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Capro espiatorio sbagliato

Logo sud africa mondiali 2010Stamane i discorsi mondiali si sono spostati inesorabilmente sull’analisi di cosa non è andato e cosa andava ritoccato nella partita di ieri sera persa 3-2 con la Slovacchia. Oggi i giornali parlano naturalmente del flop di Lippi e dei giocatori che ha portato in Sudafrica, molti irriducibili al bar danno le colpe sia al Ct che alle scarsissime prestazioni della squadra ma è nato comunque un capro espiatorio dell’ultim’ora: Simone Pepe. Se l’attaccante dell’Udinese fosse riuscito a prendere quel pallone e calciarlo di sinistro anziché di destro, tutti – al bar – dicono che lunedì con l’Olanda giocheremmo noi invece che la Slovacchia. A me non sembra giusto che le colpe di questa nazionale vengano date all’azzurro solo perché ha sbagliato il gol del pareggio. Anche perché, in questi mondiali c’è chi ha fatto peggio, ma molto peggio di Pepe.

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Si scrive Slovacchia, si legge Corea

Logo sud africa mondiali 2010Siamo finiti ultimi senza vincere una partita e senza prove d’appello. Fuori peggio del 1966 quando almeno una partita – 2-0 sul Cile – la vincemmo ma perdemmo quella decisiva con la Corea del Nord per il gol di Pak Doo Ik al 42′ del primo tempo. Non rimane che sperare almeno nelle idee di Prandelli, nuovo Ct da luglio, pronto a ricomporre più che una squadra, una mentalità.

La Generazione Italia, quella che aveva il cielo blu sopra Berlino, è stata sepolta definitivamente alle 18.03 dopo il triplice fischio dell’arbitro Webb, ma soprattutto dopo le tre pippe prese dall’esordiente Slovacchia all’Ellis Park Stadium di Johannesburg. Si parlerà degli errori di Lippi e delle mancate convocazioni di Cassano e Balotelli; degli anziani leoni Cannavaro, Zambrotta e Gattuso e degli infortunati Buffon e Pirlo. Si parlerà di questo e di molto altro, ma l’unica cosa di cui non si parlerà, a prescindere da chi stava a casa, è che questa Nazionale è stata sin dalla prima partita col Paraguay un team mediocre che avrebbe fatto fatica se solo con tanta fortuna si fosse qualificata agli ottavi. Non è successo: meno male… Una brutta Italia, pessima, senza gioco e senza la capacità di fare tre passaggi consecutivi senza farsi togliere la palla dai non fortissimi slovacchi. Nei primissimi minuti un tiro da fuori di Di Natale aveva fatto sperare in un’altra Italia, ma è stato solo un caso, e dal minuto successivo è stata solo Slovacchia. I nostri belli addormentati hanno fatto il resto.

A mio personalissimo avviso l’errore più grande di Lippi è stato di portare in Sudafrica gente senza più nulla da chiedere al calcio o senza gli stimoli necessari per partecipare ad una kermesse così importante: Cannavaro, Zambrotta, De Rossi, Gattuso, Marchisio, Camoranesi erano ormai logori da un’annata nei propri club che, per un motivo o un altro, li aveva sfiancati come cavalli.
Lippi si è portato Maggio (oggi si è fatto il secondo tempo), Bocchetti, Palombo, Bonucci senza farli mai giocare e Pazzini in una comparsata nella partita con la Nuova Zelanda. Quagliarella, ad esempio, se inserito nella seconda partita avrebbe probabilmente fatto la differenza con la velocità, la statura e la capacità di saltare l’uomo palla al piede proprio quando ne avevamo più bisogno. Ma Lippi era di un altro avviso, e dato che è lui a fare la formazione…

Parliamo di moduli. Il Ct azzurro ha usato tre moduli in tre partite: 4-3-2-1 nella partita con il Paraguay con Pepe e Iaquinta sulle fasce e Gilardino centrale; il 4-4-2 con i neozelandesi con le due punte esterne Gila e Iaquinta; il nuovo 4-3-2-1 di oggi con Di Natale punta centrale con Iaquinta e Pepe ai lati. E poi le sei formazioni per tempo con altrettanti cambi di modulo e di gioco ad ogni partita.
Di gioco, poi, non ne se ne parla nemmeno. A parte i moduli diversi per ogni tempo, erano proprio i giocatori che non sentivano le partite sulle gambe e nella mente. Che dire: meglio uscire al primo turno che prendere una valanga di gol agli ottavi.

