Articoli con tag Testamento biologico

Chiusi nella nostra arretratezza

L’incostituzionalità della Proposition 8 ha fatto parlare molto di più per il ritardo in cui si è raggiunto questo traguardo in California, terra di diritti storici per gli americani (il caso di Harvey Milk è noto), che per la sentenza in quanto tale. Quando mi documentavo sul pezzo di ieri, mi veniva continuamente sotto gli occhi la presunta omosessualità del giudice distrettuale Vaughn Walker, e mi immaginavo – se fosse vera – cosa sarebbe successo in Italia se un giudice gay stabilisse la costituzionalità del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Negli Stati Uniti c’è una legge che obbliga ogni giudice ad astenersi se “la sua imparzialità potrebbe ragionevolmente essere messa in discussione“. Appare evidente che l’imparzialità di Walker verrebbe compromessa trattandosi di un caso in cui è parte rilevante e in causa. In realtà però non lo è.

Aaron Zelinsky sull’Huffington Post cerca di spiegare perché l’imparzialità del giudice non verrebbe compromessa:

“Se ogni giudice fosse parziale, perché è un membro interessato da un contenzioso particolare, i magistrati di sesso femminile non potrebbero decidere su una causa che riguarda le donne. Per lo stesso motivo, tutti i giudici religiosi non saranno idonei ad ascoltare il primo emendamento nei casi riguardanti la religione. Tutti i giudici che sono genitori non saranno idonei per decidere controversie per la custodia dei figli. [...]
Un giudice può essere un membro interessato pur mantenendo la sua obiettività giudiziaria. Le caratteristiche personali non sono di per sé fattori di squalifica per le decisioni giudiziarie. [...]
Se il fine della Prop 8 è quello di proteggere la sacralità delle unioni eterosessuali, un giudice eterosessuale è ugualmente interessato al risultato, poiché è in gioco nella decisione anche il suo matrimonio.

Patt Morrison del New York Times fa un ulteriore esempio di come i giudici siano in realtà al di fuori delle logiche parziali:

Circa 2/3 degli elettori della California ha annullato la legge Rumford (la Rumford Fair Housing Act del 1963 proibiva la discriminazione per affittare o vendere proprietà a persone di colore, ndr), quando passò la Proposition 14, che, come la Proposition 8, aveva modificato la Costituzione della California. La Proposition 14 diceva che i californiani potevano effettivamente rifiutarsi di vendere o affittare a chiunque, per qualsiasi motivo. Alla fine, la Corte Suprema ha stabilito che la Proposition 14 violava il 14° emendamento, e non importa se il 100% dei californiani aveva votato a favore – la discriminazione razziale era incostituzionale. La clausola di uguale protezione che Walker ha citato nella sua sentenza a favore della Proposition 8 è parte del 14° emendamento.

Il Giudice Walker è omosessuale, ma negli States pochissimi giornali – per lo più ultra-conservatori – hanno usato l’arma della sua sessualità per ribattere la sentenza. Questione di civiltà, si dirà.

Ora spostiamoci in Italia, mettiamo il caso che due coppie dello stesso sesso vogliano sposarsi e vadano fino alla Corte Costituzionale per veder chiariti i propri diritti. Mettiamo pure il caso che la Suprema Corte dia loro ragione e tra i togati ci siano – diciamo - due omosessuali. I giornali conservatori – o presunti tali, ma tant’è – secondo voi scriveranno le stesse cose che Zelinsky e Morrison hanno scritto nei loro giornali, oppure, come ormai prassi consolidata, Feltri e Ferrara si scaglieranno contro i due giudici gay solo perché sono “di parte”?

Differenti punti di vista. Le stesse due coppie hanno un verdetto sfavorevole dalla Corte Costituzionale, di cui è risaputo che gli organi costituiti sono per lo più avanti con l’età e non facilissimi ai rimedi “alternativi”, cosa scriverebbero Repubblica e L’Unità secondo voi?

Sento dire che in questi casi l’Italia pecca di inciviltà. Secondo me invece è il contrario: il nostro paese non è incivile, ma poco aperto ai cambiamenti. L’Italia si è dimostrata molte volte un paese più che civile, ma sotto questo aspetto è ancora arretrato rispetto a moltissime altre nazioni. E le unioni civili sono solo la punta dell’iceberg, perché siamo arretrati in molte cose che negli ultimi anni hanno visto una classe politica scarsamente aperta ai veri problemi personali dei cittadini.

