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La Russa ministro della difesa
Il Ministro della difesa Ignazio La Russa è uno che prende molto seriamente il lavoro che svolge. Infatti, durante la conferenza stampa del premier Berlusconi sul respingimento del ricorso al Tar per le liste in Lazio, un giornalista freelance – Rocco Carlomagno – ha cercato ripetutamente di chiedere al Presidente del Consiglio notizie sul caso Bertolaso e sul caos liste. Il premier a quel punto, dopo avergli risposto un paio di volte di attenersi all’ordine, ha chiesto alla security di scortarlo fuori dalla sala, ma La Russa, con impeto marziale, ha prima preso da parte il freelance chiedendo di star zitto, dopo, vedendo il continuare del disturbo, ha messo le mani addosso all’uomo e l’ha scortato di forza fuori dalla sala.
«Leì è un picchiatore fascista», gli ha urlato Carlomagno. «Lei non è iscritto a nessun albo» ribatte La Russa. Lo stesso Denis Verdini, uno dei tanti coordinatori del Pdl, si è avvicinato alla security e pare abbia chiesto agli uomini della scorta di far allontanare La Russa.
Nel frattempo Berlusconi continuava con le sue lamentele sul ricorso non accettato dal Tar del Lazio: “E’ stata violata la legge: i nostri funzionari erano all’interno dell’ufficio circoscrizionale entro i termini. E’ stato infranto anche il buon senso. Non c’è stato nessun errore. A Roma ci hanno impedito di presentare la lista del Pdl. La discesa in piazza del Pdl e’ per rivendicare il diritto del primo partito ad essere presente alle elezioni. Che senso ha essere fiscali su qualche decina di firme? Formigoni ha milioni di voti in Lombardia”.
Il Pd, a ricorso avvenuto, fa sapere per voce del segretario Piggi Bersani che sabato sarà una manifestazione di proposta e non di protesta e in un’altra nota lo stesso Bersani ha dichiarato “Basta ricorsi da Pd e Pdl” probabilmente riferendosi al ricorso Pdl in Emilia per il candidato di centrosinistra Vasco Errani anch’esso al quarto mandato come Formigoni. Ma il commento più divertente è dell’ex segretario Dario Franceschini su Twitter: “Silvio! Se fate casino anche sulla data della manifestazione, finisce come per le liste e un po’ di gente va in piazza il 20, un po’ il 21…”
Il gioco del centrodestra è imperniato sulla mancanza di diritto al voto per gli elettori, però è un gioco sporco perché il Tar ha deciso di non ammettere la lista del Pdl a Roma e provincia e non in tutta la regione. Inoltre la candidata Polverini rimane comunque in gara a prescindere delle liste, per cui non è in pericolo il diritto al voto ma la mancanza del Pdl in Lazio. C’è un enorme differenza tra la violazione del diritto al voto e la mancanza di una lista candidata. E lo sanno, ma fanno gioco sporco per alzare i toni della polemica. Con la possibilità che gli si ritorca contro, dato che anche i sondaggi li vedono in picchiata con una perdita di oltre 11 punti rispetto ai mesi scorsi.
Ma anche no
La manifestazione di ieri è stata un successo, nessuna sigla sindacale o politica ha avuto la classica giornata da star, men che meno il Pd.
Il Partito Democratico è in uno stato confusionale tale, che nemmeno il suo presidente ha la più pallida idea se sia stato giusto non partecipare come partito. Soprattutto lei, che la sera prima della prima aveva chiaramente detto di non andare perché da presidente non sarebbe stato corretto, dice di “aver risolto il suo conflitto d’interesse”. Il Pd invece non ha risolto i propri conflitti interni, e ieri al No B Day i suoi maggiori dirigenti erano in piazza S. Giovanni a manifestare contro Berlusconi: Franceschini, Marino, Bindi e Scalfarotto tra i tanti, ma anche Veltroni sotto forma di ologramma. C’erano tutti insomma, c’erano molti uomini del Pd, dagli iscritti ai semplici elettori… ma non c’era il Partito Democratico, Bersani ha ritenuto più giusto non imbucarsi in una manifestazione della rete.