Passano il Paraguay con 5 punti (una vittoria e due pareggi) pareggiando 0-0 con la Nuova Zelanda, e la Slovacchia seconda con 4 punti facendo una sconfitta, un pareggio e la vittoria con noi stasera. Le squadre che meritavano di più senza dubbio.

Lippi se ne torna a Viareggio con la coscienza a posto: “non ho lasciato a casa nessun fuoriclasse”. Però nel dopo-partita si assume le sue responsabilità scaricandole sui giocatori che non hanno attuato gli schemi come lui aveva spiegato negli allenamenti. Quali?

In tv si vedono le lacrime di Quagliarella migliore in campo giocando solo 45′, mentre da stasera torneremo ad essere tutti Ct della Nazionale.

Evviva il prossimo Ct, evviva l’Italia!

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Sfortunati e poco incisivi…

Logo sud africa mondiali 2010Siamo appena tornati da una tre giorni full immersion sul lago di Garda, e a parte una tv da 15″ senza ddt ne’ satellite, ero piacevolmente lontano dalla tecnologia evoluta. Oggi pomeriggio però, anche se in miniatura, non potevo perdermi la nazionale contro la Nuova Zelanda. Abbiamo pareggiato 1 a 1 ed è stata una gran bella partita di merda.

Siamo partiti immediatamente la fine della partita, quindi i commenti post-gara li ho visti appena rientrati a casa: Lippi dice che siamo stati sfortunati e poco incisivi. Di sfortuna, a parte il palo sul gran tiro del solito Montolivo da fuori non ne ho vista, anzi ci è pure andata bene che il biondone a dieci dalla fine non abbia dato un effetto alla palla tre centimetri più a sinistra, perché a quest’ora parleremmo dell’uscita dal mondiale dell’Italia e non del pareggio con gli AllWhites.

“Poco incisivi” secondo me è un’espressione abusata quando non si sa di che si vuole dare a intendere. Di poco incisivo l’Italia non aveva nulla perché non è stata per niente incisiva; le palle lunghe e pedalare sono, anzi erano, una costante del gioco anglosassone, mentre il nostro è tutt’al più catenaccio rocconeggiante. I cross senza capo ne’ coda buttati in mezzo all’area dove ad aspettarci c’erano dei bei omaccioni di un metro e novanta, mi spieghi Lippi a che servivano con le nostre alte leve – Cannavaro e Chiellini – che si buttavano nella mischia solo in caso di corner e falli dal limite. Che si aspettava Di Natale per caso?

Sfortunati e poco incisivi non vuol dire un bel niente, anzi sì: non sappiamo leggere la partita - allenatore e giocatori, prima che Lufo s’incazza – e anche una mezza tacca di squadra come la Nuova Zelanda ci fa il culo a strisce se non facciamo due gole nei primi tre minuti della partita. Ecco, questo significa sfortunati e poco incisivi. E non è un bel vedere…

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Italiani, uomini duri

paese

[Via Metilparaben]

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Frase della settimana

“Ma che cavolo me ne frega, non mi interessa. Perché vi abbassate fino a questo livello? Siete giornalisti di primissimo piano, scrivete per giornali importanti non dovete scendere così basso con queste domande”.

Marcello Lippi alla domanda su cosa ne pensasse di Radio Padania che tifava Paraguay

(ps: estensione dello speciale mondiali)

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L’Italia parte bene, ma è solo pareggio

Gli Azzurri non vanno oltre l’1-1 con un bel Paraguay che pressa e contrasta a tutto campo. La condizione dei nostri appare buona, manca il rifinitore che butta la palla in rete ma nel complessivo la prova della nazionale italiana non è stata male se guardata con gli occhi della vigilia. In gol Alcaraz per i sudamericani e pareggio di Daniele De Rossi nella ripresa. Domenica la seconda partita del gruppo F con la Nuova Zelanda.

L’Italia di Lippi non delude e convince per la forma, manca l’uomo-gol se vogliamo proprio essere pignoli, ma in generale l’esordio degli azzurri non è stato niente male. Il Paraguay si sapeva che era squadra scorbutica e molto attenta nel coprire gli spazi (nelle qualificazioni mondiali si sono imposti con Argentina e Brasile chiudendo in testa il loro girone). Gli azzurri si presentano con Buffon in porta; Criscito e Zambrotta sulle fasce, Chiellini e Cannavaro centrali di difesa; a centrocampo De Rossi, Montolivo e Marchisio; in attacco Pepe e Iaquinta agli esterni, Gilardino centravanti. Il Paraguay schiera Villar portiere, Bonet, Da Silva, Alcarez e Morel nella difesa a quattro; Riveros, Cacares, Torres e Vera a centrocampo; Valdez e Barrios in avanti.

