Articoli con tag Roma

La Russa ministro della difesa

Il Ministro della difesa Ignazio La Russa è uno che prende molto seriamente il lavoro che svolge. Infatti, durante la conferenza stampa del premier Berlusconi sul respingimento del ricorso al Tar per le liste in Lazio, un giornalista freelance – Rocco Carlomagno – ha cercato ripetutamente di chiedere al Presidente del Consiglio notizie sul caso Bertolaso e sul caos liste. Il premier a quel punto, dopo avergli risposto un paio di volte di attenersi all’ordine, ha chiesto alla security di scortarlo fuori dalla sala, ma La Russa, con impeto marziale, ha prima preso da parte il freelance chiedendo di star zitto, dopo, vedendo il continuare del disturbo, ha messo le mani addosso all’uomo e l’ha scortato di forza fuori dalla sala.
«Leì è un picchiatore fascista», gli ha urlato Carlomagno. «Lei non è iscritto a nessun albo» ribatte La Russa. Lo stesso Denis Verdini, uno dei tanti coordinatori del Pdl, si è avvicinato alla security e pare abbia chiesto agli uomini della scorta di far allontanare La Russa.

Nel frattempo Berlusconi continuava con le sue lamentele sul ricorso non accettato dal Tar del Lazio: “E’ stata violata la legge: i nostri funzionari erano all’interno dell’ufficio circoscrizionale entro i termini. E’ stato infranto anche il buon senso. Non c’è stato nessun errore. A Roma ci hanno impedito di presentare la lista del Pdl. La discesa in piazza del Pdl e’ per rivendicare il diritto del primo partito ad essere presente alle elezioni. Che senso ha essere fiscali su qualche decina di firme? Formigoni ha milioni di voti in Lombardia”.

Il Pd, a ricorso avvenuto, fa sapere per voce del segretario Piggi Bersani che sabato sarà una manifestazione di proposta e non di protesta e in un’altra nota lo stesso Bersani ha dichiarato “Basta ricorsi da Pd e Pdl” probabilmente riferendosi al ricorso Pdl in Emilia per il candidato di centrosinistra Vasco Errani anch’esso al quarto mandato come Formigoni. Ma il commento più divertente è dell’ex segretario Dario Franceschini su Twitter: “Silvio! Se fate casino anche sulla data della manifestazione, finisce come per le liste e un po’ di gente va in piazza il 20, un po’ il 21…”

Il gioco del centrodestra è imperniato sulla mancanza di diritto al voto per gli elettori, però è un gioco sporco perché il Tar ha deciso di non ammettere la lista del Pdl a Roma e provincia e non in tutta la regione. Inoltre la candidata Polverini rimane comunque in gara a prescindere delle liste, per cui non è in pericolo il diritto al voto ma la mancanza del Pdl in Lazio. C’è un enorme differenza tra la violazione del diritto al voto e la mancanza di una lista candidata. E lo sanno, ma fanno gioco sporco per alzare i toni della polemica. Con la possibilità che gli si ritorca contro, dato che anche i sondaggi li vedono in picchiata con una perdita di oltre 11 punti rispetto ai mesi scorsi.

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Siamo il miglior corteo degli ultimi 150 anni

Per il No Berlusconi Day ci sono nelle strade romane centinaia di migliaia di persone: oltre un milione per gli organizzatori e per Repubblica, la metà per l’Ansa e sui centomila per la questura. Qui e qui tutti i commenti.

Striscioni più belli: siamo il miglior corteo degli ultimi 150 anni, Re Ato fatti processare e fuori la mafia dallo stato. Riuscito a prescindere :D

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Il direttore del TG1 Minzolini contro la manifestazione di ieri

Il direttore del TG1 Augusto Minzolini, in un editoriale nel Tg delle 20,00 del 3 ottobre, critica e ritiene incomprensibile la manifestazione a favore della libertà di stampa e d’informazione tenutasi a Roma e in tutta Italia. Vediamone i punti salienti.

