Articoli con tag Di Pietro
Un buon inizio
Forse hanno ragione Bersani Di Pietro e tutta la sinistra (ri)unita sabato per protestare contro Berlusconi, ma in questo modo si arriva solo ad un ritorno dell’Unione senza convincere troppo sulle vere esigenze degli italiani, e questo non è nemmeno il male minore.
Il male peggiore è andare al governo senza uno straccio di idea o di proposta seria che ci permetta di governare senza la paura di legiferare, come succede in questa legislatura, a forza di voto fiducia in Parlamento e al Senato. Il male peggiore è fare in modo di stare al potere per due anni – se non di meno – e riuscire, con grande imperizia politica, a far riamare Berlusconi al popolo italiano. Perché se è vero come è vero che B. è in netto calo di consensi (39% negli ultimi sondaggi, mai così in basso da molti anni), è altrettanto vero che basta un niente per farlo ritornare quel santo che crede di essere. E non è questo che ci meritiamo.
Se ci meritiamo un centrosinistra che governa, deve essere un centrosinistra che sia in grado di governare con idee e proposte sul lavoro e sulla scuola, abbassando le tasse se si può ma senza falsi isterismi destrorsi dicendo “abbassiamo le tasse” quando è impossibile in determinate condizioni, parlando alla gente con convinzione e quel poco di verità che ci aspettiamo. La gente non è mona, non ha assolutamente senso dire una cosa per poi farne un altra. La gente vuole politici che una volta tanto siano sinceri, anche se la verità non è quella che vorremmo sentire, ma che sia detta chiaramente e senza troppi giri di parole. Perché poi andrà a finire come scrive Frontpage: ”Alternativa a che cosa? e in nome di chi, con quali obiettivi, con quale programma? L’idea che tutto ciò che sta all’opposizione sia di per sé potenzialmente coalizzabile, solo che lo si voglia, è antica quanto la sinistra e le sue sconfitte. Può riscaldare i cuori e accompagnarci più sereni a casa, dopo una giornata tra vecchi compagni, ma non conduce da nessuna parte. Per la buona ragione che al di fuori del teatrino autoreferenziale del centrosinistra italiano ci sono gli italiani, i quali vanno pazientemente convinti, uno per uno, non che Berlusconi sia un criminale, ma che il centrosinistra dispone di soluzioni migliori per la scuola, il lavoro, le tasse: per i problemi della gente, e anche per i loro sogni, le loro paure, le loro speranze.”
Iniziamo da qui, dopo possiamo anche battercela ad armi pari con la destra.
Vietati in tv, liberi sul web
La par condicio televisiva viene filtrata sul web. Mentana Condicio (vietati in tv, liberi sul web) è un talk show condotto da Enrico Mentana, in onda su Corriere tv, dove ogni giorno si dibatte di politica ed elezioni con i personaggi di punta di tutti i partiti. Ieri c’era Enrico Letta del Pd a confronto con La Russa del Pdl, mentre oggi Mentana intervistava Di Pietro sulle sue affermazioni di impeachment al presidente Napolitano e sulla democrazia mancante nel nostro Paese. Chissà se la prossima puntata ci sarà Giorgio Napolitano a spiegare le sue motivazioni per la firma al ddl salva liste…
Frase della settimana
Scritto da Jack in Belle storie il 9 febbraio 2010
“Ero d’accordo con Di Pietro che prima, durante o subito dopo il Congresso mi sarei iscritto all’Idv ricoprendo un ruolo che si confacesse al mio profilo politico e che sarebbe avvenuto attraverso un evento pubblico significativo. Ad oggi non è accaduto.”
Luigi De Magistris vuole la botte piena e la moglie ubriaca
Il coraggio che non manca

[Idv by Felice Belisario]
Sabato scorso c’è stato il primo congresso dell’Italia dei Valori dopo dodici anni di attività politica a tutti i livelli, e anche se la lungaggine ha portato inevitabilmente ad una normale attribuzione patriarcale del comando dipietrista, il congresso ha sancito unanimemente come il capo indiscusso designato dai delegati fosse Antonio Di Pietro. Ancora una volta, ovviamente.