L’Italia nella prima mezz’ora gioca bene e aggredisce gli avversari costringendoli sulla difensiva, nei primi 12 minuti due brutti falli ai nostri Montolivo e De Rossi vengono lasciati correre dall’arbitro messicano Archundia. Al 20′ l’Italia ha la palla giusta per passare in vantaggio: Montolivo recupera palla su un calcio d’angolo in favore dei sudamericani, parte in contropiede ma invece di driblare l’avversario calcia direttamente in porta di destro nelle mani del portiere paraguaiano Villar. Un minuto dopo è il Paraguay a farsi pericoloso con un tiro di Torres fortunatamente sul fondo. Prima Gilardino di testa, e poi ancora Montolivo dalla distanza cercano di impensierire la difesa avversaria, ma al 38′ che il Paraguay ci castiga. Su un fallo molto dubbio di Chiellini, la palla viene messa in area da Torres, Alcaraz si alza tra De Rossi e Cannavaro – appoggiandosi sul primo – e di testa batte un Buffon finora disoccupato. Il Paraguay passa in vantaggio nel miglior momento dell’Italia, e i nostri, fino alla fine del primo tempo, si sentono smarriti al punto di sbagliare palloni facilissimi. La prima parte del match si chiude sull’1-0.

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La ripresa inizia con una sorpresa: non c’è Buffon uscito per la sciatalgia, e il suo posto in porta viene preso dall’estremo difensore del Cagliari Federico Marchetti. Al 53′ Zambrotta lancia leggermente lungo in area per Pepe il quale cerca d’arrivarci con una spettacolare rovesciata: niente da fare. Al 55′ ci prova nuovamente da fuori Montolivo, ma non è serata fortunata per il capitano della Fiorentina e il suo tiro è ben controllato da Villar. Un minuto dopo Camoranesi prende il posto di Marchisio in difficoltà a trequarti, e dai piedi dell’astro juventino nasce un cross che Villar riesce ad agguantare facilmente. Ma al 63′ l’Italia pareggia: Pepe dalla sinistra lascia partire un cross che il portiere paraguaiano svitgola malamente, De Rossi appostato in area insacca di rapina. Siamo sull’1-1 e mancano 27 minuti per trovare il gol vittoria.

A 18 minuti dalla fine Lippi prova la carta Di Natale al posto di Gilardino: Iaquinta si sposta al centro con Pepe e il nuovo entrato sulle corsie esterne. Il cambio dà vivacità all’attacco azzurro. All’80′ Pepe – migliore in campo secondo il sottoscritto – su passaggio svincolante a sinistra di Di Natale calcia forte in porta ma il portiere non ha problemi a parare; Montolivo (sempre lui!) si fa dare la palla dalla trequarti, due passi verso l’area e lascia partire un gran tiro nell’angolino basso che solo per miracolo Villar mette in angolo. E’ l’ultima vera azione di una partita godevole ma non eccellente per gli azzurri. Si poteva far di più, ma con un avversario ostico come il Paraguay la spartizione della posta è un risultato più che accettabile. I progressi dell’Italia dopo la pessima uscita col Messico ci sono stati, anche se – naturalmente – non si possono assolutamente fare paragoni tra le due partite. Vedremo se i nostri sapranno aggiustare l’attacco e quindi migliorare il loro (e il nostro) cammino mondiale, oppure se man mano che le partite diverranno più difficili e importanti ci sarà quel calo di forma e di gioco visto nell’ultimo anno. Comunque tutti noi staremo sempre davanti alla tv a gridare sportivamente FORZA ITALIA!

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La frenesia mondiale

Ieri, causa esami, non ho potuto seguire la partita della nazionale se non attraverso il sito della Gazzetta dello sport, quello di Repubblica ed infine l’ultimo quarto d’ora via radio (grazie RTL).

