Articoli con tag Microsoft

Cose buffe

Il filtro antispam di hotmail del mio indirizzo ha contrassegnato come indesiderata una mail provieniente da  billing@e-academy.com, ovvero l’indirizzo mail usato da MSDNAA, cioè l’iniziativa di Microsoft per far conoscere i propri software in ambito scolastico (nel caso particolare io sono iscritto ad informatica a Padova).

Capisco essere onesti, ma definire spam le proprie mail è un’ammissione troppo franca. :-D

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Nokia fa pace con Microsoft

nokia-microsoftIl pacchetto Office nella sua versione mobile diventerà parte integrante degli smartphone dell’azienda finlandese Nokia. L’annuncio è arrivato da Kai Oistamo, vice presidente dell’azienda produttrice di cellulari unitamente a Stephen Elop, presidente della divisione business di Microsoft.

L’accordo tra le due società è stato preso in una riunione svoltasi ieri pomeriggio che già prometteva un annuncio importante, secondo i rumors che erano stati diffusi nelle ore precedenti online. Non sarà solo l’introduzione di Office la vera novità, dato che gli esponenti delle due aziende fanno sapere che si sta lavorando duramente per garantire una piena collaborazione tra le due aziende che permetta di sviluppare anche altri software per i cellulari.

Afferma Elop: “L’annuncio odierno ci consente di ampliare Microsoft Office Mobile ai possessori di smartphone Nokia nel mondo”. Le parole vengono confermate da Oistamo, che annuncia: “Insieme a Microsoft svilupperemo nuove e innovative esperienze per chi lavora in piccole e grandi imprese, assicurando che gli smartphone Nokia siano una parte integrante del luogo di lavoro”.

[Via Citynews]

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Quando il gioco si fa duro…

Mia figlia (e mia moglie ;) ), abituata alla bellezza della Wii, appena ha visto questo filmato è stata talmente presa dall’euforia che l’ha subito chiesta per il suo compleanno. In effetti è davvero bella la nuova Xbox 360 Project Natal appena presentata al 3E ExpoElectronic Entertainment Expo 2009 – di Los Angeles: sistema basato non più sul controller – come la Wii – ma col motion capture (è il tuo corpo a fare da controller e da joystick), integrazione con i social network di grido come Facebook, Twitter e molti altri, chat video con gli amici direttamente dalla Tv, la community di XboxLive è ormai talmente vasta ed enorme che se hai Xbox non puoi non farne parte… beh, se paghi chiaramente.

Immagine anteprima YouTube

Il mio parere è che se non avessi già la Wii dovrei immediatamente accontentare mia figlia :)

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Pc vs Mac? Macchè!

Qualunque sito online e qualsiasi giornale cartaceo voi sfogliate, avrete sicuramente letto che Microsoft snobba alla grande Apple perché non sarebbero alla loro altezza. Vi dico questo perché Apple ha preso la bella abitudine di mandare una ricevuta via email degli acquisti su App Store, anche quando le applicazioni scaricate sono gratuite. Ebbene oggi mi è arrivata la mail dell’App Store con la ricevuta di EveryTrail, un applicazione gratuita per iPhone (che non funziona sul mio iPod touch come credevo, quindi è inutile) che mi avrebbe permesso, tramite il GPS integrato, di registrare anche offline i miei percorsi in bicicletta (ma non solo naturalmente), e che avrei usato soprattutto quest’estate a Catania. Come fan tutti ormai, nella mail vengono indicati anche i feedback degli utenti e i consigli su cosa acquista il cliente che ha scaricato la tua stessa applicazione. Ho avuto una sorpresa che non mi sarei aspettato :)
Beh forse sì! ;)

App Store email

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Le sette palle di Windows

Non so a chi potrà servire, ma da domani e fino a giugno dell’anno prossimo, chi vuole strapazzarsi il pc può scaricarsi Windows Seven: il nuovo sistema operativo di Guglielmo Cancelli*.

E stranamente aggratis!

* Il Cancelli è in pensione, ma le Sette finestre sono dedicate a lui ;)

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La diffusione dei contenuti viola il copyright?

Succede ogni tanto, ciclicamente, che qualcuno si metta ad urlare contro Internet: è normale, ne siamo tutti abituati e ormai non ci si fa caso più di tanto. Spesso i maggiori urlatori sono i produttori di contenuti giornalistici su carta. A dar voce a questa profonda delusione della cultura della rete non sono i direttori dei giornali o il columnist di punta, ma bensì l’editore, l’amministratore delegato, il consiglio d’amministrazione delle testate giornalistiche.

Giorni fa il più grosso editore della storia giornalistica moderna, quel Rupert Murdoch proprietario di News Corp e del Wall Street Journal, rilasciò una dichiarazione dove accusava Google di violare il copyright quando ripubblicava i contenuti dei giornali producendo utili con la pubblicità a lato delle notizie. Sempre un paio di giorni fa, alcuni editori americani si sono dati appuntamento per discutere come bloccare gli annunci pubblicitari sui contenuti protetti da copyright divulgati tramite gli aggregatori online (Google e Yahoo! su tutti). L’Associated Press ha deciso di inserire nei propri articoli un particolare script – chiamato tagging technology -, che permette di rintracciare i loro contenuti diffusi senza autorizzazione. Per ultimo, ma non meno importante, in un doppio incontro Charlie Rose intervista Tom Curley e Arianna Huffington rispettivamente Ceo di Associated Press, e fondatrice dell’Huffington Post. Nulla di inaspettato a dir la verità: Curley descrive “l’esperienza di Internet”, come “una bomba. Concorrenza illimitata, senza limiti di inventario, una brutta esperienza del cliente“. La Huffington esattamente l’opposto: le abitudini dei consumatori sono cambiate radicalmente. La gente usa l’online per leggere le notizie che vuole, quando vuole, come vuole, e se lo vuole. E questo cambiamento rimarrà [a differenza dei giornali di carta, Ndt]. Tutto come da copione alla fine.

