Articoli con tag Governo

Silenzio: effetti collaterali.

Dopo il gran clamore sulla cassa integrazione totale di Fiat ora tutto tace, almeno per la stampa popolare.
Ed io che, come tanti, di economia so poco, mi chiedo i motivi di questo silenzio.
Che ci piaccia o meno, la forza economica è il pilastro fondamentale delle società moderne, quello su cui si reggono benessere, cultura, servizi, assistenza, sussistenza e sopravvivenza. Qualcosa insomma che ci riguarda tutti.
Eppure di questo parlano solo gli addetti ai lavori, e spesso in termini che la fan sembrare un’innocua partita di briscola al bar.
Con la piccola differenza che se un compare perde la mano, noi tutti andiamo a soffrirne.
Politicamente è ancor peggio: sembra quasi che ci danneggi più il sesso di Berlusconi che la chiusura di Termini Imerese, eclatante finché si vuole ma non certo l’unica attività che sta chiudendo.
Certo, la Fiat era una delle principali aziende italiane. “Era” e possiamo anche dire “è” perché il suo zampino è ovunque.

La Commissione lavoro della Camera – notizia recentissima – ha approvato l’allungamento della CIG a 18 mesi su due anni.
Questo, economicamente – e socialmente – parlando cosa significa?
Forse che ci vien dato ulteriore tempo per dissertare con chi sia andato a letto il premier o con quali acrobazie del Kamasutra abbia passato la notte?
O non sarà che ci stanno velatamente sussurrando che questa crisi sarà lunga? E che stanno arrivando anni di indigenza a pioggia?

Altrettanto recentemente, sulle pagine economiche appare una Fiat in rilancio, in vena di connubi, connubi che però transitano per separazioni, propedeutiche a nuove convivenze.
Cosa significa questo? Che tutto va bene?
Oppure, separazione significa la chiusura della produzione in Italia?

Io credo a ciò che vedo. E quello che vedo da tempo ogni giorno o quasi , è nella foto in testa, scattata oggi, ferma a un passaggio a livello del binario proveniente da Tarvisio, dall’Est.
E se proprio oggi non era in ritardo, era il secondo.

Poi sento il pianto greco sugli incentivi per la vendita della produzione dell’auto.
Ma se le producono altrove, chi incentiviamo, l’indotto?
Ma l’indotto Fiat è in ginocchio, a terra, da tempo. Perché non viene esportato, è già stato trasferito altrove.

Fiat però si preoccupa per Termni Imerese.
Nonché, candidamente, ammette che sia una spina nel fianco della sua visibilità internazionale:

Marchionne ha poi ribadito che senza gli incentivi il mercato italiano è atteso quest’anno attorno a 1,75 milioni di unità: “In Italia bisognerà aspettare il 2013 per avere una normalizzazione del mercato dell’auto. Ci vogliono 3-4 anni perchè il mercato riacquisti un ritmo normale. Siamo ancora nella stagione delle difficoltà. L’importante comunque è che la crisi sia passata adesso abbiamo la possibilità di gestire il futuro”.

Qualcuno me la spiega, per favore? Ché a me par proprio che stiano giocando a briscola.
E che gli scartini siamo noi.
Del resto, se la crisi “è passata” (quale? La loro?), perché mai si allungherebbe il periodo di Cassa integrazione, congelando risorse a scapito dello sviluppo?
Ma hanno forse il diritto, “loro” di mettere in ginocchio l’Italia per il loro flirt con Chrysler?

;) non so perché ma ho quasi il sospetto che i media abbiano sbagliato la pornostar di riferimento.
(in altre parole, se Berlusconi si scopa l’escort, la mia vita non cambia ma se Fiat lo fa con Chrysler son disoccupato. E questo sì mi cambia la vita)

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Decreto Legge Interpretativo

Di seguito il DECRETO LEGGE INTERPRETATIVO che ha sancito come i poteri forti sono al di sopra delle regole, mentre i poveracci devono rispettarle, pena l’esclusione.

