«Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. Siamo in un’altra realtà»
Edouard Ballaman, Lega Nord, Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
«Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. Siamo in un’altra realtà»
Edouard Ballaman, Lega Nord, Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
Tags: Ballaman, FVG, Lega, Unità d'Italia
“E’ colpa tua e dei tuoi se oggi ci siamo incagliati sull’art. 45. Tutto lo Statuto è condiviso. E’ per i vostri ricatti che siamo a questo punto. Non sognatevi che io mi dimetta, in nessun caso. Se il vostro obiettivo è questo, scordatevelo…”
In queste parole di Debora Serracchiani c’è tutta la consapevolezza, la rabbia, il rancore e forse l’odio per la vecchia nomenklatura del Pd FVG che ha permesso di approvare lo Statuto regionale in tutti i suoi punti cardini, tranne l’art. 45 sui limiti ai mandati dei dirigenti in regione. Ne ho fatto un lungo articolo che gli amici di Giornalettismo mi hanno pubblicato oggi. Io penso sia interessante e vorrei un vostro parere.
Tags: FVG, PD, Serracchiani, Statuto
L’ex presidente della Commissione di garanzia regionale: «Manca una parte essenziale, il documento è monco». Non c’è il limite dei mandati per i regionali
Pd, troppi dubbi sullo statuto. E Roma potrebbe respingerlo
Uno statuto “monco” che da Roma potrebbe essere rinviato in Friuli Venezia Giulia per essere corretto. È il dubbio che serpeggia in più d’un democratico regionale, di diversa componente. Perchè l’assemblea, spaccata, domenica ha votato una “costituzione” che manca di una parte e che in un’altra non rispetta i dettami nazionali.
Dal Pd regionale lo statuto dovrà passare ora al vaglio della Commissione nazionale di garanzia, presieduta da Luigi Berlinguer, che avrà il compito di verificare la conformità delle regole del partito in Friuli Venezia Giulia con quanto stabilito a livello nazionale. Se così non fosse, il documento verrà rinviato in regione per correzioni. Un risultato che non potrebbe soddisfare nè la segretaria Fvg Debora Serracchiani nè l’assemblea regionale, che si erano impegnate a dare il via libera allo statuto considerato anche che il Fvg è l’ultima regione d’Italia a dotarsi dello strumento. D’altra parte per come si è svolto l’appuntamento democratico domenica scorsa, nulla lasciava immaginare che l’escamotage per arrivare a un sì dell’assemblea fosse stralciare una parte dello statuto, com’è accaduto. Eppure oggi quel gesto solleva più di un’obiezione sull’ammissibilità romana della “costituzione” Fvg.
Il nodo è stato quello del limite dei mandati per i consiglieri regionali, elemento inserito nello statuto nazionale del partito che prevede non più di tre legislature consecutive. Nel documento regionale, invece, quel limite non esiste, è la parte stralciata dopo una bagarre durata ore. L’assemblea, infatti, era arrivata a definire in due con deroga illimitata il limite per i regionali democratici, ma la regola sarebbe diventata effettiva se lo statuto fosse stato approvato a maggioranza qualificata, 81 voti. Resasi conto di non avere i numeri necessari, Serracchiani ha proposto lo stralcio dell’articolo e fatto così approvare il resto dello statuto. Oltre però a mancare di una parte importante, lo statuto nell’articolo successivo, il 46, prevede il limite dei mandati per i sindaci, i presidenti di Provincia, gli assessori comunali e provinciali, limite fissato in due mandati consecutivi che diventano tre per i Comuni fino a 5 mila abitanti. Anche per i consiglieri regionali, quindi, dovrebbe esistere una norma statutaria, è il pensiero più diffuso.
Altra regola, invece, è quella dell’elezione dei segretari provinciali e comunali del Pd, cariche da rinnovare in Fvg entro fine maggio. Una direttiva nazionale prevede che a votare siano solo gli iscritti, mentre lo statuto Fvg prevede anche gli elettori.
