Articoli con tag Governo

Più forti noi, più forte tu…

E così Berlusconi vuole un programma di governo di soli quattro punti da presentare in Parlamento a settembre, sennò, dice, cade il governo. Secondo quanto riportato da fonti della maggioranza, i punti in questione riguarderebbero Fisco, Giustizia, Federalismo e Mezzogiorno.

Secondo invece fonti molto vicine al presdelcos i quattro punti sarebbero (in ordine sparso):

  1. Epurazione delle toghe rosse (cioè tutti i giudici)
  2. Far passare il lodo Alfano costituzionale (Verdini e i suoi stanno lavorando in tal senso)
  3. Aumentare la durata del legittimo impedimento fino all’ottobre del 2013 (non basta fino al 2011, mica è scemo!)
  4. Far fuori dal Parlamento il gruppo di Futuro e Libertà (probabilmente con una legge ad hoc)

Dunque le opposizioni – ha voglia Bersani di chiedere di non mettere veti (“A Casini, Vendola e Di Pietro chiedo di evitare veti”) - hanno solo una strada da percorrere: fare un opposizione seria che ci porti, se dio vuole, a mandare a casa l’altro dio, quello in terra.

Com’era quel vecchio slogan? Più forti noi, più forte tu…

Tags: , , , , , ,

Niente ferie, c’è la crisi!

Pare che la Rai stia per richiamare dalle vacanze Floris e Vespa (ma non Santoro, naturalmente), e aumentare l’informazione del TG1, TG2, TG3, TGR, RaiNews e Gr Radio-Rai, per degli speciali estivi sulla crisi tutta interna alla maggioranza.
E poi dicono che i dipendenti pubblici sono dei fannulloni:

«La Rai raccolga la sollecitazione del consigliere Rizzo Nervo di richiamare dalle vacanze l’approfondimento informativo, da Ballarò a Porta a Porta, vista la delicatissima situazione politica-istituzionale di queste ore. Non è pensabile che, mentre avvengono fatti politici rilevantissimi come la crisi della maggioranza, l’offerta informativa dell’azienda pubblica resti al minimo sindacale. Le richieste avanzate da diversi direttori di rete, così come le giuste rimostranze dei Radicali, devono essere raccolte dai vertici Rai».

Tags: , , , , , , , , , , ,

Berlusconi caccia Fini

Le parole di Silvio Berlusconi allontanano definitivamente Gianfranco Fini dal Pdl e dal Governo. Il divorzio è ormai cosa fatta.

“I coordinatori hanno svolto una relazione e hanno deciso di deferire ai probiviri gli onorevoli Briguglio, Granata e Bocchino, con la condivisione dell’ufficio di presidenza. Si è presentato un dissenso da parte di Fini e degli uomini a lui vicini nei confronti del governo, della Maggioranza e del presidente del Consiglio. Io non ho mai risposto, anzi ho sempre smentito i virgolettati che mi hanno attribuito. Abbiamo tenuto un comportamento responsabile, visto il momento di crisi che viviamo. Abbiamo tutti ritenuto che il Pdl non potesse pagare il prezzo troppo alto di mostrarsi un partito diviso. I tifosi si distaccano da una squadra se la vedono litigiosa, tanto più se i litigi avvengono in campo aperto. Trentatré su trentasei membri dell’ufficio di presidenza hanno ritenuto che non si potesse più continuare in questa situazione. Questa decisione sarà assunta nella sede del governo ma per quanto mi riguarda non ho nessuna difficoltà a continuare una collaborazione con validi ministri. C’é stata un’altalena di numeri, ma non si poteva più restare in questa situazione, e non c’é nessun rischio.

