Articoli con tag Lodo Alfano

Berlusconi sta bene!

È questo che si nota vedendo la sua foto in tutti i giornali (a proposito, complimenti a Repubblica per aver fatto pace col premier): è andato al supermercato a fare la spesa come tutti gli uomini normali anche se, per l’uscita ufficiale in Parlamento, si dovrà aspettare almeno fino a domani. È però un bel passo avanti.

Adesso veniamo al programma parlamentare del premier già da settimana prossima.
Come primo appuntamento in agenda ha l’approvazione del Lodo Alfano bis, cioè lo stesso lodo bocciato dalla Consulta mesi fa riproposto stavolta come legge costituzionale, quindi non più bisognoso dell’approvazione dei giudici di sinistra. Con l’aggravante che le quattro più alte cariche dello Stato non possono rinunciarvi, ma accettarlo senza tante storie. Che peccato!

Per martedì invece arriva a Palazzo Madama la proposta sul processo breve, o, per meglio dire, la Legge sul Processo Certo: dopo due anni e mezzo se ancora non si è arrivati al processo, l’imputato non potrà più essere processato. Stavolta però sono stati aggiunti anche i reati di mafia e terrorismo, ma per non avere dubbi sulla sua costituzionalità, il ddl dovrà essere applicato anche agli imputati recidivi. Che colpo!

La settimana successiva, il 25 gennaio, il nostro amato presenterà alla Camera il legittimo impedimento per la prima discussione, ovvero la legge che gli permetterà di non presenziare ai processi in quanto impegnato a fare sempre il Presidente del Consiglio. Non sono però rimasti soddisfatti i parlamentari della maggioranza i quali hanno chiesto a Enrico Costa di scrivere un testo che sospenda i processi non solo per il premier, ma anche per i Ministri, i sottosegretari e i parlamentari. Scusate se è poco!

Ancora una volta quelli della sinistra non parteciperanno alla stagione delle riforme. Che fessi!

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Senza pudore né vergogna

Casini l’ha ammesso, Schifani l’ha confermato. Berlusconi vuole solo salvarsi le chiappe dai processi, a questo gli serve la norma “processo breve”.

Perché dico questo? Perché Casini per fermare la norma “processo breve” ha detto che si può fare il lodo Alfano come legge costituzionale (anche se verrebbe comunque silurato, l’art 3 rimane violato e i primi 12 articoli della costituzione comandano sugli altri). Capite? Lui dice “piuttosto che buttare in malora la giustizia italiana, ti do il mio appoggio”. Casini, insomma, si piega a 90° facendo ammettere alle parti politiche una cosa che era chiara: la norma processo breve non è per gli italiani è per Berlusconi.

Incredibile come in una repubblica democratica si possa solo pensare queste cose. Berlusconi va cacciato dall’Italia, assieme a tutti coloro che calano le braghe di fronte a lui! Via dal nostro paese!

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Il gigante di mamma Rai

Esistono persone che non si fermano davanti a nulla pur di esprimere il loro modo di essere e il loro modo di fare giornalismo. Ieri sera durante il Tg1 delle 20, Augusto Minzolini ha dato sfoggio delle sue doti editorialistiche commentando per la terza volta a favore di Berlusconi: questa volta lo spunto è stato il dibattito sulla Giustizia e il reintegro dell’immunità parlamentare.

Qualche anno fa Maria Luisa Busi sempre del TG1, dopo averci fatto vedere l’ennesimo servizio sulla bambina bielorussa tolta alla famiglia italiana per essere riportata in patria, fece un commento molto amaro e molto autocritico su tutto ciò che gira attorno ad una tragedia – diventata notizia appena passata sui media – e sulla commiserazione dei protagonisti appena si accendono i riflettori. Quella è stata una delle poche volte in cui un giornalista diventa critico di se stesso.

Stavolta la situazione è assolutamente diversa ma non per questo meno grave. Vittorio Zambardino, commentando anni fa sul suo blog una notizia di politica interna, disse una frase che mi colpì parecchio e che all’incirca faceva così: “ogni persona, ad un certo punto della propria vita, dovrebbe fare politica attivamente.” Non so spiegare perché ritengo importante quella frase, è certo però che mi perseguita per la sua semplicità e per i vari spunti che essa comporta. Il contesto allora era assolutamente diverso, però credo che quella frase possa oggi attribuirsi al capo del Governo in carica per via delle sue magagne con la Giustizia.

