Articoli con tag Italia

Copione!

Appena il tempo di capire cosa mi ha mandato¹ la Serracchiani per posta elettronica, che in giro ne ho visto un altro di Civati.

¹ è un pdf dove vengono studiati gli immigrati in Italia e dove si smentiscono alcune delle più nobili voci anti-immigrazione.

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Evoluzioni storiche contrapposte. Gli amici di Dio

Con chi e con cosa ci dobbiamo confrontare ogni giorno? Sempre meno con un vicino che abbia la nostra stessa storia.

Il flusso migratorio di questi anni ci ha coinvolto direttamente con altre civiltà, sia del bacino del mediterraneo che oltre. Una distanza storica è ormai stata infranta, rovesciando sul vecchio occidente un’ondata di culture diverse con cui ogni giorno tentare una convivenza che spesso appare forzata quando non invasiva.
E, fra le tante, quella di maggior impatto non è un’etnia definita ma la variegata cultura islamica.

È quindi proprio dalla nostra storia che possiamo iniziare a confrontare le diverse realtà. Il primo paragone è immediato: tanto più conosciamo la nostra storia e le nostre trasformazioni, tanto meno conosciamo la storia degli altri popoli che con noi ora convivono.

Noi – Italia e Europa – abbiamo impiegato duemila anni per costruire uno stato laico che – in qualche modo – regolasse la socialità senza aver bisogno di Dio. E abbiamo ancora parecchia strada da fare prima che questo Dio osservi ligio le regole della polis.
Nei primi mille anni ci siamo trasformati – emancipandoci da un cospicuo manipolo di dei – in un cristianesimo monoteistico che aveva per premier il Papa. Figura autorevole ed autoritaria che, nel IV secolo d. C., subì il primo collasso e la prima profonda scissione cristiana, la Chiesa Ortodossa. La stessa scissione che divise l’oriente e l’occidente fra Bisanzio e Roma. E ancor oggi gli ortodossi non vedono nel Papa alcuna guida spirituale, rimanendo pur sempre cristiani.

Gli anni bui del medioevo videro una Chiesa tirannica, coinvolta in varie scalate di potere che misero in contrapposizione i re e il papato: Scomuniche, inquisizione, roghi, flagellavano le nostre terre, sostenuti dai regnanti in cerca di espansione.
I popoli d’Europa si son formati così. Nei periodi di espansione alleati e difensori del papato o, in alternanza, sottomessi all’invasore. Ci fu un periodo, poco dopo l’anno mille, in cui, di papi, ce ne furono tre in carica, contemporanea. E tutti e tre ben agguerriti.

Con i confinanti islamici però non c’erano accordi. Il tentativo espansionista islamico, da Carlo Magno in poi, fu sempre un conflitto aperto fino al culmine massimo di odio reciproco che nel 1571, con la battaglia di Lepanto, ridisegnò nuovi confini invalicabili.
Questo non significò però l’assenza di scambi commerciali o la negazione della reciproca possibilità di attraversare i territori ma ciascuno era l’indiscusso padrone all’interno dei propri confini. E comunque, in occidente, piccole oasi religiose anche islamiche venivano tollerate.
Sempre nel XVI secolo ci fu un’altra importante scissione cristiana, nata dallo scandalo sulle indulgenze e si formò la terza branca fra le maggiori del Cristianesimo, la Chiesa protestante. Tutte, attraverso il potere spirituale continuavano a perseguire il potere politico.

Questi modi diversi d’intendere la fede si spartirono l’Europa ma, nel contempo, anche gli Stati iniziarono il loro percorso laico. E fu proprio Napoleone a dare alla chiesa cattolica e al timor di Dio il primo schiaffo morale dei tempi moderni, incoronandosi da solo a Roma, in San Pietro.