L’inizio 2010 per l’Idv non è stato così splendido come lo scorso anno, ma dato che siamo ancora all’inizio possiamo benissimo aspettarci un cambio di rotta in meglio per il movimento di Di Pietro. Con ciò non si può non affermare che la strategia politica è stata deficitaria sotto molti aspetti, non ultimo quello di non appoggiare Vendola in Puglia e decidere di farlo invece in Campania con De Luca. La linea politica del partito di Di Pietro è sempre stata quella di respingere chiunque sia sottoposto a processi – anche senza condanne – e quindi di ritenere la legalità il valore aggiunto della loro forza politica, tanto che li ha fatti prosperare nei consensi in questi ultimi anni. I dati vengono rinvigoriti dalle candidature di personalità eccellenti come De Magistris, eletto a furor di popolo alle ultime europee battendo in consensi persino Silvio Berlusconi nella rivitalizzata Campania ripulita dall’immondizia. E proprio De Magistris è stato l’ago della bilancia al congresso proprio perché si pensava che facesse da contrappeso allo strapotere dipietrista, ma così non è stato, e probabilmente è anche merito dell’ex magistrato di Catanzaro che non si è arrivati ad una specie di golpe all’interno dell’Idv.
Altra sinistra, altro partito. Il candidato alla regione Campania per il Pd è Enzo De Luca, attuale sindaco di Salerno pluri-indagato per falso in bilancio e truffa aggravata, candidato anche lui a suffragio universale dopo aver annullato le primarie in regione. Dato che mi reputo una persona coerente e quello che dico da tempo è assolutamente razionale, De Luca è innocente fin quando non verrà dimostrata la sua colpevolezza, ma lo reputo altamente impresentabile proprio per i due reati che lo vedono accusato. Del resto le alternative non erano tanto elevate da garantire un candidato presentabile: si era parlato tempo fa del bersaniano Agazio Loiero e ultimamente del bassoliniano Andrea Cozzolino, entrambi indagati poi discolpati da ogni accusa ai processi. Per cui, se i candidati si devono scegliere in base alle correnti di cui fanno parte, la scelta di De Luca è senz’altro la più logica.
Durante il congresso Di Pietro ha chiamato De Luca per far decidere ai delegati se e come appoggiarlo alle elezioni campane, anche perché l’Idv ha ufficializzato a livello nazionale la coalizione col Partito Democratico, e quindi non poteva desistere dal primo vero inghippo stagionale. La presentazione a Salerno del candidato Pd ha suscitato diverse prese di posizione all’interno del gruppo dirigente, e anche l’indiscusso Di Pietro si è dovuto piegare al volere politico più che personale (“L’alternativa è consegnare la regione ai casalesi”). Ma mentre la platea lo accoglieva con una standing ovation, alcune anime pure della dirigenza avevano già dato il niet alla sua candidatura. Tra questi c’era Luigi De Magistris, ed è in questa fase che si è sfiorato il golpe mai creduto.
Certo, dire golpe è pesante e mai detto ufficialmente, ma se si leggono i giornali delle ultime settimane, si capisce come l’aria all’interno del partito di Di Pietro non sia la più respirabile. Però si nota da parte di De Magistris la voglia di fare politica senza dar retta alle urla di piazza: anche se in rotta con la linea del partito, l’eurodeputato non si è dissociato ufficialmente dall’appoggiare De Luca, ma ha fatto capire che non lo voterà. Ed è in questa fase che un giornale c’ha ricamato su un bel po’.
La parsimoniosa abitudine di alcuni politici nostrani nel lasciare la carica di deputati europei per tornare in patria anche solamente come consiglieri regionali, li ha resi naturalmente incoerenti e inaffidabili. Però, se il discorso è valido per i deputati del centrodestra e del Pd, lo stesso dovrebbe essere nei confronti di chi, nell’Idv, è stato eletto a suffragio universale pochi mesi fa.
Il Fatto, tra domenica e lunedì, ha scritto ben quattro articoli sul congresso dipietrista e tutti e quattro gli articoli con un unico comune denominatore: la mancanza di coraggio di De Magistris e l’errore di Di Pietro nel candidare De Luca.
Paolo Zanca, all’indomani del congresso, annuncia felice che la “Madonna pellegrina è andata a giudizio” e che Di Pietro si è dovuto arrendere all’applausometro dei suoi delegati.
Peter Gomez scrive “dell’acclamazione barzelletta“, reputando De Magistris responsabile della candidatura di De Luca “a causa dei suoi tatticismi e della sua mancanza di coraggio” aggiungendo che “c’è modo e modo per appoggiare una candidatura del genere”, senza spiegarne però quali siano questi altri modi.