Ieri sera Minzolini per l’ennesima volta si è distinto per la sua operosità verso una causa che trova ampi dibattiti sull’una e sull’altra sponda della politica italiana. Berlusconi ci sta provando con tutte le sue forze a non essere incastrato nel processo Mills, probabilmente riconosce che stavolta ha poche chances di successo in aula e quindi, da vero stratega, sta sguinzagliando i suoi mastini per far approvare una legge che lo metta al riparo da possibili ripercussioni legali. Dopo l’incostituzionalità del Lodo Alfano, Berlusconi ha prima provato a far reinserire l’immunità parlamentare senza riuscirci, qualche giorno fa ha cercato di far prescrivere i processi, adesso ha pensato bene di tornare alla carica nuovamente con l’immunità parlamentare. E come lo fa?  Mettendo davanti alle tv degli italiani la faccia del direttore del primo telegiornale italiano: il gigante Augusto Minzolini noto come “scodinzolini” per gli affettuosi consigli ricevuti da Silvio Berlusconi.

È una storia vecchia quella degli editoriali di Minzolini, è la terza volta che il direttore del TG1 si appropria del mezzo pubblico per difendere la causa di Arcore. E non è tanto cosa dice o perché le dice che da’ fastidio, quanto fare un uso privato della tv pubblica. Un uso che due anni fa costò un richiamo più o meno ufficiale alla Busi per aver detto delle affermazioni assolutamente giuste – condivise dalla classe politica quanto dall’uomo della strada – ma che non le evitò il richiamo dal comitato di garanzia per “uso personale del TG Rai”. Allora c’era la sinistra al Governo e Berlusconi all’opposizione, oggi è al contrario.

Non mi interessa cosa dice Minzolini e se ha o meno ragione, il dubbio è se la Rai farà qualcosa per fermare questa accozzaglia di presunzione, oppure dobbiamo davvero credere che non c’è più distinzione tra il servizio pubblico e quello privato offerto dal presidente del Consiglio. Minzolini potrebbe benissimo farsi ospitare da Fede per i suoi commenti, ho quasi la certezza che l’Emilio nazionale ne sarebbe estremamente felice.

Immagine anteprima YouTube

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Il lodo Alfano è incostituzionale

La Corte Costituzionale giudicando sulle questioni di legittimità costituzionali poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del Gip del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illeggittimità costituzionale dell’Art. 1 della legge 23 luglio 2008, n.124  per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.
Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionali della stessa disposizione proposta dal Gip del Tribunale di Roma

Berlusconi: “Vado avanti. La Consulta è politicizzata. E’ di sinistra. Dobbiamo governare per cinque anni con o senza il Lodo. Non ci ho mai creduto perché una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra era impossibile che approvasse tutto questo. Abbiamo una magistratura rossa che usa la giustizia ai fini di lotta politica. Abbiamo il 72% della stampa che è di sinistra. Abbiamo tutti gli approfondimenti della tv pubblica che sono di sinistra. Ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici. Il capo dello Stato sapete da che parte sta… Abbiamo inoltre i giudici della Corte eletti da tre capi di Stato di sinistra, che fanno della Consulta non un organo di garanzia ma politico“.

A questo punto io mi chiedo: la Consulta è di sinistra, la Magistratura è rossa, oltre il 70 per cento dei giornali sono di sinistra, il Presidente della Repubblica (sappiamo da che parte sta…), gli approfondimenti televisivi della Rai spostati a sinistra, per non parlare degli spettacoli comici poi.. dunque io mi chiedo come mai questa sinistra è al 30 per cento e non abbia una maggioranza plebiscitariain grado di farla diventare il primo partito italiano. Per cui le cose sono due: o Berlusconi non sa nemmeno quel che dice, oppure abbiamo eletto due anni fa un segretario masochista che andava a casa di questa gente dicendo – anzi, minacciando – di non votarlo perché sbagliato. Delle due l’una.

