Articoli con tag Privacy

Frattini è un uomo anti-democratico

Personalmente non amo dare giudizi sulle persone, al massimo, vedi Silvio Berlusconi, do il mio parere sugli atteggiamenti, sui comportamenti, mai sulla persona.

Il punto è che non posso non segnalare che al governo abbiamo una persona decisamente liberticida. Parlo di Franco Frattini (d)emerito ministro degli esteri che in tante altre occasioni, vedere celebrazioni a Craxi o sue dichiarazioni disapprovate dal parlamento europeo, ha dato il peggio di sé, ma che più di recente ha espresso tutto il suo pensiero totalitario: “il diritto alla sicurezza rappresenterebbe la precondizione per tutti gli altri diritti e libertà”.

Geniale, Mussolini non avrebbe saputo dire di meglio. Se fossi il presidente del consiglio questo ministro sarebbe a spasso un istante dopo aver detto questa frase. Già Benjamin Franklin rispose ad un governatore di uno dei neo-stati degli USA così:  “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza”.

Col cavolo che la sicurezza permette l’esercizio delle altre libertà fondamentali, il perché è evidente: la sicurezza implica una qualche sorta di limitazione. Come una limitazione possa originare una libertà è un bel dilemma, tant’è che in tutti gli stati definibili “di diritto” l’attuazione di qualsiasi norma che viola la privacy è sottoposta all’autorità giudiziaria, altrimenti detti stati non potrebbero definirsi democratici.

Frattini pensa l’esatto contrario e non è una gaffe questa sua ultima esternazione perché 2 anni e mezzo fa fu sempre lui a proporre, in qualità di commissario europeo, la censura sistematica di certe parole (tralasciando l’inutilità del provvedimento).

Non capisco come una persona del genere possa essere un deputato di uno stato democratico, pensavo che per certa gente non ci fosse posto.

P.S.  sia chiaro io non voglio favorire “il terrorista” o “il criminale” qui si tratta di difendere i nostri diritti con norme chiare che pongano decisi limiti all’uso di questa tecnologia, ad esempio non ho ancora sentito parlare di qualcuno che imponga che le immagini create dal body scanner una volta visionate vadano eliminate impedendone la memorizzazione.

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Facebook e la privacy

Volete informazioni su qualcuno? Cercate su Google facebook seguito dal nome della persona. Ora, qualcuno mi dirà: “no ho impostato il mio profilo affinché google non lo indicizzi”.

Bravo bravissimo! Peccato che basti che qualche amico, nel senso amico su facebook, non abbia impostato questa caratteristica e salta fuori che sei amico di quella persona. Accedi al profilo dell’amico, e guardi tra gli amici che compaiono (non si possono visionare tutti). Non c’è la persona che interessa? Basta premere qualche volta f5 e comparirà il suo nome, un clic e via verso nuove informazioni.

Io lo considero un bug e sintomo (ennesimo) che da quelle parti della privacy non gliene frega granché, poi fate voi.

A me hanno dato dell’asociale perché non mi sono fatto un account su facebook, almeno le informazioni su di me non sono così facilmente rintracciabili. Saluti a tutti i non-asociali!

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Faccia tosta

Per parlare di privacy e budget sulle intercettazioni ci vuole una bella faccia tosta. Un po’ come lamentarsi che un ospedale spende troppo per salvare una persona.

Le intercettazioni non centrano nulla con la privacy, perché c’è un giudice dietro. La privacy viene violata qundo è la polizia che ficcanasa senza alcuna autorizzazione o quando un’impresa, vedi tutte le aziende che chiamano a casa senza alcuna autorizzazione per proporre l’ultimo esemplare di poltrona vibrante, gestiscono i tuoi dati senza alcuna autorizzazione.

Pensate a queste cose se volete la privacy, nelle intercettazioni non serve a nulla.

P.S. Giusto per dire una cosa su Gioacchino Genchi, leggete chi e cosa fa. Altro che archivio segreto.