Dalle accuse demagistriane non poteva certo dissociarsi Marco Travaglio, il quale, ‘pensandoci prima‘, sostiene la sconfitta di Di Pietro e accusa l’europarlamentare di mancanza di coraggio ”temendo gli attacchi per una “fuga da Bruxelles” pochi mesi dopo l’elezione si è reso indisponibile”. ‘Ecco, forse un po’ di autocritica non dispiacerebbe nemmeno per Travaglio.
A questo punto Luca Telese fa un breve riassunto della storia dell’Idv, ma anche lui, da vero discepolo freudiano, accusa apertamente l’Idv di essere “un partito bambino, che sprizza energia e ingenuità da tutti i pori”. L’ingenuità sarebbe sempre quella di appoggiare De Luca perché indagato, naturalmente.
Sostanzialmente mi trovo d’accordo con gli articoli di Zanca e Telese – l’Idv ha sbagliato finora a rendersi l’unico partito moralista della politica italiana, ma appare evidente che se non si accettano compromessi, anche fastidiosi e a volte duri da digerire, la politica ti inghiotte senza speranze – trovo invece retorici e contraddittori i due di Travaglio e Gomez. I due ex dell’Espresso invocano da una vita che chi viene eletto in Europa non può, e non deve, dimettersi per interessi superiori in patria perché in questo modo si tradiscono gli elettori, quindi non capisco (e sì che lo capisco!) come mai, di colpo, le regole tanto invocate per gli altri non devono essere prese in considerazione da De Magistris, aggiungendo tra l’altro di essere privo di coraggio.
Se c’è qualcuno privo di coraggio, eventualmente sono proprio le due prime firme del Fatto e non l’europarlamentare campano. Anche perché, e qui subentra la natura strettamente politica, chi perde l’elezione a presidente regionale non viene nemmeno eletto consigliere, per cui De Magistris avrebbe perso l’Europa e la Campania. Sarebbe stata altamente improbabile una sconfitta per l’ex PM, ma quando si parla di elezioni – soprattutto in Campania con tutto ciò che comporta il territorio – mettere le mani avanti non è mai un danno ma casomai un passo avanti. Ma fallo capire al Fatto.
Un’imitazione di Travaglio
Travaglio deve aver fatto scuola tra i giornalisti. Parlare di mafia, potere e mosse oscure e/o palesi gasa molto! Ti fa sentire un po’ da premio pulitzer.
Peccato che Travaglio nelle sue ipotesi qualche prova ce la metta e non inventi collegamenti basati sul nulla, oppure su bufale conclamate.
Il Corriere Della Sera, invece, decide sulla base di 4 foto che ritraggono Di Pietro assieme a Contrada in una mensa dei carabinieri che:
1) Di Pietro era d’accordo con gli americani per far cadere Craxi per via della storia di Sigonella (sulla quale di recente si è rivalutata la cosa, nessuno accennò alla concessione agli americani di una base siciliana per attacchi militari).
2) Di Pietro era in comunella con Contrada per favorire la mafia, in particolare Riina.
3) Hanno parlato nella cena di ciò che succedeva in quei giorni in Italia, dall’avviso di garanzia di Craxi a tante altre cose tra cui l’imminente arresto di Contrada (che avverrà 9 giorni dopo).
Insomma in un solo colpo accusano Di Pietro di aver complottato contro lo stato in due modi diversi con l’ausilio degli americani e con l’ausilio della mafia.
Per sostenere questo tirano per i capelli ogni piccola coincidenza (il giorno prima l’avviso di garanzia di Craxi, ed altro) dimenticandosi di far presente che Di Pietro (se era tanto amico di Contrada) poteva anche avvisarlo che stavano per arrestarlo. O no? Se, secondo il corriere, sapeva solo per aver collaborato le inchieste di mafia della perquisizione del covo di Riina, come poteva non sapere dell’arresto di Contrada?
Inoltre non sapevo che 4 foto potessero parlare! In pratica il corriere in base a delle immagini riesce addirittura a stabilire di cosa parlarono con certezza!
