Articoli con tag Mediaset

Condanna a due facce

“Il direttore responsabile di Videonews, Claudio Brachino, è stato sospeso due mesi dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia in relazione a un servizio sul magistrato Raimondo Mesiano che provocò forti polemiche.”

Ogni volta che un giornalista Mediaset viene punito per un qualsiasi motivo, di solito succedono due cose: a) Berlusconi s’incazza e se la prende con l’ordine che non l’ha difeso o che l’ha condannato; b) quel giornalista sta sulle balle a Berlusconi e usa l’ordine per cacciarlo dalle sue tv. Delle due l’una.

Tags: , , ,

L'antipatico

La selezione è finita. Sarà Maurizio Belpietro il controcanto di Annozero, l’ambasciatore in Rai di Silvio Berlusconi, il Vittorio Feltri del video. Ci sono le condizioni, perché X-Factor sta per chiudere e la prima serata di mercoledì è pronta e (pure) servita al Pdl. Ci sono le risorse, perché avrà venti giornalisti e casse senza fondo. Ci sono le pressioni, perché Berlusconi ha chiesto a Mauro Masi uno sforzo se vuole conservare il posto da direttore generale. Altrimenti salta: “Dobbiamo correre ai ripari. Subito”. E per ripararsi bene affideranno una trasmissione a Belpietro, il difensore televisivo preferito ad Arcore, forse già dal 9 dicembre su Rai Due, un paio di ore per smontare alla vigilia la puntata di Annozero. La controffensiva deve consumarsi in Rai perché a Mediaset non avrebbe credito, ma le due emittenti – concorrenti in apparenza – possono unirsi e fondersi per armare l’artiglieria di destra. Belpietro randellerà di mattina su Canale 5 con il consueto Panorama del giorno e completerà l’opera sull’azienda pubblica con l’Antipatico. Il titolo – già in uso dal Biscione – sancirebbe la nascita di “Raiset”.

Il presidente del Consiglio è deluso da Massimo Liofredi: aveva due compiti precisi, zittire Annozero e Marco Travaglio. Entrambi falliti. E dunque Liofredi è stato scavalcato da Antonio Marano, vicedirettore di rete, la spalla ideale di Masi per confezionare un progetto e presentarlo presto in consiglio di amministrazione Rai. Masi e Marano hanno preparato un’accurata strategia per blandire e compattare i rappresentanti del centrodestra in Cda. Un manuale Cencelli per la tv di Stato. Gli ex di An saranno accontentati, avranno in studio Pietrangelo Buttafuoco. Alla Lega hanno promesso 10 serate e 600 mila euro per Gianluigi Paragone e un’altra edizione di Malpensa Italia da gennaio, un contenitore di federalismo applicato alla tv. Il voto della Lega sarà determinante, il consigliere Giovanna Bianchi Clerici era l’unica assente il giorno del rinnovo del contratto di Bruno Vespa. Il programma di Belpietro potrebbe – secondo fonti Rai – imbarcare Maurizio Costanzo, presto prepensionato da Mediaset. Il Maurizio Costanzo Show sta per chiudere la serie dopo 25 anni, l’eredità è in prelazione per Alfonso Signorini, il tuttofare della Mondadori: direttore di Chi e Tv Sorrisi e Canzoni e opinionista ufficiale di cronaca rosa. Signorini ha curato le verità del premier: la Noemi illibata, l’intervista per frenare Veronica Lario, il filmato su Piero Marrazzo. Il materiale esplosivo è un’esclusiva del rotocalco di famiglia.