6 MARZO 2010

Decreto legge recante interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione

ARTICOLO 1
Interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968 n. 108

1.Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazioni delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste muniti della prescritta documentazione hanno fatto ingresso nei locali del Tribunale o della Corte d’appello. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale o della Corte d’appello dei delegati può essere provata con ogni mezzo idoneo.

2.Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968 n. 108 si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, purché tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarità dell’autenticazione delle firme non è comunque inficiata dalla presenza di un’irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro dell’autorità autenticante, del luogo di autenticazione nonché della qualità dell’autorità autenticante.

3.Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso ufficio. Contro le decisioni di ammissione può essere proposto esclusivamente ricorso al giudice amministrativo solo da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazioni di liste di candidati oppure di singoli candidati è invece ammesso ricorso allo stesso ufficio centrale regionale, che può essere presentato, entro 24 ore dalla comunicazione, solo dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce.

4.Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attività relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge. Ai fini dell’applicazione del comma 1 la presentazione delle liste può essere effettuata dalle ore 8 alle ore 16 del primo giorno non festivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

ARTICOLO 2
Norma di coordinamento
del procedimento elettorale
1. Limitatamente alle consultazioni per il rinnovo degli organi delle regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010, l’affissione del manifesto recante le liste e le candidature ammesse deve avvenire a cura dei sindaci, non oltre il sesto giorno antecedente la data della votazione.

ARTICOLO 3
Entrata in vigore
Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella «Gazzetta Ufficiale» della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. É fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.

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Il capo del governo

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo.
Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, è tratto da “Opere vol. I” di Elsa Morante e si riferisce a Mussolini.

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Il tempo è tiranno

Dell’editoriale di Ferrara sul Foglio mi ha colpito soprattutto un passaggio: “Berlusconi non va in Parlamento da quando presentò alle Camere il governo, e sono quasi due anni. Non fa un discorso impegnativo da mesi e mesi. Non tiene ferma la barra e non la fissa con chiarezza su una rotta di iniziative e di riforme discernibili, che sia il segno esterno chiaro del significato del suo comando, della sua leadership.

Berlusconi in realtà in Parlamento non c’è mai andato spesso nei quindici anni di politica, forse durante il primo mandato si è visto di più, poi l’oblio. Il cavaliere è il classico animale da palcoscenico: preferisce le piazze alle sedi politiche naturali, le interviste per i giornali ai dibattiti in aula, le visite di stato per discernere  sequele di impropri che le battaglie alla Camera. A differenza degli altri capi di governo prima o dopo di lui – Prodi o D’Alema – Berlusconi ha sempre preferito gli elettori ai parlamentari. Per questo ha schiere di deputati che si fanno in quattro per lui o presentano leggi ed emendamenti che in qualsiasi altra parte del mondo sarebbe il presidente del Consiglio ad esporle in Parlamento. Berlusconi le piazzate migliori le ha esposte fuori sede: l’editto bulgaro, l’attacco a Repubblica e ai comunisti nella Milano della statuetta, lo scontro con la Magistratura direttamente dai suoi giornali… E’ questo Berlusconi, e volente o nolente è così che la gente preferisce vederlo. Fuori dal Parlamento.

E Ferrara sbaglia quando gli chiede di fare cose che sono fuori dalla sua portata, ma soprattutto sbaglia perché è fuori tempo massimo nel suo ottimo editoriale. Meglio se lo scriveva mesi fa, allora, forse, il presidente del Consiglio poteva anche capire ciò che voleva dire l’elefante, adesso è tardi ed i giochi sono già fatti.

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Indipendenti dalle dipendenze

“Signor Premier, lei ha appena affermato che «non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici». Ora, non starò a scomodare il Montesquieu, famigerato comunista francese del Settecento, e nemmeno la Costituzione, smilzo best-seller del dopoguerra poi caduto nel dimenticatoio. Però vorrei rivelarle un segreto che apparirà bizzarro a chi, come lei, è un po’ litico e un po’ no: lo Stato e il governo non sono la stessa cosa. Sul serio: si può essere dipendenti dello Stato senza dipendere dal governo e dal suo capo.

