l’idea di farlo esclusivamente per far comodo ad altri partiti che è sbagliata. Allo stesso modo condivido le alleanze più o meno allargate, ma non le condivido assolutamente quando influiscono con la politica autonoma del Pd.

La batosta di ieri è servita per capire che certe azioni e certe personalità sono belle che morte, superate ed estinte politicamente. Non ci voleva un genio per capire che Vendola avrebbe vinto facilmente le primarie, solo che i nostri erano convinti di aver ragione nel puntare sullo stallone di casa invece che in quello della porta accanto. E fino a quando questa mentalità non verrà riportata a più sani pensieri, il Pd prenderà sempre batoste come quella di ieri sera. C’è poco da fare, l’intelligenza politica è tutt’altra cosa che dire “io non ho mai perso un’elezione”, l’intelligenza politica è quella che ti porta a programmare il futuro sapendo in anticipo cosa cambierà nel tuo partito – e nel paese – prima degli altri. E anche se non sono mai stato d’accordo con la professione di politico, stavolta – e probabilmente anche nelle prossime – concordo con Francesco quando si auspica un politico di professione perché nel contesto attuale è di un professionista che il Pd ha bisogno.

Il 22 marzo ci saranno le elezioni e il Pd candiderà Vendola senza allearsi con l’Udc (che nel frattempo ha candidato la Poli Bortone), il consiglio che mi permetto di dare al mio partito è di sfruttare questa situazione di consenso popolare che il Presidente uscente ha nei pugliesi, e nel frattempo fare in modo che dagli errori si prenda giovamento per il futuro, perché è il futuro che ci stiamo giocando, non il passato e nemmeno il presente. Il futuro può essere produttivo o devastante: bisogna cogliere ciò che abbiamo in giro e sfruttare appieno l’orticello che stiamo coltivando con perizia e passione. Ecco, fatevi un giro tra i circoli di provincia, fatevi vedere dai militanti di montagna o nei circoli con pochi iscritti, perché è lì che si trova la voglia di fare politica e da lì che parte la voglia di rivalsa di un Pd che guarda alla pancia della gente. È quello il futuro, non voi. Fatevene una ragione.

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Frase della settimana

Ora, per carità, lontano da me ogni massimalismo che è Natale, ma cacchio, se proprio il Pd vuole fare un inciucio non potrebbe almeno chiedere qualcosa in cambio? No, perché al momento ha ragione D’Alema: questo non è un inciucio. Anche Wikipedia gli da un altro nome.

Sandro Gilioli

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Non senza passione

Passionale

Caro Senatore Ignazio Marino,
Ho appena strappato la tessera del Partito Democratico, tessera che avevo preso la scorsa estate per sostenere la sua candidatura alla segreteria del partito. Il dissenso con le ultime dichiarazioni di Massimo D’Alema non mi consente di restare all’interno del PD un minuto di piu’. La classica goccia che fa traboccare il vaso, come si dice.

Gabriele Zamparini

La mia posizione è netta:
- no ad alleanze basate sul tatticismo
- si ad alleanze sulla base di principi e programmi condivisi per il governo delle regioni
- no alla conferma di gruppi dirigenti regionali che non abbiano raggiunto risultati positivi
- si al rinnovamento in regioni come la Campania e la Calabria
- si alle primarie nelle regioni, come la Puglia, dove ci sono state esperienze di governo positive.
Questi sono alcuni dei principi che voglio ribadire con chiarezza e che ripeterò con voce forte e chiara in Parlamento e in ogni altra occasione di discussione e di confronto. Per evitare che tanti si allontanino dal PD, come già qualcuno purtroppo ha fatto.
Facciamoci sentire, facciamo contare le nostre idee, rendiamo forte il PD.

Ignazio Marino

Condivido le parole di Gabriele perché in parte sono anche le mie, però mi chiedo con che forza Marino può dire quel che ha detto senza cadere nella retorica del “te l’avevo detto”, o almeno credere di mantenerle solo perché la sua – la nostra – è stata la campagna più cazzuta e passionale dell’ultimo decennio. Non so, forse sbaglio, ma credo che qualche commento sia esattamente la linea che il senatore dovrà prendere. E non credo di riuscire a seguirlo stavolta.

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L'inciucio di D'Alema

«Credo di sapere perché D’Alema ha scelto di usare quel termine così peggiorativo: vuole stupire, gli piace esser citato dai “media”, è una civetteria di chi, essendo molto sicuro di sé, sfida e provoca e si diverte. [...] Ma la sua provocazione ha suscitato preoccupazioni nel suo partito e parecchie reazioni. Si è dovuto parlare di lui per l’ennesima volta. Sarà contento perché era appunto ciò che voleva.»

Eugenio Scalfari

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Tutto vero?

De Benedetti ha sporto denuncia contro ignoti perché si è trovato l’auto manomessa e la sede della CIR è stata al centro di una vicenda di spionaggio: è ormai gossip politico.

