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Boom!

IL PDL E’ MORTO, ORA PD D’ATTACCO: RIFORMA ELETTORALE E POI AL VOTO
Roma, 4 agosto 2010 – “Il Pdl è morto, ora ci vuole un Pd d’attacco. Il quadro in cui è nato il Pdl è cambiato irreversibilmente e l’Italia non può permettersi di tornare ai meccanismi politici degli anni ‘60-’70. Il Pd insista per un governo di scopo, che riformi la legge elettorale. Poi presentiamoci al voto con una rinnovata classe dirigente: solo così non potrà farci paura la prospettiva di un parlamento di persone scelte dai cittadini e non nominate dai partiti. Chi nel Pd parla di Tremonti premier, contraddice l’azione di opposizione di questi mesi e anche l’indicazione del congresso di aprire ad alleati difficili ma ad oggi certi, per inseguire alleati altrettanto difficili, ma ad oggi improbabili”.

Lo dice il Senatore Ignazio Marino in un comunicato stampa di ieri, e mi trova assolutamente d’accordo soprattutto nella seconda parte.

Deduco quindi che le previsioni di quel bontempone di Francesco – coalizione PD-IdV-SeL con candidato Franceschini dopo l’estate, o Chiamparino in primavera - risultano valide solo per il punto due, ma dato il suo maniacale perfezionismo nei resoconti, il nome di Franceschini non è stato messo lì per puro caso (“se si vota a ottobre ci vuole una situazione di emergenza. E a quel punto le strade possibili sono tre: Bersani, Bindi o Franceschini. E Franceschini mi sembra l’unico in grado di poter pescare qualcosa dall’altra parte”). Poi chissà…

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Un terzo

Caro Paolo,
ho letto il tuo appello per la difesa delle primarie nello statuto del PD. Come ben sai nel periodo congressuale e nei mesi che ci hanno portato fino ad oggi ho sempre considerato le primarie un faro. Un metodo democratico di scelta dei nostri candidati a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare. Il mio impegno non si è fermato con il congresso. Continuo costantemente a tenere alta l’attenzione proprio sulla necessità che il PD difenda il metodo delle primarie. L’ultima volta sabato scorso a Cortona.

Venerdì si riunirà la Commissione statuto del PD, che dovrà redigere il testo da discutere all’Assemblea del 21 e 22 maggio. I rappresentanti che l’ex Mozione Marino ha indicato nella commissione – Pippo Civati, Michele Meta e Rosa Calipari – lavoreranno in questa direzione. Per difendere le primarie e quindi far sì che il nostro sia realmente un Partito democratico.

A presto,
Ignazio Marino

Oggi diversi giornali hanno riportato che nel comitato di redazione che ha stilato la bozza per la modifica dello statuto ci fossero Michele Meta (Cambia l’Italia) e Gero Grassi (Area Democratica). Pare non sia vero.

P.S.: diversamente (forse) da altri, non ho scissioni da promettere, né sfracelli da minacciare, né secondi fini (con e senza la maiuscola) da perseguire. Sono settimane che dico che bisogna essere leali verso il segretario del Pd, però sulle primarie non transigo. Mi dispiace.

Pippo Civati

All’interno del Pd coesistono una maggioranza e due minoranze. Due minoranze insieme faranno maggioranza?

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Sull’Università e la ricerca

iMille assieme al Forum PD Università Saperi e Ricerca stanno organizzando per la mattina del 25 maggio a Roma un dibattito pubblico sul difficile stato dell’università e della ricerca in Italia. Interverranno il sen. Ignazio Marino, Maria Chiara Carrozza (presidente del Forum del Pd Università Saperi e Ricerca ), Emanuela Reale (primo ricercatore CNR e politologa), Ivan Scalfarotto, docenti universitari, rappresentanti dei ricercatori precari, studenti. Scrivete le vostre opinioni, proposte, esperienze sull’università e la ricerca a join@imille.org.