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La costituzione vale ancora qualcosa

I giudici costituzionali, anche se divisi, hanno dichiarato il lodo Alfano totalmente incostituzionale. Evvai!

P.S. Per Berlusconi anche i giudici  costituzionali sono di sinistra. Chi manca all’appello? Gli agenti della finanza?

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Sansone non è morto

Si racconta, nel giro buono di Montecitorio, che almeno una quarantina di deputati del PdL starebbero con Fini in vita natural durante. Non è una notiziona da far uscire le edizioni straordinarie, ma è una notizia che andrebbe rivalutata sotto molteplici aspetti.

Tra un mese accadranno due cose importantissime per il proseguo democratico italiano: la Consulta si pronuncerà definitivamente sulla costituzionalità del Lodo Alfano, e il Pd avrà il suo nuovo segretario. Se le cose andranno come stanno adesso, la Consulta boccerà il lodo salva-Berlusconi, e D’Alema, pardon Bersani, sarà il segretario del Partito Democratico. E quindi le oscillazioni politiche muteranno non poco.

Se già da adesso ci sono scintille tra il PresdelCons e il PresdelCam, immaginiamo cosa potrebbe succedere se il famoso Lodo Alfano non venisse approvato dalla massima carica giuridica italiana: Fini si porterebbe dietro quei quaranta deputati a lui fedeli, e il Governo, con 295 voti favorevoli e 315 contrari*, sarà condannato a cadere irrimediabilmente.

E qui entra in ballo il tandem D’Alema-Bersani: credete che dopo l’esperienza del ‘95 D’Alema si lasci sfuggire questa ennesima occasione di tornare a governare la Nazione? Ma non se lo lo farà ripetere due volte! Quindi, se siamo capaci di imparare dagli errori passati, dovremmo fare in modo di non permettere a D’Alema di occupare la poltrona di segretario nel Pd – e stavolta non sbaglio -, ma dobbiamo fare in modo che il prossimo segretario del primo partito d’opposizione italiano non sia uno dei soliti vecchiacci della sinistra degli ultimi 15 anni, ma che sia un volto nuovo a cui è ancora impossibile scoprire gli scheletri nell’armadio.

Ci vediamo dopo il 25 ottobre, per entrambi i casi.

* conti fatti su 610 deputati totali, 335 alla maggioranza e 275 all’opposizione, in base ai votanti dell’ultima fiducia del 14 maggio scorso.

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Gola profonda

Gola profonda non è solo il titolo di un porno degli anni ‘70, gola profonda era anche il nome in codice che Woodward e Bernstein diedero alla loro fonte nello scandalo Watergate, e che portò, successivamente, alle dimissioni di Nixon. Oggi il termine è diventato sinonimo di chi vende informazioni a scopo di lucro, di chi possiede molte informazioni su personaggi più o meno noti, nei film d’azione è sovente sentirlo per gli informatori della polizia, ecc. ecc.

Gola profonda potrebbe essere chiamato chi ha già parecchio potere ma ne vorrebbe ancora di più, e quindi fa di tutto per procurarselo. Come Berlusconi.

Ricordiamo tutti le polemiche dovute all’approvazione del Lodo Alfano – il disegno di legge che propone l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato fin quando rimangono tali – di cui la Consulta si pronuncerà sulla sua costituzionalità il 6 ottobre prossimo, Gola profonda Berlusconi, per non subire lo smacco di una seconda incostituzionalità del lodo (dopo il lodo Schifani) stavolta ha pensato di giocarsela a piè pari andando a cena dal suo amicone giudice della Consulta Luigi Mazzella. Ma mica poteva andarci da solo, sarebbe stato sconveniente! Quindi si è portato dietro l’altro giudice Paolo Maria Napolitano, il Guardasigilli Angelino Alfano, il sottosegretario Gianni Letta, i presidenti delle commissioni Affari costituzionali della Camera Donato Bruno e quello del Senato Carlo Vizzini. Vogliamo scommettere sull’argomento della serata? Sicuramente ne’ il Milan ne’ le  veline tanto amate dal premier.

Si è parlato della riforma della giustizia, del nuovo ruolo che dovrebbe avere il Csm e di quello della stessa Consulta. E si è parlato – probabilmente – del lodo Alfano.