Nell’imprenditoria privata, da cui lei proviene, sarebbe inimmaginabile. Nessuno può lavorare in un’azienda privata perseguendo interessi diversi da quelli del manager scelto dall’azionista. Nelle aziende pubbliche invece succede. E sa perché? Perché gli azionisti di uno Stato sono i cittadini. I quali scelgono il manager, cioè il premier, cioè lei, tramite libere elezioni. Ma nell’ingaggiarlo non gli delegano ogni potere. Soprattutto non gli riconoscono quello di considerare alle proprie dipendenze chiunque riceva uno stipendio pubblico. Per dire: i prefetti sono assistenti del manager e devono obbedirgli. I giudici no. I cittadini azionisti li pagano per applicare la legge a chiunque, anche al manager che gli stessi cittadini hanno assunto. E al fine di garantire la massima indipendenza a questi dipendenti molto particolari, rinunciano persino a nominarli direttamente. Follia pura, lo so. Si chiama democrazia. Il peggiore dei regimi, esclusi tutti gli altri: lo sosteneva già Churchill, un comunistaccio che le raccomando.”

Un Gramellini d’essay

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Cose strane

Daniela Santanchè è una donna che sa il fatto suo: anni fa aprì assieme a Flavio Briatore il Billionaire, il locale più trendy della Costa Smeralda, e da un paio d’anni è anche la felice proprietaria di Visibilia, l’agenzia che raccoglie la pubblicità per Libero. Dunque la sua vita professionale va a gonfie vele. L’anno scorso inoltre ha fatto il suo più grande colpaccio: ha tolto dalle mani di Mondadori pubblicità, la raccolta per il Giornale, quotidiano del gruppo Berlusconi di cui Paolo Berlusconi ne gestisce le trame per conto del fratello Presidente del Consiglio. Il nuovo decennio per l’ex donna di ferro di An si è aperto nel migliore dei modi.

Dopo essere stata allontanata da An ed essersi accasata con La Destra di Storace, la Daniela nazionale in quest’ultimi due anni è tornata alla ribalta con il re-accasamento presso la corte dei miracoli del Pdl, tanto da guadagnarsi le prime pagine dei due giornali principe dell’agognato centro destra, e diventare la spregiudicata front woman in tutti talk show giornalieri in tv: dalla mattina alla sera, passando dal dopo pranzo con la Setta al pomeridiano con Sposini.

Certo che la bella signora della politica destroide ne ha fatta di strada dai tempi del primo matrimonio col chirurgo plastico: la Visibilia chiuderà l’anno fiscale con un fatturato previsto attorno ai 40 milioni di euro, e con un 2009 chiuso a +30% rispetto al 2008 la Santanchè è una delle donne più ricche e potenti della politica italiana.

Chissà come mai proprio adesso diventa sottosegretario al Welfare.

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Privilegi di un europarlamentare

http://veritanascoste.files.wordpress.com/2009/03/mastella1.jpg

Nell’inchiesta risulta indagata anche la presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, destinataria di un provvedimento di divieto di dimora in Campania, dove svolge la sua attività istituzionale. Non solo: stamane sette carabinieri sono entrati nella villa della famiglia Mastella a Ceppaloni, nel Beneventano e ne sono usciti dopo qualche ora.
«Uno schifo – racconta Clemente Mastella – mi so­no fatto passare i carabinieri e gli detto che non si doveva­no permettere, che sono un parlamentare europeo, che stavano violando i miei privi­legi».

Chi sfiducerà adesso Mastella, il Governo o l’Europarlamento?

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AAA Ministro dell'Istruzione cercasi

La Presidenza del Consiglio bandisce un concorso per il posto di 1 (uno) posto di Ministro dell’Istruzione per il prossimo governo venturo.