Ferdinando Milano è stato presidente della Commissione regionale di garanzia del Pd fino al 2009. E per lui va evitato il rischio di un rinvio al Fvg dalla Commissione nazionale di garanzia. «Ritengo – spiega Milano – ci sia un problema relativo alla questione dei mandati per i regionali: ogni statuto regionale e quello nazionale contengono quel limite. Si tratta quindi di una norma di rango statutario e come tale andrebbe inserita nello statuto, che al momento è quindi monco». Serracchiani ha fatto intendere che quei paletti verranno fissati in un regolamento da approvare a maggioranza semplice. Milano dissente. «Sarebbe poco comprensibile venissero fissati altrove e attraverso un altro strumento. E sarebbe abbastanza discutibile – continua Milano – una norma statutaria non approvata dalla maggioranza qualificata dell’assemblea, 81 voti, perchè le regole che normano la vita democratica di un partito vanno condivise e riconosciute dalla grande maggioranza del partito e l’assemblea è espressione forte di iscritti e elettori». Milano, quindi, rimanda il Fvg a un chiarimento con la direzione nazionale. «La questione dell’elezione di segretari comunali e provinciali, sarebbe bene venisse risolta attraverso un dialogo con Roma, anche perchè la contraddizione tra Fvg e nazionale va risolta in tempi utili considerato che da noi è vicina la scadenza di maggio. E in generale, comunque, un dialogo serve per non correre il rischio che il nostro statuto non sia conforme al nazionale».
Messaggero Veneto di oggi
Tags: Assemblea regionale, FVG, PD, Serracchiani, Statuto
mar 3
Pubblicato da Jack in Politica | Nessun commento
Lo statuto del Pd c’è, il limite dei mandati per i consiglieri regionali no. I 160 dirigenti chiamati ieri ad approvare la “costituzione democratica” sono arrivati all’assemblea regionale spaccati e nello stesso modo hanno chiuso l’assise. Con un risultato, lo stop ai paletti per l’accesso in Regione, che accontenta più il gruppo dei bersaniani e dei regionali, guidati da Gianfranco Moretton, che la segretaria Fvg Debora Serracchiani e la componente di Ignazio Marino.
L’assemblea si consuma in cinque ore di tensioni e bagarre, con le varie componenti divise su tutto, dallo svolgimento dei lavori fino alle scelte che contano. In un clima da stadio, le prime grida scoppiano perchè, prima dell’approvazione dei 74 articoli statutari, non è previsto un dibattito. O meglio, Alessandro Tesini, coordinatore della commissione di sei che ha redatto lo statuto, ne riassume i principi e poi riesce a parlare Vincenzo Martines, componente Bersani, per assicurare il voto del gruppo al documento elaborato dalla commissione, compreso l’articolo 45, quello che introduce il limite di tre mandati, retroattivi. E mentre il consigliere regionale Franco Brussa, tra le proteste, guadagna il palco per dire che no, non voterà lo statuto vista l’a ssenza di dibattito, a Flavio Pertoldi viene negato d’i ntervenire.
Così comincia l’approvazione, articolo per articolo. Il primo scoglio è la composizione dell’assemblea regionale, perchè il nuovo sistema, come spiega il consigliere Fvg Franco Iacop, mette su piani diversi eletti e iscritti. Il presidente della Regione, qualora fosse del Pd, con il nuovo statuto non potrà farvi parte e stessa cosa accadrà per i sindaci o i presidenti di Provincia.
Ma da poco è scoccato mezzogiorno quando un giovane democratico si volta e a un collega di partito dice: «Qui si fa la storia». “O non si fa”, proseguirebbe a cantare Vasco Rossi. E il Pd non la fa, scegliendo di non scegliere. Non ancora. Il momento è quello dell’a rticolo 45 e Serracchiani parla. «Ringrazio la commissione per il grande lavoro di sintesi. La mia linea è sempre stata quella di un limite di mandati per i regionali e fino all’ultimo – dice la segretaria Fvg – ho cercato di mettere tutti d’accordo. Nè la componente Bersani nè quella Marino hanno fatto fallire la sintesi dei tre mandati: il problema è sorto all’interno della mia maggioranza e quindi non voterò a favore dei tre mandati».
