Articoli con tag Editoriale

Il gigante di mamma Rai

Esistono persone che non si fermano davanti a nulla pur di esprimere il loro modo di essere e il loro modo di fare giornalismo. Ieri sera durante il Tg1 delle 20, Augusto Minzolini ha dato sfoggio delle sue doti editorialistiche commentando per la terza volta a favore di Berlusconi: questa volta lo spunto è stato il dibattito sulla Giustizia e il reintegro dell’immunità parlamentare.

Qualche anno fa Maria Luisa Busi sempre del TG1, dopo averci fatto vedere l’ennesimo servizio sulla bambina bielorussa tolta alla famiglia italiana per essere riportata in patria, fece un commento molto amaro e molto autocritico su tutto ciò che gira attorno ad una tragedia – diventata notizia appena passata sui media – e sulla commiserazione dei protagonisti appena si accendono i riflettori. Quella è stata una delle poche volte in cui un giornalista diventa critico di se stesso.

Stavolta la situazione è assolutamente diversa ma non per questo meno grave. Vittorio Zambardino, commentando anni fa sul suo blog una notizia di politica interna, disse una frase che mi colpì parecchio e che all’incirca faceva così: “ogni persona, ad un certo punto della propria vita, dovrebbe fare politica attivamente.” Non so spiegare perché ritengo importante quella frase, è certo però che mi perseguita per la sua semplicità e per i vari spunti che essa comporta. Il contesto allora era assolutamente diverso, però credo che quella frase possa oggi attribuirsi al capo del Governo in carica per via delle sue magagne con la Giustizia.

Ieri sera Minzolini per l’ennesima volta si è distinto per la sua operosità verso una causa che trova ampi dibattiti sull’una e sull’altra sponda della politica italiana. Berlusconi ci sta provando con tutte le sue forze a non essere incastrato nel processo Mills, probabilmente riconosce che stavolta ha poche chances di successo in aula e quindi, da vero stratega, sta sguinzagliando i suoi mastini per far approvare una legge che lo metta al riparo da possibili ripercussioni legali. Dopo l’incostituzionalità del Lodo Alfano, Berlusconi ha prima provato a far reinserire l’immunità parlamentare senza riuscirci, qualche giorno fa ha cercato di far prescrivere i processi, adesso ha pensato bene di tornare alla carica nuovamente con l’immunità parlamentare. E come lo fa?  Mettendo davanti alle tv degli italiani la faccia del direttore del primo telegiornale italiano: il gigante Augusto Minzolini noto come “scodinzolini” per gli affettuosi consigli ricevuti da Silvio Berlusconi.

È una storia vecchia quella degli editoriali di Minzolini, è la terza volta che il direttore del TG1 si appropria del mezzo pubblico per difendere la causa di Arcore. E non è tanto cosa dice o perché le dice che da’ fastidio, quanto fare un uso privato della tv pubblica. Un uso che due anni fa costò un richiamo più o meno ufficiale alla Busi per aver detto delle affermazioni assolutamente giuste – condivise dalla classe politica quanto dall’uomo della strada – ma che non le evitò il richiamo dal comitato di garanzia per “uso personale del TG Rai”. Allora c’era la sinistra al Governo e Berlusconi all’opposizione, oggi è al contrario.

Non mi interessa cosa dice Minzolini e se ha o meno ragione, il dubbio è se la Rai farà qualcosa per fermare questa accozzaglia di presunzione, oppure dobbiamo davvero credere che non c’è più distinzione tra il servizio pubblico e quello privato offerto dal presidente del Consiglio. Minzolini potrebbe benissimo farsi ospitare da Fede per i suoi commenti, ho quasi la certezza che l’Emilio nazionale ne sarebbe estremamente felice.

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Il direttore del TG1 Minzolini contro la manifestazione di ieri

Il direttore del TG1 Augusto Minzolini, in un editoriale nel Tg delle 20,00 del 3 ottobre, critica e ritiene incomprensibile la manifestazione a favore della libertà di stampa e d’informazione tenutasi a Roma e in tutta Italia. Vediamone i punti salienti.

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Lo dico senza spirito polemico: la manifestazione di oggi per la libertà di stampa per me è incomprensibile. Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. È in atto uno scontro di poteri nell’informazione e la manifestazione di oggi fotografa una realtà: una manifestazione convocata contro la decisione del premier di presentare due querele, a Repubblica e all’Unità. In realtà negli ultimi 10 anni sono 430 le querele dei politici, per il 68% di esponenti di sinistra. E’ possibile che la libertà di stampa venga messa in pericolo solo da due querele di Berlusconi?
La manifestazione di oggi è un episodio di questo scontro perché fotografa una disparità. E’ stata convocata contro la decisione del premier di querelare due giornali, Repubblica e Unità. Si confessano due sole querele ma non quelle che colpiscono gli altri giornali, magari di diverso orientamento.