Oggi i piddini si chiedono quale è stato il motivo di questa scelta, perché il segretario del nuovo corso non si è buttato nella prima e unica, finora, manifestazione organizzata dalla gente comune. Si chiedono ancora una volta come ha intenzione di proporsi Bersani alla guida del primo partito d’opposizione senza raccogliere i pezzi lasciati per strada, ma raccolti – come se non lo sapessimo – dal giustizialista Di Pietro solamente perché è l’unico a dire le cose in faccia senza mai scomporsi. È sbagliato così, per carità, ma vallo a far capire alle gente stufa di quindici anni di governo di destra. Il cappello Di Pietro glielo mette ogni volta, basta solo il nome BER-LU-SCO-NI per eccitarlo e tirar fuori dalla patta il suo grosso megafono. Si è visto ieri, anche se non s’è visto Antonio parlare, è bastata la presenza. Quella che è mancata ufficialmente del Pd.
Fortunatamente alcuni dei nostri c’erano. Sfortunatamente non contavano. Perché Bersani non ha voluto i democratici in piazza? Perché Bersani ha creduto che fosse solo un motivo come un altro per mettere il cappello? E perché ancora oggi non riesce a dare una risposta credibile? Abbiamo perso un’occasione per essere tra la gente, abbiamo perso l’ennesima occasione per dire la nostra. E purtroppo non sarà manco l’ultima. Forse è davvero colpa della “dottrina Veltroni” come la chiama Luca Ricolfi sulla Stampa di oggi. Forse lo è, ma forse è solo la solita melina di un Partito Democratico che crede di saper fare, ma messo alla prova si tira semplicemente indietro perché non ne è capace. Forse…
Settimana prossima ci sarà il “Mille piazze”: quanta gente crede di raccogliere Bersani con una manifestazione che ha come unico obbiettivo quello di fare il verso al No-BDay. Non è una domanda, ma una riflessione dalle tante risposte. Forse, ma anche no.
L'acqua bene di lusso
Sapevamo che l’acqua è un bene primario e per questo è di tutti, oggi, in Italia, l’acqua è diventato un bene privato e quindi non più per tutti. Con i complimenti del popolo italiano che ha eletto questo Governo di destra e della Lega.
Il decreto del Ministro Ronchi è stato approvato per soli 50 voti di scarto, nonostante la fiducia richiesta dal Ministro e, soprattutto, dopo che la stessa maggioranza era andata sotto per ben quattro volte richiedendo, alla fine, la fiducia numero 26 per questo esecutivo.
Il Parlamento non è più luogo di dialogo istituzionale, ma un mero strumento delegittimato da questa maggioranza. È democrazia questa?
L’acqua è un business da 8 miliardi l’anno, e il Governo ha cercato – purtroppo riuscendoci – di portare quei soldi nelle mani di multinazionali che faranno di tutto per raddoppiare i loro interessi, a scapito del bene pubblico naturalmente. Ronchi e Fitto hanno dichiarato che «non ci saranno innalzamenti delle tariffe», ma su tutti i Tg Antonio Catricalà, presidente dell’antitrust, ha dichiarato che è possibile un aumento delle tariffe ma è un dovere degli enti locali vigilare affinché i costi rimangano entro i limiti. Catricalà si sbaglia di grosso: con l’approvazione del decreto “salva- infrazioni”, la riforma sulla gestione dell’acqua, lo Stato si impegna a non superare la soglia del 40 per cento di partecipazione pubblica. Ciò significa che nel migliore dei casi lo Stato italiano NON potrà decidere quanto e dove si aumenteranno i prezzi, ma – ove verrà richiesto da “forze governative” e nel caso di massima partecipazione – mettere un veto che porti a nuove negoziazioni.
Un discorso a parte si dovrebbe fare per la Lega, l’ex partito del popolo del nord. Dopo mesi di discussioni e dibattiti su quanto fosse generalista e inefficace la liberalizzazione dell’acqua, soprattutto con il Ministro Calderoli, ieri anche la Lega si è smentita votando a favore del decreto. Chiare sono state le parole del leader del Carroccio Umberto Bossi: “Non si muore per una legge, ma si muore se cade il governo”. Questa è coerenza secondo loro, ma per noi dell’opposizione significa vendersi al nemico per bieche convenienze. Avanti così!
