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L’Argentina fa il tris e va agli ottavi assieme alla Corea del Sud. Nigeria e Grecia tornano a casa

Logo sud africa mondiali 2010Le Super Aquile si fermano a un gol dagli ottavi: passano gli asiatici. Gara rocambolesca: Uche porta avanti gli africani, Lee Jung Soo e Park Chu Yong ribaltano tutto e Yakubu dagli undici metri segna il pareggio finale. Pesa molto un errore di Martins. La Sudcorea se la vedrà con l’Uruguay.

Quando iniziano gli esami di maturità, nulla ti viene perdonato. La Nigeria ne sa qualcosa. Nel match di chiusura del Gruppo B contro la Corea del Sud ci ha provato in tutti i modi. Ma ancor più ha commesso errori marchiani. Quelli che sono costati cari. Il 2-2 finale promuove gli asiatici, ben più cinici e scafati. Agli ottavi ci vanno loro. L’Africa perde un’altra delle sue squadre in questo Mondiale.

Il ct coreeano Huh Jong Moo conferma il 4-4-2 delle prime due partite. Rispetto al match con l’Argentina, però, torna Cha Du Ri nelle vesti di terzino destro di spinta. Mezza rivoluzione, invece, per Lars Lagerback, che ripropone capitan Kanu titolare in un 4-2-3-1 dal centrocampo completamente ridisegnato vista anche la squalifica di Kaita. In mediana ci sono Etuhu e Ayila, mentre Obasi e Uche fanno gli esterni. Nel riscaldamento dà forfait anche Taiwo e il terzino sinistro è così Afolabi.

La Corea del Sud parte bene. Ma dopo qualche affondo viene colpita da una ripartenza perfetta della Nigeria. Odiah sfonda a destra e mette dentro un cross perfetto per Uche, che taglia indisturbato sgusciando dietro a Cha Du Ri e insacca il vantaggio africano (12’). Gli asiatici faticano a reagire perché non paiono preparati ad affrontare una difesa schierata. E rischiano di subire il 2-0, specie al 36’, quando lo scatenato Uche colpisce un palo clamoroso. Ma il calcio è strano e questa partita lo è più di tutte. Così, al 37’ Obasi si fa ammonire per un fallo sciocco su Lee Young Pyo, regalando una punizione sulla trequarti alla Corea e andando anche in squalifica. Palla dentro e arriva il pari, servito dall’altro Lee (Jung Soo) che come contro la Grecia stacca indisturbato e punisce. La Nigeria non reagisce, si va all’intervallo sull’1-1. E gli asiatici sarebbero agli ottavi per il maggior numero di gol segnati rispetto agli ellenici, sullo 0-0 con l’Argentina al 45’.

Lagerback prova a cambiare qualcosa in avvio di ripresa, con il terzino di spinta Echiejile per Yobo e lo spostamento di Afolabi in mezzo alla difesa. Ma come nel primo tempo, la Corea del Sud sfrutta un altro calcio piazzato regalato dalle Super Aquile. Al 48’ Shittu frana su Park Chu Yong, concedendo una punizione dal limite. Il numero dieci coreano va a calciare e beffa pure il colpevole Enyeama, che si muove dietro alla barriera e si fa sorprendere sul proprio palo. I coreani vanno sul 2-1, mettono la qualificazione in ghiaccio e iniziano una nuova partita. Quella che sulla carta sarebbe molto più adatta agli asiatici, fatta di ripartenze in spazi larghi.

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Lagerback regala la standing ovation a Kanu, che al 57’ lascia il posto a Martins e chiude con ogni probabilità la propria carriera in nazionale. Jung-Moo Huh risponde inserendo Pak Nam Il al posto di Yeom Ki Hun. I suoi paiono in grado di gestire, ma si distraggono. E in tre minuti succede di tutto. Al 68’ Yakubu sbaglia il 2-2 a porta vuota, ma due minuti dopo proprio il neoentrato Pak Nam Il gli regala l’occasione del riscatto, commettendo fallo da rigore su Obasi. Dal dischetto Yakubu non perdona ed è pareggio, ma Lagerback lo cambia comunque con Obinna. Ne nasce un finale palpitante, nel quale spicca l’errore incredibile di Martins, che all’80’ prova un pallonetto solo davanti al portiere e dilapida la chance di passare il turno, dato il vantaggio argentino sulla Grecia.