È qui che la sala si trasforma in spalto. Pertoldi, a nome dei regionali, giura che loro avrebbero votato per i tre mandati retroattivi. Martines e i suoi gridano al tradimento, proponendo due mandati retroattivi. La componente Marino sorride, perchè c’è un altro accordo, quello stretto con Serracchiani, per far passare la proposta “mariniana” di due mandati con deroga illimitata.
Il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, sbotta, chiede silenzio, lo ottiene. Viene illustrato l’emendamento “due mandati con deroga illimitata” e quell’emendamento, complice anche la fazione triestina dei bersaniani guidata da Roberto Cosolini, passa: 75 sì e 61 no. Tarcisio Barbo, presidente dell’assemblea, non contiene l’esuberanza democratica. Moretton non interviene mai, ma gongola.
Perchè la maggioranza composta da Serracchiani, componente Marino e un pezzo dei bersaniani ha 75 voti e per approvare lo statuto ne servono 81. Anche la segretaria Fvg lo sa e allora, su suggerimento del consigliere regionale Franco Codega, propone l’approvazione dello statuto, ma eliminando l’articolo 45. L’assemblea dice sì e a quel punto tutto è mescolato, ognuno vota lo statuto per conto proprio e lo statuto viene approvato, con 86 sì.
«Sono molto soddisfatta – afferma Serracchiani – volevo lo statuto e quello c’è. Il rinvio sul limite dei mandati ci consente di approfondire la questione, anche se, ci tengo a dirlo, quel pezzo di regionali che hanno giurato che avrebbero votato per i tre, a me non l’hanno mai detto. Approveremo quelle condizioni con un regolamento elettorale e non abbiamo fretta, si vota nel 2013».
A chiederle che limite proporrà, però, Serracchiani non lo dice. «Non faccio alcuna proposta, ragioneremo insieme su qual è il modo migliore per affrontare quel nodo», afferma Serracchiani. Durante l’ assemblea delle tensioni la segretaria era stata chiara: «Se lo statuto non passasse, non mi dimetto, perchè sono stata eletta da una rappresentanza diversa da questa assemblea». Perchè l’assise a tratti è parsa più come una conta tra chi sostiene Serracchiani e chi sostiene Moretton. E con gli scontenti per lo stop ai paletti dei mandati Serracchiani è netta. «Parlano i fatti: Moretton non ha portato a casa risultati, visto che – ripete Serracchiani – l’articolo 45 è stato eliminato e si apre una discussione nuova con un regolamento da approvare a maggioranza semplice, con meno cioè di 81 voti».
La componente Marino condivide, ma mastica amaro per un accordo saltato sul finale. Del limite di mandato, dunque, se ne riparlerà. Per il compiacimento dei regionali e dei bersaniani, che non vedono chiudersi patti che li avrebbero esclusi.
Messaggero Veneto del 1 marzo 2010
Tags: FVG, Limite dei mandati, Moretton, PD, Serracchiani, Statuto
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta che la dirigente triestina Marisa Zoppolato ha inviato ai delegati del Partito Democratico FVG.
Una sera di due anni fa, a Udine, l’Assemblea regionale di allora era riunita per approvare lo Statuto regionale del Partito democratico. Tutti gli emendamenti proposti erano stati discussi e votati a maggioranza semplice, come previsto, e l’Assemblea stava per esprimere il suo parere finale. A questo punto il voto prevedeva una maggioranza qualificata, ma, sorpresa, il numero legale per farlo prima c’era e poi non c’era più. Come mai? Ma perché un gruppetto, dissentendo da alcune scelte precedenti, se n’era semplicemente andato. Quali i motivi per un gesto così grave e antidemocratico, anche se purtroppo spesso praticato? Banalmente il limite dei mandati per i consiglieri regionale che era stato fissato a due. Di mandati se ne volevano almeno tre, 10 anni non erano sufficienti, se ne volevano almeno 15! Quindi niente voto e niente Statuto a regolare la vita del partito. Una carenza che si è fatta sentire in molte successive occasioni.