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Lo dico senza spirito polemico: la manifestazione di oggi per la libertà di stampa per me è incomprensibile. Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. È in atto uno scontro di poteri nell’informazione e la manifestazione di oggi fotografa una realtà: una manifestazione convocata contro la decisione del premier di presentare due querele, a Repubblica e all’Unità. In realtà negli ultimi 10 anni sono 430 le querele dei politici, per il 68% di esponenti di sinistra. E’ possibile che la libertà di stampa venga messa in pericolo solo da due querele di Berlusconi?
La manifestazione di oggi è un episodio di questo scontro perché fotografa una disparità. E’ stata convocata contro la decisione del premier di querelare due giornali, Repubblica e Unità. Si confessano due sole querele ma non quelle che colpiscono gli altri giornali, magari di diverso orientamento.

Vediamo poi quello che succede all’estero. Nel 2004, Tony Blair dopo un lungo braccio di ferro che arrivò quasi in tribunale e costrinse alle dimissioni i vertici della Bbc, che lo accusavano di aver falsificato i dossier sulla guerra in Iraq. Non si può pensare che i giornali abbiano sempre ragione. La difesa corporativa non fa bene all’autorevolezza dei media; specie in Italia, dove si ha una strana concezione del pluralismo dell’informazione. Ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi: chi ha questa concezione, manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico.

Il direttore Minzolini sbaglia pur sapendo di sbagliare. La vicenda del 2004 in realtà non arrivò mai in tribunale e Tony Blair non querelò mai la Bbc. La commissione d’inchiesta indipendente di Lord Hutton fu creata per investigare sulla morte di un consulente del governo, David Kelly, che nel 2002 aveva scritto un rapporto sulle armi di distruzione di massa in Iraq. Dopo il servizio della Bbc in cui Kelly veniva individuato come la fonte in grado di sostenere che il rapporto era stato manipolato per agevolare l’intervento britannico in Iraq, Kelly si suicidò. In seguito all’inchiesta, che individuò l’errore della Bbc sulle accuse di manipolazione e scagionò il premier, il presidente e il direttore generale della rete pubblica si dimisero, ammettendo l’errore. Ma non c’era stata alcuna querela da parte del premier o di membri del governo.

I media non possono avere sempre ragione, ma è assolutamente indispensabile dare l’opportunità alla stampa di informare il cittadino sui fatti che accadono nel Paese. Come è indispensabile capire che non è giusto dire cose poco documentate o piene di mezze verità. Perché se la stampa è libera, lo è anche la verità. E Minzolini non è, e non lo è stato nemmeno ieri, un maestro di obiettività.

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Io sono un farabutto

Il commento di Ignazio sul voto in 587 circoli

La manifestazione a favore della libertà di stampa e d’informazion che doveva tenersi oggi 19 settembre, è stata rinviata al 3 ottobre. Chi partecipa e chi non potrà esserci a Roma, può esporre la locandina sopra per annunciare la propria solidarietà alla protesta. Perché in fin dei conti, con questo governo e con questo Presidente del Consiglio, SIAMO TUTTI FARABUTTI!

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La libertà di stampa è morta a Kabul

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha deciso, d’intesa con le altre organizzazioni aderenti (Cgil, Acli, Arci, Art. 21, e numerose associazioni sindacali, sociali e culturali), di rinviare ad altra data la manifestazione per la libertà di stampa programmata a Roma per sabato prossimo.

Con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile. In un momento tragico come questo – scrive la Fnsi in una nota – ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan. Sono morti dell’Italia che paga oggi un pesante tributo nella frontiera della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo. Il nostro rispettoso pensiero va subito ai soldati caduti, alle loro famiglie, alle forze armate che, in un Paese martoriato, rappresentano la nostra comunita’ in ossequio a risoluzioni dell’Onu, in una complicata ricerca di una via di uscita dell’Afghanistan dal terrore verso la democrazia. I giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto- dovere di informare compiutamentei cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo, rinnovando la solidarieta’ e il cordoglio nei confronti di tutti i caduti e delle loro famiglie, riconfermano l’impegno permanente per un’ informazione che dia sempre voce alle ansie, alle speranze, alle idee di tutti“.

Ma sono soltanto io a pensare che la manifestazione andava fatta lo stesso? Che attinenza hanno le due cose?

