Per liberarci di Berlusconi e del berlusconismo parassitario presente nel paese, non serve allearsi – o seguire, che è più grave – Fini e la sua idea di “legalità”; non serve dar credito a quel fantomatico “terzo polo” che vorrebbe Casini e il pasdaran Rutelli che sembra la cura di tutti mali della politica italiana. No, non servono nessuno dei due antidoti sbandierati da coloro che, in questo momento, fanno pia opposizione a quel che resta del Pdl.
Da qui ai prossimi mesi serve una proposta vera e costruttiva per far riemergere il paese dal pantano d’illegalità e inciuciame che sta attraversando. Serve una proposta concreta sul lavoro e sul post-crisi. Serve un punto di riferimento reale in cui il paese si possa sentire vincente e avvincente. Serve, insomma, che il Partito Democratico ritorni ad essere la vera forza d’opposizione che giova all’Italia.
Serve un partito che guardi alle elezioni con coraggio e spavalderia, perché si possono vincere senza patemi e inezie; perché è l’unico modo di liberarci, finalmente senza se e senza ma, di un tiranno – sulla carta, ma non coi voti – che fa del paese il suo oggetto di scambio privilegiato col resto del mondo.
Serve un Pd che guardi con interesse alle alleanze, ma senza dimostrarsi accondiscendente con esse se queste non seguono il programma (futuro) della coalizione. Serve un partito che diventi finalmente responsabile e determinante nelle scelte – presenti e future – dell’Italia e degli italiani; che faccia della legalità – senza giustizialismi dipietristi – la sua battaglia civile contro la demonizzazione della Magistratura. Serve una carica responsabile per portare il paese fuori dalla deriva clientelare e dispotica degli ultimi sedici anni.
Serve un Pd che sia Democratico con la “D” maiuscola.
Mi fa paura sentire Bersani – o Letta, o Bindi, o Penati – dire che Fini è un buon interlocutore per la legalità; mi fa ancora più paura sentire che il Pd vuole allearsi con l’Udc e l’Api per battere “il berlusconismo galoppante”.
Forse ci siamo dimenticati che lo scorso anno Fini e i suoi seguaci non mossero un dito ne’ alzarono la voce a favore della legalità, quando le opposizioni presentarono la mozione di sfiducia contro Dell’Utri e Cosentino. D’accordo, allora era fuori luogo quella mozione, ne sono ben conscio. Ma i finiani legalitari non dissero assolutamente nulla contro quella proposta – pur sbagliata nei tempi e nei modi – del Pd e dell’Idv: votarono a favore del governo senza minimamente preoccuparsi se c’era un fondo di giustizia in quella proposta.
Ci siamo scordati che in Sicilia l’Udc – ma anche il finiano Granata – appoggia la presidenza Lombardo (indagati per affiliazione mafiosa), e gl’immensi intrallazzi locali gestiti da Miccichè, Dell’Utri e compagnia bella.
Ci dimentichiamo ancora più spesso che la legalità va combattuta prima di tutto all’interno, e solo dopo all’esterno. Ragion per cui, ben venga una coalizione di alternativa politica, un centrosinistra capace di mettere insieme in modo coerente parole e gesti, pratiche e progetti. Però non solo a chiacchiere nelle aule parlamentari. Ma tra la gente, gli iscritti, gli elettori, gli astensionisti e tutti gli sfiancati di sedici anni di malgoverno autarchico e personale di Silvio Berlusconi.