Capisco tifare Italia, giusto giustissimo, ma esaltarsi come se fosse la finale no. Mi spiego, se bisogna descrivere un’azione di calcio si scrivono tre cose: chi ha fatto cosa. Al massimo ci si aggiunge un giudizio veloce. Non ci si dovrebbe mettere ad esaltare l’inutile, come se si fosse presenti fisicamente in campo. Nel sito della gazzetta e su RTL invece ho sentito e letto cose ai limiti del fanatismo: “siamo chiusi bene dietro” (due minuti dopo il gol del Paraguay, ma questa è un’altra storia). Siamo? C’è il cronista in campo? Ci sono io? No, ci sono solo 11 italiani. Sul sito di Repubblica, giustamente, viene detto “l’Italia chiude bene”. Ma andiamo avanti, questa merita: “il Gila pare ispirato”.  Raga, stiamo tranqui, eh? Infine il “Andiamo a prendere la vittoria”, stesso discorso di prima: Andiamo? C’è il cronista in campo? Ci sono io?

Più o meno così per tutta la partita. “Forza azzurri” pare essere fuori moda!

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Cenere e crisi

La cenere del vulcano Eyjafjallajokull, vista dal grafico dell’Università de L’Aquila, entro domani sera raggiungerà la Sicilia e coprirà del tutto lo stivale. E intanto gli aeroporti chiudono con un danno economico che manco la crisi, se li rapportiamo, ha fatto in una sola settimana.

[Via Citynews]

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Copione!

Appena il tempo di capire cosa mi ha mandato¹ la Serracchiani per posta elettronica, che in giro ne ho visto un altro di Civati.

¹ è un pdf dove vengono studiati gli immigrati in Italia e dove si smentiscono alcune delle più nobili voci anti-immigrazione.

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Evoluzioni storiche contrapposte. Gli amici di Dio

Con chi e con cosa ci dobbiamo confrontare ogni giorno? Sempre meno con un vicino che abbia la nostra stessa storia.

Il flusso migratorio di questi anni ci ha coinvolto direttamente con altre civiltà, sia del bacino del mediterraneo che oltre. Una distanza storica è ormai stata infranta, rovesciando sul vecchio occidente un’ondata di culture diverse con cui ogni giorno tentare una convivenza che spesso appare forzata quando non invasiva.
E, fra le tante, quella di maggior impatto non è un’etnia definita ma la variegata cultura islamica.

È quindi proprio dalla nostra storia che possiamo iniziare a confrontare le diverse realtà. Il primo paragone è immediato: tanto più conosciamo la nostra storia e le nostre trasformazioni, tanto meno conosciamo la storia degli altri popoli che con noi ora convivono.

Noi – Italia e Europa – abbiamo impiegato duemila anni per costruire uno stato laico che – in qualche modo – regolasse la socialità senza aver bisogno di Dio. E abbiamo ancora parecchia strada da fare prima che questo Dio osservi ligio le regole della polis.
Nei primi mille anni ci siamo trasformati – emancipandoci da un cospicuo manipolo di dei – in un cristianesimo monoteistico che aveva per premier il Papa. Figura autorevole ed autoritaria che, nel IV secolo d. C., subì il primo collasso e la prima profonda scissione cristiana, la Chiesa Ortodossa. La stessa scissione che divise l’oriente e l’occidente fra Bisanzio e Roma. E ancor oggi gli ortodossi non vedono nel Papa alcuna guida spirituale, rimanendo pur sempre cristiani.

Gli anni bui del medioevo videro una Chiesa tirannica, coinvolta in varie scalate di potere che misero in contrapposizione i re e il papato: Scomuniche, inquisizione, roghi, flagellavano le nostre terre, sostenuti dai regnanti in cerca di espansione.
I popoli d’Europa si son formati così. Nei periodi di espansione alleati e difensori del papato o, in alternanza, sottomessi all’invasore. Ci fu un periodo, poco dopo l’anno mille, in cui, di papi, ce ne furono tre in carica, contemporanea. E tutti e tre ben agguerriti.

Con i confinanti islamici però non c’erano accordi. Il tentativo espansionista islamico, da Carlo Magno in poi, fu sempre un conflitto aperto fino al culmine massimo di odio reciproco che nel 1571, con la battaglia di Lepanto, ridisegnò nuovi confini invalicabili.
Questo non significò però l’assenza di scambi commerciali o la negazione della reciproca possibilità di attraversare i territori ma ciascuno era l’indiscusso padrone all’interno dei propri confini. E comunque, in occidente, piccole oasi religiose anche islamiche venivano tollerate.
Sempre nel XVI secolo ci fu un’altra importante scissione cristiana, nata dallo scandalo sulle indulgenze e si formò la terza branca fra le maggiori del Cristianesimo, la Chiesa protestante. Tutte, attraverso il potere spirituale continuavano a perseguire il potere politico.

