Articoli con tag Software
Le pippe fanno diventare ciechi!
Scritto da Jack in Personaggi inutili il 8 febbraio 2010
Se si dicono certe deviazioni dalla realtà, poi è normale che nelle classifiche mondiali l’Italia è agli ultimi posti per le libertà personali.
Il vice Ministro Paolo Romani ha dichiarato settimana scorsa che “Sono allo studio altri strumenti per la tutela dei giovani su Internet ad esempio il click sicuro, che si potrà scaricare a breve dal sito del ministero“. Per chi ancora non sapesse cosa sia questo tutelante click sicuro, si tratta di un controllo sui minori nei computer degli utenti – esattamente allo stesso modo dei vari parental control in tutti i sistemi operativi – che invierà ai genitori un sms avvisandoli che il proprio figlio sta navigando su siti non sicuri. E quali sarebbero questi siti non sicuri? Beh, i soliti: YouPorn, Mininova, Isohunt, The Pirate Bay ecc. Insomma, i nostri figli non potranno più farsi le pippe davanti al pc perché noi, da bravi cittadini ligi alle regole, verremmo avvisati da un divieto testuale il quale conterrà ora data e pc con il quale il nostro pargolo si stava ingarbugliando gli ormoni con la Jenna Jameson del momento.
Naturalmente il dl Romani non se la prende solo con internet. Infatti dopo, quando il decreto diverrà legge, questo software verrà anche inserito in tutti i decoder cosicché tutti i genitori possono gestire autonomamente i divieti per legge.
Facciamo i positivi: questa legge potrebbe essere stata scritta anche per ovviare alle migliaia di pensioni per ciechi invalidi che abbiamo nel nostro paese, non credete?
Tecnologia e ambiente: due facce per la stessa medaglia
Scritto da Jack in Curiosità, Tecnologia il 8 marzo 2009
Quando parliamo di tecnologia la prima cosa che ci viene in mente sono i chip, i microprocessori, l’hardware o il software. A nessuno viene quasi mai in mente di pensare all’ecologia, all’ecosistema o al risparmio energetico. Tutti pensiamo, a primo acchito, alle trasformazioni che la tecnologia ci permette di creare – o quantomeno usare – nel nostro vivere quotidiano. La tecnologia è ormai diventata parte integrante della nostra vita: le comunicazioni tra colleghi amici e parenti avvengono prevalentemente tramite e-mail o messaggeria istantanea, sms o videotelefono. Se dobbiamo scrivere un appunto usiamo l’agenda del telefonino, se dobbiamo creare una presentazione per lavoro usiamo l’insostituibile Powerpoint (e le altre versioni più o meno conosciute), se dobbiamo pubblicare un post sul nostro blog, chiaramente, usiamo il pc o lo smartphone. Tutto questo è naturalmente “Tecnologia”. Ma non lo è solo in questi casi. Quando la tecnologia sposa l’ambiente, parla anche italiano.
David Fisher è un architetto israeliano che vive e lavora in Italia dal 1968. Trasferitosi da Tel Aviv a Firenze per finire gli studi e sposare un’italiana, Fisher oggi è il massimo interprete del design dinamico. Lui stesso racconta come un giorno si trovava a Miami e si era reso conto che gli appartamenti nei grattacieli avevano un costo diverso in base al panorama che offrivano. Un altro giorno invece, a casa di amici a Manhattan, gli si fa notare che quello era l’unico appartamento da essere esposto sia sull’East River che sull’Hudson. «Bisogna realizzare un edificio che dia a tutti la possibilità di avere panorami a 360 gradi». E fu così che nacque il primo approccio alle “Rotating Tower“: grattacieli modulari dove ogni piano è composto da moduli assemblati ad un pilone centrale completamente autonomi l’uno dall’altro. E che ruotano a 360 gradi indipendenti l’uno dall’altro.