L’ufficio di Presidenza considera le posizioni dell’On. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attività politica del Popolo della Libertà. L’ufficio di presidenza del Pdl, a fronte dei “comportamenti incompatibili” di Fini con i principi ispiratori del partito, sostiene che di conseguenza viene meno anche la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. L’atteggiamento di opposizione sistematica al nostro partito e nei confronti del governo che nulla ha a che vedere con un dissenso che legittimamente può essere esercitato all’interno del partito, ha già creato gravi conseguenze sull’orientamento dell’opinione pubblica e soprattutto dei nostri elettori, sempre più sconcertati per un atteggiamento che mina alla base gli sforzi positivi messi in atto per amalgamare le diverse tradizioni politiche che si riconoscono nel Pdl e per costruire un nuovo movimento politico unitario di tutti coloro che non si riconoscono in questa sinistra. La condivisione di principi comuni e il vincolo di solidarietà con i propri compagni di partito sono fondamenti imprescindibili dell’appartenenza a una forza politica. Partecipare attivamente e pubblicamente a quel gioco al massacro che vorrebbe consegnare alle Procure della Repubblica, agli organi di stampa e ai nostri avversari politici i tempi, i modi e perfino i contenuti della definizione degli organigrammi di partito e la composizione degli organi istituzionali, è incompatibile con la storia dei moderati e dei liberali italiani che si riconoscono nel Popolo della Libertà. Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati. Si sta nel Popolo della Libertà quando ci si riconosce nei principi del popolarismo europeo che al primo posto mettono la persona e la sua dignità. Assecondare qualsiasi tentativo di uso politico della giustizia; porre in contraddizione la legalità e il garantismo; mostrarsi esitanti nel respingere i teoremi che vorrebbero fondare la storia degli ultimi sedici anni su un ‘patto criminale’ con quella mafia che mai come in questi due anni è stata contrastata con tanta durezza e con tanta efficacia, significherebbe contraddire la nostra storia e la nostra identità.

Le cronache giornalistiche degli ultimi mesi testimoniano meglio di ogni esempio la distanza crescente tra le posizioni del Pdl, quelle dell’0n. Fini e dei suoi sostenitori, sebbene tra questi non siano mancati coloro che hanno seriamente lavorato per riportare il tutto nell’alveo di una corretta e fisiologica dialettica politica. Tutto ciò è tanto più grave considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall’On. Fini: un ruolo che è sempre stato ispirato nella storia della nostra Repubblica ad equilibrio e moderazione nei pronunciamenti di carattere politico, pur senza rinunciare alla propria appartenenza politica. Mai prima d’ora è avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico così pronunciato perfino nella polemica di partito e nell’attualità contingente, rinunciando ad un tempo alla propria imparzialità istituzionale e ad un minimo di ragionevoli rapporti di solidarietà con il proprio partito e con la maggioranza che lo ha designato alla carica che ricopre. L’unico breve periodo in cui Fini ha ‘rivendicato’ nei fatti un ruolo superpartes è stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l’assenza di un suo sostegno ai candidati del Pdl.”

Tags: , , , ,

Dalle Fabbriche al governo il passo è breve

«Ci dobbiamo intendere su quello che è questo meeting delle Fabbriche: è l’equivalente del meeting di Comunione e liberazione a Rimini, che è stato a destra il più importante incubatore di nuove culture e di nuovi pezzi di classe dirigente. Noi abbiamo perso anche perché da quest’altra parte della barricata ci siamo comportati come amministratori di condominio e non come costruttori di una visione. Abbiamo bisogno di recuperare invece il senso della costruzione collettiva di temi nuovi ed è questo il compito delle Fabbriche. Noi chiediamo al centrosinistra di interrogarsi sul fatto che la sua strategia è asfittica: se la politica non incontra la vita, non è capace di sentirne pene e affanni, non è capace di costruire la speranza, non può essere una proposta vincente. Le Fabbriche sono una esperienza autonoma da tutti i partiti ma auspico che le fabbriche e SeL possano essere reciprocamente simpatizzanti, ma autonome.

Io mi candido a ricostruire il cantiere dell’alternativa, sono candidato a sparigliare i giochi del centrosinistra se il centrosinistra si presenta con una vecchia liturgia, senza la voglia di pronunciare le parole chiare del desiderio radicale del cambiamento. Non c’è cambiamento se non si dà una prospettiva chiara di fuoriuscita dall’ergastolo della precarietà.

Perché io? Perchè io sono voi quando non sopportate il centrosinistra avendo la speranza di un mondo diverso. E perché a me è accaduto due volte di dovere sconfiggere il centrosinistra per sconfiggere il centrodestra.

