Articoli con tag Minzolini

Finiani sospesi per sei mesi

Secondo Il Giornale non si tratterebbe di un’espulsione come si diceva fino a ieri sera, ma di una sospensione temporanea per i “traditori” Fini, Bocchino, Granata, Briguglio e tutti gli altri:

Sospensione, di tre-sei mesi, e non espulsione. Nei confronti dei finiani dovrebbe arrivare nell’ufficio di presidenza di questa sera un provvedimento simile, mentre i vertici di via dell’Umiltà stanno ancora lavorando al documento di “censura politica” nei confronti del presidente della Camera. Ma il testo è suscettibile di modifiche fino all’ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl. Politicamente rilevante sarebbe fra l’altro il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi uomini non sono più “politicamente vicini al Pdl”. Alla stesura del testo sta lavorando lo stato maggiore del partito, ma in particolare il coordinatore Sandro Bondi, che negli ultimi mesi ha di frequente duramente polemizzato proprio con Fini. A Palazzo Grazioli è in corso un vertice con i coordinatori nazionali (Denis Verdini, Sandro Bondi e Ignazio La Russa). Con loro l’avvocato Ghedini a cui si sono aggiunti il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e il capogruppo dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri.

Sempre secondo le fonti del Giornale, se si arrivasse ad una espulsione di Fini e dei suoi stretti collaboratori le conseguenze sarebbero tragiche:

Quel che i finiani assicurano nei conciliaboli in Transatlantico e nel cortile di Montecitorio, è che un provvedimento di espulsione nei confronti di esponenti vicini a Fini “riceverà senz’altro una risposta adeguata”. E che “se la conta dovesse davvero partire, i numeri saranno altri… Decisamente superiori a 25″. [...] Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata, Enzo Raisi, Luca Barbareschi, Francesco Proietti, Francesco Divella, Antonio Buonfiglio, Claudio Barbaro, Maria Grazia Siliquini, Flavia Perina, Angela Napoli, Luca Bellotti, Aldo Di Biagio, Nino Lo Presti, Giuseppe Scalia, Gianfranco Conte, Benedetto Della Vedova, Adolfo Urso e Mirko Tremaglia, nel corso della giornata si sono aggiunte le firme dei finiani più moderati come Roberto Menia, Silvano Moffa, Gianfranco Paglia, Donato Lamorte, Alessandro Ruben, Adolfo Urso, Giulia Bongiorno, Andrea Ronchi, Giulia Cosenza, Giuseppe Angeli, Carmine Santo Patarino, Giuseppe Consolo, Catia Polidori. La 34esima firma sarebbe della deputata Souad Sbai.

Anche in Senato si fanno i conti per formare eventualmente un gruppo separato:

I finiani sono pronti a costituire un gruppo anche al Senato. Alcuni senatori del Pdl hanno incontrato il presidente della Camera. All’incontro avrebbero partecipato 12 senatori e il numero minimo per formare un gruppo parlamentare a Palazzo Madama è di 10 senatori.

In questo momento la riunione è ancora in corso (è iniziata alle 19), quello che verrà fuori probabilmente lo sapremo da Minzolini con un editoriale.

[Update] Minzolini ha fatto davvero l’editoriale nel TG1 delle 20, ed ha parlato – oltre che della bontà della manovra appena approvata – del divorzio tra Berlusconi e Fini come qualcosa di buono perché “fa chiarezza“…

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In un paese normale…

…questo potrebbe anche non accadere. In Italia accade di continuo senza che nessuno si chieda come mai Minzolini e Mulè abbiano lo stesso padrone.

(fantastico quando il giornalista cerca di chiudere il settimanale appena si intravede la pubblicità de L’Unità :) )

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Minzolini santifica Craxi

Io lo ritengo semplicemente schifoso. Cosa si può dire di una persona che arriva a negare la storia per riabilitare un delinquente? Minzolini, in un altro dei suoi editoriali, dice chiaro e tondo che Craxi fu condannato per motivi politici e come se non bastasse arriva a dire che il finanziamento illecito dei partiti (tangenti) non era poi così grave ( “era stato oggetto di un’amnistia soltanto due anni prima: un colpo di spugna che preservò alcuni e dannò altri” ).

Io lo ritengo indegno non solo di stare lì, sulla poltrona del tg1, ma di essere un giornalista, questo non è essere faziosi, questo è fare revisionismo storico.

