Articoli con tag PD

Fase 1.2 Le firme

Oggi verranno consegnate le quasi 200 firme che abbiamo raccolto in cinque giorni per la candidatura di Michele Padovese a segretario provinciale del Pd di Pordenone. La fase preliminare del congresso si conclude domani quando il terzo candidato – Tony Ius del gruppo capeggiato da Gianfri Moretton – consegnerà le sue firme e quindi, dopo la consegna nei giorni scorsi di Renzo Liva, candidato del gruppo Lodo Sonego, si avvierà ufficialmente la serie di incontri nei vari circoli provinciali per presentare il programma del candidato e la presentazione ufficiale di Michele agli iscritti.

Oggi il Gazzettino butta dentro una notizia che ieri io avevo già lanciato su Facebook riguardante uno strano incontro tra Moretton e Sonego al Caffè Municipio in centro a Pordenone, e dato che nessuno dei due politici è stupido, credo sia una mossa bellamente attrezzata per creare un po’ di rumors tutt’attorno… praticamente è una cagata (anche se le mie fonti dicono che si sono pure accordati su chi dei due – in base all’esito del congresso provinciale – si candiderà al Senato e chi a Governatore del FVG. Ma questa è un’altra storia). Il Gazzettino ne parla così:

In quest’ottica i voti presi da Michele Padovese potrebbero essere determinati per dare la vittoria a uno tra Ius e Liva. Ma a occhi attenti non è sfuggito l’incontro di ieri mattina al caffè Municipio tra Gianfranco Moretton e Lodovico Sonego che hanno appoggiato rispettivamente Antonio Ius e Renzo Liva. Un incontro che potrebbe aver sancito anche una sorta di patto (non scritto). In pratica Moretton e Sonego potrebbero aver avviato una sorta di trattativa per cercare di escludere (e quindi far diventare inutili) i voti che saranno portati in dote da Padovese. Chi perde vota l’altro.

Per la cronaca, chi si trovasse di passaggio domani sera potrà ascoltare la prima presentazione del programma di Michele Padovese direttamente dalla voce del sottoscritto. L’appuntamento è per le 20.30 alla Casa del Popolo di Torre, in Via Carnaro 10 naturalmente a Pordenone (vedi la mappa)


Visualizzazione ingrandita della mappa

Tags: , , , ,

Lancia il sasso

Non che non abbia ragione, ma mi hanno proprio rotto quelli che con le continue critiche fanno solo il gioco di Berlusconi e della destra.

«Nuovo Ulivo? Uno sbadiglio ci seppellirà. Mandiamoli tutti a casa questi leader tristi del Pd. Non è mica solo una questione di ricambio generazionale. Se vogliamo sbarazzarci di nonno Silvio, io così lo chiamo e non caimano, dobbiamo liberarci di un’intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D’Alema, Veltroni, Bersani… Basta. È il momento della rottamazione. Senza incentivi».

Soprattutto quando a farle le critiche è uno che non vuole nemmeno pensarci alla leadership del partito passando la palla ai soliti Vendola, Chiamparino e Zingaretti.

Renzi e molti altri son bravi a lanciare il sasso e tirar via la mano.

Tags: , , , , , , , ,

La battaglia delle primarie

Dopo la proposta al Partito Democratico di far sempre le primarie nei collegi elettorali, da un paio di giorni L’Unità ha lanciato una raccolta firme all’appello del direttore. Quest’appello, come per ogni altro che riguarda qualsiasi cosa da cambiare nel Pd, ha ottenuto circa 3mila firme in poco meno di tre giorni, sicché è diventato fattore di evidente popolarità.