La struttura principale è, come detto, il pilone centrale. A questo si inseriranno i vari moduli girevoli che ospiteranno gli appartamenti e le villette per un totale di 80 piani, quindi 80 moduli, su un altezza di 420 metri. Ma il vero punto forte del progetto non è solo la dinamicità degli ambienti, ma la base costruttiva e del funzionamento. La separazione dei piani avverrà con dei cavi in fibra di carbonio che soddisferà le esigenze energetiche dell’intero stabile. All’interno del pilone centrale verranno inserite 80 turbine eoliche che produrranno 1200 MWh di energia l’anno, pensate per azionarsi con una velocità minima di 10Km/h, verranno rivestite con materiale fono assorbente e isolanti insonorizzanti per ridurre al minimo – quasi zero – la rumorosità delle pale eoliche. L’intera struttura avrà pertanto 80 tetti, e in ognuno saranno installate delle cellule fotovoltaiche per garantire energia pulita al grattacielo. La climatizzazione verrà alimentata dal “Solar Cooling“: ovvero dei convettori solari che riscaldano l’acqua – tramite dei pannelli termodinamici anziché ad energia elettrica – ricorrendo al raffreddamento solare (solar cooling) e permetteranno di climatizzare gli ambienti ottenendo gli stessi benefici della climatizzazione classica, ma con un impatto energetico molto più basso. Inoltre, tutti gli impianti elettrici dell’edificio saranno predisposti per ridurre al minimo il consumo elettrico: gli ambienti comuni (ad esempio i corridoi dello stesso piano) avranno un collegamento sensoriale con la luce esterna, in modo tale che si accenderanno in base alla luce che arriverà dalle finestre; e ancora, in ogni appartamento sarà possibile regolare elettronicamente la chiusura delle tapparelle facendo in modo che l’irradiazione del sole non arrivi direttamente all’interno nelle ore di massima esposizione. In questo caso si ridurranno anche i consumi derivati dall’aria condizionata.
La tecnologia è veramente il punto forte delle Rotating Tower: l’accesso agli appartamenti avverrà solamente tramite il riconoscimento dell’iride, la rotazione di ogni singolo modulo potrà essere effettuata solo con il comando vocale. Non esiste un garage: ogni auto verrà portata direttamente al piano tramite dei montacarichi azionati anch’essi dal riconoscimento dell’iride. Il sistema antincendio userà la stessa acqua potabile che serve gli appartamenti, e, quest’ultima, verrà filtrata con dei sistemi tecnologici all’avanguardia, e questo permetterà di abbattere i costi di manutenzione perché, non avendo due sezioni separate, il controllo e il ricircolo sarà continuo.
Ma tutto questo non è fantascienza. Alla fine del 2010, a Dubai, verrà inaugurato il primo grattacielo rotante della storia, e presto ce ne saranno altri a Mosca, New York, Pechino, Parigi, Monaco, Francoforte, Amburgo, Boston e Miami. Può darsi che ne verrà costruito uno a Milano per l’Expo del 2015, ma finora ci sono stati solo dei fugaci contatti con l’amministrazione meneghina. La cosa che ci rende orgogliosi, noi italiani, è che solamente il pilone centrale verrà costruito in loco, i moduli verranno costruiti ad Altamura, in Puglia, già completi di allacciamenti elettrici e idraulici, dotati di bagni, cucine, illuminazione e complementi d’arredo, per poi essere agganciati al pilone centrale direttamente sul posto. Risparmio sui tempi di circa il 30% e sui costi del 10%, inoltre la manodopera tecnica in cantiere è attorno al 22% del normale. Ultimo appunto per i costi: ogni piattaforma abitativa avrà una metratura che parte dai 124 mq fino a 1200 mq, con costi medi di 20mila euro a metro quadro. Ciò significa dai due ai venti milioni di euro ad appartamento/villetta. Per molti ma non per tutti. La tecnologia al servizio dell’architettura e dell’ecologia.
Quante volte ci è successo che si scarica il telefonino mentre lo usiamo: siamo costretti a prendere il caricabatterie, cercare una presa dove collegarlo e ricaricare il cellulare, spesso mentre siamo anche al telefono. E’ comodo avere sempre un caricabatterie a disposizione… peccato che esistano solo per i cellulari. O no?
Ricordatevi questi nomi per il prossimo futuro: Shai Agassi e Better Place. Agassi è un trentenne israeliano fondatore, durante gli anni boom delle dot.com, di una delle più importanti società di software israeliane. Venduta alla SAP l’azienda di famiglia (la SAP è la prima azienda di software aziendale al mondo), ne diventa responsabile dei prodotti. Alla prima riunione nella nuova società, Agassi fa un discorso assai strano: disse che l’azienda avrebbe dovuto cedere gratuitamente i suoi hardware e i suoi software, e avrebbe dovuto fare del proprio database un opensource. Facendosi pagare solo l’assistenza sarebbe riuscita a scalzare Oracle da leader del mercato. Tutti gli astanti si misero a ridere tranne uno: “E’ l’unico con idee sensate, qua dentro“. A parlare era stato Hasso Plattner, uno dei fondatori di SAP. Ma Shai aveva un’altra idea per la testa: l’emancipazione dal petrolio e dalla benzina per le auto.
