Vi ricordate l’anno scorso in questo periodo l’inno dei primaristi “Primarie vere, primarie sempre“? A questa schiera di scapestrati rinnovatori se ne aggiunta un’altra che alla prim’ora non aveva tali sintomi:
C’è davvero bisogno di un rinnovamento della classe dirigente. Davvero questa generazione politica non ha saputo né voluto dare voce ai suoi fratelli minori, ai suoi figli. Li ha soppressi sul nascere, spesso, o li ha usati a fini di propaganda elettorale. Allora. Se andremo a votare con questa legge elettorale – sempre che la paura di votare di Berlusconi lo consenta – poiché è una legge, questa, che dà ai partiti la facoltà di nominare gli eletti (la sottrae agli elettori, certo. E ai partiti, a tutti i partiti, in fondo fa comodo) facciamo le primarie in ogni circoscrizione perché siano i cittadini a dire chi vogliono in lista. Ribaltiamo nei fatti la logica aberrante dell’imposizione dall’alto, antidemocratica. Siate voi, siamo noi a scegliere chi deve essere candidato, si presentino le liste in ordine gerarchico in base ai risultati ottenuti dal voto: risulteranno eletti coloro che sono stati preferiti dalla base elettorale. Se la base vuole il rinnovamento lo avremo.
È possibile, in qualche caso – a livello locale – lo si è fatto. Diciamolo subito: se si va ad elezioni sarete voi a scegliere i candidati. Posso sbagliare, ma sarà un banco di prova: per gli elettori soprattutto. Li chiameremo a decidere, conteremo quelli che davvero vogliono sconfiggere il caimano, isoleremo quelli che agitano le acque contro il nemico presunto nella stessa metà campo senza mai ricordare – in buona o cattiva fede – l’avversario qual è.
Beninteso: anch’io ero uno dei puristi del Pd che credeva – e lo credo ancora, al di là di tutto – alle primarie come forma democratica di partecipazione. Però con l’esperienza alcune particolarità di quel mantra mi stanno larghe. Tuttavia, mi piacerebbe credere ad una partecipazione globale in cui i cittadini – democratici, elettori, sostenitori, simpatizzanti, iscritti, e chi ne ha più ne metta – si mettano in coda davanti ai gazebi, sotto il sole, da bravi alfieri diligenti, e votino per i propri candidati sulla base del merito che credono più giusto e non solo per il metodo primaristico. Questa, in fondo, era l’anima del Partito Democratico alla sua nascita. Quell’anima che in soli due anni si è dissolta sotto la scure del partitismo senza aperture mentali e senza approfondire, veramente, quel che i democratici chiedono al Partito democratico.
Ma dall’alto dello scranno imperiale, la dirigenza del Pd non crede in queste manifestazioni giubilari fatte da persone per le persone. Loro – come la parte avversa, in fondo tutto il mondo è paese – credono di avere il dono dell’onniveggenza, per cui tutto ciò che dicono è sempre esatto, e quindi credono che a decidere debba continuare ad essere esclusivamente chi è più in alto nella scala gerarchica, senza troppo dibattito interno perché tanto il più è deciso.
Fortunatamente qualcuno ogni tanto spunta con un’idea strampalata e dà l’input alla generazione che verrà:
E, se devo ripartire da un target, partirei dai giovani, letteralmente dimenticati (e massacrati) dal governo attualmente in carica (e anche dai precedenti). Voti più mobili, che nel 2008 premiarono B: così, per capirci.