Oggi Simone Collini, sempre per L’Unità, intervista il segretario Bersani, il quale, col solito pragmatismo che lo contraddistingue, si rende subito disponibile anche a questa alternativa ponendo però alla base del suo principio il cambiamento dell’attuale legge elettorale:

«È la dimostrazione che c’è grande voglia di partecipazione». Reagisce così il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, che incontriamo in un albergo del centro di Torino quando sta per andare a Piazza Castello per il discorso d’apertura della Festa nazionale del Pd, alla notizia della straordinaria adesione dei lettori all’appello de l’Unità . L’idea delle primarie ovunque, come strumento per rimediare ai danni del “porcellum”, era stata prospettata da lui stesso in una serie di occasioni. «Ma questo entusiasmo – aggiunge – deve e può aiutarci a cambiare l’attuale legge elettorale». È questo il principale obiettivo del Partito democratico. «In questa fase – prosegue Bersani – non possiamo rassegnarci, non possiamo accontentarci di dare l’esempio. In gioco c’è il destino del paese, non è solo questione di quanto sia a posto il Pd. Il nostro è il partito della partecipazione, lo abbiamo dimostrato ogni qualvolta abbiamo fatto ricorso alle primarie per le scelte più importanti. Ora però dobbiamo concentrarci per cambiare la legge elettorale. Perché se anche il solo Berlusconi riesce a nominare i suoi parlamentari, non è che l’Italia starà meglio. Anzi«. Il ragionamento del il leader del Pd è che la «porcata» di Roberto Calderoli gioca una parte non secondaria nell’attuale opera di delegittimazione del Parlamento. Solo con deputati e senatori della maggioranza “nominati” dai vertici di partito o addirittura da “uno solo”, dice Bersani, Camera e Senato possono essere impunemente trasformati in “votifici” dove la discussione è bandita, il confronto democratico annullato e il dissenso messo a tacere con il continuo ricorso al voto di fiducia.

Bersani evidenzia che il “Porcellum” va cambiato a tutti i costi perché non è auspicabile che siano le segreterie dei partiti a decidere chi nominare a scapito della scelta elettorale, ma se per problemi tempistici ci si dovesse ricorrere ancora una volta, il segretario del Partito Democratico indica la strada che il suo partito seguirà per la scelta dei nuovi parlamentari:

Per questo la battaglia per cambiare la legge elettorale è considerata “prioritaria”. Il problema del che fare se il “porcellum” dovesse restare è però presente. Perché, viste le condizioni della maggioranza, la situazione politica potrebbe precipitare e, quindi, potrebbe mancare il tempo materiale per la riforma della legge. In questo caso, assicura il segretario, il Partito democratico farà le sue scelte «ricorrendo ai più ampi meccanismi di partecipazione». «I nostri parlamentari – conclude – non saranno nominati».

Dunque anche Bersani pare voglia seguire la proposta della De Gregorio, però lo stesso segretario ha ultimamente dichiarato di voler creare un Nuovo Ulivo in cui racchiudere tutte le forze d’opposizione. Pertanto, se l’accettazione di Bersani alle primarie nei collegi diventasse definitiva – cosa che escludo a priori – si verrebbe a creare un problema tutt’altro che semplice da risolvere.

E’ importante considerare che le forze in campo non dipendono dal Pd, ma hanno una loro forza e consistenza politica. In sostanza, il Pd non può pretendere di fare le primarie da solo senza considerare i nuovi alleati, quindi dovrebbe farle di coalizione. Ma le primarie di coalizione esistono già nello statuto del Pd – lo si è visto in Puglia con Vendola di SeL e Boccia del Pd -, mentre queste in realtà dovrebbero portare l’elettore a decidere chi eleggere da una lista di candidati proposta da ogni singolo partito.

Ciò comporta che ogni partito scelga un proprio candidato autonomamente, e poi lo inserisca nella lista per le primarie. A questo punto però, le scelte degli alleati dipendono dalle segreterie e quindi si creerebbe un pastrocchio tipo mini porcellum, quindi in pratica le cose cambierebbero solo per i candidati del Pd. Se comunque si decidesse verso questa proposta, potremmo persino trovarci a rinfocolare il vecchio Mattarellum per colpa delle forze inique in campo: non credo proprio che il Pd si metterà sullo stesso piano delle altre forze politiche pur essendo il partito più grosso. Quindi la scelta verrà fatta col maggioritario, e il modello preferito potrebbe essere la vecchia legge elettorale.