Le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra, sono una minaccia per la cattiva politica. Le primarie sono una espressione parziale ma fondamentale di buona politica, la riappropriazione da parte di un popolo delle scelte fondamentali che riguardano una politica che deve rompere gli steccati e non avere paura della cittadinanza e delle persone in carne ed ossa.

Il centrosinistra ha paura ad esprimere fino in fondo le proprie ragioni che sono le ragioni di chi dovrebbe mettere in campo un’alternativa forte a questa esibizione impudica di un potere verminoso che oggi vede una ribollente esplosione di questione morale, una processione di camorristi, di massoni deviati che accerchia palazzo Chigi.

Domani ricorderemo il 19 luglio del 1992 quando la mafia che si fece Stato portò il tritolo a via D’Amelio e gli uomini del disonore, coperti da pezzi dello Stato, chiusero la partita con Paolo Borsellino dopo averla chiusa il 23 di maggio con Giovanni Falcone: che vergogna dopo tanti anni sentire le parole di Cosentino e dei camorristi di governo. Che vergogna in questo Paese che ha dimenticato il sangue tornare a inciampare in quelle uova di serpente che furono covate da eversori di ogni tipo, da poteri criminali con le loro tentacolari ramificazioni dentro i gangli vitali dello Stato, e trovarci ancora assediati dalle parole e dalle azioni di una pletora di mafiosi e di massoni deviati, di faccendieri, affaristi.

Davvero la macchia nera è una livida metafora dei tempi nostri: macchia nera di petrolio, macchia nera di una destra anche extralegale, talvolta apertamente criminale, che dilaga nella attualità triste e disperata del nostro Paese che celebra mestamente i suoi 150 anni non sapendo più da dove viene e dove vuole andare.»

Nichi Vendola si candida alla guida del centrosinistra nel 2013. Forse è ancora un po’ presto, ma sicuramente il governatore pugliese ha tutte le carte in regola per sterminare l’attuale dirigenza del Pd ed essere il vero outsider ai peones berlusconiani di oggi e domani.

Auguri Nichi!

Tags: , , , , , , ,

Affonda il Governo Berlusconi

Il Pm aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli, in previsione dell’udienza del Riesame di giovedì, hanno messo agli atti oltre dodicimila pagine con centinaia di intercettazioni tra parlamentari, giudici e esponenti istituzionali che raccontano al telefono come nel paese ci fosse un “Secondo Stato”. Un comitato d’affari che determinava, condizionandole, nomine verso corti d’appello e pubblica amministrazione.

Queste dodicimila pagine hanno già portato all’arresto di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, all’abuso, alla violenza privata e alla diffamazione. I tre inoltre sono stati accusati di violazione della Legge Anselmi, cioè la legge che portò all’illegalità la loggia P2 di Licio Gelli. Il gip Giovanni De Donato puntualizza che il pm «non ha ritenuto di formalizzare specifiche richieste al giudice regolando altrimenti, e secondo la sua valutazione, la sua attività inquirente e requirente». Dunque, dal materiale finora acquisito potrebbe esserci ancora spazio per altri arresti. Il nome più presente nelle intercettazioni è quello del coordinatore del Pdl Denis Verdini. E’ nella casa romana del parlamentare pidiellino che il gruppo si incontrava, e per questi incontri i magistrati accusano i commensali di aver violato la legge Anselmi sulle logge segrete.

Oltre a Verdini, sul banco degli indiziati ci sono il Senatore Marcello Dell’Utri, raggiunto ieri da un avviso di garanzia per lo scandalo eolico in Sardegna e già condannato in appello a sette anni per associazione mafiosa due settimane fa, e il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino anch’egli indagato per lo stesso reato. Oltre ai due esponenti del governo centrale, gli inquirenti hanno indagato anche l’ex assessore dalla regione Campania Ernesto Sica. Il gip Di Donato scrive:

«Appare evidente che si è in presenza di un grave quadro indiziario in ordine ad una societas sceleris (il Centro studi giuridici Diritti e Libertà fondato da Carboni e Lombardi, ndr) che oltre ad avere un chiaro programma criminoso per delitti riguardanti autorizzazioni e concessioni amministrative (l’inchiesta per gli impianti eolici in Sardegna, una delle tante attività del gruppo, ndr), cerca in modo ramificato e reiterato anche di inquinare le condotte di rilevanti istituzioni pubbliche per finalità di acquisizione di potere».