L’Antipatico sarà l’Annozero di destra e dunque avrà il suo Travaglio: Filippo Facci, già editorialista di Libero e altro volto di Mediaset. La Rai potrebbe accorciare la stagione di Annozero, un espediente che Liofredi dovrà utilizzare per giustificarsi dell’eventuale sforo nel bilancio, un favore gradito a Berlusconi, anche se in differita. L’alchimia giusta è stata trovata da Masi nelle ultime ore, nonostante Monica Setta si sia sottratta al giochino di corte. La conduttrice de Il Fatto del giorno ha rifiutato l’offerta di Liofredi, non vuole affiancare Belpietro. Altro smacco per il direttore: “Mi hanno tirato in ballo nelle risse del centrodestra – spiega la Setta – a proposito della creazione di un anti-Santoro al femminile, ma io non ci sto. Stimo Santoro. Non faccio giornalismo schierato, se avessi voluto prendere le parti politiche di uno dei due poli, avrei lasciato il mio mestiere e mi sarei candidata. Ho ricevuto critiche da destra pur avendo portato il mio programma, in una fascia oraria che totalizzava il 2,5%, al 9,16% cioè un milione e 400 mila spettatori. E’ vero che farò una seconda serata – è scritto anche nel mio contratto sarò sola e voglio approfondire le tematiche femminili”. Nessun rischio per l’Antipatico.

(Da Il Fatto Quotidiano n°36 del 3 novembre 2009)

Tags: , , , , , , , , ,

Gli 007 di Mediaset

Brachino su Mattino5 fa lo scoop! Il manganello mediatico del premier sposa la tesi del tutto è permesso se giudichi male Berlusconi.

Immagine anteprima YouTube

Tags: , , , , ,

Il bavaglio all'informazione

Milena Gabanelli azzoppata. Sotto pressione per il tentativo di mandare in onda il suo “Report” su Raitre senza rete di protezione legale da parte di viale Mazzini. Marco Travaglio in discussione. Ancora privo di contratto, a meno di essere trattato nel programma ? Anno zero” di Michele Santoro su Rai Due non da editorialista come gli anni precedenti ma da ospite all’interno di un contraddittorio. Questo, e non solo, lato Rai. Poi: Telecom, nella gara definita dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e dal vice ministro Paolo Romani per l’assegnazione dei due multiplex per i programmi in digitale terrestre, è stata messa sullo stesso piano dei colossi Rai e Mediaset che probabilmente vinceranno.

Secondo gli esperti ci sarebbero tutte le ragioni per fare ricorso. Ma finora la società guidata da Franco Bernabè, manager non proprio organico alla corte di Arcore e non saldissimo in sella, ha preferito evitare di farlo. La spada di Tarak, invece su La7. Ovvero l’aleggiare del tacito interesse di Tarak Ben Ammar, letto da molti come una sorta di diritto di prelazione da parte di un uomo potente piazzato nei cda della stessa Telecom e nella Mediobanca di Cesare Geronzi (un tempo era stato anche consigliere di Mediaset nonché testimone in difesa di Berlusconi nei processi di Mani Pulite) e allietato da un portafoglio di amicizie pesanti: dal Cavaliere a Massimo D’Alema fino a Rupert Murdoch. Segnali dell’inizio di una stagione che si annuncia a dir poco incandescente. Per non parlare di Sky sotto tiro da dicembre, tra rialzo dell’Iva deciso dal governo e il divorzio non consensuale dalla Rai, a causa del suo successo italiano tale da portare James Murdoch, il figlio dello Squalo, a presidiare il territorio con una presenza sempre più assidua. Scene di una stagione probabilmente da manuale, nel senso di un trattato più militaresco che storico. Tappe di un’avanzata mediatica che non sente neanche il dovere di camuffarsi. Un autunno da ricordare come la manifestazione della brama di un controllo sui gangli dell’informazione e della televisione sfacciata come mai prima d’ora. Dove le poche free zone rimaste di reti, telegiornali, emittenti, società di Tlc fanno fatica a sottrarsi all’influenza ambientale, persuasiva e economica dell’inquilino di Palazzo Chigi. Forse perché nel terzo governo Berlusconi, la comunicazione sta definitivamente prendendo il posto della politica. Ed è su questo tavolo, su questo sistema che si giocherà la grande partita del Cavaliere. Non sull’azione ma sulla rappresentazione.