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Incrociamo le dita

Ora, io mi sono iscritto al Pd per varie ragioni, soprattutto perché credevo – e credo tuttora - di poter dare una mano, nel mio piccolo, alla mia piccola cittadina, e nel frattempo cercare di portare acqua fresca al mulino del centrosinistra con quel poco che so fare. Non è tanto lo so, ma si parte dal basso e si porta avanti un’idea, una prospettiva, un margine di miglioramento che a volte serve alla causa.

Le primarie hanno portato un volto nuovo, che se fosse stato meglio rappresentato, avrebbe sicuramente dato una grossa mano al cambiamento in questo sfasciato paese. Però mi accorgo che lo slogan “si è sì, no è no, il resto è del maligno” è troppo retorico o forse troppo avveniristico per i tempi d’oggi, e con la riunione di Orvieto di ieri  - con ospiti illustri e dei panel tutt’altro che scontati, ma comunque abusati- e oggi a porte chiuse, la mozione Marino è diventata a tutti gli effetti l’ennesima corrente all’interno del Partito Democratico. Ne avevamo bisogno? Certo che no! Oltretutto la riunione non è stata nemmeno foraggiata a dovere (quanti, della mozione provinciale, mi hanno scritto oggi per saperne di più dopo averne letto sui giornali) e quindi la cosa è passata sottotono se non per gli addetti ai lavori e chi smanetta su internet.

Bersani ha vinto le primarie dilagando con i voti, ma sappiamo benissimo chi ci stava dietro la macchina-segreteria del Bersani vincitore. Ciò non toglie che le promesse in campagna elettorale non siano state mantenute, anzi. E’ vero che si tratta sempre di alleanze allargate stile Ulivo come proponeva il segretario, però allearsi con gli ex nemici non può essere visto dagli elettori come il futuro, perché potrebbe sembrare una chimera che ci spara fumo negli occhi. E credetemi, non è facile accettare che il futuro ci riserverà delle positive novità. Il futuro si costruisce lavorando nel presente e con l’appoggio dei sostenitori, cosa che finora Bersani non ha fatto del tutto. Come del resto pensare di raccattare voti sempre con le stesse facce non ci porterà da nessuna parte.

Qualche nome lo abbiamo già fatto in questo blog e non è il caso di riprenderlo, l’unico che finora sembrerebbe essere il vero volto nuovo in questa fase politica è Pippo Civati, il quale viene visto da alcuni come un ottimo candidato a sindaco di Milano, se l’endorsement nazionale provasse, per una volta, a credere nelle proposte meno note, ma sicuramente più redditizie, e non nei fittizzi giochi di palazzo come sta facendo con le alleanze a fase alterna. Del resto candidare Penati in Lombardia contro un fortissimo e potentissimo Formigoni non è che sia stata un’idea così geniale, ma tant’è. Ed è tutto dire che Formigoni non si potrà (potrebbe?) candidare per il terzo mandato, se si stabilisse una volta per tutte da quale momento parte la legge che vieta la terza ricandidatura.

Bersani ha in mente di ringalluzzire il Pd con volti nuovi e campagne create per tutte le età. Qualcuno però spieghi al segretario che il dopofestival non è più visto dai giovani ma dagli over 50 ormai da anni e anni: state perdendo solo tempo!
Come sarebbe meglio spiegargli che le campagne pubblicitarie si fanno con cognizione, cercando di capire le dinamiche della pubblicità e delle richieste del mercato, e se proprio si vogliono fare delle macchiette stile cartoon con la gente vera come sfondo, il balloon – la nuvoletta con i dialoghi – deve essere visibile ma in secondo piano: negli attuali manifesti il ballon messo a casaccio diventa il soggetto, non la persona e ciò che dice. Licenziate l’art director perché vi sta facendo ridere dietro.

L’attuale crisi ideologica e politica del Partito Democratico sta facendo perdere consensi – anche se molti iscritti non avrebbero comunque rinnovato la tessera – e credibilità nel centrosinistra, e quel che pare evidente è che nemmeno Di Pietro riesce più a fermare la valanga ostruzionista verso l’opposizione. Vabbè, staremo a vedere cosa succederà nei tre lunghi anni senza elezioni dopo le regionali e incrociamo le dita sperando nel maligno.