Questo – a grandi linee – è il nostro libro aperto, dove gli errori di una Chiesa e di una religione troppo conservatrice sono ben in evidenza. E questo noi non lo percepiamo come ateismo.
Ovvero, possiamo tranquillamente credere nel Dio cristiano, consapevoli però degli errori degli uomini di Dio.
Questo ha fatto sì che lentamente ci avviassimo nella laicità sociale, dove il credo diventa qualcosa di squisitamente personale e separato dalle regole sociali della polis.
Nel frattempo, con inizio nei primi secoli ma con una sorta di evoluzione laica, si diffuse anche la santificazione delle persone che, in vita, avevano perseguito nobili cause. Così i Santi si unirono al Dio, ripopolando quell’olimpo troppo vuoto.
Non siamo tornati politeisti perché continuiamo a riconoscere un unico Dio ma a questi Santi – essendo stati umani come noi – attribuiamo in ambo i sensi un tramite.
Ed è prassi ammanicarsene qualcuno per comunicare con più facilità con la Sacra Famiglia, soprattutto in caso di bisogno.

Questo preambolo – più o meno centrato – lo conosciamo tutti. E tutti abbiamo maturato che il signor Dio non è l’esattore privilegiato delle nostre tasse come non è il finanziatore degli autobus. E neppure il giudice supremo fra bene e male nei rapporti sociali.

Ma, se tanto conosciamo di noi, quanto conosciamo di Islam? Quasi niente.
Dei loro dissidi interni veniamo a conoscenza solo durante i conflitti bellici. Ed è ancora difficile intravedere fra le varie fazioni una qualsiasi fiammella di emancipazione laica, tanto da far pensare che il motivo sia una forte repressione proprio verso questa evoluzione.
In questo contesto, negli ultimi decenni di questo presente, sono state tante le rivendicazioni islamiche anche in Italia, facendo apparire un attaccamento morboso alla fede e quindi in controtendenza alla laicità dello Stato perché – nell’attuale evoluzione liberale e di libera imprenditoria ormai rivolta al globale – come può uno stato dismettere il suo bagaglio evolutivo per rivestirsi di usi e costumi di un credo che non gli appartiene?
Soprattutto dopo aver impiegato secoli per scrollarsi di dosso quello “natale”.
E quando persino gli istituti scolastici privati, di stampo religioso, non possono subordinare l’iscrizione alla professione di fede, pur se ancora sussiste in Italia una sorta di ingerenza politica vaticana.

Sembra invece che i Musulmani chiedano allo Stato ciò che lo Stato non può più dare. Proprio come lo Stato non può vietare una scuola privata musulmana ma questa dovrebbe sottostare alle sue regole civiche e comunque non ristretta ai soli credenti nonché, se parificata, rispettosa dei programmi scolastici statali.
Perché la laicità dello Stato si riflette anche in questo.

Tornando alle strutture dell’Islam, per noi è in effetti difficile riconoscere un moderato da un fervente e a che interpretazione del Corano questi si rifaccia, senza contare che ancora siamo alle prese con le nostre isole di integralismo cattolico.
Ma anche – e soprattutto – ci resta difficile comprendere quanto i Credenti islamici siano disposti ad accettare la laicità dello Stato come entità superiore al loro credo, proprio come facciamo noi di fronte alla Chiesa cattolica, non esimendoci appunto da varie proteste sull’ingerenza di quest’ultima nelle questioni etico sociali, presunta o meno sia.

Questo nostro percorso di laicizzazione visto – nei secoli bui addietro – esattamente quel che accade oggi in medioriente. Ovvero ha visto la Chiesa punire l’ingerenza dei re o dello stato, proprio come, non molti anni fa, ha fatto Khomeini in Iran, sottomettendo lo stato al ripristino del culto. Così come, nel dopo Saddam, due fazioni diverse della stessa fede ancora battagliano in Iraq.
Per non parlare dell’Afghanistan, cronaca anche troppo attuale.
Non appare quindi che questa cultura stia procedendo sullo stesso binario e nella stessa direzione della nostra laicità, contribuendo così a una reciproca emarginazione.

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Senza pudore né vergogna

Casini l’ha ammesso, Schifani l’ha confermato. Berlusconi vuole solo salvarsi le chiappe dai processi, a questo gli serve la norma “processo breve”.