Questo è quello che ha scritto l’Espresso il 3 settembre scorso, ma non è solo la Tv pubblica a dover fare i conti con un premier mangia tutto: La7, la Tv privata della Telecom la quale si credeva fosse fondamentalmente libera è anch’essa nel mirino del presidente del Consiglio; i giornali sono per la maggior parte di destra (Il Giornale, Libero, Il Foglio di proprietà del gruppo Berlusconi, e poi il Corsera con larga partecipazione di Mediobanca – dove nel CdA siede Marina Berlusconi – La Stampa col neo direttore Calabrese ritenuto “vicino” alle idee del premier, il trio di QN da sempre vicino a Berlusconi…) mentre i pochi rimasti illesi dal dominio del cavaliere sono sempre sotto attacco, legalmente e illegalmente, perché scomodi.
A questa lista vanno aggiunte le banche, Mediobanca in testa, le quali sono quasi tutte in affari col gruppo Berlusconi e quindi non finanziano i progetti dei media concorrenti; le istituzioni sono in mano ai partiti – anzi “al” partito libero – quindi si fa tutto in casa.

Praticamente in Italia siamo arrivati al regime mediatico: dove la dittatura non può nulla perché sarebbe controproducente per la nostra economia, a quel punto arriva il presidente operaio che fa incetta dell’informazione mainstream. Però guai a dire che in Italia non c’è libertà d’informazione. Si rischia la denuncia!

Tags: , , , , , , , ,

Videocracy

Questo è il trailer di Videocracy, il film sull’ascesa di Berlusconi e delle sue tv censurato dalla Rai con la comoda motivazione che “si tratta di un messaggio politico di critica al governo, non di un film. Il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto.”

Quindi dovremmo aspettarci un film che parli bene del Divo Andreotti, e di un altro che tessa le lodi alla Gomorra napoletana. Naturalmente potranno benissimo dire che Andreotti non è più un politico e che la camorra non fa politica. Certo, si può dire anche questo. In Italia.

Immagine anteprima YouTube

Ecco, farlo vedere credo sia il modo migliore per capire in che stato viviamo. E chi ci governa.

Tags: , , , , , , ,

Diritto di replica

Perciò Berlusconi non vuole essere attaccato dai Tg Rai e per far questo smanetta un po’ con gli incarichi. Dunque urge una ricapitalizzazione in toto.

Ieri sono stati nominati i vice delle testata giornalistica e i vice di RaiUno. L’elenco è talmente corrosivo che non avrebbe nemmeno bisogno di essere riportato, ma siccome sono affezionato alla Par Condicio (capirete dopo) “mi” sono costretto con le buone a riportarli. Queste dunque le nomine: vice direttori del Tg1 sono stati nominati Andrea Giubilo, Claudio Fico, Gennaro Sangiuliano, Fabrizio Ferragni e Susanna Petruni (quest’ultima è la trombata del Tg1, ma B., stavolta, non c’entra).
Vice direttori di rete sono stati nominati Chicco Agnese, Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lo Maglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Mentre Angelo Teodoli va alla direzione del palinsesto lasciata vacante da Agnese.

Non m’intendo ne’ di Tv e ne’ di nomine, però ho un dubbio: cinque vicedirettori in un telegiornale cosa fanno, se le notizie fondamentalmente fanno parte delle stesse categorie (Politica, Esteri, Cronaca)? E i vice direttore di rete, addirittura sono in sei (o sette se si conta anche il “palinsesto”), cosa fanno tutte queste persone nel servizio pubblico oltre a prendere un miliardo di compenso? Volendo essere di manica larga, potevano esserci tre vice direttori nel Tg e due vice direttori di rete, il resto a che servono? Non ne capisco una mazza, ma mi sembra incongruente questo giro di dirigenti per un solo canale, o sbaglio?

E torniamo alla parolina magica “Par Condicio”. E sì perché anche nell’altra grande azienda di famiglia pubblica privata sono o stanno per cambiare i vertici.

Tenetevi forte: Mario Giordano torna a Studio Aperto!!