Tutto l’ambaradan mediatico di questi giorni sull’improbabile violazione del copyright di Google, Yahoo, Microsoft (e sì, c’è anche Redmond in ballo) e di tutti gli aggregatori di contenuti online, serviranno – probabilmente – solo a veicolare i produttori cartacei verso una nuova forma di rinegoziazione dei proventi della pubblicità sui supporti online di terzi. È  inutile quanto controproducente blaterare di tacite violazioni, quando se oggi non ci fossero gli aggregatori la vita di un giornale online sarebbe pari a 30 in una scala da 1 a 100. È accertato che Google News fa utili anche sulla pubblicità inserita nelle pagine delle notizie, ma vogliamo mettere quanto produce in popolarità e visite ai siti che linka? Sotto questo aspetto la penso decisamente come Jeff Jarvis.

Chi si legge le pagine di un sito giornalistico partendo dall’homepage, è soprattutto il lettore affezionato che quotidianamente apre quella pagina e si accontenta solitamente di pochi giornali leggendoli tutti, dall’inizio alla fine. Ma quante sono le persone che adottano questo procedimento basandosi sull’informazione di pochi singoli giornali, quando hanno la possibilità di leggere più notizie – o la stessa ma da diversi punti di vista – pescando nel mare magnum di Internet? Gli aggregatori online ci offrono la possibilità di spulciare tra i vari articoli dei giornali e scegliere/leggere solo ciò che ci interessa di più. La differenza sostanziale con la versione cartacea è proprio questa: scegliere il giornale tra migliaia, leggere solo la notizia che recepiamo come interessante, leggere sempre la notizia aggiornata e non del giorno prima, ma soprattutto leggere il nostro quotidiano quando ne abbiamo voglia e non necessariamente la mattina al momento della colazione o durante le pause giornaliere. Se poi Google fa soldi con le notizie pubblicate da terzi, basta che gli editori e gli aggregatori di news si mettano d’accordo per aumentare i dividenti degli advertising, e si risolvono la maggior parte delle beghe. La crisi non è solo per la carta stampata, sarà meglio che lo recepiscono bene anche gli editori.

Update. Sabadin dice: “Ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine gli editori americani hanno forse scoperto come è possibile uscire dalla crisi che ha colpito i giornali: basta smetterla di rifornire di armi il proprio nemico. E’ stato come sempre Ruperth Murdoch, il proprietario del «Times» e del «Wall Street Journal», a chiamare a raccolta i suoi colleghi in questa nuova, decisiva battaglia. Murdoch ha quasi ottant’anni, ma continua a vedere le cose con più chiarezza di chiunque altro. «La questione è molto semplice – ha detto -. Dobbiamo smetterla di permettere a Google di rubare i nostri copyright».

Google News paga una royalty a tutti i giornali online per pubblicare i loro articoli. Quindi vietare a Google di ripubblicare le news, come deterrente mi sembra alquanto inutile. Al massimo, come dicevo nell’articolo, possono rinegoziare gli introiti derivati dalla pubblicità su Google, e non, come dice adesso anche il vicedirettore della Stampa, chiudere definitivamente i contenuti agli aggregatori. Anche perché siete proprio sicuri che bloccando Google aumentino le vendite su carta e vi risollevate dalla crisi? Io non credo.

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Un logo da 500 dollari

Secondo Steve Ballmer, Ceo Microsoft, la “sola” differenza tra un Pc e un Mac è il logo della mela che costa 500 dollari. La dichiarazione è stata fatta durante il McGraw-Hill Companies’ 2009 Media Summit, e solo perché Apple ha rosicchiato un punto percentuale al mercato dei pc. Nemmeno immagino cosa avrebbe potuto dire Ballmer se i Mac avessero aumentato del 10 per cento le proprie quote anziché di questo “misero” un per cento. Del resto, Ballmer è sempre quel Ballmer che derideva l’iPhone dicendo che non avrebbe mai venduto quanto un telefonino con Windows dentro. Oggi sono 17 milioni i melafonini venduti in tutto il mondo. Alla faccia di Ballmer!

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La guerra dei mondi

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:P   :P   :D   :D

Il Millennium Bug dicono sia stato un flop colossale. E su da Microsoft non lo sapevano nemmeno… come al solito  :)


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Il Colosso di Rodi

Alla fine Yahoo! muore, o meglio, il suo amministratore delegato, Jerry Yang, cade sotto i colpi della politica manageriale di Wall Street. Mesi fa, prima della bolla finanziaria di queste ultime settimane, Yang aveva fermato l’Opa di Microsoft pronta ad acquistare il “primo nome di Internet“, quel motore di ricerca che aveva dato il “la” ai progetti prossimi venturi del search engine mondiale, Google compresa. Sembra quasi che uno dei grandi Dei del mondo sia caduto, in picchiata e senza cordone di salvataggio.

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Ritorna Microhoo!

Google rinuncia a Yahoo! per non andare incontro a guerre legali. Il Dipartimento di Giustizia americano pone i due colossi del search engine davanti al bivio antitrust per “posizione dominante”. Il leone Microsoft rispunta all’orizzonte di Sunneyvale.

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