Oggi una commissione sta di nuovo lavorando alla definizione dello Statuto. Ha accolto e inserito nuovi emendamenti, che presenterà alla prossima assemblea regionale, in gran parte rinnovata dopo il congresso e le primarie. Ed ecco tra gli emendamenti ricomparire i tre mandati. La cosa sarebbe quasi ridicola, se non si configurasse come un atto di protervia. Considerato che i segretari regionali, provinciali e comunali non possono superare i due mandati, per un totale al massimo di 8 anni. La cosa si potrebbe anche discutere, ma durante la campagna congressuale i tre candidati alla segreteria hanno tutti insistito sull’importanza del rinnovamento del partito, quindi sui due mandati, per la necessità che, nel rispetto delle competenze e delle capacità acquisite, ci fosse comunque un meccanismo di ricambio. Anche per evitare il sedimentarsi di una casta di operatori politici, come purtroppo sta succedendo anche a livello nazionale.
Può sembrare cosa di poco conto, ma può anche essere il segno che il partito continua a rimanere legato a vecchie logiche di difesa dell’esistente. Proprio quello che gli elettori del PD hanno chiaramente fatto capire di non volere. Anche i recenti fatti delle candidature per le Elezioni regionali lo stanno dimostrando ampiamente. Certo, riaprire la battaglia sui mandati potrebbe creare spaccature all’interno del partito in FVG e credo che lo scopo della segretaria regionale sia quello di evitarlo. Anche a costo di rinnegare se stessa e contraddire coloro che l’hanno eletta.
Ma cosa ce ne facciamo di un’unità ottenuta attraverso un compromesso al ribasso? Contro tutte le aspettative che sono state volutamente alimentate negli elettori che, poverini, ci hanno creduto e dato ancora credito al PD. Non mi pare che sia questo il partito che doveva nascere come araba fenice dalle ceneri delle vecchie formazioni politiche e inaugurare una stagione nuova, con una nuova politica. Bisogna che ci si interroghi davvero su questo e che si abbia il coraggio di assumersi tutti la responsabilità di scelte anche difficili, ma ineludibili.
Marisa Zoppolato
Tags: FVG, Mandati, Marisa Zoppolato, PD, Serracchiani, Statuto
Quello che ho da dire sulle Primarie e che mai avrei voluto vedere.
Ha vinto Bersani, ha perso Franceschini. Bersani è andato al 53% perdendo tre punti rispetto ai voti dei Congressi, ma Franceschini non è stato da meno perché anche lui è andato dal 36% dei circoli a poco più del 34% delle Primarie, mentre Marino è stato l’unico che ha aumentato i voti dal 7.6% al 12.7%: praticamente i voti persi da Bersani e Franceschini sono andati al Senatore chirurgo. Ma non si può considerare una vittoria quella del Senatore: Ignazio Marino, e noi volontari della sua mozione, eravamo quasi convinti di riuscire ad arrivare vicini al 20 per cento, per cui andare sotto di 7 punti è evidentemente una sconfitta.
Dal Partito Democratico dicono che il vero vincitore è stato il popolo delle Primarie. Secondo me c’è da fare una considerazione: il bicchiere lo vogliamo mezzo vuoto o mezzo pieno? Se le guardiamo in positivo queste Primarie hanno spostato quasi tre milioni di persone dalle proprie case ai seggi, e quindi hanno permesso di eleggere il segretario con un largo consenso. Il popolo delle Primarie però si è attestato a quello degli iscritti: Bersani è andato ben oltre la soglia del 50 per cento perché quasi un milione e mezzo di persone hanno scelto lui piuttosto che Dario Franceschini.
Dando per scontato che i possibili eletti sarebbero stati l’ex Ministro e l’ex segretario, va da se che l’unico handicap sarebbe stato quanti voti avrebbe portato via Marino al duo di testa. Nemmeno questo è stato un problema, come si è notato. Ma è vera vittoria? Stando ai numeri lo è senza dubbio… guardando i numeri. Ma se il bicchiere fosse mezzo vuoto?