Prove, meno di zero. Ovviamente, loro tentano di fare il confronto con gli incontri che hanno avuto Dell’Utri ed altri mafiosi dimenticandosi, anche qui, che Dell’Utri intervenne ai matrimoni, incontrò mafiosi in Inghilterra, non in giro per il paese o una riunione di siciliani DOC. Inoltre Di Pietro era in una caserma di carabinieri, non di mafiosi!
Insomma, io non sto dicendo che Di Pietro è pulito per forza, dico solo che se queste sono prove è l’ennesimo tentativo di delegittimare la magistratura italiana facendo sembrare che valutano gli incontri di Di Pietro come cose innocenti e quelli dei parlamentari del PDL come incontri mafiosi. Non è così, perché credo ci sia differenza tra l’incontrare, in compagnia di altri, una persona che all’epoca era incensurato nonché funzionario dello stato e dei familiari di boss mafiosi.
Ma complimenti!

Capita che Giovanni Fontana su FriendFeed annunci come alcuni giornali gli telefonino per avere notizie sulla richiesta di custodia cautelare a Di Pietro. Giovanni naturalmente cade dal pero, ma su queste basi parte un thread notevole dove in tanti, sul social network, iniziano a cazzeggiare sulla balla di un Di Pietro galeotto. Capita poi che un giornalista del Giornale ne faccia un articolo dove tesse le lodi al tam tam su internet per le bufale che si propagano a macchia d’olio, non considerando che quello che ha scritto sono solo scemenze senza capo ne coda.
«Tsk, giustizia a orologeria», commenta amaro Francesco. «Ma mica possono, dai», interviene Luca Sofri che non si capisce bene se sia lo stesso celebre Luca, figlio dell’altrettanto celebre Adriano oppure no. Giovanni pare disperato, come se avessero toccato la Madonna: «Oddio all’Idv? No…». Andrea ha pure un pensierino per noi in versione hot: «Certo che se è vera viene fuori un bel casino. Mi immagino che poderose erezioni abbiano in questi momenti al Giornale e a Libero». Sono solo alcune delle perle buttate a casaccio dal Giornale: il commento davvero amaro era del Costa, ed era sulla notizia, non sulla possibilità che Di Pietro venisse accusato ingiustamente; Luca Sofri è quel Sofri famoso figlio del; la Madonna toccata a Giovani era su un altro intervento con il quale gli si chiedeva se facesse parte dello staff del parlamentare Idv; mentre Andrea… beh è Andrea. Ma la perla davvero rara arriva nel finale: “Le fonti sono quelle curiose telefonate arrivate al cronista che intanto si legge il crescendo di commenti sul suo blog: «Mi raccomando, tienici informato», si allarma Ciocci.” Ecco, FriendFeed è diventato il blog di Giovanni Fontana e noi gli stiamo rubando spazio. Ma che bravi!
Per finire in bellezza: “Ciocci l’ultima volta che si è allarmato è perché aveva finito la birra”, dice Sba. Ed io non posso che condividere
Storie di santi

Non è tanto la volontà di riabilitare Craxi – o santificarlo, come dice qualcuno – che si nota nei discorsi dei politici del Pdl in questi giorni, ma la forza che mettono per ribaltare la situazione in cui si è trovato l’ex segretario del Psi alla fine degli anni ottanta, con la situazione attuale del presidente del consiglio. Non c’è dubbio quale sia il fine ultimo, e Cicchitto lo rende pubblico nell’intervista a Cazzullo sul Corriere, a prescindere dalla possibilità di intitolare allo statista hammemita una strada milanese: le toghe rosse. La campagna pidiellista contro la magistratura è in pieno fermento, tanto che sul Giornale ci sono addirittura tre pagine, compresa la prima, che parlano dello scricchiolio di Di Pietro e del suo giustizialismo: “Il dossier sull’ex magistrato. La misteriosa attività di spionaggio alle Seychelles, gli strani rapporti con i Servizi, le indagini bollate come “irrituali” da una sentenza. E dopo le foto, spuntano lettere alla moglie di Contrada. Che diceva di non conoscere.”
Insomma, serve un santo per santificarne un altro.
Sotto le nuvole

[L'Italia fra le nuvole by gicaps]
In un partito d’opposizione che nemmeno in tempo di crisi riesce a spostare consensi, c’è da chiedersi le ragioni per cui uno come Francesco Boccia sia candidabile in Puglia, mentre una signora della politica come Emma Bonino non viene accettata dal Pd laziale e nazionale. Anzi: si chiede ad un presidente di provincia di sondare il terreno per eventuali candidati, manco fossimo a settembre con tutto il tempo per trovarlo e fare le eventuali primarie.