Parlo di Eluana Englaro, di Piergiorgio Welby, di Luca Coscioni. Parlo soprattutto del Comitato di Bioetica che non riesce a deliberare sulla natura del testamento biologico. E parlo delle centinaia di malati terminali che rifiutano l’accanimento terapeutico e chiedono, con la loro immensa bontà e voglia di vivere (sì, di vivere), di essere lasciati morire in pace senza sofferenze.

Ecco, parlo anche per loro: l’Italia è un paese civile, facciamo in modo che diventi anche aperto e sensibile a certe tematiche.

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Frase della settimana

“Sembrava che quella legge fosse indispensabile per gli italiani. Che fosse fondamentale per la salvaguardia ideologica di alcuni partiti. Adesso io vorrei dire: è passato un anno, e la legge non c’è. Come mai? A che punto è? Tutta quella forza d’urto lanciata mentre una ragazza moriva dov’è finita?”

Beppino Englaro (già: dov’è quella legge?)

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Una cassaforte…

Una cassaforte sempre serve...

è utile!

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Il Tar del Lazio sconfessa la legge sul testamento biologico

A nessuno possono essere imposte alimentazione e idratazione forzata, nè cosciente nè incosciente, e anche in caso di stato vegetativo un cittadino può esprimere ex post la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili, comprese proprio alimentazione e idratazione.

Repubblica.it

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Ma son cose che si dicono!

Tutta la bagarre di Annozero con i successivi riequilibri informativi ha dato il frutto sperato, e la trasmissione di ieri sera è stata – come volevasi dimostrare – molto più pacata e rilassata del solito. Di ciò che dicono i benpensanti di destra e di sinistra sui giornali, io preferisco sempre farmi una mia idea personale e del “giorno dopo”, ovvero prendo atto di cosa dicono a mente calda, aspetto che ci sia il contraddittorio (spesso, appunto, l’indomani) e dopo decido secondo me chi sbaglia di meno o di più. Perché una cosa è certa: tutti sbagliano, nessuno, in questi casi, dice o fa la cosa più giusta o quantomeno sensata.

Prendendo spunto esattamente da questa certezza, mi sono andato a cercare i fatti analoghi accaduti in questi anni attraverso i media e li ho messi a confronto. Il risultato è stato sconfortante: in nessun caso lo stesso soggetto ha ribadito per due volte, in occasioni diverse, lo stesso concetto.

Mettiamo il caso di Calderoli: nel 2006 chiamò “porcata” la legge elettorale scritta da lui, qualche giorno fa la Lega stava per far cadere il governo per colpa dell’accorpamento del referendum alle elezioni europee, anzi, lo stesso Calderoli difende la scelta del carroccio paventando “l’incostituzionalità del procedimento“. Ma il referendum vuole abrogare la legge elettorale, e allora?
E che dire della presunta libertà d’espressione del premier quando, con i ricordi ancora freschi dell’editto bulgaro, denunciò quello che, a suo dire, era stato un uso criminoso della tv pubblica e che sarebbe stato un preciso dovere della nuova dirigenza Rai non permettere più il ripetersi di tali eventi: «L’uso che Biagi, come si chiama quell’altro…? Santoro, ma l’altro… Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.» Difatti l’affermazione venne interpretata da una buona parte dell’opinione pubblica, come un primo approccio all’allontanamento dei “colpevoli” dalla RAI: i tre dopo poco vennero praticamente licenziati, e solo dopo parecchi anni Santoro e Biagi sono tornati in Rai e dopo sentenze giudiziarie a loro favore (Luttazzi è riapparso nella tv pubblica solo per una intervista invitato da Enzo Biagi in uno dei suoi ultimi programmi). E oggi Berlusconi dice come al solito che è stato frainteso. Meno male che non c’entrano gli “sporchi comunisti”!
E che dire del Presidente della Camera Fini? In questi mesi l’ex capo di AN sembrava il vero oppositore al governo Berlusconi: sulla bocciatura delle legge 40 «La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei»; sul testamento biologico e sulla laicità dello Stato «Siamo sicuri che il testamento biologico approvato al Senato sia per davveo la laicità? Perchè quando si impone per legge un precetto si è più vicini a una concezione da Stato etico che non da Stato laico.»; sulla legge Bossi-Fini «In particolar modo penso al fatto che in molte circostanze sia assurdo chiedere all’immigrato che per rinnovare il permesso di soggiorno ha già la garanzia del posto di lavoro di tonare nel suo Paese di origine e poi rientrare in Italia»; e per concludere il suo pensiero sull’election day «Sarebbe un peccato se per la paura di pochi il Governo rinunciasse a tenere il referendum il 7 giugno, spendendo centinaia di milioni che potrebbero essere risparmiati». Ma Fini è un politico, e Presidente della Camera eletto da questo governo, quindi: “La trasmissione tv Anno Zero sul terremoto e’ stata ‘semplicemente indecente’.” Non che non sia d’accordo – almeno in parte – col Presidente della Camera, ma ci aveva abituati a pensarla diversamente dal suo capo…