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Assemblea dei Mille a Roma

iMilleI Mille stanno organizzando la terza assemblea del gruppo. Come già annunciato nei giorni scorsi, l’assemblea di questo fine settimana è anomala – sia nei tempi che nel periodo – per cui i commenti dei partecipanti sono rivolti verso il congresso di ottobre e delle successive primarie, si parlerà del futuro del PD e del prossimo direttivo dei Mille. Si parlerà, insomma, dell’Italia, del Pd e dei Mille.

Per chi volesse seguire l’assemblea dal vivo, potrebbe andare a Roma nella sede nazionale del Partito Democratico in via Sant’Andrea delle Fratte 16, in streaming sul sito dei Mille, o registrati su Radio Radicale durante tutto l’arco della giornata.

Parliamo noi, parlate voi!

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Assemblea annuale

Assemblea iMille

Le cose cambiano, ma alcune cose non cambiano affatto: dalla mattina di sabato 5 settembre fino alle 13 di domenica 6, siete tutti invitati all’annuale assemblea dei Mille assieme a Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd, per parlare del futuro nostro e vostro. Parleremo dell’Italia che vorremmo e di cosa faremo per cambiare in meglio questo nostro grande paese. Parleremo del futuro dei Mille e eleggeremo il portavoce per l’anno prossimo. Interverranno,oltre agli esponenti della mozione Marino, anche alcuni esponenti delle mozioni “rivali”, e poi a cena ci sarà il solito cazzeggio costruttivo (e distruttivo, perché no).

Amici e conoscenti, simpatizzanti e curiosi, militanti e militati, tutti siete invitati alla nostra assemblea – che vorremmo tanto diventasse anche la “vostra” – a Roma nei giorni 5 e 6 settembre 2009.

Accorrete numerosi!

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Amici dittatori

Mu’ammar Gheddafi è capo di Stato della Libia da quaranta anni – dal 1° settembre del 1969, per la precisione – ovvero da quando alla guida di un colpo di stato militare depose il re Idris. Durante i primi anni del suo regime nazionalizzò le imprese, espulse la comunità italiana, vietò la vendita di alcolici, restaurò la Shari’a, che è quella cosa per cui l’omosessualità è condannata e soppressa e le donne adultere possono essere uccise nei modi più fantasiosi, giusto per dirne una. Negli anni seguenti camminò a braccetto con l’Unione Sovietica, diede il suo sostegno al dittatore ugandese Idi Amin Dada (responsabile di oltre 500.000 morti, secondo Amnesty International) e a Bokassa, altro dittatore sanguinario e cannibale, nonché a organizzazioni terroristiche quali l’IRA e Settembre Nero, che sono quelli del massacro di Monaco, sempre per dirne una. Gheddafi e il suo regime furono i responsabili, secondo le Nazioni unite, dell’attentato terroristico più grave e sanguinario mai realizzato prima dell’11 settembre: un aereo passeggeri esplose sopra Lockerbie, in Scozia, uccidendo duecentosettanta persone. Oggi la Libia è tutt’ora una dittatura militare, in cui i partiti politici sono stati aboliti nel 1972, i sindacati non esistono e la successione avviene secondo la linea dinastica. Fine del ripassino.

Oggi quest’uomo è un grande amico dell’Italia.

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Alemanno rimembri ancora…

Roma è gemellata con Parigi da più di 50 anni, e tra le due più famose città del Vecchio Continente è stato, da sempre, un gemellaggio molto esclusivo. Fino ad oggi.

I giovani del Pd hanno da tempo una “carovana” che si sposta in tour per tutta la penisola, ogni tanto però fanno tappa anche al di fuori delle mura domestiche recandosi in altre roccaforti europee. Un treno per l’Europa, questo è il nome del tour, qualche giorno fa ha fatto tappa a Parigi, ma stavolta, oltre ai gggiovani, si è presentato anche il segretario del Partito Democratico Franceschini. Franceschini ha avuto il piacere di incontrare al teatro dell’Odèon il sindaco parigino Bertrand Delanoë che, parlando dei rapporti privilegiati tra Roma e Parigi, ha detto una cosa che inevitabilmente muterà questi rapporti: “Difficilmente riuscirò ad avere buoni rapporti anche con Gianni Alemanno che è stato accolto al Campidoglio con i saluti fascisti“.