L’opposizione del Partito Democratico è stata molto forte e compatta. Dario Franceschini, capogruppo alla Camera, si è espresso in maniera netta e senza tanti fronzoli: . ”Ormai siamo di fronte ad una maggioranza lacerata da continue divisioni quotidiane che non riesce nemmeno piu’ a garantire le presenze in aula. Andare sotto quattro volte in una giornata disponendo di una maggioranza di oltre 70 deputati e’ segno di una crisi gravissima”. Mentre il vice presidente del Pd Marina Sereni ha riferito: “la Camera farà un opposizione netta e intransigente affinché il decreto 135 venga fermato e modificato”, aggiungendo che “è del tutto inaccettabile che ancora una volta il Governo in maniera frettolosa e pasticciata tenti di affrontare un tema complesso e articolato come quello delle risorse idriche e dei servizi pubblici locali in un decreto che si occupa di infrazioni rispetto alle normative comunitarie”. Jean Leonard Touadi ha rincarato la dose: “le motivazioni di urgenza addotte dal Ministro dei rapporti con il Parlamento sono assolutamente pretestuose. Il provvedimento tocca un aspetto fondamentale della vita dei cittadini e delle comunità locali, e su questo il dibattito parlamentare è indispensabile per evitare che il business di pochi prevalga sulla necessità di tutti. Mi chiedo se la prossima mossa della maggioranza non sarà quella di sottoporre alla fiducia anche l’aria che respiriamo”.
Ermete Realacci si è invece scagliato contro l’operato incoerente della Lega: “L’ordine del giorno della Lega sull’acqua è una presa per i fondelli, un modo per pulirsi la coscienza, che però non cambia le cose. L’unica ragione per cui il governo ha posto la fiducia su questo decreto è proprio questa normativa sulla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali. Oltretutto essa non è necessitata da alcun vincolo o obbligo comunitario; è una scelta solo politica, che contraddice la posizione storica della Lega. È una presa per i fondelli. La Lega presenterà un documento che si farà approvare dal governo”.
Stesso discorso per il Senatore Roberto Della Seta: “è indecente il doppio gioco della Lega sull’acqua: con Calderoli firma il decreto che obbliga alla privatizzazione dei servizi idrici, in Parlamento fa finta di non essere d’accordo. Con l’aggravante della fiducia sul decreto. Etica pubblica vuol dire anche non prendere in giro i cittadini. E oggi i cittadini devono sapere che la Lega è uno dei principali artefici di una norma che consegnerà il business dell’acqua a quattro o cinque multinazionali, impedendo ogni efficace controllo pubblico sui criteri d’uso, sul prezzo, sulla tutela di un bene comune come le risorse idriche”.
Insomma, l’acqua entro due anni verrà privatizzata e noi cittadini dovremmo usarla come un bene di lusso e non come un bene primario, grazie al Governo che ha il massimo dei consensi e al Presidente del Consiglio migliore che abbiamo mai avuto negli ultimi 150 anni. Grazie davvero!
[Per il Pd di Cordenons ]
Meglio crederci che restare indietro
Torno sulla questione. Rosy Bindi presidente, Ivan Scalfarotto e Marina Sereni vice, Bersani segretario, Letta vice segretario, Franceschini capogruppo alla Camera e la Finocchiaro riconfermata al Senato. E via tutti gli altri del direttivo nazionale iniziando da Prodi e finendo con i vari Bassolino, Loiero, Latorre, D’Alema, Iervolino ecc.
Non sindacalizzo sui nomi e sulle cariche, ma sulle persone. È possibile che un partito dato per riformista e che si è dato delle regole pluraliste – leggi Primarie – per cambiare i propri dirigenti ogni tanto, almeno ogni 4 anni, possa mettere a capo delle proprie strutture organizzative e dirigenziali sempre gli stessi uomini? Vi pare possibile che il cambiamento sbattuto in prima pagina venga affossato dai soliti nomi, quei soliti nomi che girano almeno da vent’anni che hanno affossato i Ds prima e il Pd dopo? A me non pare tanto efficace come sistema.
La Bindi si riconosce come laica e popolare, Ivan probabilmente romperà le balle a tutti col suo modo di fare, mentre la Sereni è colei che disse durante gli anni dei Dico che non erano una priorità. Tre volti della stessa medaglia per accontentare le tre mozioni partecipanti alle Primarie, ma, nel contempo,eterogenei come persone e come modi di esporsi in politica e nella vita.