Requisiti fondamentali richiesti:

  • Cittadinanza italiana
  • Sesso femminile
  • Bella presenza
  • Età compresa tra i 18 e i 37 anni
  • Laurea con qualsiasi voto e specializzazione fuori sede

Requisiti facoltativi non necessari ma che fanno graduatoria:

  • Book fotografico
  • Calendario
  • Passaggi televisivi
  • Conoscenza della lingua italiana scritta e parlata
Immagine anteprima YouTube

[Via Carletto Darwin]

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Sansone non è morto

Si racconta, nel giro buono di Montecitorio, che almeno una quarantina di deputati del PdL starebbero con Fini in vita natural durante. Non è una notiziona da far uscire le edizioni straordinarie, ma è una notizia che andrebbe rivalutata sotto molteplici aspetti.

Tra un mese accadranno due cose importantissime per il proseguo democratico italiano: la Consulta si pronuncerà definitivamente sulla costituzionalità del Lodo Alfano, e il Pd avrà il suo nuovo segretario. Se le cose andranno come stanno adesso, la Consulta boccerà il lodo salva-Berlusconi, e D’Alema, pardon Bersani, sarà il segretario del Partito Democratico. E quindi le oscillazioni politiche muteranno non poco.

Se già da adesso ci sono scintille tra il PresdelCons e il PresdelCam, immaginiamo cosa potrebbe succedere se il famoso Lodo Alfano non venisse approvato dalla massima carica giuridica italiana: Fini si porterebbe dietro quei quaranta deputati a lui fedeli, e il Governo, con 295 voti favorevoli e 315 contrari*, sarà condannato a cadere irrimediabilmente.

E qui entra in ballo il tandem D’Alema-Bersani: credete che dopo l’esperienza del ‘95 D’Alema si lasci sfuggire questa ennesima occasione di tornare a governare la Nazione? Ma non se lo lo farà ripetere due volte! Quindi, se siamo capaci di imparare dagli errori passati, dovremmo fare in modo di non permettere a D’Alema di occupare la poltrona di segretario nel Pd – e stavolta non sbaglio -, ma dobbiamo fare in modo che il prossimo segretario del primo partito d’opposizione italiano non sia uno dei soliti vecchiacci della sinistra degli ultimi 15 anni, ma che sia un volto nuovo a cui è ancora impossibile scoprire gli scheletri nell’armadio.

Ci vediamo dopo il 25 ottobre, per entrambi i casi.

* conti fatti su 610 deputati totali, 335 alla maggioranza e 275 all’opposizione, in base ai votanti dell’ultima fiducia del 14 maggio scorso.

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Clandestini di tutti i giorni

Avevo una certa impressione su come stavano andando i Tg locali, e questa settimana, nei pochi giorni in cui son rimasto a casa, l’impressione è diventata (quasi) una certezza. Ho ricordi di quando ero “giovane” dei telegiornali locali, soprattutto quelli di Catania – Antenna Sicilia, Telecolor e via discorrendo -, nei quali vedevo notizie esclusivamente cittadine o al massimo della provincia vicina (Messina o Siracusa dipende i casi, ma mai di entrambe nello stesso Tg) e a volte, ma raramente, le notizie sulla giunta regionale: il nuovo piano regolatore approvato dal Comune, la crisi della fragile maggioranza in provincia, l’elezione di un nuovo consigliere di quartiere ben visto dagli uomini di potere, le notizie dei cento e passa morti per mafia dall’inizio dell’anno, la strage di scippati per le strade, i molteplici incidenti causati dalle voragini stradali (per i non utenti chiamasi buche o semplicemente scaffe) ecc.

Oggi i Tg locali sono una succursale di quelli regionali. Faccio un esempio: a casa mia in Friuli, su Telepordenone una buona metà del Tg – che è straordinariamente lungo: parlo di quasi un ora nell’edizione serale – le notizie provengono da Trieste, Udine e Gorizia, mentre la parte di Pordenone è lasciata per lo più ai commenti degli ospiti in studio.