Di Donato coinvolge, nella sua ordinanza, molti alti esponenti del Governo Berlusconi: da Denis Verdini al senatore Marcello Dell’Utri, dal sottosegretario Nicola Cosentino al governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni al presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone e «altri magistrati con incarichi giudiziari e amministrativi presso il ministero della Giustizia, da Giacomo Caliendo sottosegretario dell’attuale governo, ad alcuni membri del Csm sino ad un ex presidente della Corte Costituzionale». Ognuno di loro ha una precisa collocazione secondo il gip, ma tutti hanno a che fare con il reato di associazione a delinquere finalizzato alla violazione della legge Anselmi. Di Donato preme ancora una volta verso la costituzione di una nuova P2.

Nelle dodicimila pagine scritte da Capaldo e Sabelli, si parla soprattutto degli appalti per l’eolico in Sardegna: secondo l’accusa verrà dimostrato un giro vorticoso di appalti, nomine e denaro per circa otto milioni di euro. Il sottosegretario Cosentino insieme all’assessore regionale Sica sono accusati di aver tentato di inquinare la campagna elettorale campana screditando il candidato del Pdl Stefano Caldoro; Lombardi e Carboni hanno fatto pressioni sulla Cassazione, con il tramite del presidente Vincenzo Carbone e la contropartita di un prolungamento biennale della pensione (qualche giorno dopo il sottosegretario alla giustizia Caliendo propose un emendamento – poi ritirato – che prolungava di due anni l’età pensionabile per i magistrati), affinché la Consulta si pronunciasse favorevolmente sul ricorso di Cosentino accusato di collusione con la camorra; la nomina a presidente della Corte d’Appello di Milano di Alfonso Marra è stata pilotata da Lombardi, e giustappunto il presidente uscente della regione Lombardia Roberto Formigoni doveva beneficiare del suo aiuto per far riammettere la lista “Per la Lombardia” alle elezioni regionali, tanto che in una telefonata con Martino il presidente lombardo dice: «Ma l’amico, l’amico… Lombardi, è in grado di agire?» La risposta di Arcangelo Martino: «Sì, sì, lui ha già fatto qualche passaggio e sarà lì». Si legge nel testo della Procura: “Tale tentativo è stato operato mediante il diretto intervento di Lombardi sul magistrato Alfonso Marra appena insediatosi”. La Corte d’Appello confermerà l’esclusione della lista Formigoni dalle elezioni regionali, ma il Tar la riammetterà così il presidente uscente diventa per la quarta volta il presidente entrante.

In questi giorni si discute nelle Commissioni parlamentari della legge sulle intercettazioni – come e se migliorarla: la presidente della Commissione Giustizia al Senato Giulia Buongiorno, finiana, dice che la legge verrà ancora una volta notevolmente migliorata – e il primo pensiero è se il Presidente del Consiglio avesse già sentore dell’uragano che stava arrivando, e volesse, in qualche modo, evitare un bagno di sangue tra i suoi affiliati.

Pensando col senno di poi, se fosse veramente questa l’idea di Silvio Berlusconi per il progetto di bavaglio all’informazione, si potrebbe pensare che oramai non serve più. E’ tardi, la bomba è già scoppiata.

Il Presidente del Consiglio, se sinceramente crede alle parole di trasparenza e pulizia dichiarate non molto tempo fa, potrebbe cancellare dal programma parlamentare quel decreto. Che si impegni personalmente come ha fatto con Brancher per cancellare quella norma. Non ci stupiremmo se nelle prossime intercettazioni ci sia la sua voce assieme ai vari Verdini, Carboni e Cosentino. Probabilmente Berlusconi lo sa già quale nome verrà fuori dalle prossime intercettazioni. E chissà di chi saranno le prossime dimissioni

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Immensi casini

Fatemi capire: se noi le chiamiamo “alleanze allargate” vanno bene, se invece loro le chiamano “larghe intese” non sono buone e anzi bisogna tornare al voto?