Immediatamente la notizia ha fatto il giro dei giornali, Repubblica titolava “Delanoe attacca Alemanno. Scontro tra Roma e Parigi“, il Corriere “Accuse ad Alemanno, Delanoë è un caso“, La Stampa “Sul saluto fascista crisi Parigi-Roma” e L’Unità “Roma-Parigi, scontro diplomatico“.

Anche la reazione di Alemanno è stata tempestiva: “Quello che ha detto il sindaco di Parigi su di me è falso, offensivo e intollerabile. Non si può, per dare soddisfazione ad una propaganda di parte, inventare fatti che non esistono né tanto meno interrompere le relazioni istituzionali tra la città di Roma e la città di Parigi che sono sancite da un antico gemellaggio.

Forse sarebbe il caso che il sindaco Alemanno si rinfreschi la memoria

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Gli aiuti del calcio vengono dalle piccole

Le società di calcio di Catania e Napoli, hanno deciso che l’intero incasso delle partite giocate in casa, Catania-Samp e Napoli-Atalanta, sarà devoluto interamente alle famiglie abruzzesi colpite dal terremoto di questa settimana. Le due squadre non navigano nell’alta classifica e non hanno dei redditi miliardari come quelle al vertice, ma sono state le prime ad esprimersi a tal favore per aiutare le famiglie colpite dal sisma in Abruzzo.
Anche la Fiorentina per la partita interna col Cagliari, e il Siena per quella col Chievo devolveranno l’intero incasso alle famiglie abruzzesi.

Cosa fanno le altre squadre, l’associazione calciatore e la Lega calcio? Nulla!

Catania e Napoli non si possono certo chiamare squadre al top, ma le varie Milan, Inter, Juve o Roma certamente sì. Mentre le due squadre meridionali hanno fatto solidarietà concreta, l’Inter e il Milan hanno fatto sapere rispettivamente che metteranno a disposizione le sedi locali  dei suoi club per eventuali organizzazioni di aiuti umanitari, e il ricavato del torneo “Milan Golf Tour” verrà devoluto alle famiglie delle vittime. Quindi le sedi locali dei club probabilmente distrutte in loco, e il ricavato di un torneo di golf. Ma quanto incassa il Milan Golf Tour per farmi un idea?
La Roma invece, oltre al classico messaggio di cordoglio e solidarietà, metterà all’asta le maglie di Francesco Totti, Daniele De Rossi, Alberto Aquilani, Mirko Vucinic, Baptista, Philippe Mexes, Jeremy Menez, David Pizarro, Marco Motta, Doni, Juan, John Arne Riise, Max Tonetto, Christian Panucci, Matteo Brighi e Rodrigo Taddei per acquistare due camper da riempire di aiuti umanitari da spedire a L’Aquila. Una domanda: ma senza i camper non si raccoglierebbe di più?
La società calcio Juventus è vicina ai suoi tifosi de L’Aquila, Teramo, Rieti e Chieti. Più vicini di così!

La Lega calcio di quell’uomo immenso che si chiama Antonio Matarrese ha dichiarato che “valuteremo concrete iniziative da intraprendere per aiutare chi si trova in difficoltà“: il solito minuto di silenzio per le oltre 250 vittime del terremoto.
L’AIC ha fatto qualcosina in più: “L’Associazione Italiana Calciatori, su sollecitazione di numerosi associati particolarmente colpiti dalla tragedia del terremoto che ha seminato gravissimi lutti tra le popolazioni dell’Abruzzo, ha deciso di aprire una sottoscrizione tra tutti i calciatori delle squadre professionistiche di serie A, B e Lega Pro.” Meno male che c’erano “numerosi associati particolarmente colpiti dalla tragedia” perché sennò si riservavano anche loro il diritto di proposte concrete come la Lega…

Le grandi del calcio italiano sono quattro piccole realtà ai confini del core-business. Che tristess… :(

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