Questi modi diversi d’intendere la fede si spartirono l’Europa ma, nel contempo, anche gli Stati iniziarono il loro percorso laico. E fu proprio Napoleone a dare alla chiesa cattolica e al timor di Dio il primo schiaffo morale dei tempi moderni, incoronandosi da solo a Roma, in San Pietro.

Questo – a grandi linee – è il nostro libro aperto, dove gli errori di una Chiesa e di una religione troppo conservatrice sono ben in evidenza. E questo noi non lo percepiamo come ateismo.
Ovvero, possiamo tranquillamente credere nel Dio cristiano, consapevoli però degli errori degli uomini di Dio.
Questo ha fatto sì che lentamente ci avviassimo nella laicità sociale, dove il credo diventa qualcosa di squisitamente personale e separato dalle regole sociali della polis.
Nel frattempo, con inizio nei primi secoli ma con una sorta di evoluzione laica, si diffuse anche la santificazione delle persone che, in vita, avevano perseguito nobili cause. Così i Santi si unirono al Dio, ripopolando quell’olimpo troppo vuoto.
Non siamo tornati politeisti perché continuiamo a riconoscere un unico Dio ma a questi Santi – essendo stati umani come noi – attribuiamo in ambo i sensi un tramite.
Ed è prassi ammanicarsene qualcuno per comunicare con più facilità con la Sacra Famiglia, soprattutto in caso di bisogno.

Questo preambolo – più o meno centrato – lo conosciamo tutti. E tutti abbiamo maturato che il signor Dio non è l’esattore privilegiato delle nostre tasse come non è il finanziatore degli autobus. E neppure il giudice supremo fra bene e male nei rapporti sociali.

Ma, se tanto conosciamo di noi, quanto conosciamo di Islam? Quasi niente.
Dei loro dissidi interni veniamo a conoscenza solo durante i conflitti bellici. Ed è ancora difficile intravedere fra le varie fazioni una qualsiasi fiammella di emancipazione laica, tanto da far pensare che il motivo sia una forte repressione proprio verso questa evoluzione.
In questo contesto, negli ultimi decenni di questo presente, sono state tante le rivendicazioni islamiche anche in Italia, facendo apparire un attaccamento morboso alla fede e quindi in controtendenza alla laicità dello Stato perché – nell’attuale evoluzione liberale e di libera imprenditoria ormai rivolta al globale – come può uno stato dismettere il suo bagaglio evolutivo per rivestirsi di usi e costumi di un credo che non gli appartiene?
Soprattutto dopo aver impiegato secoli per scrollarsi di dosso quello “natale”.
E quando persino gli istituti scolastici privati, di stampo religioso, non possono subordinare l’iscrizione alla professione di fede, pur se ancora sussiste in Italia una sorta di ingerenza politica vaticana.

Sembra invece che i Musulmani chiedano allo Stato ciò che lo Stato non può più dare. Proprio come lo Stato non può vietare una scuola privata musulmana ma questa dovrebbe sottostare alle sue regole civiche e comunque non ristretta ai soli credenti nonché, se parificata, rispettosa dei programmi scolastici statali.
Perché la laicità dello Stato si riflette anche in questo.

Tornando alle strutture dell’Islam, per noi è in effetti difficile riconoscere un moderato da un fervente e a che interpretazione del Corano questi si rifaccia, senza contare che ancora siamo alle prese con le nostre isole di integralismo cattolico.
Ma anche – e soprattutto – ci resta difficile comprendere quanto i Credenti islamici siano disposti ad accettare la laicità dello Stato come entità superiore al loro credo, proprio come facciamo noi di fronte alla Chiesa cattolica, non esimendoci appunto da varie proteste sull’ingerenza di quest’ultima nelle questioni etico sociali, presunta o meno sia.

Questo nostro percorso di laicizzazione visto – nei secoli bui addietro – esattamente quel che accade oggi in medioriente. Ovvero ha visto la Chiesa punire l’ingerenza dei re o dello stato, proprio come, non molti anni fa, ha fatto Khomeini in Iran, sottomettendo lo stato al ripristino del culto. Così come, nel dopo Saddam, due fazioni diverse della stessa fede ancora battagliano in Iraq.
Per non parlare dell’Afghanistan, cronaca anche troppo attuale.
Non appare quindi che questa cultura stia procedendo sullo stesso binario e nella stessa direzione della nostra laicità, contribuendo così a una reciproca emarginazione.

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