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Non senza passione

Passionale

Caro Senatore Ignazio Marino,
Ho appena strappato la tessera del Partito Democratico, tessera che avevo preso la scorsa estate per sostenere la sua candidatura alla segreteria del partito. Il dissenso con le ultime dichiarazioni di Massimo D’Alema non mi consente di restare all’interno del PD un minuto di piu’. La classica goccia che fa traboccare il vaso, come si dice.

Gabriele Zamparini

La mia posizione è netta:
- no ad alleanze basate sul tatticismo
- si ad alleanze sulla base di principi e programmi condivisi per il governo delle regioni
- no alla conferma di gruppi dirigenti regionali che non abbiano raggiunto risultati positivi
- si al rinnovamento in regioni come la Campania e la Calabria
- si alle primarie nelle regioni, come la Puglia, dove ci sono state esperienze di governo positive.
Questi sono alcuni dei principi che voglio ribadire con chiarezza e che ripeterò con voce forte e chiara in Parlamento e in ogni altra occasione di discussione e di confronto. Per evitare che tanti si allontanino dal PD, come già qualcuno purtroppo ha fatto.
Facciamoci sentire, facciamo contare le nostre idee, rendiamo forte il PD.

Ignazio Marino

Condivido le parole di Gabriele perché in parte sono anche le mie, però mi chiedo con che forza Marino può dire quel che ha detto senza cadere nella retorica del “te l’avevo detto”, o almeno credere di mantenerle solo perché la sua – la nostra – è stata la campagna più cazzuta e passionale dell’ultimo decennio. Non so, forse sbaglio, ma credo che qualche commento sia esattamente la linea che il senatore dovrà prendere. E non credo di riuscire a seguirlo stavolta.

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Ma anche no

La manifestazione di ieri è stata un successo, nessuna sigla sindacale o politica ha avuto la classica giornata da star, men che meno il Pd.
Il Partito Democratico è in uno stato confusionale tale, che nemmeno il suo presidente ha la più pallida idea se sia stato giusto non partecipare come partito. Soprattutto lei, che la sera prima della prima aveva chiaramente detto di non andare perché da presidente non sarebbe stato corretto, dice di “aver risolto il suo conflitto d’interesse”. Il Pd invece non ha risolto i propri conflitti interni, e ieri al No B Day i suoi maggiori dirigenti erano in piazza S. Giovanni a manifestare contro Berlusconi: Franceschini, Marino, Bindi e Scalfarotto tra i tanti, ma anche Veltroni sotto forma di ologramma. C’erano tutti insomma, c’erano molti uomini del Pd, dagli iscritti ai semplici elettori… ma non c’era il Partito Democratico, Bersani ha ritenuto più giusto non imbucarsi in una manifestazione della rete.

Oggi i piddini si chiedono quale è stato il motivo di questa scelta, perché il segretario del nuovo corso non si è buttato nella prima e unica, finora, manifestazione organizzata dalla gente comune. Si chiedono ancora una volta come ha intenzione di proporsi Bersani alla guida del primo partito d’opposizione senza raccogliere i pezzi lasciati per strada, ma raccolti – come se non lo sapessimo – dal giustizialista Di Pietro solamente perché è l’unico a dire le cose in faccia senza mai scomporsi. È sbagliato così, per carità, ma vallo a far capire alle gente stufa di quindici anni di governo di destra. Il cappello Di Pietro glielo mette ogni volta, basta solo il nome BER-LU-SCO-NI per eccitarlo e tirar fuori dalla patta il suo grosso megafono. Si è visto ieri, anche se non s’è visto Antonio parlare, è bastata la presenza. Quella che è mancata ufficialmente del Pd.

