Dopo la proposta al Partito Democratico di far sempre le primarie nei collegi elettorali, da un paio di giorni L’Unità ha lanciato una raccolta firme all’appello del direttore. Quest’appello, come per ogni altro che riguarda qualsiasi cosa da cambiare nel Pd, ha ottenuto circa 3mila firme in poco meno di tre giorni, sicché è diventato fattore di evidente popolarità.
Oggi Simone Collini, sempre per L’Unità, intervista il segretario Bersani, il quale, col solito pragmatismo che lo contraddistingue, si rende subito disponibile anche a questa alternativa ponendo però alla base del suo principio il cambiamento dell’attuale legge elettorale:
«È la dimostrazione che c’è grande voglia di partecipazione». Reagisce così il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, che incontriamo in un albergo del centro di Torino quando sta per andare a Piazza Castello per il discorso d’apertura della Festa nazionale del Pd, alla notizia della straordinaria adesione dei lettori all’appello de l’Unità . L’idea delle primarie ovunque, come strumento per rimediare ai danni del “porcellum”, era stata prospettata da lui stesso in una serie di occasioni. «Ma questo entusiasmo – aggiunge – deve e può aiutarci a cambiare l’attuale legge elettorale». È questo il principale obiettivo del Partito democratico. «In questa fase – prosegue Bersani – non possiamo rassegnarci, non possiamo accontentarci di dare l’esempio. In gioco c’è il destino del paese, non è solo questione di quanto sia a posto il Pd. Il nostro è il partito della partecipazione, lo abbiamo dimostrato ogni qualvolta abbiamo fatto ricorso alle primarie per le scelte più importanti. Ora però dobbiamo concentrarci per cambiare la legge elettorale. Perché se anche il solo Berlusconi riesce a nominare i suoi parlamentari, non è che l’Italia starà meglio. Anzi«. Il ragionamento del il leader del Pd è che la «porcata» di Roberto Calderoli gioca una parte non secondaria nell’attuale opera di delegittimazione del Parlamento. Solo con deputati e senatori della maggioranza “nominati” dai vertici di partito o addirittura da “uno solo”, dice Bersani, Camera e Senato possono essere impunemente trasformati in “votifici” dove la discussione è bandita, il confronto democratico annullato e il dissenso messo a tacere con il continuo ricorso al voto di fiducia.
Bersani evidenzia che il “Porcellum” va cambiato a tutti i costi perché non è auspicabile che siano le segreterie dei partiti a decidere chi nominare a scapito della scelta elettorale, ma se per problemi tempistici ci si dovesse ricorrere ancora una volta, il segretario del Partito Democratico indica la strada che il suo partito seguirà per la scelta dei nuovi parlamentari:
Per questo la battaglia per cambiare la legge elettorale è considerata “prioritaria”. Il problema del che fare se il “porcellum” dovesse restare è però presente. Perché, viste le condizioni della maggioranza, la situazione politica potrebbe precipitare e, quindi, potrebbe mancare il tempo materiale per la riforma della legge. In questo caso, assicura il segretario, il Partito democratico farà le sue scelte «ricorrendo ai più ampi meccanismi di partecipazione». «I nostri parlamentari – conclude – non saranno nominati».
Dunque anche Bersani pare voglia seguire la proposta della De Gregorio, però lo stesso segretario ha ultimamente dichiarato di voler creare un Nuovo Ulivo in cui racchiudere tutte le forze d’opposizione. Pertanto, se l’accettazione di Bersani alle primarie nei collegi diventasse definitiva – cosa che escludo a priori – si verrebbe a creare un problema tutt’altro che semplice da risolvere.
E’ importante considerare che le forze in campo non dipendono dal Pd, ma hanno una loro forza e consistenza politica. In sostanza, il Pd non può pretendere di fare le primarie da solo senza considerare i nuovi alleati, quindi dovrebbe farle di coalizione. Ma le primarie di coalizione esistono già nello statuto del Pd – lo si è visto in Puglia con Vendola di SeL e Boccia del Pd -, mentre queste in realtà dovrebbero portare l’elettore a decidere chi eleggere da una lista di candidati proposta da ogni singolo partito.
Ciò comporta che ogni partito scelga un proprio candidato autonomamente, e poi lo inserisca nella lista per le primarie. A questo punto però, le scelte degli alleati dipendono dalle segreterie e quindi si creerebbe un pastrocchio tipo mini porcellum, quindi in pratica le cose cambierebbero solo per i candidati del Pd. Se comunque si decidesse verso questa proposta, potremmo persino trovarci a rinfocolare il vecchio Mattarellum per colpa delle forze inique in campo: non credo proprio che il Pd si metterà sullo stesso piano delle altre forze politiche pur essendo il partito più grosso. Quindi la scelta verrà fatta col maggioritario, e il modello preferito potrebbe essere la vecchia legge elettorale.
Se si optasse per questa proposta non sarebbe il Porcellum, ma si ci avvicina tanto.