Per chi non lo sapesse queste sono le condanne definitive di Craxi:
5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai il 12 novembre 1996
4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese il 20 aprile 1999

Processi non conclusi per avvenuto decesso:

5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel il 22 gennaio 1999
5 anni e 9 mesi in appello per il Conto Protezione
3 anni in appello bis per il caso Enimont il 1° ottobre 1999

Prescrizione:
4 anni e una multa di 20 miliardi di Lire in primo grado per il caso All Iberian il 13 luglio 1998, pena poi prescritta in appello il 26 ottobre 1999.

Detto questo lascio giudicare a voi chi fosse Craxi ed invito a scrivere alla RAI affinché venga rimosso questo direttore.

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Il gigante di mamma Rai

Esistono persone che non si fermano davanti a nulla pur di esprimere il loro modo di essere e il loro modo di fare giornalismo. Ieri sera durante il Tg1 delle 20, Augusto Minzolini ha dato sfoggio delle sue doti editorialistiche commentando per la terza volta a favore di Berlusconi: questa volta lo spunto è stato il dibattito sulla Giustizia e il reintegro dell’immunità parlamentare.

Qualche anno fa Maria Luisa Busi sempre del TG1, dopo averci fatto vedere l’ennesimo servizio sulla bambina bielorussa tolta alla famiglia italiana per essere riportata in patria, fece un commento molto amaro e molto autocritico su tutto ciò che gira attorno ad una tragedia – diventata notizia appena passata sui media – e sulla commiserazione dei protagonisti appena si accendono i riflettori. Quella è stata una delle poche volte in cui un giornalista diventa critico di se stesso.

Stavolta la situazione è assolutamente diversa ma non per questo meno grave. Vittorio Zambardino, commentando anni fa sul suo blog una notizia di politica interna, disse una frase che mi colpì parecchio e che all’incirca faceva così: “ogni persona, ad un certo punto della propria vita, dovrebbe fare politica attivamente.” Non so spiegare perché ritengo importante quella frase, è certo però che mi perseguita per la sua semplicità e per i vari spunti che essa comporta. Il contesto allora era assolutamente diverso, però credo che quella frase possa oggi attribuirsi al capo del Governo in carica per via delle sue magagne con la Giustizia.

Ieri sera Minzolini per l’ennesima volta si è distinto per la sua operosità verso una causa che trova ampi dibattiti sull’una e sull’altra sponda della politica italiana. Berlusconi ci sta provando con tutte le sue forze a non essere incastrato nel processo Mills, probabilmente riconosce che stavolta ha poche chances di successo in aula e quindi, da vero stratega, sta sguinzagliando i suoi mastini per far approvare una legge che lo metta al riparo da possibili ripercussioni legali. Dopo l’incostituzionalità del Lodo Alfano, Berlusconi ha prima provato a far reinserire l’immunità parlamentare senza riuscirci, qualche giorno fa ha cercato di far prescrivere i processi, adesso ha pensato bene di tornare alla carica nuovamente con l’immunità parlamentare. E come lo fa?  Mettendo davanti alle tv degli italiani la faccia del direttore del primo telegiornale italiano: il gigante Augusto Minzolini noto come “scodinzolini” per gli affettuosi consigli ricevuti da Silvio Berlusconi.

È una storia vecchia quella degli editoriali di Minzolini, è la terza volta che il direttore del TG1 si appropria del mezzo pubblico per difendere la causa di Arcore. E non è tanto cosa dice o perché le dice che da’ fastidio, quanto fare un uso privato della tv pubblica. Un uso che due anni fa costò un richiamo più o meno ufficiale alla Busi per aver detto delle affermazioni assolutamente giuste – condivise dalla classe politica quanto dall’uomo della strada – ma che non le evitò il richiamo dal comitato di garanzia per “uso personale del TG Rai”. Allora c’era la sinistra al Governo e Berlusconi all’opposizione, oggi è al contrario.

Non mi interessa cosa dice Minzolini e se ha o meno ragione, il dubbio è se la Rai farà qualcosa per fermare questa accozzaglia di presunzione, oppure dobbiamo davvero credere che non c’è più distinzione tra il servizio pubblico e quello privato offerto dal presidente del Consiglio. Minzolini potrebbe benissimo farsi ospitare da Fede per i suoi commenti, ho quasi la certezza che l’Emilio nazionale ne sarebbe estremamente felice.

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Il direttore del TG1 Minzolini contro la manifestazione di ieri

Il direttore del TG1 Augusto Minzolini, in un editoriale nel Tg delle 20,00 del 3 ottobre, critica e ritiene incomprensibile la manifestazione a favore della libertà di stampa e d’informazione tenutasi a Roma e in tutta Italia. Vediamone i punti salienti.

