Articoli con tag Intervista
Liberi di fare tutto quelli che gli pare
Scritto da Jack in Personaggi inutili il 26 febbraio 2010
Roth attacca e poi chiede cosa vuol dire Libero in inglese. Traduco. ”Vuol dire che questi sono liberi di fare tutto quelli che gli pare?”
Il giorno che Libero fece la sua intervista a Philip Roth ma vennero sgamati alla grande
Domande dalle molte risposte

Ho chiesto a Debora Serracchiani alcune cose sulla sua candidatura e lei mi ha dato delle ottime risposte. Mi sono tanto piaciute che mi è parso di essere un vero intervistatore: mecojoni!
Quattro chiacchere col candidato
Oggi sul sito del Pd di Cordenons hanno pubblicato una mia intervista a Vincenzo Martines, candidato regionale per la mozione Bersani in Friuli Venezia Giulia. Fateci un salto su!
Faccio troppe domande
Ignazio Marino da Zoro
Ignazio Marino, ospite di Diego “Zoro” Bianchi nella trasmissione online “Orzo”, ne ha per tutti: Franceschini e Bersani perché non accettano il confronto a tre, Berlusconi per il suo governo e soprattutto per la sua intervista alla tv tunisina – di sua proprietà tra l’altro – dove spiega come stanno andando bene le cose in Italia…
Da non perdere!
Mezzi nuovi, storie vecchie
Gira da un po’ di tempo in rete il video dell’intervista di Berlusconi rilasciata all’emittente tunisina Nessma – di sua proprietà tra l’altro – dove spiega chiaramente “la bontà” del suo governo. Il video in questione è stato trovato e sottotitolato da Daniele Sensi. Qualche giorno fa anche L’Unità ne ne ha scritto ampiamente, linkando e sottolineando il nome di Daniele per il gran lavoro fatto. Anche altri giornali hanno fatto altrettanto, anche se non nei modi del giornale fondato da Gramsci, ma tant’è.
Anche molti blogger han fatto girare il video e linkato la fonte. Tanti, ma non Beppe Grillo, che, oltre a non citare Daniele e non linkare il suo pezzo, ha addirittura filigranato il video col suo logo.
La morale? I mezzi saranno anche nuovi, ma le abitudini datate rimangono difficili da rimuovere. Soprattutto quando sei notoriamente in tiro.
Articolo 18 light e papà in congedo
«Vivi il Pd, cambia l’Italia». Si presenta con questo slogan la mozione di Ignazio Marino per il Congresso d’autunno, con un sito Internet che espone le diverse tesi e lascia spazio ai commenti liberi dei navigatori. Tra queste, l’idea di un «contratto individuale di lavoro unico, a tempo indeterminato, con salario minimo garantito e garanzie di reddito a protezione delle fasi di disoccupazione tra un contratto e l’altro». Dopo aver parlato con Cesare Damiano e Stefano Fassina, rispettivamente sostenitori delle mozioni Franceschini e Bersani, e contrari a intervenire sull’articolo 18, questa è la posizione che colpisce di più. E all’inizio spiazza, dato che mette insieme a due righe di distanza il «tempo indeterminato» con la «disoccupazione tra un contratto e l’altro». Come si dovrebbero conciliare due concetti che sembrano fare a pugni? Prova a spiegarcelo Ivan Scalfarotto, uno degli elaboratori della tesi sul lavoro.
La chiave sta nel facilitare i licenziamenti?
Nella nostra ipotesi tutti avranno il tempo indeterminato; l’articolo 18 resta, ma cambia la sua applicazione, sulla falsariga di quello che propone Pietro Ichino. Oggi il tempo indeterminato classico, con l’articolo 18 pieno, copre sempre meno persone, ed è rarissimo trovare nuovi assunti a cui venga applicato. Tutti entrano con contratti atipici, partite Iva, consulenze: ma la gran parte sono fraudolenti, perché nascondono lavoro dipendente. Allora noi diciamo: estendiamo realmente a tutti i diritti pieni, la malattia, la maternità, le ferie, i contributi, ma rendendo meno rigido il licenziamento, in modo da spalmare i diritti su tutti. La flessibilità ha avuto negli ultimi anni il merito di abbassare il tasso di disoccupazione, ma è stata selvaggia e ha creato enorme precarietà.
Dunque cosa proponete?
Togliamo via i contratti «fasulli», tipo cococò e cocoprò, e facciamo a tutti – con l’eccezione degli autentici stagionali – dei contratti a tempo indeterminato. L’articolo 18 resta, ma garantisce il reintegro solo per i licenziamenti illeciti o disciplinari: se sei licenziato per rappresaglia, per le tue idee politiche, la tua etnia, il tuo orientamento sessuale. Se invece il licenziamento è giustificato per motivi organizzativi, ad esempio perché il reparto di un’azienda non riesce più a produrre in modo efficace, allora il contratto può essere rescisso, ma la novità è che il lavoratore può accedere al «reddito minimo di solidarietà», erogato con il concorso pubblico, ad esempio del Fondo sociale europeo, e delle aziende. Queste ultime, finanziano il fondo con un meccanismo di bonus/malus: più licenziano, più il premio che devono pagare si alza. Questo reddito mensile dura idealmente finché il lavoratore non trova un altro contratto, è accompagnato da formazione e collocamento. Infine, se il lavoratore fa causa perché ritiene ingiustificata la motivazione economica, e il giudice gli dà ragione, non è previsto il reintegro, ma un risarcimento: oltre, ovviamente, al reddito minimo.
«Flexsecurity» come in Nord Europa. Se in Italia fosse facile trovare nuovi posti, ma quasi mai lo è.
Rendendo il mercato più fluido, lo sarà. Poi c’è il vantaggio, per il lavoratore, di avere reddito e welfare continuativi, e può accendere un mutuo. Le imprese, avendo tutto personale a tempo indeterminato, saranno motivate a investire in premi e in formazione.
Sul patto dei contratti del 22 gennaio cosa pensate? La Cgil ha ragione, o concordate con Cisl e Uil?
La divisione tra sindacati non è mai buona. Dell’accordo apprezzo il principio: valorizzare le differenze tra aziende, incentivando la produttività e il rapporto collaborativo più che contrappositivo tra lavoratori e impresa. Detto questo, però, trovo giusta la preoccupazione sul fatto che non viene conteggiata l’inflazione importata con il petrolio.
L’età pensionabile deve essere innalzata?
Bisogna tener conto dell’allungamento della vita e del fatto che l’Inps alla lunga non regge, ma si deve anche fare spazio ai giovani. Io favorirei un «invecchiamento attivo», avendo però riguardo per i mestieri usuranti. Sull’aumento dell’età per le lavoratrici, ritengo che non sia giusto se, di pari passo, non si porta tutto il loro iter a una reale parità. Noi proponiamo che il congedo parentale debba essere obbligatoriamente diviso a metà tra padre e madre, e che almeno il 40% dei cda delle aziende sia composto da donne.
Ivan Scalfarotto intervistato dal Manifesto
Testa di cazzo
E’ l’epiteto che Tremonti ha dato ad un giornalista americano per avergli fatto una domanda scomoda.
[Via Catepol]



È stato detto