Enrico Letta doveva diventare il Presidente del Pd dato il doppio incarico della Bindi vice presidente della Camera, ma alla fine il buon senso ha avuto la meglio: per cui Letta è il vice di Bersani perché è giusto che chi vince si prenda le responsabilità di governare e mettere i propri uomini al comando. Della presidenza ne ho già parlato, adesso bisognerà vedere gli incarichi “minori” come andranno distribuiti. Si parla di un non cambiamento, dunque Gentiloni rimarrà alle Comunicazioni, Fassino agli esteri e Fioroni all’istruzione.
Come dicevo non molto tempo fa, Dario Franceschini si è visto assegnare la presidenza dei deputati: per carità, non c’è nulla di male, però non è il caso di parlare di cambiamenti quando invece se ne vedono ben pochi.
I meriti con i quali si è confermata Anna Finocchiaro capogruppo in Senato francamente non li conosco, l’unica sua performance degna di nota è la debacle in Sicilia e il suo ritorno in Senato con la coda tra le gambe senza avere il coraggio di fare, una volta tanto, vera opposizione tra i banchi dell’ARS. Non credo sia questo il motivo naturalmente.
In questo momento mi aspetto ben poco dal Pd, mentre mi aspetto molto dagli uomini e dalle donne che compongono il nuovo direttivo. Mi aspetto che Marino e Civati impongano l’agenda al segretario con le nostre idee sui punti fondamentali (diritti civili, laicità, primarie…); mi aspetto che Paola Concia non si debba più sentire esclusa da un partito il quale, per sua stessa ammissione, non ha le palle per fare le riforme sui diritti civili (“Sono molto contenta di avere una donna come presidente e un omosessuale come vicepresidente, ma non sarò soddisfatta finché non vedrò Rosy Bindi presidente del consiglio e Ivan Scalfarotto ministro degli esteri!”); mi aspetto che Ivan con la sua fresca nomina possa avere più spazio decisionale di quanto ne avesse con Franceschini (“Ivan, sono il tuo segretario!“). E mi aspetto che gli uomini e le donne che compongono la direzione siano veramente innovativi nelle idee e abbiano realmente quella voglia – quella forza – di essere riformisti. Di loro stessi prima di tutto.
Auguri Partito Democratico, perché è sempre meglio crederci adesso che aspettare il prossimo treno.
Il problema della lista doppia

Stesso problema della Serracchiani con la doppia lista
Il bicchiere è mezzo vuoto
Quello che ho da dire sulle Primarie e che mai avrei voluto vedere.
Ha vinto Bersani, ha perso Franceschini. Bersani è andato al 53% perdendo tre punti rispetto ai voti dei Congressi, ma Franceschini non è stato da meno perché anche lui è andato dal 36% dei circoli a poco più del 34% delle Primarie, mentre Marino è stato l’unico che ha aumentato i voti dal 7.6% al 12.7%: praticamente i voti persi da Bersani e Franceschini sono andati al Senatore chirurgo. Ma non si può considerare una vittoria quella del Senatore: Ignazio Marino, e noi volontari della sua mozione, eravamo quasi convinti di riuscire ad arrivare vicini al 20 per cento, per cui andare sotto di 7 punti è evidentemente una sconfitta.
Dal Partito Democratico dicono che il vero vincitore è stato il popolo delle Primarie. Secondo me c’è da fare una considerazione: il bicchiere lo vogliamo mezzo vuoto o mezzo pieno? Se le guardiamo in positivo queste Primarie hanno spostato quasi tre milioni di persone dalle proprie case ai seggi, e quindi hanno permesso di eleggere il segretario con un largo consenso. Il popolo delle Primarie però si è attestato a quello degli iscritti: Bersani è andato ben oltre la soglia del 50 per cento perché quasi un milione e mezzo di persone hanno scelto lui piuttosto che Dario Franceschini.
Dando per scontato che i possibili eletti sarebbero stati l’ex Ministro e l’ex segretario, va da se che l’unico handicap sarebbe stato quanti voti avrebbe portato via Marino al duo di testa. Nemmeno questo è stato un problema, come si è notato. Ma è vera vittoria? Stando ai numeri lo è senza dubbio… guardando i numeri. Ma se il bicchiere fosse mezzo vuoto?