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Lo dico senza spirito polemico: la manifestazione di oggi per la libertà di stampa per me è incomprensibile. Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. È in atto uno scontro di poteri nell’informazione e la manifestazione di oggi fotografa una realtà: una manifestazione convocata contro la decisione del premier di presentare due querele, a Repubblica e all’Unità. In realtà negli ultimi 10 anni sono 430 le querele dei politici, per il 68% di esponenti di sinistra. E’ possibile che la libertà di stampa venga messa in pericolo solo da due querele di Berlusconi?
La manifestazione di oggi è un episodio di questo scontro perché fotografa una disparità. E’ stata convocata contro la decisione del premier di querelare due giornali, Repubblica e Unità. Si confessano due sole querele ma non quelle che colpiscono gli altri giornali, magari di diverso orientamento.

Vediamo poi quello che succede all’estero. Nel 2004, Tony Blair dopo un lungo braccio di ferro che arrivò quasi in tribunale e costrinse alle dimissioni i vertici della Bbc, che lo accusavano di aver falsificato i dossier sulla guerra in Iraq. Non si può pensare che i giornali abbiano sempre ragione. La difesa corporativa non fa bene all’autorevolezza dei media; specie in Italia, dove si ha una strana concezione del pluralismo dell’informazione. Ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi: chi ha questa concezione, manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico.

Il direttore Minzolini sbaglia pur sapendo di sbagliare. La vicenda del 2004 in realtà non arrivò mai in tribunale e Tony Blair non querelò mai la Bbc. La commissione d’inchiesta indipendente di Lord Hutton fu creata per investigare sulla morte di un consulente del governo, David Kelly, che nel 2002 aveva scritto un rapporto sulle armi di distruzione di massa in Iraq. Dopo il servizio della Bbc in cui Kelly veniva individuato come la fonte in grado di sostenere che il rapporto era stato manipolato per agevolare l’intervento britannico in Iraq, Kelly si suicidò. In seguito all’inchiesta, che individuò l’errore della Bbc sulle accuse di manipolazione e scagionò il premier, il presidente e il direttore generale della rete pubblica si dimisero, ammettendo l’errore. Ma non c’era stata alcuna querela da parte del premier o di membri del governo.

I media non possono avere sempre ragione, ma è assolutamente indispensabile dare l’opportunità alla stampa di informare il cittadino sui fatti che accadono nel Paese. Come è indispensabile capire che non è giusto dire cose poco documentate o piene di mezze verità. Perché se la stampa è libera, lo è anche la verità. E Minzolini non è, e non lo è stato nemmeno ieri, un maestro di obiettività.

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Sculacciate Minzolini

Documento approvato all’unanimità dall’assemblea nazionale dei Comitati di redazione delle testate Rai.

“Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo.

L’assemblea nazionale dei Comitati di Redazione chiede alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai di convocare il neo direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Comprenda, Minzolini, qual è il compito del direttore di una testata del Servizio Pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare – con tutti i punti di vista – i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese.

Un impegno che mai può venir meno. Mai può ci si può permettere di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura.
Lo stesso vale anche per il Tg2 – responsabile di analoghe omissioni – per ogni testata nazionale Rai, radiofonica o televisiva, e per tutte le redazioni regionali.
Vale per tutti i giornalisti del servizio pubblico, anche per quelli che – come probabilmente sta accadendo ad Augusto Minzolini – ancora non si sono resi conto del ruolo che ricoprono e dell’impegno che devono assumere di fronte a chi paga il canone.
Si legano i temi delle notizie omesse in questi giorni dal direttore del Tg1 a quelli del Ddl Alfano sulle intercettazioni che, dopo il voto di fiducia raccolto alla Camera, si appresta ad approdare in Senato.
L’Assemblea dei Cdr Rai da mandato all’Esecutivo Usigrai di attuare tutte le forme di mobilitazione necessarie”.

[Via Sir Drake]

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Gente fuori di testa

Giustamente Di Pietro non è contento del comportamento del direttore del TG1, e secondo lui è passabile di licenziamento.

La replica dell’esponente del PDL Daniele Capezzone è: “Il signor Di Pietro [...] trova il tempo per aggredire Augusto Minzolini. Si ha l’impressione che Di Pietro abbia nostalgia di quando era pm, e quasi viene il dubbio che, se potesse, chiederebbe l’arresto del direttore del Tg1. Questi signori dell’Idv e del Pd sono abituati alle intimidazioni, agli attacchi violenti, alle aggressioni seriali. Sbagliano due volte, però: non solo perché Minzolini ha totalmente ragione, ma anche perché il direttore del Tg1 non ha alcun motivo di temere questi comportamenti minacciosi e arroganti. Si rassegnino: da qualche settimana, gli spettatori del Tg1 hanno a che fare con un’informazione corretta, non più piegata alle esigenze dello schieramento di centrosinistra.”