Contenti vero? E non solo! Giordano lascia il Giornale per prendere le redini delle “nuove iniziative News Mediaset” (che sboroni!) e avrà il doppio incarico con Studio Aperto. Quindi ci rifaremo nuovamente gli occhi con le nuove inviate tutte d’un pezzo che lancerà l’usignolo del giornalismo italiano…
Al Giornale tornerà quella perla d’uomo che corrisponde al nome di Vittorione Feltri a cui tutti siamo eternamente grati per le “bellissime” prime pagine di Libero. Feltri cederà il posto di direttore di Libero ad un altro bel tomone conosciuto come Mauriziaccio Belpietro che ha fatto benissimo in questi mesi con i suoi programmi televisivi (qual’era quello con la… e l’altro, come si chiamava quel programma…).
Belpietro lascia a sua volta le redini di Panorama a Giorgietto Mulè, che torna nuovamente a dirigere il settimanale Mondadori (era stato direttore di Panorama economy a cavallo tra il 2004 e il 2006) dopo la parentesi biennale in Tv con Studio Aperto (qualcuno se ne sarà accorto, presumo).

Praticamente i vertici Mediaset/Mondadori cambiano in base alle nomine Rai: se al comando ci sono dei dirigenti d’opposizione si parte con una squadra, se, come adesso, i dirigenti sono filo-berlusconiani la squadra torna a cambiare per adeguarsi all’andazzo della Tv pubblica. Sembra un classico diritto di replica della tv italiana. Sembra.

Io non commento, se volete fatelo voi…

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Comitato elettorale Mediaset

«Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo… Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi».

Questa è uno stralcio di lettera spedita da Mentana a Confalonieri all’indomani della vittoria di Berlusconi nelle ultime politiche, e che verrà pubblicata nel suo primo libro oggi in libreria. Chiude – in teoria, e probabilmente senza fare alcun clamore – la vicenda del “falso” conflitto d’interessi tra Mediaset e Berlusconi: però Mentana poteva anche dirle prima queste cose…

Tags: , , , , , ,

La legge dell'untore

Santoro col suo Annozero è fazioso e costantemente di parte. Anche Vespa lo è con Porta a porta. Come lo è anche Emilio Fede e il suo TG. Lo sono anche Studio Aperto di Giorgio Mulè e il TG5 di Clemente Mimun, il TG2 di  Mauro Mazza e il prossimo TG1 di Maurizio Belpietro. Lo è in parte anche Antonello Piroso del TG La7 quando colpiscono gli interessi Telecom. Lo sono anche i giornalisti di Sky Tg24, soprattutto quando gli è stata tolta l’iva agevolata. Tutti i giornali e i giornalisti sono di parte: come esseri umani hanno delle idee proprie e degli ideali che fanno propendere l’ago della bilancia dell’informazione in una parte anziché in un altra. È normale che questo accada. Ma ciò non significa che se un giornalista, un TG o un approfondimento giornalistico sono (anche) spudoratamente di parte devono essere censurati o menomati da chi sta al Governo. Questa non è libertà d’informazione, non è libertà d’espressione e non è diritto all’informazione. Ma soprattutto non è democrazia.

Nella puntata di Annozero di settimana scorsa, Santoro è stato aspramente criticato per “aver attaccato la Protezione civile e più in generale la macchina dei soccorsi, sulla cui efficienza Santoro, e i suoi inviati nelle aree colpite, hanno sollevato dubbi.” Dire “attaccato la Protezione Civile” – quando in realtà Santoro giudicava solamente l’efficienza della macchina dei soccorsi – è completamente sbagliato: al massimo si può “dissentire” da ciò che il giornalista ha riferito, e le persone con un minimo di logica lo fanno senza “attaccare” nessuno. Difatti, tuttora, io dissento da quel servizio di Ruotolo e compari. Ma stavolta si è andato ben oltre. La parte più criticata della puntata di giovedì scorso, come spesso capita, è stata la parte finale con le vignette di Vauro. Una in particolare diceva “Aumento delle cubature. Dei cimiteri” ed è stata quella che ha fatto andare il sangue agli occhi al governo in carica: «sin dalla prossima puntata di Annozero siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo [...] la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle prestazioni del vignettista». Voi come la chiamereste questa, censura o democrazia? Da non dimenticare il battibecco Vespa-Santoro dei giorni scorsi: «Se io avessi fatto programmi come i suoi da molto tempo avrei dovuto abbandonare la Rai. Santoro risponde al direttore generale, mentre io rispondo al direttore di rete». Pronta la replica di Santoro: «Comprendiamo le ragioni per le quali al conduttore di Porta a Porta converrebbe che Annozero non esistesse. Ma noi siamo per il libero mercato. Se dovessimo inoltre giudicare la sua qualità giornalistica dalle false notizie e dalle considerazioni infondate che fa sui contratti in vigore nella nostra redazione, dovremmo dedurne che deve rifare l’esame». Dal pulpito dell’untore…