Ma la censura ad Annozero ha colpito soprattutto Vauro. Ed ecco che trovo qualcosa anche su di lui: «Anzi, io ogni giorno che passa penso che quelle vignette siano una tragica rappresentazione del cattivo gusto: quel Maometto brutto, barbuto, con la satira non c’entra niente. La satira è gioco, allegria…». Provocazione… «Sì, certo. Ma bisogna saperla fare. Quelle vignette mi ricordano invece solo certe altre caricature, di tanti anni fa, quando qualcuno disegnava gli ebrei con il naso adunco…». Quindi lei non le avrebbe pubblicate. «Esatto, non le avrei mai messe in pagina». Ma sta parlandi di censurare delle vignette?

Alla fine – ma proprio per finire – quello che penso di Annozero di Santoro e di Vauro e le sue vignette, ritornando al discorso iniziale del giorno dopo e delle idee personali e bla bla bla…, l’ha scritto ieri sera  Massimo Gramellini sulla Stampa: “Santoro e i suoi inviati non hanno criticato l’azione dei soccorritori, come sostengono alcuni critici. Hanno denunciato l’assenza di un piano preventivo di soccorsi. Ma il farlo mentre i soccorsi erano in atto e centinaia di persone rischiavano la pelle per salvarne delle altre è parso a molti, compreso a chi scrive, l’ennesima prova del distacco abissale fra certi intellettuali di sinistra e la percezione della realtà. Una mandria di rinoceronti sarebbe stata più sensibile. Eppure, delle due sanzioni assunte dalla Rai, una lascia esterrefatti e l’altra suscita perplessità. [...] Ma in cosa si tradurrà questo riequilibrio in concreto? Il monologo iniziale di Travaglio sarà sostituito da uno di Sgarbi? Santoro girerà per lo studio senz’audio, doppiato da Emilio Fede? [...] L’obiettività è una chimera: la stessa intervista, trasmessa ad AnnoZero e, poniamo, a Porta a Porta, cambia completamente significato con una musica, un montaggio e un «cappello» introduttivo differenti. I fatti non sono mai separabili dalle opinioni, per la semplice ragione che i fatti sono opinioni, a seconda dell’ordine e del modo in cui vengono apparecchiati. Perciò l’unica garanzia di obiettività non è una trasmissione plurale, ma una pluralità di trasmissioni. Poiché siamo in Italia, finirà all’italiana. Santoro ribadirà di non aver voluto offendere, ma solo indagare le cause delle disfunzioni organizzative. I suoi amici diranno che AnnoZero dà voce ai mal di pancia di una minoranza che non si riconosce nel cloroformio dei grandi partiti e non ha altre piazze televisive a disposizione. I suoi avversari ribadiranno che Santoro è fazioso e in malafede. E si andrà avanti così, ciascuno convinto di avere ragione e di essere una vittima. [...] Ecco, in un momento così tragico bisogna difendersi dalla prosopopea e dalla retorica. E quindi difendere anche il diritto alle battute di dubbio gusto, chiunque sia a pronunciarle: un presidente del Consiglio come un vignettista del manifesto.

E sono esattamente le stesse cose che ho scritto l’altra sera in questo blog.

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Continuare a vivere per legge

Ieri il Governo ha varato la legge sul testamento biologico e il Senato l’ha immediatamente approvata. Vediamone assieme alcuni punti salienti.