Caro Capezzone, sta sbagliando persona. Quello che fa attacchi violenti ed intimidazioni è il suo capo, tal Silvio Berlusconi che non molto tempo fa disse “quindi ad un certo momento non voglio arrivare a dire di fare azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa, però sono tentato perchè non si fa così…” e ce ne sono altre di minacce (Repubblica, 4 Aprile 2009 e RaiNews, il giorno dopo)!

Sulla corretta informazione stendiamo un velo pietoso, perché se ne parlano tutti i giornali all’estero dell’indagine di Bari è da riportare comunque. Se si vuole si possono anteporre le considerazioni del direttore del TG1, comunque inutili, ma la notizia è da riportare. Occultare qualcosa, infatti, non è mai buona informazione!

Purtroppo lei non finisce di parlare e aggiunge che con Riotta, parla di poche settimane fa, il TG1 era schierato col centrosinistra. Perfetto, allora mi spiega come mai la notizia sulla condanna in primo grado di Travaglio per diffamazione fu riportata, mentre altre condanne dei suoi compagni parlamentari (una recente, Giuseppe Drago Maggio 2009 per peculato) non sono mai salite agli onori della cronaca? Anche questa è buona informazione?

Caro Capezzone, usi la sua testa al posto di quella del suo capo!

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Scimmiottare l'informazione pubblica

Augusto Minzolini, direttore del TG1, si difende in diretta durante il tg delle 20, dagli attacchi di chi lo accusava di non aver mandato in onda sul telegiornale di punta del servizio pubblico, le ultime indiscrezioni sul caso “Berlusconi e le escort”.

Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici.
E’ avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora, Romano Prodi, strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E’ accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola.
Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico.
Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi
.”

Praticamente tutto il mondo ne parla, e Minzolini, in nome della prudenza e del gossip sotto forma di pettegolezzo chicchericciato da qualche quotidiano, decide di non parlarne nel principale telegiornale del Paese. E solo perché lui ha deciso così, anzi, così ha deciso la linea editoriale del TG1. Tutto sotto l’alta sfera della pluralità dell’informazione, evidentemente.

E poi dicono che i media sono in mano alla sinistra…

Update: ho trovato il video :D

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Lazzaronizzazione

Chi aveva ingenuamente auspicato che i nuovi direttori dei TG Rai “facessero bene il loro lavoro” può tranquillizzarsi. Stanno facendo splendidamente il loro lavoro, cioè quello per il quale sono stati scelti personalmente dal Datore Unico di Incarichi, che è quello di nascondere le notizie che lo possano infastidire, anche se queste notizie compaiono sulle prime pagine dei maggiori giornali italiani, turbano molti sostenitori onesti, irritano i vescovi e ormai lampeggiano sui siti di inormazione di tutto il mondo. Ma non nel TG1, che se non può sterlizzare una notizia come una “smentita”, la ignora completamente, come ha fatto sabato 20 giugno in tutte le edizioni. [...] Ma qui siamo oltre la lottizzazione, siamo alla lazzaronizzazione.

Vittorio Zucconi

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Tante poltrone per tutti

Si sanno chi sono i nuovi nomi a capo dell’organigramma della tv pubblica: come avevamo previsto alla direzione di RaiUno sedierà Mauro Mazza e l’editorialista della Stampa Augusto Minzolini sarà il nuovo nuovo direttore del Tg1, ci saranno quattro nuovi vicedirettori generali nelle persone di Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone e Antonio Marano. Ancora non si sa il nome di chi prenderà il posto di Mazza al Tg2, potrebbe essere una delle candidate a cui si dava grossa rilevanza nella riunione di Villa Grazioli (residenza di Berlusconi, ndr), ovvero Susanna Petruni – oggi capo-redattore del Tg1 – e Ida Colucci attualmente al Tg2 come inviata, ma potrebbero saltar fuori i nomi di Orfeo del Mattino, di Napoletano del Messaggero o del sempre in auge Maurizio Belpietro attuale direttore di Panorama. Che strano: tutti indiscutibilmente di centro-destra…
I tre consiglieri del centro-sinistra lasciano l’aula prima di votare per fare quello che sanno fare meglio: una conferenza stampa per spiegare perché non votano. Che tristezza!

Non riesco ancora a vedere la differenza tra Rai e Mediaset: esiste ancora una sana concorrenza tra le due ammiraglie della Tv o è solo un mio modo di vedere catastrofi ovunque?

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