Mia personalissima riflessione. Trovo illogico, quasi impossibile, che tre milioni di persone sono andati ai seggi per poi eleggere lo stesso candidato uscito vincente dai congressi. Lo trovo illogico perché è sembrato a tutti – Bersani compreso – che il voto espresso dagli elettori non iscritti avrebbe cambiato in modo considerevole queste elezioni. Lo trovo illogico perché alla fine il risultato, a parte un leggerissimo spostamento di voti, è stato tale e quale a quello delle assemblee nei circoli. Ma lo trovo illogico perché credo che tutto l’ambaradan creato per contrastare gli apparati non ha fatto altro che rafforzarli.
Chi non ha partecipato attivamente a queste Primarie non può capire cosa significa quando un potere forte si muove: crea un enorme spostamento di persone da un punto all’altro, gira e rigira un congresso – o un seggio elettorale – con una sola telefonata, tanto basta per cambiare le carte in tavola. Io e tanti altri della Marino che abbiamo girato i circoli presentando la nostra mozione, ci siamo resi perfettamente conto che quando un dibattito è aperto e libero, si viene a creare una valida alternativa al voto per l’iscritto. Quando, al contrario, il dibattito è praticamente bloccato, in quel circolo è matematico che gli apparati avranno vita facile e vinceranno di larga misura. Ce ne siamo accorti molte volte qui a Pordenone: in quei circoli dove sono state dibattute le mozioni seriamente e liberamente, la proposta Marino prendeva i presenti in un modo incredibile; quando il dibattimento era chiuso già in partenza la Marino era scontato che prendeva pochissimi voti. Un esempio lampante è stato in un circolo dell’hinterland dove il dibattito è stato presentato ad otto persone, di queste, cinque sono andate a votare preferendo Marino. Il problema è che gli apparati hanno chiamato gli ottanta tesserati assenti e li hanno fatti votare. Risultato: Franceschini 42 voti, Bersani 38 voti, Marino 5 voti.
Immaginatevi adesso un gigantesco corteo di truppe cammellate che fa muovere tre milioni di persone e li porta, con la manina, a votare alle Primarie. Chi credete che vinca?
Le Primarie non sono state un successo, sono state un enorme sconfitta per la democrazia e la trasparenza. Con tutto ciò Bersani è stato eletto ed è a tutti gli effetti il mio segretario. E su questo non ho dubbi.
Veniamo alle regionali. Non parlo di tutte le regioni perché non ho cognizione di causa, quindi parlerò solo del Friuli Venezia Giulia in quanto la mia regione. Anche in FVG ha vinto il neo-segretario (ai congressi aveva vinto Franceschini) ma senza sforare la maggioranza: 45.4% per Bersani, 39.1% per Franceschini (su due liste) e 15.5% per Marino. Altro discorso, enormemente più complicato, per l’elezione del segretario regionale. Ha vinto Debora Serracchiani col 52 per cento delle preferenze, ma con l’alito degli ex Margherita a soffiarle sul collo. Debora ha voluto (dovuto?) creare due liste per il nazionale – Democratici con Dario Franceschini capeggiata dal capogruppo in Regione Gianfranco Moretton, e Semplicemente Democratici da lei presieduta e dall’ala rinnovatrice che è nata in regione questa primavera -, mentre il regionale ha visto una sola lista che portava il suo nome. Sul nazionale si è creato il disastro: Moretton ha vinto il derby con Debora per 2700 voti, quindi la maggioranza è sua; mentre sulle regionali Debora deve fare i conti con un presente e pressante confronto con il deputato regionale forte di molti delegati che fanno capo alla sua area, e che, nel migliore dei casi, porterà Debora a scontrarsi prima con i suoi alleati e poi con gli avversari.