Se si optasse per questa proposta non sarebbe il Porcellum, ma si ci avvicina tanto.

Tags: , , , , , , , ,

Mancano solo i francobolli

L’estate si sa, è periodo di cazzeggio a tutto spiano. Specie per i politici.

Quest’estate è stata segnata particolarmente per la voglia di raccontarsi tramite le cosiddette “lettere al direttore”, e dopo quelle pre-estive di Veronesi, Bersani e della Gabanelli, ieri è stata la volta di Walter Veltroni sul Corriere ed oggi di Pier Luigi Bersani su Repubblica.

Tralascio i contenuti macchiavellici – per un verso e per l’altro, ma entrambi sessantottini – della lettera del vecchio fondatore e dell’attuale segretario del Pd, per rimanere un attimino “sul pezzo”.

Le mie letture di oggi sono state tre lettere (eh sì!) di diverso spessore di quelle finora annunciate, ma sempre lettere rimangono: la prima, interessantissima, riguarda Nichi Vendola e la sua candidatura a premier; la seconda pure molto interessante e per di più completa fondamentalmente la prima con una domanda sulla scuola. La terza invece, è un discorso un po’ diverso perché parte dalla segreteria Veltroni finendo con l’attuale Bersani. Ma non solo questo, ci sono le lettere anche qui, c’è il Partito Democratico quando è nato e quello di oggi. Ma ancora non è solo questo. C’è Berlusconi e i berlusconiani. Ancora non è solo questo, perché c’è anche la politica della trasparenza e la trasparente non-politica.

Insomma, c’è molto altro ed è proprio quest’altro che fa pensare al passato e al presente. E molto al futuro con o senza Berlusconi. Leggetela!

Tags: , , ,

I comandamenti dei finiani

Secondo Italo Bocchino Berlusconi dovrebbe lasciare ad un governo tecnico formato da, ehm, «i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd»

“A questo punto la partita per Berlusconi diventa veramente difficile. Se va alle urne rischia tutto e rischia molto, se sta fermo minacciando reazioni che non può fare rischia il logoramento nazionale e internazionale. L’unica strada che ha è appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi. Sappiamo che per Berlusconi questa strada è quasi impossibile da intraprendere perché dovrebbe sostituire la logica della monarchia aziendale con quella della democrazia repubblicana, condividere scelte con logiche politiche e dar vita a un esecutivo fatto di ministri politici che darebbero un’altra fisionomia al governo che oggi è semplicemente un “governo del Presidente”. Sappiamo che questa ipotesi gli fa accapponare la pelle, ma è l’unica che ha per sopravvivere alla crisi implosiva che ha aperto da solo.”

E poi dicono che fu solo Mosè a ricevere i comandamenti…

Tags: , , , , , ,

Fase uno

La fase uno è iniziata proprio ieri sera sul tardi. Speriamo porti a qualcosa di buono…

Tags: , ,

Best case scenario

Lo scenario migliore lo disegna alla perfezione Fabio Chiusi:

