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L'antipatico
La selezione è finita. Sarà Maurizio Belpietro il controcanto di Annozero, l’ambasciatore in Rai di Silvio Berlusconi, il Vittorio Feltri del video. Ci sono le condizioni, perché X-Factor sta per chiudere e la prima serata di mercoledì è pronta e (pure) servita al Pdl. Ci sono le risorse, perché avrà venti giornalisti e casse senza fondo. Ci sono le pressioni, perché Berlusconi ha chiesto a Mauro Masi uno sforzo se vuole conservare il posto da direttore generale. Altrimenti salta: “Dobbiamo correre ai ripari. Subito”. E per ripararsi bene affideranno una trasmissione a Belpietro, il difensore televisivo preferito ad Arcore, forse già dal 9 dicembre su Rai Due, un paio di ore per smontare alla vigilia la puntata di Annozero. La controffensiva deve consumarsi in Rai perché a Mediaset non avrebbe credito, ma le due emittenti – concorrenti in apparenza – possono unirsi e fondersi per armare l’artiglieria di destra. Belpietro randellerà di mattina su Canale 5 con il consueto Panorama del giorno e completerà l’opera sull’azienda pubblica con l’Antipatico. Il titolo – già in uso dal Biscione – sancirebbe la nascita di “Raiset”.
Il presidente del Consiglio è deluso da Massimo Liofredi: aveva due compiti precisi, zittire Annozero e Marco Travaglio. Entrambi falliti. E dunque Liofredi è stato scavalcato da Antonio Marano, vicedirettore di rete, la spalla ideale di Masi per confezionare un progetto e presentarlo presto in consiglio di amministrazione Rai. Masi e Marano hanno preparato un’accurata strategia per blandire e compattare i rappresentanti del centrodestra in Cda. Un manuale Cencelli per la tv di Stato. Gli ex di An saranno accontentati, avranno in studio Pietrangelo Buttafuoco. Alla Lega hanno promesso 10 serate e 600 mila euro per Gianluigi Paragone e un’altra edizione di Malpensa Italia da gennaio, un contenitore di federalismo applicato alla tv. Il voto della Lega sarà determinante, il consigliere Giovanna Bianchi Clerici era l’unica assente il giorno del rinnovo del contratto di Bruno Vespa. Il programma di Belpietro potrebbe – secondo fonti Rai – imbarcare Maurizio Costanzo, presto prepensionato da Mediaset. Il Maurizio Costanzo Show sta per chiudere la serie dopo 25 anni, l’eredità è in prelazione per Alfonso Signorini, il tuttofare della Mondadori: direttore di Chi e Tv Sorrisi e Canzoni e opinionista ufficiale di cronaca rosa. Signorini ha curato le verità del premier: la Noemi illibata, l’intervista per frenare Veronica Lario, il filmato su Piero Marrazzo. Il materiale esplosivo è un’esclusiva del rotocalco di famiglia.
L’Antipatico sarà l’Annozero di destra e dunque avrà il suo Travaglio: Filippo Facci, già editorialista di Libero e altro volto di Mediaset. La Rai potrebbe accorciare la stagione di Annozero, un espediente che Liofredi dovrà utilizzare per giustificarsi dell’eventuale sforo nel bilancio, un favore gradito a Berlusconi, anche se in differita. L’alchimia giusta è stata trovata da Masi nelle ultime ore, nonostante Monica Setta si sia sottratta al giochino di corte. La conduttrice de Il Fatto del giorno ha rifiutato l’offerta di Liofredi, non vuole affiancare Belpietro. Altro smacco per il direttore: “Mi hanno tirato in ballo nelle risse del centrodestra – spiega la Setta – a proposito della creazione di un anti-Santoro al femminile, ma io non ci sto. Stimo Santoro. Non faccio giornalismo schierato, se avessi voluto prendere le parti politiche di uno dei due poli, avrei lasciato il mio mestiere e mi sarei candidata. Ho ricevuto critiche da destra pur avendo portato il mio programma, in una fascia oraria che totalizzava il 2,5%, al 9,16% cioè un milione e 400 mila spettatori. E’ vero che farò una seconda serata – è scritto anche nel mio contratto sarò sola e voglio approfondire le tematiche femminili”. Nessun rischio per l’Antipatico.
(Da Il Fatto Quotidiano n°36 del 3 novembre 2009)
Gli 007 di Mediaset
Il bavaglio all'informazione
Milena Gabanelli azzoppata. Sotto pressione per il tentativo di mandare in onda il suo “Report” su Raitre senza rete di protezione legale da parte di viale Mazzini. Marco Travaglio in discussione. Ancora privo di contratto, a meno di essere trattato nel programma ? Anno zero” di Michele Santoro su Rai Due non da editorialista come gli anni precedenti ma da ospite all’interno di un contraddittorio. Questo, e non solo, lato Rai. Poi: Telecom, nella gara definita dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e dal vice ministro Paolo Romani per l’assegnazione dei due multiplex per i programmi in digitale terrestre, è stata messa sullo stesso piano dei colossi Rai e Mediaset che probabilmente vinceranno.