Perché dico questo? Perché Casini per fermare la norma “processo breve” ha detto che si può fare il lodo Alfano come legge costituzionale (anche se verrebbe comunque silurato, l’art 3 rimane violato e i primi 12 articoli della costituzione comandano sugli altri). Capite? Lui dice “piuttosto che buttare in malora la giustizia italiana, ti do il mio appoggio”. Casini, insomma, si piega a 90° facendo ammettere alle parti politiche una cosa che era chiara: la norma processo breve non è per gli italiani è per Berlusconi.

Incredibile come in una repubblica democratica si possa solo pensare queste cose. Berlusconi va cacciato dall’Italia, assieme a tutti coloro che calano le braghe di fronte a lui! Via dal nostro paese!

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Odiare l'Italia

“Solo una piccolissima minoranza può sentirsi offesa: ed è quella che odia l’Italia”

Renato Farina

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Un mondo alla rovescia

Anzi un paese, per la precisazione l’Italia. A Bettino Craxi, che ammise pubblicamente i suoi comportamenti illegali giustificandosi dicendo “così fan tutti”, si vogliono dedicare strade, si fanno documentari riabilitativi e tante altre belle cose. A Paolo Borsellino, che ancora non si sa chi l’ha ammazzato, meglio sputarci sopra, anzi, peggio, mandare piccoli telegrammi anziché muovere il culo e partecipare alla manifestazione della commemorazione di un eroe nazionale.

Una figura barbina, ma in un Italia dove le nefandezze sono all’ordine del giorno, cosa conta? (dicono in molti)

Conta invece, perché dimostra, per l’ennesima volta, che il problema qui non è questo o quel politico, ma bensì un’intera nazione, con ben poche eccezioni. Quello che mi domando è cosa abbia spinto Borsellino a sacrificare la sua vita per far trionfare la legalità in un paese che alla legalità non ci tiene affatto. Secondo voi che leggete, non era meglio per lui che si accordasse con la mafia? Vita serena, felice e senza preoccupazioni. Non è forse il sogno di ogni italiano che si rispetti?

La verità è che Borsellino, Falcone, Dalla Chiesa e altre 5000 persone stanno ancora urlando dalla loro tomba qualcosa che a 60 milioni di persone non vuole entrare nella testa: libertà e legalità.

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Italiani, non popolo

Il partito di Berlusconi, tengo a precisare che è di proprietà di Berlusconi, si chiama “Popolo della Libertà”. Il concetto di popolo che si unisce a quello della libertà, un concetto bellissimo.

Soprattutto perché popolo non restringe il campo ad un etnia, vale a dire ad una nazione intesa in senso giuridico, bensì, si allarga a tutti quelli che in un certo momento sono all’interno di uno stato in qualità di cittadini (esclusi gli immigrati non ancora cittadini quindi). Berlusconi farebbe meglio a cambiarlo quel nome da “Popolo della Libertà” a “Etnia italiana per la libertà”, altrimenti non si spiegano le sue recenti uscite contro un’Italia multietnica (che lo è già, basta salire su un autobus e contare quante sono le persone palesemente di origini non italiane).

Coerenza insomma.

P.S. In Germania ci sono una miriade di turchi. Nessun politico tedesco se ne è mai lamentato (anche perché lavorano, come molti degli immigrati italiani).

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Per coloro che svolgono un lavoro

Vorrei dire qualcosa, qualcosa di bello. Potrei dire che potrebbe andare peggio, ma non è vero. Peggio di così non si può. La crisi ha lasciato molte persone a casa, alcuni con qualche ammortizzatore sociale altri con il nulla.

In una situazione del genere non si può fare molto, ma qualcosa sì. Una di queste è fare pulizia di tutti quegli imprenditori che sfruttano questa situazione di merda per fare soldi. Non serve buttarli in carcere, punirli con una multa salata e impedirgli di fare altri danni basta e avanza. Obama ha deciso di mettere dei paletti ai compensi delle imprese che hanno ricevuto degli aiuti di stato, come a dire: “questi soldi li rivogliamo indietro, con gli interessi, perché sono soldi di tutti. O fai il tuo dovere o vai a spazzare le strade”. Da noi è il contrario, non vogliamo sapere dove finiscono questi soldi e incitiamo le imprese che hanno ricevuto aiuti a delinquere e, ormai che ci siamo, facciamo pure i razzisti.