Fortunatamente alcuni dei nostri c’erano. Sfortunatamente non contavano. Perché Bersani non ha voluto i democratici in piazza? Perché Bersani ha creduto che fosse solo un motivo come un altro per mettere il cappello? E perché ancora oggi non riesce a dare una risposta credibile? Abbiamo perso un’occasione per essere tra la gente, abbiamo perso l’ennesima occasione per dire la nostra. E purtroppo non sarà manco l’ultima. Forse è davvero colpa della “dottrina Veltroni” come la chiama Luca Ricolfi sulla Stampa di oggi. Forse lo è, ma forse è solo la solita melina di un Partito Democratico che crede di saper fare, ma messo alla prova si tira semplicemente indietro perché non ne è capace. Forse…

Settimana prossima ci sarà il “Mille piazze”: quanta gente crede di raccogliere Bersani con una manifestazione che ha come unico obbiettivo quello di fare il verso al No-BDay. Non è una domanda, ma una riflessione dalle tante risposte. Forse, ma anche no.

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Web infusion

Nella mailing group di scelgomarino, si discute su chi potrebbe essere il candidato da opporre alla Polverini per le regionali in Lazio. In molti fanno il nome di Emma Bonino, con una preghiera: Ignazio ascolta la nostra voce!

Anche a me la candidatura della Bonino farebbe molto piacere, una cosa però mi lascia sconcertato: ma Marino quale voce ha in capitolo per decidere una possibile scelta sul candidato per la regione Lazio? Molto probabilmente sarà parte importante del nuovo direttivo che subentrerà il 7 novembre, ma da qui a mettere una buona parola – se non addirittura una conferma definitiva – alla candidata regionale, credo ne passi e pure parecchio.

D’altra parte, sempre gli stessi, hanno già candidato Marino ad una delle cariche istituzionali di primo piano (una per tutte: candidato premier) che verranno a nascere da qui a qualche anno, e quindi serve – adesso, non dopo -  una web invasion ancora più invasiva di quella appena finita.

Prima il centrodestra voleva a tutti i costi le elezioni anticipate in regione, però basta che parla il capo tutti si mettono sull’attenti: niente elezioni anticipate nel Lazio.

Ps: ma qualcuno l’ha avvertita la Emma Bonino che l’abbiamo candidata in Lazio?

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Il bicchiere è mezzo vuoto

Quello che ho da dire sulle Primarie e che mai avrei voluto vedere.

Un senso... a BersaniHa vinto Bersani, ha perso Franceschini. Bersani è andato al 53% perdendo tre punti rispetto ai voti dei Congressi, ma Franceschini non è stato da meno perché anche lui è andato dal 36% dei circoli a poco più del 34% delle Primarie, mentre Marino è stato l’unico che ha aumentato i voti dal 7.6% al 12.7%: praticamente i voti persi da Bersani e Franceschini sono andati al Senatore chirurgo. Ma non si può considerare una vittoria quella del Senatore: Ignazio Marino, e noi volontari della sua mozione, eravamo quasi convinti di riuscire ad arrivare vicini al 20 per cento, per cui andare sotto di 7 punti è evidentemente una sconfitta.

Dal Partito Democratico dicono che il vero vincitore è stato il popolo delle Primarie. Secondo me c’è da fare una considerazione: il bicchiere lo vogliamo mezzo vuoto o mezzo pieno? Se le guardiamo in positivo queste Primarie hanno spostato quasi tre milioni di persone dalle proprie case ai seggi, e quindi hanno permesso di eleggere il segretario con un largo consenso. Il popolo delle Primarie però si è attestato a quello degli iscritti: Bersani è andato ben oltre la soglia del 50 per cento perché quasi un milione e mezzo di persone hanno scelto lui piuttosto che Dario Franceschini.

Dando per scontato che i possibili eletti sarebbero stati l’ex Ministro e l’ex segretario, va da se che l’unico handicap sarebbe stato quanti voti avrebbe portato via Marino al duo di testa. Nemmeno questo è stato un problema, come si è notato. Ma è vera vittoria? Stando ai numeri lo è senza dubbio… guardando i numeri. Ma se il bicchiere fosse mezzo vuoto?