Secondo gli esperti ci sarebbero tutte le ragioni per fare ricorso. Ma finora la società guidata da Franco Bernabè, manager non proprio organico alla corte di Arcore e non saldissimo in sella, ha preferito evitare di farlo. La spada di Tarak, invece su La7. Ovvero l’aleggiare del tacito interesse di Tarak Ben Ammar, letto da molti come una sorta di diritto di prelazione da parte di un uomo potente piazzato nei cda della stessa Telecom e nella Mediobanca di Cesare Geronzi (un tempo era stato anche consigliere di Mediaset nonché testimone in difesa di Berlusconi nei processi di Mani Pulite) e allietato da un portafoglio di amicizie pesanti: dal Cavaliere a Massimo D’Alema fino a Rupert Murdoch. Segnali dell’inizio di una stagione che si annuncia a dir poco incandescente. Per non parlare di Sky sotto tiro da dicembre, tra rialzo dell’Iva deciso dal governo e il divorzio non consensuale dalla Rai, a causa del suo successo italiano tale da portare James Murdoch, il figlio dello Squalo, a presidiare il territorio con una presenza sempre più assidua. Scene di una stagione probabilmente da manuale, nel senso di un trattato più militaresco che storico. Tappe di un’avanzata mediatica che non sente neanche il dovere di camuffarsi. Un autunno da ricordare come la manifestazione della brama di un controllo sui gangli dell’informazione e della televisione sfacciata come mai prima d’ora. Dove le poche free zone rimaste di reti, telegiornali, emittenti, società di Tlc fanno fatica a sottrarsi all’influenza ambientale, persuasiva e economica dell’inquilino di Palazzo Chigi. Forse perché nel terzo governo Berlusconi, la comunicazione sta definitivamente prendendo il posto della politica. Ed è su questo tavolo, su questo sistema che si giocherà la grande partita del Cavaliere. Non sull’azione ma sulla rappresentazione.
Questo è quello che ha scritto l’Espresso il 3 settembre scorso, ma non è solo la Tv pubblica a dover fare i conti con un premier mangia tutto: La7, la Tv privata della Telecom la quale si credeva fosse fondamentalmente libera è anch’essa nel mirino del presidente del Consiglio; i giornali sono per la maggior parte di destra (Il Giornale, Libero, Il Foglio di proprietà del gruppo Berlusconi, e poi il Corsera con larga partecipazione di Mediobanca – dove nel CdA siede Marina Berlusconi – La Stampa col neo direttore Calabrese ritenuto “vicino” alle idee del premier, il trio di QN da sempre vicino a Berlusconi…) mentre i pochi rimasti illesi dal dominio del cavaliere sono sempre sotto attacco, legalmente e illegalmente, perché scomodi.
A questa lista vanno aggiunte le banche, Mediobanca in testa, le quali sono quasi tutte in affari col gruppo Berlusconi e quindi non finanziano i progetti dei media concorrenti; le istituzioni sono in mano ai partiti – anzi “al” partito libero – quindi si fa tutto in casa.
Praticamente in Italia siamo arrivati al regime mediatico: dove la dittatura non può nulla perché sarebbe controproducente per la nostra economia, a quel punto arriva il presidente operaio che fa incetta dell’informazione mainstream. Però guai a dire che in Italia non c’è libertà d’informazione. Si rischia la denuncia!
Videocracy
Questo è il trailer di Videocracy, il film sull’ascesa di Berlusconi e delle sue tv censurato dalla Rai con la comoda motivazione che “si tratta di un messaggio politico di critica al governo, non di un film. Il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto.”
Quindi dovremmo aspettarci un film che parli bene del Divo Andreotti, e di un altro che tessa le lodi alla Gomorra napoletana. Naturalmente potranno benissimo dire che Andreotti non è più un politico e che la camorra non fa politica. Certo, si può dire anche questo. In Italia.
Ecco, farlo vedere credo sia il modo migliore per capire in che stato viviamo. E chi ci governa.
Diritto di replica
Perciò Berlusconi non vuole essere attaccato dai Tg Rai e per far questo smanetta un po’ con gli incarichi. Dunque urge una ricapitalizzazione in toto.
Ieri sono stati nominati i vice delle testata giornalistica e i vice di RaiUno. L’elenco è talmente corrosivo che non avrebbe nemmeno bisogno di essere riportato, ma siccome sono affezionato alla Par Condicio (capirete dopo) “mi” sono costretto con le buone a riportarli. Queste dunque le nomine: vice direttori del Tg1 sono stati nominati Andrea Giubilo, Claudio Fico, Gennaro Sangiuliano, Fabrizio Ferragni e Susanna Petruni (quest’ultima è la trombata del Tg1, ma B., stavolta, non c’entra).
Vice direttori di rete sono stati nominati Chicco Agnese, Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lo Maglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Mentre Angelo Teodoli va alla direzione del palinsesto lasciata vacante da Agnese.