Finisce 2-2. La Corea del Sud torna agli ottavi, cosa che non accadeva dal 2002, quando poi eliminò l’Italia. Adesso se la vedrà con l’Uruguay, sabato alle 16:00. La Nigeria si ferma ancora una volta già nella fase a gironi, un ostacolo insormontabile dal 1998 a questa parte. E l’Africa perde la terza squadra (dopo Camerun e Sudafrica) di questo Mondiale. Il Ghana invertirà la tendenza?

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Continua a gonfie vele il Mondiale dell’Argentina targata Diego Armando Maradona: arriva la terza vittoria nella terza partita. 2-0 alla Grecia di Rehhagel, che viene eliminata. Messi ci prova in tutti i modi ma non si sblocca, ci pensano Demichelis e Palermo. Agli ottavi c’è il Messico.

Continua a gonfie vele il Mondiale dell’Argentina targata Diego Armando Maradona: arriva la terza vittoria nella terza partita. Il 2-0 dà il primo posto all’Albiceleste ed elimina la Grecia di Otto Rehhagel. Lionel Messi prova in tutti i modi a sbloccarsi ma si ferma al palo, ci pensano Demichelis e Palermo. Agli ottavi di finale per l’Argentina c’è il Messico, come nel 2006.
Diego Armando Maradona cambia tutto molto rispetto alla formazione titolare: torna Veron, confermati i soli Romero, Demichelis e Messi. Gli altri sono tutti nuovi: spazio anche a Milito dal primo minuto, che fa coppia con Aguero là davanti. Otto Rehhagel schiera la sua Grecia con un prudente 5-4-1, con Katsouranis e Karagounis a dare una mano a Samaras in attacco.

Le impressioni del pre-partita trovano conferma nei primi minuti di gara: gli ellenici si guardano bene dall’esporsi oltre la trequarti offensiva, mentre l’Argentina a produrre gioco in quantità, con l’ottimo Veron molto mobile (l’infortunio è alle spalle) in cabina di comando. Leo Messi ci terrebbe a festeggiare nel migliore dei modi fascia di capitano e compleanno (tra due giorni saranno 23), ma il suo lavoro è reso difficile da un mastino del calibro di Papastathopoulos che ringhia alle sue calcagna. La Pulce riesce comunque a innescare un paio di incursioni di Aguero, che vede le sue conclusioni respinte dall’attento Tzorvas. La Grecia non fa paura: Samaras si sbatte tanto, ma Demichelis è un osso troppo duro da battere tutto solo. Messi si innervosisce un po’, sballonzolato tra un fallo e l’altro, e non riesce a pungere: nel finale però prima Maxi Rodriguez, e poi la Punge arrivano al tiro, ma è ancora Tzorvas a dire di no.

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Le notizie che arrivano dal Moses Mabhida Stadium raccontano di una Corea avanti nel punteggio con la Nigeria: alla Grecia servono gol, e allora Rehhagel, complici un paio di acciaccati, opera i tre cambi a sua disposizione. Dentro quindi Spiropoulos per Karagounis, Patsatzoglou per Torosidis e, soprattutto, il classe 1990 Ninis per Katsouranis. Samaras va vicino alla rete, quando Demichelis decide di addormentarsi dietro, forse per ripetere il regalo concesso qualche giorno fa alla Corea del Sud, che deve a lui il gol dell’1-4; il difensore argentino scivola, dando il là all’azione di Samaras, che con il sinistro non trova la porta. L’Argentina intanto tracheggia: Milito non si fa sentire, Aguero meno di lui. Maradona prova a svegliare i suoi, inserendo Di Maria per Maxi Rodriguez, ma i ritmi rimangono bassini.

Tzorvas non può dormire però, perché al 69′ si deve attivare sui tentativi di Messi prima e Bolatti poi. Entra anche il palermitano Javier Pastore, che esordisce al Mondiale, appena in tempo per assistere al gol del vantaggio argentino. Lo firma Martin Demichelis, che mette dentro di destro, dopo averci provato di testa, su azione da calcio d’angolo. L’Albiceleste passa, nonostante un match non certo brillantissimo, giocato alla velocità minima. E nel finale c’è spazio per tutti: Messi cerca il suo primo gol al Mondiale, ma trova solo il palo, e allora ci pensa Palermo, subentrato a Milito, a chiudere i conti all’89′. Maradona impazzisce in panchina, Messi un po’ meno in campo: ma, ne siamo certi, avrà ancora tante partite per rifarsi.