Tutto nasce con le immagini della D’Addario a Villa Certosa, da quel giorno è tutto un susseguirsi di scabrosi retroscena applicati alla politica. “Sono stato facile profeta quando ho previsto che l’imbarbarimento provocato da una ben precisa campagna di stampa avrebbe messo in moto una spirale che va assolutamente arrestata. Da editore ho stracciato molti servizi e molte fotografie“, diceva Berlusconi per delle storie di squillo legate a D’Alema. Quelle parole oggi sembrano delle minacce messe in atto: i suoi giornali, il Giornale in testa, ha messo in pratica le parole del premier facendo tremare i luoghi del potere capitolino. Marrazzo è il primo a cadere con la storia dei viados, aumentata a dismisura dalla morte di Brenda – la trans che avrebbe ripreso i suoi clienti VIP con un telefonino la cui storia si intreccia con quella dell’ex Governatore laziale – ma portata al tracollo gossipparo col recente decreto di espulsione a China, l’altra trans amica di Brenda e probabile concubina di Marrazzo.

I video dell’ex “Mi manda RaiTre” sono stati portati a Feltri, allora direttore di Libero, ma solo quando è tornato a dirigere il Giornale con la dipartita di Mario Giordano – “Quello che fanno le persone dentro le loro camere da letto (siano essi premier, direttori di giornali, editori, ingegneri, first lady, body guard o avvocati) riteniamo siano solo fatti loro. E siamo convinti che i lettori del Giornale non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove” – il gossip è stato realmente applicato alla politica. Gianfranco Fini per il solo fatto di dire apertamente che Berlusconi non è un monarca assoluto si è sentito consegnare da Feltri una missiva il quale lo inquadravano in video hard molto compromettenti. Il presidente della Camera rispose picche e querelò il direttore del Giornale. Ma Feltri non demorde: poco dopo si è buttato a capofitto sulla sinistra istigatrice dei magistrati pubblicando la notizia che Ezio Mauro, direttore di Repubblica, ha comprato una casa pagandola in nero. Non contento ha sparato contro il direttore di Avvenire Dino Boffo (il giornale dei Vescovi aveva scritto che Berlusconi sbagliava col suo comportamento immorale) accusandolo di aver molestato telefonicamente un suo amante, quindi dandogli dell’omosessuale. Stavolta il bersaglio è stato colpito e Boffo si è dovuto dimettere.

Qualche settimana dopo tocca a Canale5, dove il vicedirettore del Tg5 Claudio Brachino fa pedinare e filmare il giudice Mesiano, reo di aver condannato la Mondadori a pagare 750 milioni di euro alla CIR di De Benedetti, portandolo alla gogna mediatica facendo vedere le stramberie di un magistrato dai calzini turchese.

Qualche giorno fa l’articolo pubblicato sul Giornale (sempre lui!) diceva che l’Onorevole Mussolini avrebbe una storia con Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, storia anche questa corredata da video registrati dal presunto ricattatore.

L’Ingegner De Benedetti giorni fa ha sporto denuncia contro ignoti per «un’ intrusiva e dolosa manomissione rilevata all’interno dell’autovettura» che usa a Roma. Nell’Audi che l’ingegnere usa per i suoi spostamenti romani, è stato trovato un alloggiamento all’interno del paraurti, nel quale, presumibilmente, doveva alloggiare un sistema di localizzazione GPS per tenere sotto controllo i suoi movimenti. Inoltre, qualche giorno prima, la dirigenza della Cir aveva avuto dei sospetti che alcuni documenti segreti fossero stati trafugati dalla sede della holding, per cui tutta la vicenda si è trasformata in un gigantesco caso di spionaggio industriale.

Venerdì Feltri in una missiva con una lettrice (?) fa dietrofront alle accuse su Boffo: “Il cosiddetto dibattito politico aveva lasciato il posto al gossip usato come arma […] Persino l’Avvenire, di solito pacato e riflessivo, cedette alla tentazione di lanciare un paio di petardi. Niente di eccezionale, per carità. [...] Personalmente non mi sarei occupato di Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato. [...] Forse sarebbe rimasta piccina (la vicenda, ndr) se Boffo, nel mezzo delle polemiche, invece di secretare il fascicolo, l’avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. [...] Boffo ha saputo aspettare tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione”.

A me non sembra lo stesso direttore Feltri che tra agosto e settembre attaccò il direttore di Avvenire con frasi tipo “Boffo è il capofila dei moralisti impegnati a lanciare anatemi contro Berlusconi per le sue vicende private […]. Il dottor Savonarola aveva una relazione omosessuale” e continuava “Però il molestatore, per favore, la smetta di negare e di strillare che il Giornale si è costruito in casa un dossier bugiardo. Finora qui di bugiardo c’è solo lui. Il quale, se avesse ammesso subito la consistenza della notizia, avrebbe fatto cessare il polverone nel giro di 24 ore”, e ancora “Non si tratta del piacere perverso di ficcare il naso nel privato di un uomo di potere, quanto, piuttosto, di documentare il doppiopesismo di certa stampa. Missione compiuta. […] Ci premeva soltanto dimostrare che le sue prediche (di Boffo) erano in contrasto con il suo stile di vita privata. Il pulpito da cui provenivano non era idoneo”.