Settimana scorsa Peter Gomez sull’Espresso ne ha creato un caso d’interesse nazionale, ma non tanto – secondo me – perché il Presidente del Consiglio sia andato a cena da un giudice della Corte Costituzionale, ma quanto al periodo e le motivazioni principali che hanno portato a questo incontro.
Io reputo normale che il capo del Governo abbia incontri con i vari organi esecutivi del Paese, anche se avvengono a pranzo o a cena, però mi sembra strano che questi incontri avvengano in un periodo particolarmente “stressante” per il premier – le indagini a Bari, il G8 alle porte, la crisi, il terremoto… – soprattutto quando un disegno di legge approvato in Parlamento debba passare il vaglio della Corte Costituzionale da qui a poche settimane.
Io qualche anomalia la vedo in questa faccenda, il Governo e il Giudice Mazzella dicono che è tutto normale. Sarà!

Dall’opposizione arriva una dura presa di posizione sulla vicenda. Di Pietro chiede a gran voce le dimissioni dei due giudici, mentre la Finocchiaro consiglia che “non sta bene invitare qualcuno a casa propria, sul quale si è chiamati a decidere”.

“Ridicolo!” risponde Quagliarella. “Nulla di strano” rigetta Ghedini.

Dal Quirinale arriva una secca risposta: “Non interferiremo!”

L’ennesima vittoria di Gola profonda.

Ah: nel frattempo è passato il pacchetto sulla sicurezza.

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Dimettiti e vattene

Meglio la dittatura attuale o il prossimo presidenzialismo?
Come ben si sa, in Italia esiste una forma sottile, ma attuata, di dittatura legalizzata. Quindi il benemerito PresdelCons Silvietto Berluscaunes propone – anzi pretende – che l’Italia sia già pronta al presidenzialismo, ovvero quella capacità di ogni nazione democratica nel dare al Presidente della Repubblica pieni poteri esecutivi e – quasi – legislativi. Questi poteri li hanno nazioni molto più avanti di noi sotto ogni aspetto (Usa e Francia per far due nomi), non l’Italia. Il nostro paese non è ancora preparato a sorbirsi per ulteriori sette anni (se non cambierà la durata della massima carica dello Stato) di governo ad personam del Berlusconi (inter)nazionale. Ma – se il premier lo chiede – vorrà dire che lui è pronto per continuare a fare il bello e il cattivo tempo nel nostro Paese. Io non voglio questo!

Dimettetevi!” è un modo eufemistico per dire che nel nostro Paese vige una dittatura, in quanto  una città governata da un sindaco legittimamente eletto dal popolo – anche se questo personaggio eletto democraticamente abbia dato prova di scarso senso del dovere – non può essere dimesso dal capo del Governo. Io non voglio sia questo il modo di governare l’Italia. Non è questa l’Italia in cui credo a cui sono disposto di dare tutto me stesso per sostenerla. Io non voglio questo!

Io non accetto ulteriori governi con a capo il signor Silvio Berlusconi, persona indagata, inquisita e incriminata con decine di cause in corso, persona che si trova ancora al governo solamente per aver legiferato a proprio favore col lodo Alfano: in questo momento dovrebbe trovarsi in tribunale a scagionarsi su moltissimi casi di corruzione, l’ultima in ordine di tempo il caso Mills.

Berlusconi si dimetta e vada via dalla politica per sempre.


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Meriti e demeriti

Prima una legge che considera intoccabili le quattro cariche dello Stato, dopo si arriva a considerare i blog come stampa clandestina, qualche giorno fa era il caso di mandare a casa i direttori di due giornali perché si son permessi di criticare una legge, mercoledì invece bisognava regolamentare la Rete, e lo stesso giorno un Ministro in carica ha detto che abbiamo bisogno di IP unici.

Ma ci meritiamo davvero un giocherellone a capo del Governo italiano sempre pronto a bloccare la libertà di parola e che fa solo i suoi interessi?


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L'Italia post Lodo

Il mio ultimo articolo su AgoraVox

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Così recita l’art. 3 della Costituzione: cioè nessun uomo di nazionalità italiana può anteporre la sua persona alla legge.
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