Tags: , , , , , , , , , , ,

Aldilà di ogni ragionevole dubbio

“L’irresponsabilità dei comportamenti del governo, che finalmente sta corrispondendo a un’erosione dei suoi consensi nell’opinione pubblica, si è purtroppo confrontata con un’incredibile debolezza intellettuale non solo della FIOM, tipica interprete di una politica nostalgica, ma di una nutrita schiera di commentatori e politici – da Scalfari a Vendola – intrappolati nella vulgata della globalizzazione cattiva. Questa vulgata, speculare a quella di Sacconi, vede nell’accordo di Pomigliano caratteristiche esemplari che non può avere. Le condizioni patetiche della produttività di quell’impianto, il suo legame con la pessima politica industriale degli anni ’80, la condizione di marginalità di un territorio in gran parte perso all’economia legale e senza una presenza sufficiente dello Stato sono dati che rendono il caso di Pomigliano un caso eccezionale. Senza tener conto di queste condizioni, ogni ragionamento sugli effetti della globalizzazione o sui diritti del lavoro è monco e fuorviante.”

Marco Simoni rende benissimo il concetto di Fiat e Pomigliano

Tags: , , , , , , , , , ,

Il comunicato stampa del sindacato della Polizia di Roma

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Alla cortese attenzione delle testate giornalistiche e degli organi di stampa
COMUNICATO STAMPA DEL 21 MARZO 2010


Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di Polizia

Il Pdl attacca la Questura di Roma sui numeri della manifestazione di ieri. Maccari (COISP): “Questo Governo è una farsa senza precedenti… non perde tempo per pugnalare la Polizia alle spalle, si vergogni!”

Un Governo che sfila contro un altro potere dello Stato (visto che ieri a Roma abbiamo sentito solo slogan contro la Magistratura che è un potere dello Stato) e che smentisce i propri organismi (visto che stamattina gli organizzatori della manifestazione di Roma contestano i dati della Questura che, se qualcuno se lo fosse dimenticato, è composta da uomini della Polizia che si chiama di Stato…). Questo è il paradosso kafkiano, il festival dell’assurdo che sta vivendo in questo momento l’Italia, probabilmente senza neanche accorgersi della gravità di quanto accade. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia – attacca duramente le osservazioni dei rappresentanti del Governo e lo stesso Premier che “nel tentativo di accreditare un altro suo fallimento – dice Franco Maccari – fa pronunciare ai suoi uomini parole dai contenuti pericolosissimi. Cosa spera di ottenere se Gasparri parla di un Questore in coma etilico e Cicchitto definisce la Polizia deviata? Glielo diciamo noi cosa otterrà – dice ancora Maccari – un violento scontro sociale senza precedenti in cui i mandanti, questa volta in maniera palese, (in altri tempi lo furono in maniera oscura), saranno proprio i rappresentanti del Governo che dovrebbero tutelare la società e non darla in pasto ai beceri istinti di chi, nel nome di un’impunità che sente arrivare dall’alto, si sentirà autorizzato a sbeffeggiare il lavoro di tutti quei Poliziotti impegnati nella tutela della sicurezza e della legalità”.

“Caro Presidente Berlusconi – dice ancora il Segretario Generale del Coisp – ci giunge voce, e non è solo una voce, che il suo coordinatore nazionale abbia inviato una lettera ai delegati abruzzesi per “intimargli” di raggiungere il numero di cinquanta pullman per Roma. Sa cosa significa questo politicamente? Significa che quella piazza la volevano in pochi, significa caro Presidente, che i primi a mettere in pericolo la gestione dell’ordine pubblico sono stati i suoi uomini intimando alla gente di partecipare. Questo Governo è la farsa di se stesso – conclude il leader del Sindacato Indipendente di Polizia – non una parola da quel palco è stata pronunciata in favore delle Forze dell’Ordine, non un provvedimento è stato annunciato sulla sicurezza nelle città. Eppure c’erano candidati alle presidenze di regioni “ad alto rischio” come la Calabria, che hanno fatto la parte dei servi sciocchi, cantando la canzone che il padrone aveva ordinato loro di cantare. Presidente il vero coma etilico è quello in cui Lei tenta di mandare questo Paese ubriacandolo di un vino di ultima scelta”.