La capacità di Feltri di farsi da parte contro Boffo, non è dovuta ad un rinsavimento tardivo, ma solo alla paura di venir querelato e quindi di dover rispondere delle proprie gesta. Ma Feltri non si è affatto scusato: “Né scuse né lacrime”.

To be continued…

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Notizie veloci

Un paio di notizie veloci veloci. Saprete ormai che Rutelli se ne andato dal Pd, ma probabilmente non sapete che lo “strappo” è stato doloroso. Solo così si può immaginare il motivo dei due cerotti nel logo del nuovo partito di Cicciobello.

Scajola da un paio di giorni va dicendo in tutte le salse del mondo che la banda larga “darebbe lavoro a 50.000 addetti e consentirebbe di aprire 33.000 cantieri, con un impatto positivo sul Pil pari a 0,2 punti percentuali.” Ecco, adesso sappiamo che per Scajola banda larga uguale cantieri.

La bozza della riforma della Giustizia dice pressappoco che in caso di processo in primo grado, per reati con pene inferiore a dieci anni, scatta l’estinzione se il processo non si chiude entro due anni per ogni grado di giudizio. L’estinzione arriva ancora prima se l’imputato è incensurato e il reato contestato è avvenuto prima del 2 maggio 2006. Naturalmente è pura follia pensare che il processo Mills che quello per i diritti tv Mediaset sono ancora in primo grado, almeno un imputato è ancora incensurato, la pena prevista in caso di condanna è inferiore ai dieci anni ed entrambi sono accaduti prima del 2 maggio 2006.

Oggi è stato ufficialmente candidato Massimo D’Alema come prossimo Mr. Pesc della UE. Tranquilli, non è una parolaccia… D’Alema. Nemmeno Mr. Pesc lo è, anzi è proprio una cosa buona: è comunemente il nome dell’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, quindi è davvero una buona cosa. “Il Governo lo appoggerà fortemente” ha dichiarato oggi un entusiasta Ministro Ronchi, per poi fottere l’opposizione (ancora oggi si chiama Pd, per poco… credo) facendo il paio con la Berlinguer al TG3 in cambio di un’ottima riforma sulla Giustizia appena discussa. Certo che se poi D’Alema venisse trombato il prossimo 19 novembre, nessuno può biasimare il premier quando a reti unificate dirà: “ho perfino approvato l’elezione di D’Alema, ma nonostante i miei sforzi è stata l’Europa che non ha voluto. Che ci posso fare io se è comunista ed amico degli Hezbollah, se non è stato capace di avere l’appoggio di Aznar quando era presidente di turno, mi dite come potrebbe oggi fare il Pesc?”

Oggi la Camera approva la legge di bilancio all’unanimità. Però stamattina il Governo era andato sotto ben due volte. Capite? Due volte!! La prima caduta è stata per merito dell’Idv, la seconda per merito del Pd. “Un altro emendamento del Pd, con parere contrario del governo, è stato bocciato per soli due voti di scarto: sostanzialmente per l’astensione di Salvatore Vassallo del Partito democratico.” Indignato Berlusconi: “è anche nostro diritto avere il voto che vale doppio, anzi, visto che il popolo mi adora, il nostro voto deve valere almeno triplo!”

Parlando di mala-politica non possono non fare uno strano effetto le parole del sottosegretario Giovanardi sul caso Cucchi: “Ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c’è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così”. In un certo senso ha ragione: la droga devasta l’organismo, lo decompone dall’interno fino a farlo diventare – come giustamente dice il sottosegretario Giovanardi – delle ‘larve’ e dei ‘zombie’. Non oso nemmeno immaginare la storia di un pervertito assassino come questo ladro di monetine. Che schifo la gioventù attuale, meglio gli anzyani come Giovanardi!

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Cosa vuole Berlusconi

“A una cosa punta il governo Berlusconi in Europa, e lo fa da quando è saltata l’elezione di Mauro a presidente dell’europarlamento: a mettere Tremonti a capo dell’Eurogruppo. Non è nemmeno un segreto, tra l’altro. La cosa garantirebbe al premier di prendere due piccioni con una fava: aumentare la sua influenza in un luogo cruciale dell’Unione e tranquillizzare una volta per tutte sia Tremonti che quelli che vogliono farlo fuori. Per ottenere un posto così importante nella scacchiera della trattativa servono crediti da poter vantare nei confronti dei grandi paesi dell’Unione. Come? Indovinate.”

[Via Francesco]

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Questo Pd è il vecchio disegno di D'Alema

Cacciari: addio alla politica. Sconfitti tutti i miei progetti

«Questo Pd è il vecchio disegno di D’Alema. Non mi interessa»

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