Mia personalissima riflessione. Trovo illogico, quasi impossibile, che tre milioni di persone sono andati ai seggi per poi eleggere lo stesso candidato uscito vincente dai congressi. Lo trovo illogico perché è sembrato a tutti – Bersani compreso – che il voto espresso dagli elettori non iscritti avrebbe cambiato in modo considerevole queste elezioni. Lo trovo illogico perché alla fine il risultato, a parte un leggerissimo spostamento di voti, è stato tale e quale a quello delle assemblee nei circoli. Ma lo trovo illogico perché credo che tutto l’ambaradan creato per contrastare gli apparati non ha fatto altro che rafforzarli.
Chi non ha partecipato attivamente a queste Primarie non può capire cosa significa quando un potere forte si muove: crea un enorme spostamento di persone da un punto all’altro, gira e rigira un congresso – o un seggio elettorale – con una sola telefonata, tanto basta per cambiare le carte in tavola. Io e tanti altri della Marino che abbiamo girato i circoli presentando la nostra mozione, ci siamo resi perfettamente conto che quando un dibattito è aperto e libero, si viene a creare una valida alternativa al voto per l’iscritto. Quando, al contrario, il dibattito è praticamente bloccato, in quel circolo è matematico che gli apparati avranno vita facile e vinceranno di larga misura. Ce ne siamo accorti molte volte qui a Pordenone: in quei circoli dove sono state dibattute le mozioni seriamente e liberamente, la proposta Marino prendeva i presenti in un modo incredibile; quando il dibattimento era chiuso già in partenza la Marino era scontato che prendeva pochissimi voti. Un esempio lampante è stato in un circolo dell’hinterland dove il dibattito è stato presentato ad otto persone, di queste, cinque sono andate a votare preferendo Marino. Il problema è che gli apparati hanno chiamato gli ottanta tesserati assenti e li hanno fatti votare. Risultato: Franceschini 42 voti, Bersani 38 voti, Marino 5 voti.
Immaginatevi adesso un gigantesco corteo di truppe cammellate che fa muovere tre milioni di persone e li porta, con la manina, a votare alle Primarie. Chi credete che vinca?
Le Primarie non sono state un successo, sono state un enorme sconfitta per la democrazia e la trasparenza. Con tutto ciò Bersani è stato eletto ed è a tutti gli effetti il mio segretario. E su questo non ho dubbi.
Veniamo alle regionali. Non parlo di tutte le regioni perché non ho cognizione di causa, quindi parlerò solo del Friuli Venezia Giulia in quanto la mia regione. Anche in FVG ha vinto il neo-segretario (ai congressi aveva vinto Franceschini) ma senza sforare la maggioranza: 45.4% per Bersani, 39.1% per Franceschini (su due liste) e 15.5% per Marino. Altro discorso, enormemente più complicato, per l’elezione del segretario regionale. Ha vinto Debora Serracchiani col 52 per cento delle preferenze, ma con l’alito degli ex Margherita a soffiarle sul collo. Debora ha voluto (dovuto?) creare due liste per il nazionale – Democratici con Dario Franceschini capeggiata dal capogruppo in Regione Gianfranco Moretton, e Semplicemente Democratici da lei presieduta e dall’ala rinnovatrice che è nata in regione questa primavera -, mentre il regionale ha visto una sola lista che portava il suo nome. Sul nazionale si è creato il disastro: Moretton ha vinto il derby con Debora per 2700 voti, quindi la maggioranza è sua; mentre sulle regionali Debora deve fare i conti con un presente e pressante confronto con il deputato regionale forte di molti delegati che fanno capo alla sua area, e che, nel migliore dei casi, porterà Debora a scontrarsi prima con i suoi alleati e poi con gli avversari.