Mia personalissima riflessione. Trovo illogico, quasi impossibile, che tre milioni di persone sono andati ai seggi per poi eleggere lo stesso candidato uscito vincente dai congressi. Lo trovo illogico perché è sembrato a tutti – Bersani compreso – che il voto espresso dagli elettori non iscritti avrebbe cambiato in modo considerevole queste elezioni. Lo trovo illogico perché alla fine il risultato, a parte un leggerissimo spostamento di voti, è stato tale e quale a quello delle assemblee nei circoli. Ma lo trovo illogico perché credo che tutto l’ambaradan creato per contrastare gli apparati non ha fatto altro che rafforzarli.
Chi non ha partecipato attivamente a queste Primarie non può capire cosa significa quando un potere forte si muove: crea un enorme spostamento di persone da un punto all’altro, gira e rigira un congresso – o un seggio elettorale – con una sola telefonata, tanto basta per cambiare le carte in tavola. Io e tanti altri della Marino che abbiamo girato i circoli presentando la nostra mozione, ci siamo resi perfettamente conto che quando un dibattito è aperto e libero, si viene a creare una valida alternativa al voto per l’iscritto. Quando, al contrario, il dibattito è praticamente bloccato, in quel circolo è matematico che gli apparati avranno vita facile e vinceranno di larga misura. Ce ne siamo accorti molte volte qui a Pordenone: in quei circoli dove sono state dibattute le mozioni seriamente e liberamente, la proposta Marino prendeva i presenti in un modo incredibile; quando il dibattimento era chiuso già in partenza la Marino era scontato che prendeva pochissimi voti. Un esempio lampante è stato in un circolo dell’hinterland dove il dibattito è stato presentato ad otto persone, di queste, cinque sono andate a votare preferendo Marino. Il problema è che gli apparati hanno chiamato gli ottanta tesserati assenti e li hanno fatti votare. Risultato: Franceschini 42 voti, Bersani 38 voti, Marino 5 voti.

Immaginatevi adesso un gigantesco corteo di truppe cammellate che fa muovere tre milioni di persone e li porta, con la manina, a votare alle Primarie. Chi credete che vinca?

Le Primarie non sono state un successo, sono state un enorme sconfitta per la democrazia e la trasparenza. Con tutto ciò Bersani è stato eletto ed è a tutti gli effetti il mio segretario. E su questo non ho dubbi.

Veniamo alle regionali. Non parlo di tutte le regioni perché non ho cognizione di causa, quindi parlerò solo del Friuli Venezia Giulia in quanto la mia regione. Anche in FVG ha vinto il neo-segretario (ai congressi aveva vinto Franceschini) ma senza sforare la maggioranza: 45.4% per Bersani, 39.1% per Franceschini (su due liste) e 15.5% per Marino. Altro discorso, enormemente più complicato, per l’elezione del segretario regionale. Ha vinto Debora Serracchiani col 52 per cento delle preferenze, ma con l’alito degli ex Margherita a soffiarle sul collo. Debora ha voluto (dovuto?) creare due liste per il nazionale – Democratici con Dario Franceschini capeggiata dal capogruppo in Regione Gianfranco Moretton, e Semplicemente Democratici da lei presieduta e dall’ala rinnovatrice che è nata in regione questa primavera -, mentre il regionale ha visto una sola lista che portava il suo nome. Sul nazionale si è creato il disastro: Moretton ha vinto il derby con Debora per 2700 voti, quindi la maggioranza è sua; mentre sulle regionali Debora deve fare i conti con un presente e pressante confronto con il deputato regionale forte di molti delegati che fanno capo alla sua area, e che, nel migliore dei casi, porterà Debora a scontrarsi prima con i suoi alleati e poi con gli avversari.