Si dice in giro che la Serracchiani non durerà più di un anno (qualcuno le da’ anche meno di sei mesi, e qualcun altro dice che ormai è vuota idealmente), quindi lo scettro passerà presto a Moretton. Il maggior problema è che bruciando Debora si è bruciato quel poco di buono che si era riusciti a fare in regione: parlo di Giorgio Zanin vincitore a sorpresa alle Primarie pordenonesi per le provinciali, parlo della decina di segretari della mia provincia che hanno dato il sangue per il rinnovamento, e parlo anche di Debora Serracchiani. La mozione Marino in regione ha preso il dodici per cento, poco influente da sola per correggere alcuni errori che inevitabilmente nasceranno. Ma se la mia ala si alleasse con i SemDem di Debora, e con alcune frange rinnovatrici di Martines (il candidato di Bersani), che si aggirerebbero attorno al 5 per cento se non ho fatto male i conti, si arriverebbe ad un ottimo 33-35 per cento più che sufficiente per governare almeno il minimo indispensabile per fare quelle riforme promesse in campagna elettorale, cioè la votazione al nuovo Statuto e la regola che blocca a due i mandati per i deputati del Pd. È possibile ottenere questi risultati ad una sola piccola condizione: Debora deve scegliere la sua segreteria nel minor tempo possibile e solamente con i suoi uomini più fidati (nessun avversario alle Primarie deve farne parte, quindi nemmeno Cristina Carloni, la candidata di Marino) e immediatamente deve partire con le riforme. Deve bruciare gli avversari sul tempo, solo così potrebbe riuscire a competere quel poco che basta per far coincidere i primi punti del suo programma con quello nostro e di pochi altri. Solo così, probabilmente.
Se invece decidesse di scendere a patti con gli ex Margherita e spartirsi le poltrone in base ai voti, ho la netta sensazione che la carriera della Serracchiani si bruci sul nascere e che questa regione – data per rinnovatrice da tanti, e per molti aspetti lo è stata davvero – si allineerà con la segreteria nazionale che di rinnovatrice non ha assolutamente nulla. E sarebbe un vero peccato!
Il bicchiere è mezzo vuoto soprattutto per il Partito Democratico: come si fa a non avere i risultati definitivi di meno di tre milioni di elettori dopo quattro giorni dalle Primarie!! Manco in Afghanistan succede questo, dannazione alla vostra organizzazione del piffero: se davate mandato a un centinaio di precari a progetto, i risultati li avremmo avuti in meno di mezza giornata, altro che Accenture…
Tags: Bersani, Franceschini, FVG, Marino, PD, Pordenone, Primarie, Serracchiani
Oggi fino alle 18.00 i seggi scrutinati erano ancora quelli di ieri a mezzanotte circa, cioè il 35 per cento. Poi, un paio di muniti dopo, Migliavacca ha reso il seguente comunicato stampa:
“Con il 73% dei seggi scrutinati la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie con 1.081.532 voti si attesta sul 53,3%, contro i 697.759 voti e il 34,4% di Dario Franceschini e i 249.784 voti e il 12,3% di Ignazio Marino.
La stima del numero totale di votanti è di 2.826.114.
Le schede bianche e nulle sono state 33.807, pari all’1,6%.”
E aggiunge, onde evitare fraintesi: “I dati sono ufficiosi, quelli ufficiali e definitivi saranno solo quelli certificati dalle Commissioni Regionali nei prossimi giorni. Non siamo noi ad occuparci dei dati relativi all’elezione dei segretari regionali, sono demandati ai PD regionali”.
Si demarca ancor di più la cruda verità: Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico.
Alcuni lanci d’agenzia.
In Friuli la Serracchiani ha vinto col 52%, ma a Pordenone non ha brillato dato il “misero” 48.8%. A Cordenons – la mia ridente cittadina – ha ottenuto 322 voti contro i 307 del candidato bersaniano Vincenzo Martines. Solo 15 voti li separavano e questo vuol dire che il risultato del congresso è stato nettamente storpiato dagli elettori. Anche questa è democrazia!