Non m’intendo ne’ di Tv e ne’ di nomine, però ho un dubbio: cinque vicedirettori in un telegiornale cosa fanno, se le notizie fondamentalmente fanno parte delle stesse categorie (Politica, Esteri, Cronaca)? E i vice direttore di rete, addirittura sono in sei (o sette se si conta anche il “palinsesto”), cosa fanno tutte queste persone nel servizio pubblico oltre a prendere un miliardo di compenso? Volendo essere di manica larga, potevano esserci tre vice direttori nel Tg e due vice direttori di rete, il resto a che servono? Non ne capisco una mazza, ma mi sembra incongruente questo giro di dirigenti per un solo canale, o sbaglio?
E torniamo alla parolina magica “Par Condicio”. E sì perché anche nell’altra grande azienda di famiglia pubblica privata sono o stanno per cambiare i vertici.
Tenetevi forte: Mario Giordano torna a Studio Aperto!!
Contenti vero? E non solo! Giordano lascia il Giornale per prendere le redini delle “nuove iniziative News Mediaset” (che sboroni!) e avrà il doppio incarico con Studio Aperto. Quindi ci rifaremo nuovamente gli occhi con le nuove inviate tutte d’un pezzo che lancerà l’usignolo del giornalismo italiano…
Al Giornale tornerà quella perla d’uomo che corrisponde al nome di Vittorione Feltri a cui tutti siamo eternamente grati per le “bellissime” prime pagine di Libero. Feltri cederà il posto di direttore di Libero ad un altro bel tomone conosciuto come Mauriziaccio Belpietro che ha fatto benissimo in questi mesi con i suoi programmi televisivi (qual’era quello con la… e l’altro, come si chiamava quel programma…).
Belpietro lascia a sua volta le redini di Panorama a Giorgietto Mulè, che torna nuovamente a dirigere il settimanale Mondadori (era stato direttore di Panorama economy a cavallo tra il 2004 e il 2006) dopo la parentesi biennale in Tv con Studio Aperto (qualcuno se ne sarà accorto, presumo).
Praticamente i vertici Mediaset/Mondadori cambiano in base alle nomine Rai: se al comando ci sono dei dirigenti d’opposizione si parte con una squadra, se, come adesso, i dirigenti sono filo-berlusconiani la squadra torna a cambiare per adeguarsi all’andazzo della Tv pubblica. Sembra un classico diritto di replica della tv italiana. Sembra.
Io non commento, se volete fatelo voi…
Comitato elettorale Mediaset
«Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo… Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi».
Questa è uno stralcio di lettera spedita da Mentana a Confalonieri all’indomani della vittoria di Berlusconi nelle ultime politiche, e che verrà pubblicata nel suo primo libro oggi in libreria. Chiude – in teoria, e probabilmente senza fare alcun clamore – la vicenda del “falso” conflitto d’interessi tra Mediaset e Berlusconi: però Mentana poteva anche dirle prima queste cose…
Il monopolio del satellite
Oggi il Corriere pubblica un articolo interessante su “come” Rai e Mediaset vogliano monopolizzare anche il satellite.
L’articolo fa un po’ di confusione su vari aspetti, ma pare di capire che i canali che attualmente si vedono un chiaro sulla TV analogica e sul digitale terrestre verranno replicati, sempre in chiaro, via satellite. A parte il fatto che la società sarà controllata al 96% dal Silvio Berlusconi, ci sono alcuni punti che non ho ben capito, vediamo se qualcuno è in gradi di aiutarmi.
Io mi sento di condividere in pieno l’articolo di Matteo, se poi Berlusconi (che poi sarà il solito Gasparri o il solito Bonaiuti) dovesse dire che abbiamo – come al solito – frainteso, allora saremo qui ad aspettare chiarimenti, ma soprattutto certezze sulla piena libertà della tivvù italiana.
Piccoli appunti
Berlusconi vuole allineare l’IVA di SKY come domanda l’Unione Europea e come doveva fare Prodi 2 anni fa (forse Prodi si era “dimenticato” di alzare questa tassa insieme a tutte le altre).
lo stesso Berlusconi, sembra si sia “dimenticato” che la stessa UE ha deciso, per voce della Corte Europea, di spedire Rete 4 sul satellite.
lo stesso Berlusconi, durante il suo precedente governo, ha concesso aiuti di stato per avere i decoder del digitale terrestre, piattaforma dove, ovviamente, è approdata Mediaset.
Lo stesso Berlusconi forse si è “dimenticato” dell’abolizione delle provincie promessa in campagna elettorale; in questi giorni Libero sta conducendo una campagna per riportare l’attenzione su questa promessa che stenta a diventare realtà.
Domanda
“Mi chiedo come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot dentro programmi che diffondono solo panico e sfiducia”.
Con queste parole, rivolte agli imprenditori che fanno pubblicizzare i loro prodotti anche sulle reti RAI, il presidente del consiglio riceverà un ricorso all’Autorità Antitrust. Non capisco lo stupore di Berlusconi: una azienda che fa pubblicità, vuole che la sua pubblicità sia vista dal maggior numero di persone. Se un programma ha uno share elevato, l’azienda è ben disposta a fare pubblicità, indipendentemente dal programma.
Non sarà che Berlusconi è invidioso e vuole tale pubblicità tutta per se? O forse sono io troppo malizioso?




È stato detto