Si dice in giro che la Serracchiani non durerà più di un anno (qualcuno le da’ anche meno di sei mesi, e qualcun altro dice che ormai è vuota idealmente), quindi lo scettro passerà presto a Moretton. Il maggior problema è che bruciando Debora si è bruciato quel poco di buono che si era riusciti a fare in regione: parlo di Giorgio Zanin vincitore a sorpresa alle Primarie pordenonesi per le provinciali, parlo della decina di segretari della mia provincia che hanno dato il sangue per il rinnovamento, e parlo anche di Debora Serracchiani. La mozione Marino in regione ha preso il dodici per cento, poco influente da sola per correggere alcuni errori che inevitabilmente nasceranno. Ma se la mia ala si alleasse con i SemDem di Debora, e con alcune frange rinnovatrici di Martines (il candidato di Bersani), che si aggirerebbero attorno al 5 per cento se non ho fatto male i conti, si arriverebbe ad un ottimo 33-35 per cento più che sufficiente per governare almeno il minimo indispensabile per fare quelle riforme promesse in campagna elettorale, cioè la votazione al nuovo Statuto e la regola che blocca a due i mandati per i deputati del Pd. È possibile ottenere questi risultati ad una sola piccola condizione: Debora deve scegliere la sua segreteria nel minor tempo possibile e solamente con i suoi uomini più fidati (nessun avversario alle Primarie deve farne parte, quindi nemmeno Cristina Carloni, la candidata di Marino) e immediatamente deve partire con le riforme. Deve bruciare gli avversari sul tempo, solo così potrebbe riuscire a competere quel poco che basta per far coincidere i primi punti del suo programma con quello nostro e di pochi altri. Solo così, probabilmente.
Se invece decidesse di scendere a patti con gli ex Margherita e spartirsi le poltrone in base ai voti, ho la netta sensazione che la carriera della Serracchiani si bruci sul nascere e che questa regione – data per rinnovatrice da tanti, e per molti aspetti lo è stata davvero – si allineerà con la segreteria nazionale che di rinnovatrice non ha assolutamente nulla. E sarebbe un vero peccato!
Il bicchiere è mezzo vuoto soprattutto per il Partito Democratico: come si fa a non avere i risultati definitivi di meno di tre milioni di elettori dopo quattro giorni dalle Primarie!! Manco in Afghanistan succede questo, dannazione alla vostra organizzazione del piffero: se davate mandato a un centinaio di precari a progetto, i risultati li avremmo avuti in meno di mezza giornata, altro che Accenture…
Piccoli passi si aggiungono
Oggi fino alle 18.00 i seggi scrutinati erano ancora quelli di ieri a mezzanotte circa, cioè il 35 per cento. Poi, un paio di muniti dopo, Migliavacca ha reso il seguente comunicato stampa:
“Con il 73% dei seggi scrutinati la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie con 1.081.532 voti si attesta sul 53,3%, contro i 697.759 voti e il 34,4% di Dario Franceschini e i 249.784 voti e il 12,3% di Ignazio Marino.
La stima del numero totale di votanti è di 2.826.114.
Le schede bianche e nulle sono state 33.807, pari all’1,6%.”
E aggiunge, onde evitare fraintesi: “I dati sono ufficiosi, quelli ufficiali e definitivi saranno solo quelli certificati dalle Commissioni Regionali nei prossimi giorni. Non siamo noi ad occuparci dei dati relativi all’elezione dei segretari regionali, sono demandati ai PD regionali”.
Si demarca ancor di più la cruda verità: Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico.
Alcuni lanci d’agenzia.
- Palmiro Ucchielli è il nuovo segretario regionale del Pd. È stato eletto con una percentuale ‘bulgara’, anzi ’sovietica’ vista l’incredibile somiglianza con Vladimir Lenin, capo del Partito bolscevico e rivoluzionario russo, pari al 97,57%, dato incompleto perché si stanno ancora conteggiando i numeri di Ancona. (Adnkronos)
- PD: IN SICILIA VERSO IL BALLOTTAGGIO, LUPO FERMO AL 39,3% E LUMIA AL 31,7%
Palermo, 26 ott. – (Adnkronos) – Per conoscere il nuovo segretario regionale del Pd in Sicilia, gli elettori dovranno aspettare ancora. L’isola va infatti il ballottaggio. Secondo gli ultimi dati disponibili, anche se non sono ancora definitivi, Giuseppe Lupo (mozione Franceschini) ha ottenuto il 39,3%, seguito da Giuseppe Lumia (autonomo) fermo al 31,7%. (Wow!)