Con gentile richiesta di pubblicazione e consueta attenzione giornalistica.

Tags: , , , ,

Frase della settimana

«vinceremo il cancro che colpisce 250mila italiani e riguarda 2 milioni di nostri concittadini»

Un malato di mente o una persona molto pericolosa. Decidete voi!

Tags: , , , , ,

Silenzio: effetti collaterali.

Dopo il gran clamore sulla cassa integrazione totale di Fiat ora tutto tace, almeno per la stampa popolare.
Ed io che, come tanti, di economia so poco, mi chiedo i motivi di questo silenzio.
Che ci piaccia o meno, la forza economica è il pilastro fondamentale delle società moderne, quello su cui si reggono benessere, cultura, servizi, assistenza, sussistenza e sopravvivenza. Qualcosa insomma che ci riguarda tutti.
Eppure di questo parlano solo gli addetti ai lavori, e spesso in termini che la fan sembrare un’innocua partita di briscola al bar.
Con la piccola differenza che se un compare perde la mano, noi tutti andiamo a soffrirne.
Politicamente è ancor peggio: sembra quasi che ci danneggi più il sesso di Berlusconi che la chiusura di Termini Imerese, eclatante finché si vuole ma non certo l’unica attività che sta chiudendo.
Certo, la Fiat era una delle principali aziende italiane. “Era” e possiamo anche dire “è” perché il suo zampino è ovunque.

La Commissione lavoro della Camera – notizia recentissima – ha approvato l’allungamento della CIG a 18 mesi su due anni.
Questo, economicamente – e socialmente – parlando cosa significa?
Forse che ci vien dato ulteriore tempo per dissertare con chi sia andato a letto il premier o con quali acrobazie del Kamasutra abbia passato la notte?
O non sarà che ci stanno velatamente sussurrando che questa crisi sarà lunga? E che stanno arrivando anni di indigenza a pioggia?

Altrettanto recentemente, sulle pagine economiche appare una Fiat in rilancio, in vena di connubi, connubi che però transitano per separazioni, propedeutiche a nuove convivenze.
Cosa significa questo? Che tutto va bene?
Oppure, separazione significa la chiusura della produzione in Italia?

Io credo a ciò che vedo. E quello che vedo da tempo ogni giorno o quasi , è nella foto in testa, scattata oggi, ferma a un passaggio a livello del binario proveniente da Tarvisio, dall’Est.
E se proprio oggi non era in ritardo, era il secondo.

Poi sento il pianto greco sugli incentivi per la vendita della produzione dell’auto.
Ma se le producono altrove, chi incentiviamo, l’indotto?
Ma l’indotto Fiat è in ginocchio, a terra, da tempo. Perché non viene esportato, è già stato trasferito altrove.

Fiat però si preoccupa per Termni Imerese.
Nonché, candidamente, ammette che sia una spina nel fianco della sua visibilità internazionale:

Marchionne ha poi ribadito che senza gli incentivi il mercato italiano è atteso quest’anno attorno a 1,75 milioni di unità: “In Italia bisognerà aspettare il 2013 per avere una normalizzazione del mercato dell’auto. Ci vogliono 3-4 anni perchè il mercato riacquisti un ritmo normale. Siamo ancora nella stagione delle difficoltà. L’importante comunque è che la crisi sia passata adesso abbiamo la possibilità di gestire il futuro”.

Qualcuno me la spiega, per favore? Ché a me par proprio che stiano giocando a briscola.
E che gli scartini siamo noi.
Del resto, se la crisi “è passata” (quale? La loro?), perché mai si allungherebbe il periodo di Cassa integrazione, congelando risorse a scapito dello sviluppo?
Ma hanno forse il diritto, “loro” di mettere in ginocchio l’Italia per il loro flirt con Chrysler?

;) non so perché ma ho quasi il sospetto che i media abbiano sbagliato la pornostar di riferimento.
(in altre parole, se Berlusconi si scopa l’escort, la mia vita non cambia ma se Fiat lo fa con Chrysler son disoccupato. E questo sì mi cambia la vita)

Tags: , , , ,