L’Inps ha stabilito che “i controlli degli ispettori non devono ulteriormente danneggiare le imprese”. Come fa un controllo a danneggiare qualcuno? Il tempo impiegato per i controlli? Quindi tutelare il lavoro delle persone e le persone è tempo perso? L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, non sui morti ammazzati. La Thyssen non ha insegnato nulla? Ogni giorno ci sono notizie sui morti sul lavoro. OGNI giorno. Una cosa del genere dovrebbe far aumentare i controlli e le sanzioni. Sacconi invece “si prepara a portare al Consiglio dei ministri un decreto correttivo al Testo unico sulla sicurezza approvato dal governo Prodi. Un pacchetto di norme che attenua l’impianto sanzionatorio precedente”.

L’Italia va alla rovescia, ma non ci trovo nulla da ridere. Qui si parla di persone. Dove sono i sindacati? Dove ***** sono? QUESTO è un buon motivo per scioperare, altro che i 1500 scioperi all’anno per futili motivi.

Queste cose le dovrebbero pensare loro. Pensare, forse pretendo troppo!

P.S. Per il razzismo la direttiva dell’INPS specifica che i controlli (quelli che rimangono) vanno indirizzati su aziende “gestite da minoranza etniche”! In sostanza solo gli italiani possono delinquere.

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Non siamo razzisti

Come si permettono quelli dell’ONU di bollarci come xenofobi e razzisti? Da NOI gli immigrati ricevono trattamenti di favore! Hanno vitto e alloggio anche quando non è dovuto, si stanno studiando delle apposite norme per togliere qualsivoglia limite alla loro integrazione. Quello che più importa però è la salute, da noi non ci sono limiti nei trattamenti sanitari, se uno sta male, clandestino o meno, va in ospedale senza temere alcunché.

Noi siamo un paese con molti problemi, a volte immaginari come la mafia (che non esiste ricordiamolo), a volte reali come sapere dove andrà Kaka (resta al Milan, va al Real?), ma non abbiamo alcun problema di razzismo!

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Alla faccia della pignoleria

Se non posso che provare disgusto per tutti quei marchi che richiamano i prodotti italiani ingiustamente (Parma Ham e il Daniele Prosciutto giusto per dare due esempi) certe pignolerie mi lasciano un po’ basito.

La carbonara con la pancetta (affumicata) ci sta da dio, meno la panna. Che poi il vangelo del cuoco preveda il guanciale ok, ma non mi sembra il caso di farne un dramma, anche perché è un costume diffuso usare la pancetta (non è una truffa insomma). Poi la cotoletta alla milanese sta meglio con la carne di tacchino (decisamente più tenera) e il risotto si fa meglio con il parboiled.

Inutile lamentarsi di queste cose, perché qui in Italia si lascia che le aziende vendano pesto alla genovese con olio di semi di girasole e anacardi! Questo sì dovrebbe far allarmare i cuochi!

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Alla faccia della pignoleria

Se non posso che provare disgusto per tutti quei marchi che richiamano i prodotti italiani ingiustamente (Parma Ham e il Daniele Prosciutto giusto per dare due esempi) certe pignolerie mi lasciano un po’ basito.

La carbonara con la pancetta (affumicata) ci sta da dio, meno la panna. Che poi il vangelo del cuoco preveda il guanciale ok, ma non mi sembra il caso di farne un dramma, anche perché è un costume diffuso usare la pancetta (non è una truffa insomma). Poi la cotoletta alla milanese sta meglio con la carne di tacchino (decisamente più tenera) e il risotto si fa meglio con il parboiled.

Inutile lamentarsi di queste cose, perché qui in Italia si lascia che le aziende vendano pesto alla genovese con olio di semi di girasole e anacardi! Questo sì dovrebbe far allarmare i cuochi!

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