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Senza speranze

Si sta arrivando al punto che ogni cosa che riguarda Berlusconi sia un fatto, una prova inconfutabile e diventi sempre un elemento a carico della Magistratura per inchiodarlo. Spesso è vero ma molto più spesso non lo è. Ci si deve chiedere, oggi più che mai, perché il giornalismo cosiddetto “giustizialista” – quello di Travaglio e Padellaro ad esempio – dia per scontato che le congetture, nel momento in cui vengono portate alla stampa o sul web, diventino pura verità assoluta la quale nessuno può smentire, perché sembra siano loro gli unici garanti della verità.

È il caso di un post di Sandro Gilioli oggi sul suo blog (il grassetto è mio): “continuano a saltare fuori i pizzini passati da Provenzano al defunto sindaco mafioso Vito Ciancimino. Ieri ne è uscito uno del 2000 in cui Provenzano scriveva a Ciancimino: «Abbiamo parlato con il nostro amico senatore per quella questione (…) hanno fatto una riunione e sono tutti d’accordo». E chi era quel senatore? Ovvio che nessuno può dirlo, ma tutti pensano a uno stretto collaboratore del premier già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. E poi da Palermo potrebbe uscire altro. Tipo? Il pentito Gaspare Spatuzza testimonierà presto al processo d’appello a Dell’Utri. Spatuzza ha già messo a verbale la dichiarazione secondo cui il suo boss, Graviano, nel ‘94 gli aveva detto che Berlusconi si era accordato con la mafia per un patto politico-elettorale tra Cosa Nostra e Forza Italia, intermediario lo stesso Dell’Utri. E quindi? E quindi con queste previsioni a Berlusconi la legge sul processo breve rischia di non bastare più. Per stare tranquillo, avrebbe bisogno dell’immunità. [...] Quindi in questi giorni c’è chi (come uno degli avvocati di Berlusconi, Gaetano Pecorella) ha ipotizzato una “legge-ponte” che metta al riparo il premier in attesa di una modifica della Costituzione

Si tratta del solito vizietto del “sentito dire-tutti pensano- avrebbe detto-avrebbe bisogno-ha ipotizzato”. Ma le prove devono trovarle gli inquirenti, fin quando non ci saranno queste prove, tutto ciò che si dirà in giro saranno solo falsità perché, fino a prova contraria, si è innocenti fino a quando non viene dimostrato il contrario. Quindi la verità assodata da Gilioli, ma anche dai Travaglio e dai Padellaro di turno, non troveranno spazio per il dibattito ma solo caciara mediatica pronta a tutto pur di spargere sangue nell’arena dei contraddittori.

Tutto per fare più abbonati per il proprio giornale o far arrivare più lettori ai propri blog: del resto essere primi nella classifica di BlogBabel ha il suo prezzo no?

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La terza forza fa paura

Nella cruciale fase politica odierna, che ci permetterà di capire se la prossima opposizione sarà come finora è stata (fatiscente, o quasi) oppure sarà più combattiva e spregiudicata, alcuni esponenti del Governo si chiedono – e ci chiedono – se sia giusto o meno fare dei test di dialetto per i professori del sud che vanno a lavorare al nord. La Lega, come al solito, non prova nemmeno a controllare se questa proposta è costituzionale, loro – forti del 10 per cento alle recenti amministrative – vogliono terroni nordisti. Se non si possono avere perché naturalmente impossibile, allora che sia fatto un test per verificare se sono abbastanza “gnöc*” da continuare imperterriti per la loro strada, oppure, se sono i soliti “béc”, che se ne tornino a fare i “magücc” con i loro “quadrei”. Fine della storia.