Art. 1

(Tutela della vita e della salute)

1. La presente legge, tenendo conto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione:

a) riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge;

b) riconosce e garantisce la dignità di ogni persona in via prioritaria rispetto all’interesse della società e alle applicazioni della tecnologia e della scienza;

Sin dal primo articolo questa non è più una legge sul testamento biologico, ma come viene accertata la morte “nei modi di legge”.

Art. 4

(Forma e durata della dichiarazione anticipata di trattamento)

1. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie, sono redatte in forma scritta con atto avente data certa e firma del soggetto interessato maggiorenne, in piena capacità di intendere e di volere dopo una compiuta e puntuale informazione medico-clinica, e sono raccolte esclusivamente dal medico di medicina generale che contestualmente le sottoscrive.

5. La dichiarazione anticipata di trattamento deve essere inserita nella cartella clinica dal momento in cui assume rilievo dal punto di vista clinico.

6. In condizioni di urgenza o quando il soggetto versa in pericolo di vita immediato, la dichiarazione anticipata di trattamento non si applica.

Una montagna di burocrazia per cosa? Tanto appena si è in fin di vita la dichiarazione nemmeno è applicabile!

Art. 7

(Ruolo del medico)

1. Le volontà espresse dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento sono prese in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno.

2. Il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica. Le indicazioni sono valutate dal medico, sentito il fiduciario, in scienza e coscienza, in applicazione del principio dell’inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo i princìpi di precauzione, proporzionalità e prudenza.

Praticamente se il paziente esprime le sue volontà per iscritto, il medico decide dopo se accettarle o meno. E nel caso accettasse le volontà del paziente non può, mai e in ogni caso, aiutare il paziente ad andarsene come la sua volontà vorrebbe? Sto leggendo male, spero…

Art. 8

(Autorizzazione giudiziaria)

1. In assenza del fiduciario, in caso di contrasto tra soggetti parimenti legittimati ad esprimere il consenso al trattamento sanitario, la decisione è autorizzata dal giudice tutelare, su parere del collegio medico, di cui all’articolo 7, o, in caso di urgenza, sentito il medico curante.

2. L’autorizzazione giudiziaria è necessaria anche in caso di inadempimento o di inerzia da parte dei soggetti legittimati ad esprimere il consenso al trattamento sanitario.

3. Nei casi di cui ai commi precedenti, il medico è tenuto a dare immediata segnalazione al pubblico ministero.

E quindi se non esiste un fiduciario è il giudice a doversene occupare. Ma siccome la legge impone una non-vita, il giudice è costretto a far continuare a vivere una persona, supponiamo, in stato vegetativo da 17 anni. Non contenti, i medici prima sono riusciti a farsi togliere il fardello di denunciare gli immigrati clandestini, adesso però devono denunciare chiunque non rispetti questa legge, anche nel caso non venisse attuata come da copione.
E questa sarebbe una legge sul testamento biologico?

Abbiamo chiesto una legge sul testamento biologico, e il governo – nella sua immensa bontà e tenendo conto della voce popolare – ha scritto ed emanato una legge dove si dice che “tu, piccolo moribondo sofferente, devi continuare a soffrire finchè campi perché io, legislatore che ha sempre ragione, ti ordine di fare così”.
Siamo abituati a vedere il governo che legifera su leggi ad personam scritte, votate e pubblicate dalla maggioranza, ma questa doveva essere una legge che andava discussa in Parlamento da TUTTI i parlamentari, non solo dai cattolici e dalla maggioranza di centro-destra. I parlamentari laici (Radicali e Pd soprattutto) hanno scritto centinaia di emendamenti su questo annoso argomento, ma il governo cosa fa? stralcia tutto e approva – in Senato certo – un ddl scritto dall’Udc Calabrò che tutto sembra, tranne una legge sul testamento biologico.

Io capisco che decidere sul testamento biologico è rognoso e Berlusconi non potendo avere il consenso popolare su questo argomento, tenti di corrompere Casini approvando una legge scritta da un suo Senatore – anche se di fatto voluta dal Vaticano -, ma non si può decidere PER LEGGE che una persona ormai incapace di vivere una vita decente debba continuare a soffrire: non è umano e non è Costituzionale. Dal mio punto di vista.

Sono il primo a dire che una persona sofferente e che non riuscirà mai ad avere nuovamente una vita decente debba continuare a vivere, ma non spetta a me – e nemmeno alla Legge – decidere cosa sia giusto o sbagliato in questi casi: è solamente il paziente a poter decidere cosa fare della propria vita.