Si dice in giro che la Serracchiani non durerà più di un anno (qualcuno le da’ anche meno di sei mesi, e qualcun altro dice che ormai è vuota idealmente), quindi lo scettro passerà presto a Moretton. Il maggior problema è che bruciando Debora si è bruciato quel poco di buono che si era riusciti a fare in regione: parlo di Giorgio Zanin vincitore a sorpresa alle Primarie pordenonesi per le provinciali, parlo della decina di segretari della mia provincia che hanno dato il sangue per il rinnovamento, e parlo anche di Debora Serracchiani. La mozione Marino in regione ha preso il dodici per cento, poco influente da sola per correggere alcuni errori che inevitabilmente nasceranno. Ma se la mia ala si alleasse con i SemDem di Debora, e con alcune frange rinnovatrici di Martines (il candidato di Bersani), che si aggirerebbero attorno al 5 per cento se non ho fatto male i conti, si arriverebbe ad un ottimo 33-35 per cento più che sufficiente per governare almeno il minimo indispensabile per fare quelle riforme promesse in campagna elettorale, cioè la votazione al nuovo Statuto e la regola che blocca a due i mandati per i deputati del Pd. È possibile ottenere questi risultati ad una sola piccola condizione: Debora deve scegliere la sua segreteria nel minor tempo possibile e solamente con i suoi uomini più fidati (nessun avversario alle Primarie deve farne parte, quindi nemmeno Cristina Carloni, la candidata di Marino) e immediatamente deve partire con le riforme. Deve bruciare gli avversari sul tempo, solo così potrebbe riuscire a competere quel poco che basta per far coincidere i primi punti del suo programma con quello nostro e di pochi altri. Solo così, probabilmente.

Se invece decidesse di scendere a patti con gli ex Margherita e spartirsi le poltrone in base ai voti, ho la netta sensazione che la carriera della Serracchiani si bruci sul nascere e che questa regione – data per rinnovatrice da tanti, e per molti aspetti lo è stata davvero – si allineerà con la segreteria nazionale che di rinnovatrice non ha assolutamente nulla. E sarebbe un vero peccato!

Il bicchiere è mezzo vuoto soprattutto per il Partito Democratico: come si fa a non avere i risultati definitivi di meno di tre milioni di elettori dopo quattro giorni dalle Primarie!! Manco in Afghanistan succede questo, dannazione alla vostra organizzazione del piffero: se davate mandato a un centinaio di precari a progetto, i risultati li avremmo avuti in meno di mezza giornata, altro che Accenture…

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Piccoli passi si aggiungono

Oggi fino alle 18.00 i seggi scrutinati erano ancora quelli di ieri a mezzanotte circa, cioè il 35 per cento. Poi, un paio di muniti dopo, Migliavacca ha reso il seguente comunicato stampa:
“Con il 73% dei seggi scrutinati la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie con 1.081.532 voti si attesta sul 53,3%, contro i 697.759 voti e il 34,4% di Dario Franceschini e i 249.784 voti e il 12,3% di Ignazio Marino.
La stima del numero totale di votanti è di 2.826.114.
Le schede bianche e nulle sono state 33.807, pari all’1,6%.”
E aggiunge, onde evitare fraintesi: “I dati sono ufficiosi, quelli ufficiali e definitivi saranno solo quelli certificati dalle Commissioni Regionali nei prossimi giorni. Non siamo noi ad occuparci dei dati relativi all’elezione dei segretari regionali, sono demandati ai PD regionali”.

Si demarca ancor di più la cruda verità: Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico.
Alcuni lanci d’agenzia.

  • Palmiro Ucchielli è il nuovo segretario regionale del Pd. È stato eletto con una percentuale ‘bulgara’, anzi ’sovietica’ vista l’incredibile somiglianza con Vladimir Lenin, capo del Partito bolscevico e rivoluzionario russo, pari al 97,57%, dato incompleto perché si stanno ancora conteggiando i numeri di Ancona. (Adnkronos)
  • PD: IN SICILIA VERSO IL BALLOTTAGGIO, LUPO FERMO AL 39,3% E LUMIA AL 31,7%
    Palermo, 26 ott. – (Adnkronos) – Per conoscere il nuovo segretario regionale del Pd in Sicilia, gli elettori dovranno aspettare ancora. L’isola va infatti il ballottaggio. Secondo gli ultimi dati disponibili, anche se non sono ancora definitivi, Giuseppe Lupo (mozione Franceschini) ha ottenuto il 39,3%, seguito da Giuseppe Lumia (autonomo) fermo al 31,7%. (Wow!)