Vediamo poi quello che succede all’estero. Nel 2004, Tony Blair dopo un lungo braccio di ferro che arrivò quasi in tribunale e costrinse alle dimissioni i vertici della Bbc, che lo accusavano di aver falsificato i dossier sulla guerra in Iraq. Non si può pensare che i giornali abbiano sempre ragione. La difesa corporativa non fa bene all’autorevolezza dei media; specie in Italia, dove si ha una strana concezione del pluralismo dell’informazione. Ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi: chi ha questa concezione, manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico.

Il direttore Minzolini sbaglia pur sapendo di sbagliare. La vicenda del 2004 in realtà non arrivò mai in tribunale e Tony Blair non querelò mai la Bbc. La commissione d’inchiesta indipendente di Lord Hutton fu creata per investigare sulla morte di un consulente del governo, David Kelly, che nel 2002 aveva scritto un rapporto sulle armi di distruzione di massa in Iraq. Dopo il servizio della Bbc in cui Kelly veniva individuato come la fonte in grado di sostenere che il rapporto era stato manipolato per agevolare l’intervento britannico in Iraq, Kelly si suicidò. In seguito all’inchiesta, che individuò l’errore della Bbc sulle accuse di manipolazione e scagionò il premier, il presidente e il direttore generale della rete pubblica si dimisero, ammettendo l’errore. Ma non c’era stata alcuna querela da parte del premier o di membri del governo.

I media non possono avere sempre ragione, ma è assolutamente indispensabile dare l’opportunità alla stampa di informare il cittadino sui fatti che accadono nel Paese. Come è indispensabile capire che non è giusto dire cose poco documentate o piene di mezze verità. Perché se la stampa è libera, lo è anche la verità. E Minzolini non è, e non lo è stato nemmeno ieri, un maestro di obiettività.

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Berlusconi al desnudo

Non si confonda, Silvio Berlusconi: chi rispetta la sua intimità è la stampa democratica, mentre è lui che non cessa di metterla in discussione. Perché la pubblicazione delle fotografie delle sue feste private non risponde alla volontà di giudicarne la morale di cittadino ma a quella di dimostrare che è lui stesso, come primo ministro, a volere convertire lo spazio della politica democratica in un mero prolungamento delle sue relazioni di amicizia e dei suoi divertimenti.

E questo è esattamente ciò che ha fatto, secondo le sue stesse dichiarazioni, nel preparare le liste elettorali del suo partito e finanche nell’assegnare responsabilità di governo. E lo stesso dicasi per quanto riguarda l’uso dei mezzi che lo Stato mette a disposizione del premier per ottemperare ai suoi obblighi istituzionali. Trasportare invitati a feste private non è compito degli aerei ufficiali, sia che si tratti di ballerine o di presentatrici televisive. E il fatto che il primo ministro abbia fatto approvare nel 2008 una legge per estendere a qualsiasi accompagnatore l’uso dei voli di Stato non rappresenta una copertura giuridica a tale prassi: mette in evidenza, piuttosto, un clamoroso abuso di potere.

La stampa italiana ha denunciato lo scandalo. Il premier, per tutta risposta, non si è limitato a negare o minimizzare i fatti, presentandosi come un paterno protettore di fanciulle di cui ammira, a quanto assicura, i particolari talenti artistici o politici; ha tentato persino, confondendo di proposito interessi pubblici e privati, di screditare quei cittadini che, come la sua stessa moglie, erano in condizione di confermare la veridicità delle denunce a suo carico. E proprio queste pressioni dimostrano che, con Berlusconi al potere, la libertà di espressione è in pericolo. La magistratura italiana, d’altro canto, ha sequestrato l’intero archivio del fotografo autore delle immagini.

Questo scandalo mette a nudo Berlusconi non come cittadino ma come politico.
Se, fino ad ora, le sue intemperanze erano state prese a mo’ di scherzo, da oggi esistono nuovi e gravi motivi per rendersi conto che ciò che il primo ministro mette in pericolo è il futuro dell’Italia come Stato di diritto. E un’Italia che scivola lungo la china in cui Berlusconi la sta trascinando è motivo di preoccupazione non solo per gli italiani, ma per tutti gli europei.

(E questo è quanto, signori.)

Fulvia De Feo
[L'editoriale con cui El País accompagna la sua prima pagina di oggi dedicata al premier italiano. Mi prendo la briga di tradurlo un attimo, quindi, ché sento il bisogno di immortalare, a futura memoria, il momento più basso toccato dal mio paese da quando sono nata.]

Nota: nell’editoriale di El Pais l’ultima parte è in grassetto (è mio, non dell’originale), e sono le stesse cose che più di un mese fa scrissi in questo blog.

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Il vero volto del Cavaliere

Il vero volto del cavaliere.

La nuova norma berlusconiana (presentata come un emendamento al decreto-sicurezza, firmato direttamente dai Presidenti della I e II commissione di Palazzo Madama) obbliga i giudici a dare “precedenza assoluta” ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo dell’intervento: la sospensione “immediata e per la durata di un anno” di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 dicembre 2001 che si trovino “in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado”.
È esattamente la situazione in cui si trova Silvio Berlusconi nel processo in corso davanti al Tribunale di Milano per corruzione in atti giudiziari: con l’accusa di aver spinto l’avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri della galassia Fininvest all’estero.

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