Si piange per i consensi che Di Pietro starebbe portando a Berlusconi attaccandolo in quel modo, ma non si guarda in casa propria dove si procede alacremente per consegnare alla destra due regioni importanti come Lazio e Puglia, solo perché gli unici due candidati credibili non stanno simpatici a Casini. La stima per i dirigenti del Partito Democratico in questo momento è sotto i tacchi. Di Berlusconi.
Alla faccia della verità storica
Scritto da lufo88 in Notizie, Personaggi inutili, Politica il 29 dicembre 2009
Di Pietro si lamenta con tutte le ragioni di questo mondo. Celebrare Craxi vuol dire celebrare un delinquente. Punto.
Anche perché chi più di Di Pietro sa chi era Craxi. Anziché salvare la faccia e dire “sì, è il caso che ci dissociamo dalle iniziative pro-Craxi” il PDL dà addosso a Di Pietro! Incredibile.
Mi aspetto santificazioni di Mussolini!
Odio!

Leggendo i giornali di oggi il minimo comune denominatore è uno solo: Berlusconi è stato aggredito dal clima di odio nel Paese.
Il Giornale apre per tre quarti con una foto di Berlusconi insanguinato, e il titolo è “Violenza costituzionale“. Nel sottotitolo della prima si legge “L’assalitore è un pazzo, ma i mandanti morali sono noti. E anche certi politici del centrodestra… Di Pietro è contento: «è lui che istiga». Bossi: «È un atto terroristico»”. All’interno l’articolo di Sallusti ha il primo passaggio molto interessante: “Berlusconi il dittatore, il fascista, il tiranno, il monarca assoluto da abbattere a qualsiasi costo. Parole di Antonio Di Pietro, e non soltanto sue. Il fronte dell’odio anti Cavaliere ha incassato il primo risultato.”
Il Tempo invece la foto la propone per metà, ma titola “Siamo arrivati a questo” e prosegue nel sottotitolo con ”Il clima di odio verso Berlusconi produce effetti devastanti”. L’articolo della Rondinelli ha dei passaggi a dir poco surreali: “Berlusconi si volta verso la folla per rassicurarla, fa un cenno della mano per dire «sto bene». Si guarda intorno per qualche istante mentre i suoi uomini lo guidano verso la macchina. La gente è incredula per quanto è appena successo. Qualcuno scoppia anche a piangere urlando «presidente resisti».”
Il Resto del Carlino invece è più pacato titolando la foto di mezza pagina “Il tempo dell’odio“, ma il commento di Franco Cangini – È quasi peggio di un attentato – è perfetto per l’occasione: “Per compiere un attentato basta una cellula terroristica, o il gesto solitario di un fanatico. Ma l’aggressione subita ieri da Berlusconi a Milano è la conseguenza della campagna di odio che minaccia la pace civile degli italiani. Tra le invettive di Di Pietro contro questo governo fascista, il comitato di liberazione nazionale da Berlusconi auspicato dal mite Casini, le mille piazze mobilitate da Bersani, e il ricorso alla critica delle armi non è che un passo.”
L’editoriale di PG Battista sul Corsera, Un clima avvelenato, ha anch’esso un passaggio molto cruento: “Il linguaggio improntato all’odio può sfociare in gesti non privi di retroterra“. Il Ministro Matteoli sul Messaggero dice che «L’antiberlusconismo viscerale che ha caratterizzato l’azione di qualche avversario politico di Berlusconi poi porta a gesti inconsulti e di violenza. Il clima di odio che vive il Paese carica la mano a qualche sciagurato che fa quei gesti». Giampaolo Pansa in un’intervista al Corriere risponde «Mi aspetto che adesso si usino le bombe, i proiettili per togliere di mezzo i politici che non ci piacciono più. Oggi hanno aggredito Berlusconi. Domani può accadere a Fini, Bersani, allo stesso Di Pietro. Speriamo di no, ovviamente…». Ovviamente…
Questa breve carrellata solo per farvi notare che il clima d’odio che vive il Paese è stato strumentalizzato dalle testate giornalistiche e dai suoi scribi. Analizzando meglio questo clima del terrore, la cosa che salta all’occhio è che solo i giornali o i giornalisti di destra – compresi naturalmente i loro politici – pensano al nostro Paese come ad uno stato sotto assedio. È assolutamente vero che alcuni politici di sinistra hanno fatto dichiarazioni allarmanti (“istiga alla violenza” Di Pietro, e “non faccia la vittima” la Bindi), ma è altrettanto vero, anzi forse di più, che proprio i giornali vicini a Berlusconi e i giornalisti che si rispecchiano meglio nella politica berlusconiana, sono stati i primi a parlare di odio verso il premier quando è stato esattamente il contrario per quasi due anni.