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A proposito di prove

Settimana scorsa il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato che al prossimo vertice del G8, proporrà ai sette grandi della terra di regolamentare Internet. Si pensa alla solita battuta del premier, noi invece crediamo ci sia dell’altro, soprattutto se ci ricordiamo del Decreto Pisanu che con la sua proroga ha di fatto allungato la conservazione dei dati personali fino a sette anni e mezzo. Lo stesso giorno, il Ministro degli Interni Roberto Maroni, in  una intervista ha chiaramente detto che «per contrastare il terrorismo che si serve di internet è necessario il controllo sui dati di tracciamento delle comunicazioni telematiche. Stiamo lavorando con i gestori per la realizzazione del numero ‘ip’ unico per ogni utente della rete, in modo da evitare il rischio di cancellazione e di impossibilità di utilizzo per diversi mesi». Sembra a questo punto una dura presa di posizione del Governo nei confronti del Web e dei suoi abitanti. Solitamente due indizi non fanno una prova, ma tre indizi sì..

Cinque indizi fanno una prova


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La privacy è un crimine

In Francia la “Dottrina Sarkozy” è passata al Senato. Manca solamente l’approvazione dell’Assemblea Nazionale e il decreto anti-pirateria diventerà legge.
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Uomini con le fette di salame sugli occhi

Credo che un commento a tanta ignoranza espressa nell’articolo sul Corriere della Sera, sia inutile. Tuttavia, non si può lasciare che questa gente continui a disinformare e si è costretti a rispondere. Prosegui la lettura »

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Pare…

…che la versione cinese di Skype faccia la spia per il governo. Pare che la colpa non sarebbe di Skype però… Pare che la colpa sia di Tom…
…Pare


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La scoperta dell'acqua calda

Steve Jobs ammette che il nuovissimo ed (in)utilissimo iPhone traccia e spia i propri utilizzatori. Scatta subito la, giusta, ira dei consumatori di cui Adusbef e Federconsumatori fanno da condottieri. Prosegui la lettura »

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Le sottili differenze tra il si e il no

Mettiamo il caso che guardi un tg e vedi colonne di macchine ferme ai caselli con relative interviste sull’incazzatura della gente in viaggio e le loro risposte/speranze sul modo di organizzare le autostrade italiane per eliminare le code. Metti che vedi, in un altro tiggi, le riprese delle città vuote ma anche le città “d’arte” piene di turisti in coda ai musei, oppure i pochi rimasti in città sotto la calura di agosto a bere dalle fontane, cercare un cono d’ombra sotto un alberello che più spoglio non si può: vecchietti che per forza di cose sono costretti a restare in città perché non possono/vogliono/debbono andare in vacanze con figli e parenti. E mettiamo anche il caso che tu fai la stessa cosa con la tua videocamerina amatoriale, per mettere il video che giri sul tuo blog per dare – a tutti noi che ti leggiamo – una visione meno professionale, ma più reale, sull’estate in città.

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Il cervello è un optional

A volte credo che si pensi poco o per nulla. Google Italia è stata citata in giudizio per la pubblicazione di un video dove viene picchiato un down. Mettendo da parte lo sdegno per l’episodio voglio far riflettere cosa vorrebbe dire una eventuale condanna di Google.

L’accusa, come si legge dall’articolo, è “diffamazione e violazione della privacy”. La diffamazione non l’ho capita (il fatto è, purtroppo, vero) ma, in ogni caso non capisco cosa c’entri Google. Il servizio Google video è si gestito da Google ma, sono gli utenti ad inviare i filmati. Se venisse condannata la filiale di BigG vorrebbe dire che ogni singolo video dovrebbe essere passato in rassegna da un team di persone e, con le migliaia di video pubblicati al minuto, proprio non vedo come si possa fare. Altro punto “oscuro” è la responsabilità. Con questo ragionamento, se in un appartamento in affitto l’inquilino uccide una persona ne verrebbe ritenuto responsabile anche il proprietario! Assurdo.

BigG commette altre nefandezze ( i log?) ma, qui non c’entra  proprio nulla.

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