Lo Stato afferma che il cittadino, soltanto in gravi casi di malattia irreversibile, è il solo responsabile delle proprie azioni in caso di cessazione volontaria della propria vita“: una buona legge sul testamento biologico doveva includere solamente queste parole. E non è stato fatto.

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Signori e signori, ecco la ricetta

Ricetta su come fare una legge che non risolve nulla.

Prendete uno stato qualsiasi, ma che dev’essere laico secondo la costituzione, ma è controllato da uno stato straniero che invece laico non è. Ora, prendete una situazione complessa, che finisce come NON voleva lo stato estero. Situazione, quindi, che necessità di una legge, perché mancava. Avete tutto? Bene!

Ora prendete 3 partiti: Uno governato da una persona che vuole seguire le direttive della potenza straniera, un secondo partito che è indivisibile, nel senso che è talmente diviso che ulteriori divisioni non sono possibili e un terzo ed ultimo partito, guidato da un divorziato (o uno che convive oppure ha abortito o ha la moglie che ha abortito). Avete anche questi 3 ingredienti? Bene!

Ora fate tre cose:
1. Il primo partito, quello governato da una persona succube della potenza straniera, deve, innanzitutto, stabilire che la situazione che è causa della discussione della legge non possa più finire come è finita (vietato sospendere idratazione e alimentazione
2. Il secondo partito non deve avere un pensiero comune, ognuno deve dire la propria. Poco conta che uno dica l’opposto dell’altro. L’importante è che non faccia nulla.
3. Il terzo partito deve infine proporre un emendamento che annulli la legge (testamento biologico non vincolante per il medico).

Ecco a voi “legge sul testamento biologico in Italia” prossimamente sulla gazzetta ufficiale.

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Appello al testamento biologico

Non so quanto sia utile un appello via post, ma rigiro comunque la mail di Ignazio Marino che mi è appena arrivata come richiesto. Per chi vuole sottoscriverla può andare sul sito www.appellotestamentobiologico.it

Carissimo,

Ti scrivo per chiederti un ulteriore sforzo per questa importantissima causa. Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l’idratazione e l’alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l’ultima parola. Qual è allora l’utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata? La verità è che il ddl della destra è stato scritto per rendere inapplicabile il ricorso al testamento biologico. Oltretutto, la dichiarazione dovrà essere stipulata davanti ad un notaio, e rinnovata con cadenza triennale: vi immaginate cosa significa andare ogni tre anni davanti a un notaio accompagnati dal proprio medico di famiglia? Al contrario della nostra proposta poi, non è presente nemmeno un cenno alle cure palliative, all’assistenza ai disabili, alla terapia del dolore.

Ti chiedo dunque di diffondere il più possibile l’appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo: dobbiamo mobilitarci immediatamente per raccogliere centinaia di migliaia di adesioni e difendere il nostro diritto costituzionale alla libertà di cura. Se saremo tanti, il Parlamento non ci potrà ignorare. Nel prossimo dibattito in Senato il mio impegno personale è quello di dar voce alla vostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita, i cittadini vogliono essere liberi di scegliere.

Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l’appello,

Ignazio Marino

Per la tua adesione all’appello per il diritto alla libertà di cura, vai sul sito www.appellotestamentobiologico.it

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Decisioni

Lui: “chi siamo noi per decidere chi far vivere e chi far morire?” Giro la domanda: chi siamo noi per NON poter decidere se vivere una vita da cetriolo o morire perché tanto è la stessa cosa? Non siamo nessuno, ma in fondo siamo tutto… noi.
L’importante che le tv del capo trasmettono un gruppo di dementi dentro una casa.

Ps: a scanso di equivoci, io sono per non vivere da cetriolo e andarmene da uomo, che si sappia perché non si sa mai cosa mi riservi la vita…

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Tutti gli uomini del presidente

Cosa siamo in Italia, una Repubblica fondata sulla democrazia, o una tirannia governata da un Presidente del Consiglio agli ordini della chiesa? Dando per scontato che siamo una Repubblica con tutti gli annessi e connessi, dobbiamo ora capire da chi siamo governati. È scontato che mi riferisco alla dolorosa vicenda di Eluana Englaro.