Licenziatosi da SAP, nel 2005 Agassi fonda Project Better Place: un progetto dove non si vede più la forma antiquata dell’auto elettrica, ma della batteria per l’auto elettrica a noleggio. Il massimo problema nel costruire auto elettriche non è sul come farle, ma bensì sulla durata delle batterie. Agassi scuote il mondo dei fabbricanti facendo il discorso inverso: quando si vende un auto, la si vende senza benzina. Allora perché vendere una macchina elettrica con la batteria che non è altro che la benzina per le auto normali? Da questa idea innovativa, Agassi riesce a racimolare sovvenzioni su sovvenzioni per mettere in pratica la prima parte del suo progetto: il beta tester che diventa il Paese beta. Se per un nuovo software ci vogliono dei beta tester che usino e diano feedback all’azienda produttrice, per il progetto Better Place non bastano poche persone, ma serve un vero e proprio Stato: Israele è il primo passo. In una riunione a Tel Aviv con Shimon Perez presente, Shai Agassi spiega alla platea il suo sogno: mettere al posto delle pompe di benzina, delle pompe per ricaricare le batterie delle auto con il Better Place al suo interno. La gente invece di comprare auto a benzina, compra quelle elettriche con le batterie BP e, come fossero dei distributori di benzina normali, trova ad ogni angolo delle stazioni di servizio per ricaricare le batterie. Il costo di ogni pieno è circa la metà della benzina, e invece di comprare l’auto come avviene adesso, i produttori – o i concessionari – la danno con grossissimi sconti o addirittura gratuita sotto forma di noleggio o abbonamento con le ricariche. Si risparmierebbe circa il 20% di CO2 fino al 2020 aumentato di un ulteriore 40% nei successivi cinque anni se le auto elettriche prendono il sopravvento anche in quei Stati dove la benzina è ancora considerata un bene primario (Stati Uniti e Medioriente su tutti).
Oggi il progetto è ben avviato, tanto che tra i maggiori sovvenzionatori c’è anche Renault che ha già creato una versione apposita della Megane per Better Place che ha chiamato Fluence. E tra i primi Paesi a credere nel progetto vi sono la Danimarca, Israele, le isole Hawaii, l’Australia e la California, mentre ci sono stati contatti con Spagna, Francia (Sarkozy ha già stanziato 400mln di euro) e Portogallo. Quello che è tecnologico nelle auto Better Place è il software all’interno del computer di bordo di tutte le auto: Gps, WiFi, telefonia cellulare, monitora il livello energetico, funge da servizio assistenza e da assistente personale. Oggi questa macchina elettrica esiste e si chiama AutOS. E il Project iniziale è stato eliminato per far posto a Better Place. La tecnologia pulita ci porta anche a spasso. Ma stavolta non dice una parola in italiano.
[Stralcio da Citynews]
Il Colosso di Rodi
Scritto da Jack in Tecnologia il 18 novembre 2008
Alla fine Yahoo! muore, o meglio, il suo amministratore delegato, Jerry Yang, cade sotto i colpi della politica manageriale di Wall Street. Mesi fa, prima della bolla finanziaria di queste ultime settimane, Yang aveva fermato l’Opa di Microsoft pronta ad acquistare il “primo nome di Internet“, quel motore di ricerca che aveva dato il “la” ai progetti prossimi venturi del search engine mondiale, Google compresa. Sembra quasi che uno dei grandi Dei del mondo sia caduto, in picchiata e senza cordone di salvataggio.
Google ci porta nel futuro
Scritto da Jack in Tecnologia il 2 settembre 2008
Tecnologicamente più all’avanguardia di Internet Explorer 8, più leggero di Firefox 3, più veloce di Opera, Chrome sarà il browser che traghetterà il navigatore nel futuro. Il browser pensato non più come un semplice software per aprire le pagine web, ma come una vera e propria piattaforma di applicazioni e pagine web: tutto assieme per portare con mano l’utente verso il Web 3.0. Questo è il sogno di Google che oggi si trasforma in realtà. Chrome, così si chiama il nuovo lavoro di Mountain View, riadatta il web al personal computer: semplicità, velocità e pulizia per un software assolutamente innovativo e completamente ripensato dalle basi.



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