Tornando ad argomenti più interessanti (almeno per me), abbiamo visto come la candidatura di Marino alla segreteria del Partito Democratico inizia a far paura anche a chi sta dalla parte opposta. Settimana scorsa due quotidiani importanti come Il Foglio e Repubblica hanno dato – nei due sensi opposti – ampio spazio alle manovre politiche del Senatore chirurgo. Vi ricorderete come il Foglio abbia pubblicato la lettera dell’UPMC che accusava Marino di gonfiare i conti spesa dell’università americana e della sede palermitana dell’ISMET. Qualche giorno dopo lo stesso Marino sul suo sito, e tramite un’intervista a Repubblica, spiegava come sono andate effettivamente le cose: “Le discrepanze fui io stesso a segnalarle ma in ballo a Palermo c’era ben altro. Un accordo molto redditizio con la Regione, al cui vertice era nel frattempo arrivato Cuffaro. Con una gestione dell’Istituto che da un certo punto in poi non potevo più condividere. E lo dissi chiaramente.” Quindi il problema non erano le spese gonfiate, ma che la Regione Sicilia, tramite il suo presidente Cuffaro, stava mettendo le mani sul centro trapianti palermitano con i soliti inciuci politici, mafiosi e clientelari. La storia dei conti spese doppiati tra Pittsburgh e Palermo, è stata solo una delle tante motivazioni forvianti con cui il Senatore si è dovuto scontrare, ma, dato il suo valore morale, non è cascato nel giogo politico-economico dei due enti. Anzi, Marino ha dato l’incarico all’avvocato Vittorio Angiolini di querelare l’università americana per le false accuse messe in giro in questi giorni. Per rispondere alle accuse del Foglio, e dell’impotenza di Ferrara nel condannare alacremente un candidato solo perché incorruttibile, vi lascio alle parole di Luca scritte ieri che spiegano benissimo il concetto.

Da quando il Senatore è candidato alla convenzione del Pd a ottobre, sembra che il “personaggio Marino” non interessi più a Repubblica. La contraddizione è che ne scrivono parecchio per la vicenda ISMET, ma non dicono una parola sulla mozione del candidato alla segreteria del Pd. Non si capisce la scelta fatta da Rep. perché fino a qualche giorno fa (prima della mozione) ne parlavano come l’unico capace di portare al vero rinnovamento del Partito Democratico, l’unico con cui si poteva sperare in un partito migliore, ed enfatizzando al massimo la famosa “terza via” più volte richiesta da Rep e dai sostenitori. E invece in questi giorni Repubblica non ha pubblicato uno straccio di trafiletto – nemmeno in ultima pagina – che parlasse della mozione presentata da Marino il 23 scorso.

Mettiamo per assurdo che la carta ha dei precisi spazi da rispettare – e che questo importante “spazio” sia irrecuperabile ogni giorno – non si può dire la stessa cosa per la versione online del giornale di Ezio Mauro: in nessuna pagina, dal 24 ad oggi, si parla della mozione presentata da Marino alla Camera del lavoro di Milano settimana scorsa. Dimenticanza oppure è vero che Franceschni si è messo d’accordo con i vertici di Via Solferino per appoggiare la sua candidatura?

A tal proposito, gli amici di scelgomarino.info hanno aperto un gruppo su Facebook (il testo lo trovate anche qui) e hanno fatto cinque domande a Ezio Mauro e Vittorio Zucconi sul perché Rep. si ostina a non pubblicare la mozione Marino. Fateci un salto se potete.

* Dal bergamasco:
gnöc=testardo;
béc=caproni;
magücc=muratori;
quadrei=mattoni.

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Annunciaziò annunciaziò…


The Simpson's (by Giornalettismo)…diceva Lello Arena in un vecchio schetch con Massimo Troisi. Eccola allora “l’annunciazione”: Marge Simpson muore nell’ultima puntata del cult-cartoon andato in onda ieri su Fox. Questo è quello che sabato scorso hanno riportato Dagospia e – udite udite – Libero di Vittorio Feltri, citando come fonte Mick Mycousin, esperto mondiale di Simpson. La morte di Marge è stata data per primo in Italia da Ciro Ascione (aka Kuros aka Trashopolis) noto killer multimediale.
Adesso torniamo ad essere seri. Chiaramente la morte della mitica Marge era una bufala, ma sia Libero (ops, il “grande” Libero) e sia il gossipparo D’Agostino ci son cascati come polli (ma non solo loro :P ): non hanno avuto il minimo sospetto, nemmeno che la fonte principale era “mio cuggggino“. Che volete farci: giornalisti si nasce, mica si ci diventa!
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