Cionondimeno, la puntata di domani di Annozero sarà ancora sull’Abruzzo, ma si occuperà della ricostruzione, che costerà secondo una prima stima 12 miliardi di euro, e del rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione dei fondi. In collegamento dall’Aquila ci sarà Sandro Ruotolo, mentre ospiti in studio saranno Niccolò Ghedini del Popolo della libertà, Antonio Di Pietro dell’Italia dei valori, il giornalista del Sole24Ore Mariano Maugeri e il Capo della Sala Italia della Protezione Civile Titti Postiglione. Ospiti da entrambe la fazioni politiche. Alias “Democrazia e libertà d’espressione”.

Cambiando decisamente argomento, ma rimanendo in “tema caldo”, il vice-direttore di Repubblica Massimo Giannini – uno che di economia dovrebbe capirne perché son tanti anni che se ne occupa – ha scritto oggi un bellissimo editoriale dove annuncia nientepopodimenoche l’arrivo di una nuova “legge ad aziendam“.

Ci eravamo talmente abituati all’idea delle leggi ad personam dell’estate scorsa, che tutto ad un tratto il nostro illustrissimo capo del governo ci re-illumina con la sua splendida aureola dorata fatta di aziende cedute-non cedute, conti in paradisi fiscali fiscalmente deducibili, mani in pasta sul libero mercato all’urlo “chi se ne frega del conflitto d’interesse”, e ci intrufola in una (sua) nuova impareggiabile virtù ostentatoria: la difesa delle aziende italiane. Oh che soave visione della Sua Maestosa Umanità!

Il Governo, con una mossa che farebbe sopperire anche i più scettici sulla necessità di far fuori gli speculatori stranieri dalle aziende italiane, approva un pacchetto aggiuntivo al decreto incentivi (quelli per le macchine, gli elettrodomestici etc.) fatto di tre punti: il primo prevede l’innalzamento dal 10 al 20% della quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio; il secondo prevede l’incremento fino al 5% annuo delle partecipazioni consentite a chi già possiede tra il 30 e il 50% di una Spa; mentre il terzo introduce la possibilità per la Consob di ridurre dal 2 all’1% la soglia valida ai fini dell’obbligo di comunicare alla Vigilanza l’avvenuto acquisto di un pacchetto azionario. In parole povere, e qui correggetemi se sbaglio, viene concesso alle aziende di acquistare le proprie azioni fino ad un tetto massimo del 20% contro il 10 per cento di adesso: ne consegue che le aziende sarebbero più forti in eventuali Opa straniere.
Il secondo punto stabilisce che ogni anno un azionista – o una cordata di azionisti – che detengono dal 30 al 50 per cento delle azioni, possono incrementare il proprio pacchetto titoli fino ad un massimo del 5%. Ogni anno. Ciò significa che chi ha in mano la maggioranza delle azioni potrà ottenere nel breve la maggioranza assoluta, e col tempo anche diventare l’unico azionista della società: finirebbe la società tra persone, ma rimarrebbe quella per azioni. Futili differenze!
Il terzo punto è il più classificabile come legge ad aziendam: chiunque acquisti titoli di un’azienda quotata in borsa è tenuto a comunicare alla Consob l’avvenuta acquisizione se questo è pari o oltre l’un per cento del valore azionario dell’azienda. Praticamente, chiunque cerchi di scalare un’azienda, è costretto sin da subito a comunicarlo all’Organo di vigilanza della Borsa. Per far due numeri: Mediaset vale 3.5 euro ad azione con una capitalizzazione di 4.2 miliardi di euro, oggi è molto appetibile per i capitali stranieri quindi, chi vorrebbe fare un Opa ostile, sarebbe ben presto eliminato per il fatto che 1) gli azionisti possono comprare fino al 20% dei titoli della propria società; 2) agli azionisti con maggioranza oltre il 30% basterebbe acquistare il 5% di azioni, o eventualmente associarsi o creare una cordata più ampia con altri azionisti rilevanti, per diventare automaticamente gli azionisti con maggioranza assoluta nella società, per cui nessun nuovo trader potrà portar loro via l’azienda; 3) se ci fosse un Opa ostile da parte di un’importante cordata di imprenditori, questi saranno costretti a rivelare sin da subito le loro intenzioni perché è certo che non andranno a comprare meno dell’1% di titoli della società.