Visti i tempi stanotte avremo i risultati definitivi, anche se dubbi ormai non ce ne sono.
ps: per chi se lo fosse chiesto: Marino è in calo sì, ma non infierite ok? La Cristina Carloni in FVG ha preso un 11.4 per cento inaspettato. Inaspettato perché ci aspettavamo di più… tanto per non farci mancare nulla.
pps: la famosa riflessione a mente fredda è trasportata a domani. Forse… (domani sera ho la riunione del coordinamento provinciale per analizzare i dati. Analizzare è l’eufemismo di una parolaccia naturalmente)
| Bersani | Franceschini | Marino | schede bianche e nulle | |||||||
| regione | seggi | % | assoluto | % | assoluto | % | assoluto | % | assoluto | % |
| ABRUZZO | 216 | 69% | 24.973 | 51,50% | 17.157 | 35,40% | 6.360 | 13,10% | 533 | 1,10% |
| BASILICATA | 188 | 100% | 35.828 | 56,30% | 22.664 | 35,60% | 5.141 | 8,10% | 2.543 | 3,80% |
| ALTO ADIGE | 20 | 100% | 3.000 | 52,60% | 1.687 | 29,60% | 1.020 | 17,90% | 79 | 1,40% |
| CALABRIA | 236 | 53% | 39.516 | 77,20% | 9.650 | 18,90% | 1.989 | 3,90% | 994 | 1,90% |
| CAMPANIA | 644 | 83% | 154.622 | 61,80% | 79.606 | 31,80% | 16.090 | 6,40% | 8.467 | 3,30% |
| EMILIA-ROMAGNA | 998 | 96% | 196.926 | 53,80% | 124.426 | 34,00% | 44.468 | 12,20% | 4539 | 1,20% |
| FRIULI VENEZIA GIULIA | 205 | 100% | 23.057 | 45,30% | 19.834 | 39,00% | 7.975 | 15,70% | 678 | 1,30% |
| LAZIO | 414 | 56% | 75.821 | 46,90% | 63.313 | 39,10% | 22.686 | 14,00% | 1.906 | 1,20% |
| LIGURIA | 299 | 100% | 44.813 | 51,40% | 28.345 | 32,50% | 14.097 | 16,20% | 979 | 1,10% |
| LOMBARDIA | 625 | 45% | 60.844 | 54,80% | 32.597 | 29,40% | 17.595 | 15,80% | 1.018 | 0,90% |
| MARCHE | 219 | 59% | 18.515 | 53,30% | 11.241 | 32,30% | 5.012 | 14,40% | 507 | 1,40% |
| MOLISE | 38 | 37% | 3.429 | 78,20% | 955 | 21,80% | 0 | 0,00% | 166 | 3,60% |
| PIEMONTE | 531 | 100% | 83.208 | 53,60% | 45.220 | 29,10% | 26.784 | 17,30% | 2.384 | 1,50% |
| PUGLIA | 128 | 37% | 22.535 | 53,10% | 17.355 | 40,90% | 2.527 | 6,00% | 892 | 2,10% |
| SARDEGNA | 451 | 100% | 41.837 | 58,30% | 20.475 | 28,50% | 9.482 | 13,20% | 1.521 | 2,10% |
| SICILIA | 164 | 33% | 27.704 | 43,40% | 32.903 | 51,50% | 3.299 | 5,20% | 1.536 | 2,30% |
| TOSCANA | 988 | 98% | 121.881 | 46,40% | 104.912 | 39,90% | 35.903 | 13,70% | 2.766 | 1,00% |
| TRENTINO | 74 | 100% | 11.003 | 55,00% | 6.283 | 31,40% | 2.704 | 13,50% | 701 | 3,40% |
| UMBRIA | 90 | 24% | 9.910 | 52,10% | 6.776 | 35,60% | 2.332 | 12,30% | 267 | 1,40% |
| VALLE D’AOSTA | 36 | 100% | 1.140 | 49,00% | 796 | 34,20% | 391 | 16,80% | 18 | 0,80% |
| VENETO | 612 | 100% | 80.970 | 51,80% | 51.564 | 33,00% | 23.929 | 15,30% | 1313 | 0,80% |
| TOTALI | 7.176 | 73% | 1.081.532 | 53,30% | 697.759 | 34,40% | 249.784 | 12,30% | 33.807 | 1,60% |
Tags: Bersani, Cordenons, Franceschini, FVG, Marino, Partito Democratico, Pordenone, Primarie, Segretario, Serracchiani
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