In Friuli la Serracchiani ha vinto col 52%, ma a Pordenone non ha brillato dato il “misero” 48.8%. A Cordenons – la mia ridente cittadina – ha ottenuto 322 voti contro i 307 del candidato bersaniano Vincenzo Martines. Solo 15 voti li separavano e questo vuol dire che il risultato del congresso è stato nettamente storpiato dagli elettori. Anche questa è democrazia!
Visti i tempi stanotte avremo i risultati definitivi, anche se dubbi ormai non ce ne sono.
ps: per chi se lo fosse chiesto: Marino è in calo sì, ma non infierite ok? La Cristina Carloni in FVG ha preso un 11.4 per cento inaspettato. Inaspettato perché ci aspettavamo di più… tanto per non farci mancare nulla.
pps: la famosa riflessione a mente fredda è trasportata a domani. Forse… (domani sera ho la riunione del coordinamento provinciale per analizzare i dati. Analizzare è l’eufemismo di una parolaccia naturalmente)
| Bersani | Franceschini | Marino | schede bianche e nulle | |||||||
| regione | seggi | % | assoluto | % | assoluto | % | assoluto | % | assoluto | % |
| ABRUZZO | 216 | 69% | 24.973 | 51,50% | 17.157 | 35,40% | 6.360 | 13,10% | 533 | 1,10% |
| BASILICATA | 188 | 100% | 35.828 | 56,30% | 22.664 | 35,60% | 5.141 | 8,10% | 2.543 | 3,80% |
| ALTO ADIGE | 20 | 100% | 3.000 | 52,60% | 1.687 | 29,60% | 1.020 | 17,90% | 79 | 1,40% |
| CALABRIA | 236 | 53% | 39.516 | 77,20% | 9.650 | 18,90% | 1.989 | 3,90% | 994 | 1,90% |
| CAMPANIA | 644 | 83% | 154.622 | 61,80% | 79.606 | 31,80% | 16.090 | 6,40% | 8.467 | 3,30% |
| EMILIA-ROMAGNA | 998 | 96% | 196.926 | 53,80% | 124.426 | 34,00% | 44.468 | 12,20% | 4539 | 1,20% |
| FRIULI VENEZIA GIULIA | 205 | 100% | 23.057 | 45,30% | 19.834 | 39,00% | 7.975 | 15,70% | 678 | 1,30% |
| LAZIO | 414 | 56% | 75.821 | 46,90% | 63.313 | 39,10% | 22.686 | 14,00% | 1.906 | 1,20% |
| LIGURIA | 299 | 100% | 44.813 | 51,40% | 28.345 | 32,50% | 14.097 | 16,20% | 979 | 1,10% |
| LOMBARDIA | 625 | 45% | 60.844 | 54,80% | 32.597 | 29,40% | 17.595 | 15,80% | 1.018 | 0,90% |
| MARCHE | 219 | 59% | 18.515 | 53,30% | 11.241 | 32,30% | 5.012 | 14,40% | 507 | 1,40% |
| MOLISE | 38 | 37% | 3.429 | 78,20% | 955 | 21,80% | 0 | 0,00% | 166 | 3,60% |
| PIEMONTE | 531 | 100% | 83.208 | 53,60% | 45.220 | 29,10% | 26.784 | 17,30% | 2.384 | 1,50% |
| PUGLIA | 128 | 37% | 22.535 | 53,10% | 17.355 | 40,90% | 2.527 | 6,00% | 892 | 2,10% |
| SARDEGNA | 451 | 100% | 41.837 | 58,30% | 20.475 | 28,50% | 9.482 | 13,20% | 1.521 | 2,10% |
| SICILIA | 164 | 33% | 27.704 | 43,40% | 32.903 | 51,50% | 3.299 | 5,20% | 1.536 | 2,30% |
| TOSCANA | 988 | 98% | 121.881 | 46,40% | 104.912 | 39,90% | 35.903 | 13,70% | 2.766 | 1,00% |
| TRENTINO | 74 | 100% | 11.003 | 55,00% | 6.283 | 31,40% | 2.704 | 13,50% | 701 | 3,40% |
| UMBRIA | 90 | 24% | 9.910 | 52,10% | 6.776 | 35,60% | 2.332 | 12,30% | 267 | 1,40% |
| VALLE D’AOSTA | 36 | 100% | 1.140 | 49,00% | 796 | 34,20% | 391 | 16,80% | 18 | 0,80% |
| VENETO | 612 | 100% | 80.970 | 51,80% | 51.564 | 33,00% | 23.929 | 15,30% | 1313 | 0,80% |
| TOTALI | 7.176 | 73% | 1.081.532 | 53,30% | 697.759 | 34,40% | 249.784 | 12,30% | 33.807 | 1,60% |
Resistenza democratica

In linea di massima sono d’accordo su tutte le manifestazioni civili che intendono far valere le regole democratiche nel nostro Paese, però stavolta la “resistenza democratica” che stanno attuando i giudici e il segretario del Pd Dario Franceschini mi trova spiazzato parecchio.