Ho fatto l’esempio Mediaset a ragion veduta, e Giannini nel suo articolo ne spiega benissimo le motivazioni: “Al 31 dicembre 2007 un’azione Mediaset valeva 9,3 euro. Un anno dopo, a fine 2008, ne valeva 3,9. Attualmente staziona intorno ai 3,5 euro, con una capitalizzazione di circa 4,2 miliardi. Poco più di un terzo di due anni fa. Già a luglio dell’anno scorso Piersilvio Berlusconi denunciava: “Dall’inizio dell’anno abbiamo subito una perdita di valore del 41%”“. Quindi chi ne approfitterebbe di più di una legge del genere? Certo, ci saranno anche altre aziende che ne benificieranno, ma volete mettere il capo di uno dei più grandi gruppi editoriali europei che è anche il capo del Governo? Facciamo i seri su!

Finisco ancora con Giannini: “Salvatore Bragantini, ex commissario Consob, in un commento nelle pagine interne del Corriere della Sera del 3 aprile scorso, critica giustamente il “decreto protezionista” corretto dagli emendamenti del Pdl, e si chiede: “Sarebbe interessante capire quale società potrà essere la vittima destinataria delle proposte“. Ora lo sappiamo. Come temevamo, è la società del capo del governo.” Avete ancora dubbi su chi sia l’untore?

Nel frattempo Berlusconi e la Lega si son messi d’accordo per NON fare l’election day. Signori si nasce, diceva quel tale…

Tags: , , , , , , , ,

Il monopolio del satellite

Oggi il Corriere pubblica un articolo interessante su “come” Rai e Mediaset vogliano monopolizzare anche il satellite.

L’articolo fa un po’ di confusione su vari aspetti, ma pare di capire che i canali che attualmente si vedono un chiaro sulla TV analogica e sul digitale terrestre verranno replicati, sempre in chiaro, via satellite. A parte il fatto che la società sarà controllata al 96% dal Silvio Berlusconi, ci sono alcuni punti che non ho ben capito, vediamo se qualcuno è in gradi di aiutarmi.

Io mi sento di condividere in pieno l’articolo di Matteo, se poi Berlusconi (che poi sarà il solito Gasparri o il solito Bonaiuti) dovesse dire che abbiamo – come al solito – frainteso, allora saremo qui ad aspettare chiarimenti, ma soprattutto certezze sulla piena libertà della tivvù italiana.

Tags: , , , , ,

Piccoli appunti

Berlusconi vuole allineare l’IVA di SKY come domanda l’Unione Europea e come doveva fare Prodi 2 anni fa (forse Prodi si era “dimenticato” di alzare questa tassa insieme a tutte le altre).
lo stesso Berlusconi, sembra si sia “dimenticato” che la stessa UE ha deciso, per voce della Corte Europea, di spedire Rete 4 sul satellite.
lo stesso Berlusconi, durante il suo precedente governo, ha concesso aiuti di stato per avere i decoder del digitale terrestre, piattaforma dove, ovviamente, è approdata Mediaset.
Lo stesso Berlusconi forse si è “dimenticato” dell’abolizione delle provincie promessa in campagna elettorale; in questi giorni Libero sta conducendo una campagna per riportare l’attenzione su questa promessa che stenta a diventare realtà.


Bookmark and Share

Tags: , , , , , , , , ,