Ritorno al paesello, Catania, e nei quattro telegiornali locali (mio suocero guarda quello di Telecolor delle 13:30) che ho visto finora, della città si parla pochissimo, ma non perché mancano le notizie, bensì perché quelle regionali sono molto più succulenti. E’ vero, in Sicilia succedono cose che voi umani non osereste nemmeno immaginare, figurarsi guardare o ascoltare per il solo ambito locale. Per cui, dato il sovraffollamento di notizie e l’accavallarsi di eventi, i tiggì cittadini si sono trasformati man mano in veri e propri alter ego del Tg Rai Regione. Fondamentalmente non è male, anzi. Però…

La notizia sentita oggi parlava dei cinque extracomunitari sopravvissuti allo sterminio del mare dalle parti di Lampedusa: 73 morti accertati finora senza ancora capire la dinamica degli eventi. Male, malissimo direi. La notizia era che i 5 sopravvissuti hanno lo status di rifugiati politici perché gli spetta, ma nel contempo sono stati accusati di immigrazione clandestina e di presunto omicidio per i morti lasciati in mare.

Io lo trovo un controsenso e una vicenda paradossale.

Lasciamo perdere un attimo l’accusa di omicidio che dovrà essere provata e non centra nulla col resto, quello che mi chiedo è: come può essere riconosciuto lo status di rifugiati politici, e poi venire accusati, nello stesso contesto, di immigrazione clandestina? Cioè, o sono rifugiati politici – e quindi hanno i loro benefit del caso – oppure sono immigrati clandestini per cui, in base alla nuova norma sulla sicurezza, dovranno essere rimpatriati nei paesi d’origine. Non credo sia possibile entrambe, o mi sbaglio? Probabilmente mi sbaglierò pure, ma non sembra un controsenso?

Già questo potrebbe tranquillamente portare al paradosso che dicevo, ma quello a cui mi riferivo è un altro.
I pescatori siciliani, specie di Mazara del Vallo, sono abituati giornalmente a vedersi attorno quando escono in mare, i classici barconi di immigrati che cercano di entrare nella Terra Promessa. E’ un fatto ampiamente assodato, e i locali ne sono consapevoli. Dal canto loro non si creano il minimo problema nell’aiutare questa gente ad attraccare al molo di Lampedusa piuttosto che a Mazara: è nell’indole dei marittimi aiutare le imbarcazioni in difficoltà, inoltre è anche scritto nelle regole principali della legge del mare.

Il paradosso vuole che i pescatori che aiutano le carrette del mare ad attraccare nei porti italiani, vengano accusati di immigrazione clandestina per non aver lasciato morire quei poveri cristi in acqua. Questo perché la legge sulla sicurezza da poco varata dal governo, indica chiaramente come responsabili anche coloro che aiutano i natanti portati sul suolo italiano.

Posso capire molte cose, ma a tutto c’è un limite. La cosa peggiore che si possa fare è non aiutare chi sicuramente morirà se non venisse aiutato. E’ così difficile da capire?

Il governo se ne esce poco dopo avviando una moratoria europea contro Malta per omissione di soccorso. Però nel frattempo dobbiamo lasciar morire dei poveri disgraziati perché un governo razzista di destra non vuole ulteriori grane con altri immigrati sbarcati sulle nostre coste. E guai se delle persone civili cercano di soccorrerli: verrebbero accusate di immigrazione clandestina!

Capisco che l’immigrazione clandestina è un problema gravissimo, ma salvare delle vite umane da morte certa, a mio parere, dovrebbe avere la priorità su tutto, anche se non ci fosse posto nei centri accoglienza. Se poi non facessimo accordi con dei dittatori libici, oltre che pagandoli profumatamente, probabilmente sarebbe l’unica mossa azzeccata da molti anni. Ma le negoziazioni vengono fatte dai geni di politica estera, mica da folletti sprovveduti quali siamo noi…

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