Questi faccendieri scribacchini, ricordando le parole di Di Pietro e della Bindi, avrebbero fatto bene anche a ricordarsi che il presidente del Consiglio sono due anni che attacca tutte le massime cariche della Repubblica: il Presidente Napolitano perché non mantiene le promesse, la Corte Costituzionale perché ha rigettato il lodo Alfano, la Magistratura perché indaga nei suoi confronti e i giudici perché politicizzati. Ora, quando la prima carica dell’esecutivo sputtana (mi adeguo ai loro termini) la Carta Costituzionale la quale ha giurato di obbedire, quando offende gli organi della Consulta chiamandoli giudici di sinistra, quando ripetutamente afferma che il Presidente della Repubblica non è il garante della Costituzione ma solo un ex comunista (che sarà mai!), quando pubblicamente dice che i giudici sono strumentalizzati dalla sinistra e quando afferma ripetutamente che la legge non uguale per tutti, io, da spettatore, forse, un pensierino su chi ha creato questo clima di odio me lo farei. Guardando non solo a sinistra, ma soprattutto a destra magari.
Mi ha fatto sorridere l’inizio dell’articolo della Rondinelli sul Tempo: “Berlusconi si volta verso la folla per rassicurarla, fa un cenno della mano per dire «sto bene»”. Ecco, io vorrei sapere dove ha visto queste immagini la Rondinelli, perché in nessun filmato si vede Berlusconi che esce dalla macchina per rassicurare la folla, si vede solamente un Berlusconi che esce dalla macchina per farsi riprendere tutto insanguinato dalle telecamere. Sarà che la partigianeria di qualche giornalista è disarmante, sarà perché fino a ieri questo clima d’odio veniva solo scritto senza essere percepito dalla gente, almeno io non lo percepivo, sarà probabilmente che il Governo era in rotta viste le continue prese di posizioni dei suoi luogotenenti. Saranno state decine di situazioni diverse che hanno portato ad un clima di paura e di odio adesso, non prima dell’attentato a Berlusconi.
Un pensiero che mi frulla da stamattina. Da settimane i giornali di destra parlano di antiberlusconismo per via del No-B Day e del Mille piazze del Pd, che, per inciso, sono state tra le manifestazioni più pacifiche mai registrate nel nostro Paese; da mesi i politici di destra dicono di avere un libretto con i nomi dei programmi e dei conduttori anti-Berlusconi; da mesi si va avanti in Parlamento solo con decreti legge e con la fiducia; gli scontri tra Berlusconi e Fini in questo ultimo periodo si sono acuiti ulteriormente; anche i giornali esteri parlano male di Berlusconi e dei suoi problemi con la giustizia; Spatuzza che accusa Berlusconi di essere mafioso; l’altro giorno Berlusconi in un vertice europeo ha attaccato la Magistratura e la Costituzione senza nessun motivo plausibile. E infine ieri, durante il comizio a Milano, Berlusconi ha detto che i consensi al suo Governo sono al 55 per cento, e se non ricordo male – e posso anche sbagliarmi - qualche mese fa erano ben oltre il 60 per cento, quindi nettamente in calo. A questo punto la domanda che mi pongo è la seguente: e se per esempio Berlusconi non fosse la vittima ma il colpevole?
[Update: pare che le parole della Bindi siano state: "Sia ben chiaro, questa intervista deve aprirsi con la solidarietà a Berlusconi e con la condanna del gesto. Resta il fatto che tra gli artefici di questo clima c’è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima. Questi gesti vanno sempre condannati, mai giustificati. Qualche volta però sono spiegabili". Quindi il significato prende una piega completamente diversa se letta in tutto il contesto, e non è la sola non faccia la vittima che prende ma la frase nella sua interezza che è a mio parere condivisibile.]



È stato detto