Se si dovesse arrivare alla crisi di governo gli scenari possibili sono essenzialmente due: nel primo la colpa ricade su Fini, nel secondo su Berlusconi. Quale dei due si verificherà dipende dalle contigenze, anche se è molto probabile si verifichi il primo dato lo strapotere mediatico del Cavaliere. Se la colpa della crisi dovesse finire sui finiani (ad esempio, attraverso un voto di fiducia non concesso sulle quattro questioni fondamentali che il PDL sta per porre sul tavolo) questi ultimi avrebbero tutto l’interesse a evitare le elezioni. Che, inevitabilmente, sotto i colpi martellanti della propaganda e della mistica del tradimento, finirebbero per perdere. Rischiando di sparire, e allo stesso tempo di consegnare il Paese per un’altra intera legislatura al duo Berlusconi-Bossi, che questa volta non avrebbe più alcuna dissidenza interna e potrebbe procedere a fare dell’Italia uno Stato principalmente presidenzialista e federalista, in cui il dissenso – che venga da magistratura o giornali – sarebbe sempre meno tollerato. Ma anche se in qualche modo si evitassero le elezioni, ad esempio attraverso un governo tecnico, la reazione dei berluscones e dei leghisti sarebbe terribile: mesi di campagne diffamatorie contro i dissidenti, attacchi violentissimi a tutte le principali Istituzioni nel nome della “Carta materiale” e della “sovranità popolare”, manifestazioni di piazza e padani coi fucili in mano, pronti alla secessione. O almeno, questa sarebbe l’idea di Italia trasmessa a reti unificate. Non certo uno scenario favorevole ai finiani. A meno che non riescano insieme all’opposizione a modificare radicalmente la legge elettorale, ma a tutt’oggi questa è fantapolitica (Bossi e Calderoli solo qualche giorno fa – dopo anni in cui ne hanno parlato come di una “porcata” – l’hanno definita “perfetta“).

Nel caso invece la colpa della crisi dovesse ricadere su Berlusconi (magari dimissionario dopo gli ennesimi tentennamenti interni alla coalizione), i finiani avrebbero forse qualche margine di speranza in più quanto all’esito elettorale. Ma anche qui, a prescindere dai sondaggi – che ondeggiano dall’1,5 a oltre il 10% e dunque non significano nulla – resta del tutto incomprensibile la collocazione del partito di Fini nello scacchiere politico: a destra di Berlusconi? Al centro con Casini e Rutelli? O ancora: in un nuovo Cln (l’idea era di Casini, non dimentichiamolo) con tutti quanti si oppongano a Berlusconi, compreso il PD – che ha già rivelato, per bocca di diverse alte sfere, di gradire? Le posizioni sui temi etici, la legalità, la libertà di espressione e di stampa – solo per dirne alcune – non aiutano. Un bene nell’ottica post-ideologica di un pensatoio come Farefuturo, ma forse un male di fronte a quella ben più semplicistica della massa dei votanti.

Insomma, in questo momento i finiani sono il vero e proprio ago della bilancia. Chiarire al più presto le loro intenzioni, in modo inequivoco e semplice abbastanza perché il potenziale elettorato capisca, non può che giovare al futuro del Paese. Che in questo momento non ci sta semplicemente capendo più niente, preso com’è tra i fuochi degli scandali infiniti e del battibecco sterile – quando invece vorrebbe solo reimparare a sperare che il futuro sia meglio del passato. Siamo giunti al punto in cui si deve abbandonare il bipolarismo oppure no? E’ ora di modificare l’assetto fondamentale dei poteri dello Stato o va bene così com’è? O più semplicemente: si può fare davvero politica mantenendo questo sistema, oppure lo dobbiamo riformare radicalmente? La risposta a queste domande passa oggi anche attraverso la strategia di Gianfranco Fini. Ma se dovesse sbagliare le sue mosse, si tornerebbe al plebiscito su Berlusconi. Lo scenario che preferisce, e che ci ha portato fino a questo (indesiderabile) punto.

Tags: , , , , , , , , , ,

Evviva l’originalità delle idee

“Il Partito Democratico organizzerà la più grande mobilitazione porta a porta che un partito abbia mai promosso”.

Come l’altro… ma senza Cepu

Tags: , , , ,

Caccia grossa

Berlusconi non trema per lo scontro con i finiani, ma ha molta paura di cosa potrebbe portare una vittoria “ai punti” con l’ex amico e cofondatore.

Oggi il peggior nemico del premier si chiama Bossi, e non per un suo eventuale tradimento al leader del Pdl – finora il suo miglior alleato – ma per i numeri che la Lega potrebbe riportare da elezioni anticipate tanto richieste da Berlusconi come arma di distruzione finale. Non a caso la Lega sembra aver superato il Pdl al nord come voti, ed infatti la campagna acquisti del premier verso i finiani “moderati” propende verso una strategia di alleanze più propria alla politica berlusconiana che leghista.