In Italia non è stata mai sottoposta seriamente al Parlamento una legge sul testamento biologico, quindi appare normale che caso mai ci fosse stato una persona – un cittadino italiano – ad esprimersi in tal senso, la legge non poteva far nulla e pertanto sarebbe stata la Magistratura ad occuparsene. E così è stato.
Beppino Englaro ha una figlia in come vegetativo irreversibile da 17 anni. Il suo nome è Eluana. Il signor Englaro si era chiesto come far cessare l’accanimento terapeutico per la figlia senza scomodare nessuno: normale che la sua richiesta ha visto stravolgere l’iter politico di un’intera nazione votata al cattolicesimo. Ma alla fine l’ha spuntata la ragione. Non la ragione di dar la morte ad una persona, ma la ragione che ognuno di noi è padrone della propria vita. E visto che l’eutanasia nel nostro paese resta e rimarrà illegale – spero ancora a lungo -, l’unica possibilità è stata quella di rivolgersi alla Magistratura per far cessare l’alimentazione e l’idratazione forzata alla figlia.

Voglio fare una piccola premessa. Io sono a favore della scelta di Englaro, ma non metto minimamente in discussione le scelte che potrebero fare altre persone nella stessa situazione: è una scelta dura da digerire e drastica nel suo scopo finale, ma indiscutibilmente personale. Non mi metto a distinguere i vari casi perché ognuno è diverso dall’altro e non tutti la pensano allo stesso modo. Quindi appare ovvio che se scelta è stata, sarà stata molto ponderata. Sfido chiunque a dire che la morte di un figlio – con qualsiasi mezzo avvenga – sia giusta o sbagliata, lieve o grave: la scelta è esclusivamente personale ed ognuno se ne prenderà le responsabilità.

Tornando al “caso Englaro”, il Presidente del Consiglio ha fatto una dichiarazione che è assolutamente assurda e, parola a lui molto cara, immorale: ”il decreto è stato necessario perché Eluana è una persona che potrebbe anche avere un figlio“. Spero sia stato soltanto lo sfogo di una persona che è contraria alla fine di una vita. Perché se così non fosse – e conoscendolo non lo è – Berlusconi avrebbe potuto dire anche dell’altro. Ad esempio che Eluana è esattamente come noi perché ha due gambe e due braccia, due reni e un fegato, oltre ad un cuore e ad un cervello che, date le sue condizioni, non funziona così malaccio. Avrebbe potuto dire che sta facendo premura alle Camere per decidere una legge sul testamento biologico che avrebbe rispettato le scelte – libere e senza reiterazioni esterne – di tutti i deputati e di qualunque coalizione fossero, per rispettare, nei termini della Costituzione e della delicata situazione, tutte le varie posizioni all’interno del Parlamento. Che i tempi sono ormai maturi per fare una scelta lecita e adeguata ad una soluzione – l’ultima – che tenga conto non soltanto delle scelte del singolo individuo, ma tenga ben presente che la collettività ha la voglia e la forza di reggere un peso così gravoso e necessario per il bene di tutti.

Avrebbe potuto dire anche questo il nostro Capo del Governo, invece ha preferito soffermarsi sul dono che tutte le donne hanno in più rispetto agli uomini, dove in certi paesi è l’unica cosa che le donne devono fare: procreare. Peccato però che per poter generare un figlio, ad Eluana dovrebbero impiantare il seme in modo a dir poco violento, che se facessero una cosa del genere non sarebbe più una vita umana che “vive”, ma una semplice macchina procreatrice. È questo che il premier intende con “potrebbe avere un figlio”? è questo che intende fare con la sua legge sull’accanimento terapeutico obbligatorio per tutti? è questa che Berlusconi chiama “Democrazia”? No, non è questa la scelta che sta facendo il Governo. Il Governo sta autorizzando una parte molto importante dell’elettorato, quello cattolico, di diventare il padrone di uno Stato Laico come è l’Italia. Come è per Costituzione il nostro Paese è tutto il contrario di quello descritto dal Presidente del Consiglio. Che succederebbe se un giorno il CdM approvasse un decreto, uno qualsiasi, e il Presidente della Repubblica non lo firmasse? Chi vieta loro di riunire il Parlamento ad horas e decidere di legiferare ugualmente? Saremmo – siamo – ancora una Repubblica? Una democrazia? Dalle parole di Berlusconi io ho dei seri dubbi, e la cosa inizia a darmi fastidio.

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