Non che sia contrario, capiamoci, sono del parere che se protesta doveva esserci dovevano farla solo ed esclusivamente le associazioni di categoria (magistrati e avvocati) e non i politici, perché si strumentalizza un argomento che – secondo me – porterà più all’autodistruzione che a dei benefici tangibile nel medio termine.
Solo per dire: spero vi rendiate conto che vi state attaccando a dei calzini, e non al fatto che Berlusconi stia aizzando i suoi mastini contro gli avversari politici e finanziari che attentano al suo impero. Certo, i calzini sono la scusa per parlare esattamente dell’attacco berlusconiano. Allora parlate di questo e lasciate stare i calzini: di solito vanno ai piedi e non portano benefici se non quello di calzare meglio le scarpe. Poi fate voi…
È questo che volete?
Fioroni dice che «Se vincerà Bersani, come faranno quelli come me a restare nel partito di D’Alema? Io non so se ci saranno le condizioni…», Rutelli da mesi dice che non ne può più ma intanto non se ne va, e a quanto pare ha in animo di dar vita ad un movimento assieme a Fioroni – «Il 30% dei tesserati del Pd sta con me» – non per candidarsi alle elezioni ma per l’alternativa al centrosinistra attuale.
L’opinione di ognuno è libera e quindi non metto becco, ma tant’è…
E se vincesse Bersani?
Sulla coesione del PD, Pierluigi Castagnetti ha detto che «in Bersani prevarrà la “rotondità”, la capacità di unire e dunque creerà le migliori condizioni per la futura convivenza». Forse un Dio esiste! Ma anche no… quindi non ci resta che andare al dopo.
La Bindi non vuole fare il capogruppo perché tiene di più alla carica di vice-presidente della Camera, per cui la palla passa – e come non poteva essere – a Franceschini, mentre, udite udite, la presidenza del Partito Democratico ha una rosa di candidati da fiore all’occhiello: Romano Prodi, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro.
Di una cosa mi duole: è mai possibile che nessuno pensa che la vera arma del Partito Democratico contro la Destra sia l’unione e non la deflagrazione verso nuovi partiti/movimenti? È mai possibile che le parole di Ignazio Marino per un partito unito e fuori dalle correnti passino inosservate fino a tal punto? Non pretendo che vinca il mio candidato, ma almeno che si prenda un minimo insegnamento delle cose che ha detto in questa campagna elettorale: sia in Convenzione che nel confronto, tutti e tre i candidati hanno parlato chiaramente di un PD forte e unito, vogliamo dirlo anche ai parlamentari che ci sostengono per piacere!!
Confronto tv fra i tre candidati
Confronto tv fra i tre candidati
E’ arrivato il momento del confronto. Youdem trasmette in diretta, venerdì 16 ottobre 2009 alle ore 15.00, il confronto tra i tre candidati alla Segreteria Nazionale del Partito Democratico (replica alle 21.00).
Collegati sul Live di www.youdem.tv e sul canale 813 di Sky.
Per approfondire i temi in discussione guarda gli interventi dei candidati alla Convenzione Nazionale del 11 ottobre 2009.
I moderatori del confronto saranno: Maurizio Mannoni giornalista e conduttore televisivo – TG3 – e Tiziana Ferrario giornalista e conduttrice televisiva – TG1 – La platea sarà composta da 150 persone, equamente divisa tra i sostenitori delle 3 mozioni.








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