Del resto Berlusconi tende la mano a Casini, notoriamente malvisto da Bossi, ma non nasconde nemmeno una mano tesa verso Rutelli e l’Api proprio per fronteggiare l’escalation finiana se quest’ultimi dovessero fondare – come pare possibile – un partito da contrapporre al Pdl. Ma perché allora la Lega sarebbe il nemico da non sottovalutare?

Perché Berlusconi avrebbe promesso a Roberto Maroni – parlando col Senatùr – di diventare il vicepremier unico e, in caso di salita al Colle, la leadership del Governo. Per la Lega sarebbe un vero trionfo, ma se Berlusconi dovesse disattendere la parola data, Bossi non ci penserebbe due volte a mandarlo a quel paese come fece anni fa.

Si era parlato anche di un governo di transizione con Tremonti premier, ma Bossi, a cena col superministro per il suo compleanno, ha chiaramente fatto capire che “Tremonti non accetterebbe mai”, perché sarebbe solamente un “governo tecnico cocomero, verde fuori e rosso dentro”. Il verde è padano, ma rosso? Dunque anche Bossi ha paura di un eventuale governo di “unità nazionale” (parola in voga a Casini non per nulla) e propende invece per nuove elezioni forte del consenso popolare di cui disporrebbe.

Del resto Berlusconi teme per le sue leggi ad personam, e il solo motivo di governo tecnico lo fa sudare copiosamente. In ballo c’è il legittimo impedimento di cui la Consulta si pronuncerà a dicembre per la costituzionalità; il Lodo Alfano costituzionale è ormai una priorità di questo Governo, e se dovesse saltare anche questo salterebbe l’ultimo (l’unico?) appiglio che ha il cavaliere per sottrarsi ai suoi molteplici impegni con la giustizia.

Quindi non rimangono che elezioni anticipate appena riprendono i lavori parlamentari – si parla di novembre appunto per supportare un eventuale voto al Lodo Alfano prima della pronuncia definitiva della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento – col rischio, fuorché assurdo, che la Lega rubi 70 seggi al nord tra Camera e Senato al partito del premier. Ed è per questo motivo che Berlusconi ha i sudori freddi e i suoi peones stanno facendo tabula rasa nelle liste elettorali del centro e del sud per partecipare alla prossima legislatura.

Di contro si inizia pure ad intravedere un cambio di tendenza. Molti deputati meridionali stanno facendo l’occhiolino all’Udc (che nel frattempo è diventato il Partito della Nazione, tanto per ribadire ancora una volta che in Italia cambiano al massimo i nomi ai partiti, ma non le persone) e a Futuro e Libertà di Fini con la speranza, tutt’altro che nascosta, che da gruppo parlamentare diventi un partito a tutti gli effetti. Sacre sono state le affermazioni di questi giorni di due finiani doc come Briguglio e Bocchino i quali, in molte interviste, hanno assicurato che a breve nascerà il nuovo partito. Gianfranco Fini, nel frattempo, sta muto forse occupato dalla campagna stampa del capo tramite Il Giornale e Libero.

L’unica soluzione possibile sarebbe un risanamento della frattura tra i due fondatori del Pdl Berlusconi e Fini, ma a quanto pare nemmeno Gianni Letta è riuscito a far disotterrare l’ascia di guerra nei venti minuti a colloquio con Fini ai funerali di Cossiga.

La querelle estiva continua, mentre le opposizioni non riescono a fornire una valida alternativa da sbattere sul tavolo del Parlamento.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Siamo pronti, attenti eh!

«Noi siamo pronti». Il Pd ribadisce ancora una volta la sua linea: siamo pronti anche al voto, ma prima sarebbe meglio cambiare la legge elettorale.

Come vi siete organizzati?

«Il Pd è pronto, con le sue Feste, le campagne di comunicazione, i molti contatti»

Ah beh, e allora…

Tags: , ,