In Friuli la Serracchiani ha vinto col 52%, ma a Pordenone non ha brillato dato il “misero” 48.8%. A Cordenons – la mia ridente cittadina – ha ottenuto 322 voti contro i 307 del candidato bersaniano Vincenzo Martines. Solo 15 voti li separavano e questo vuol dire che il risultato del congresso è stato nettamente storpiato dagli elettori. Anche questa è democrazia!

Visti i tempi stanotte avremo i risultati definitivi, anche se dubbi ormai non ce ne sono.

ps: per chi se lo fosse chiesto: Marino è in calo sì, ma non infierite ok? La Cristina Carloni in FVG ha preso un 11.4 per cento inaspettato. Inaspettato perché ci aspettavamo di più… tanto per non farci mancare nulla.

pps: la famosa riflessione a mente fredda è trasportata a domani. Forse… (domani sera ho la riunione del coordinamento provinciale per analizzare i dati. Analizzare è l’eufemismo di una parolaccia naturalmente)

Bersani Franceschini Marino schede bianche e nulle
regione seggi % assoluto % assoluto % assoluto % assoluto %
ABRUZZO 216 69% 24.973 51,50% 17.157 35,40% 6.360 13,10% 533 1,10%
BASILICATA 188 100% 35.828 56,30% 22.664 35,60% 5.141 8,10% 2.543 3,80%
ALTO ADIGE 20 100% 3.000 52,60% 1.687 29,60% 1.020 17,90% 79 1,40%
CALABRIA 236 53% 39.516 77,20% 9.650 18,90% 1.989 3,90% 994 1,90%
CAMPANIA 644 83% 154.622 61,80% 79.606 31,80% 16.090 6,40% 8.467 3,30%
EMILIA-ROMAGNA 998 96% 196.926 53,80% 124.426 34,00% 44.468 12,20% 4539 1,20%
FRIULI VENEZIA GIULIA 205 100% 23.057 45,30% 19.834 39,00% 7.975 15,70% 678 1,30%
LAZIO 414 56% 75.821 46,90% 63.313 39,10% 22.686 14,00% 1.906 1,20%
LIGURIA 299 100% 44.813 51,40% 28.345 32,50% 14.097 16,20% 979 1,10%
LOMBARDIA 625 45% 60.844 54,80% 32.597 29,40% 17.595 15,80% 1.018 0,90%
MARCHE 219 59% 18.515 53,30% 11.241 32,30% 5.012 14,40% 507 1,40%
MOLISE 38 37% 3.429 78,20% 955 21,80% 0 0,00% 166 3,60%
PIEMONTE 531 100% 83.208 53,60% 45.220 29,10% 26.784 17,30% 2.384 1,50%
PUGLIA 128 37% 22.535 53,10% 17.355 40,90% 2.527 6,00% 892 2,10%
SARDEGNA 451 100% 41.837 58,30% 20.475 28,50% 9.482 13,20% 1.521 2,10%
SICILIA 164 33% 27.704 43,40% 32.903 51,50% 3.299 5,20% 1.536 2,30%
TOSCANA 988 98% 121.881 46,40% 104.912 39,90% 35.903 13,70% 2.766 1,00%
TRENTINO 74 100% 11.003 55,00% 6.283 31,40% 2.704 13,50% 701 3,40%
UMBRIA 90 24% 9.910 52,10% 6.776 35,60% 2.332 12,30% 267 1,40%
VALLE D’AOSTA 36 100% 1.140 49,00% 796 34,20% 391 16,80% 18 0,80%
VENETO 612 100% 80.970 51,80% 51.564 33,00% 23.929 15,30% 1313 0,80%
TOTALI 7.176 73% 1.081.532 53,30% 697.759 34,40% 249.784 12,30% 33.807 1,60%

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I tempi cambiano

Da domani Viva la vida dei Coldplay sarà ricordata come la canzone di Marino.

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