Articoli con tag Tg1

Frase della settimana

Le grida però di “L’Aquila, L’Aquila” sono continuate minacciose.

Il TG1 di ieri

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Il Ministro Romani attacca il Tg3

Chissà se Romani pensava le stesse cose quando produsse, agli inizi degli anni ’90, “Vizi privati e pubbliche virtù” su Lombardia 7, condotto da Maurizia Paradiso, e collegato alle numerazioni 144 e 166, definito “puro svago per adulti, con implicazioni economiche interessanti”, ma percepito da molte persone come “telefono mangia-soldi”.

Update: sul Corriere invertono i fattori ma il risultato non cambia

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In un paese normale…

…questo potrebbe anche non accadere. In Italia accade di continuo senza che nessuno si chieda come mai Minzolini e Mulè abbiano lo stesso padrone.

(fantastico quando il giornalista cerca di chiudere il settimanale appena si intravede la pubblicità de L’Unità :) )

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Il gigante di mamma Rai

Esistono persone che non si fermano davanti a nulla pur di esprimere il loro modo di essere e il loro modo di fare giornalismo. Ieri sera durante il Tg1 delle 20, Augusto Minzolini ha dato sfoggio delle sue doti editorialistiche commentando per la terza volta a favore di Berlusconi: questa volta lo spunto è stato il dibattito sulla Giustizia e il reintegro dell’immunità parlamentare.

Qualche anno fa Maria Luisa Busi sempre del TG1, dopo averci fatto vedere l’ennesimo servizio sulla bambina bielorussa tolta alla famiglia italiana per essere riportata in patria, fece un commento molto amaro e molto autocritico su tutto ciò che gira attorno ad una tragedia – diventata notizia appena passata sui media – e sulla commiserazione dei protagonisti appena si accendono i riflettori. Quella è stata una delle poche volte in cui un giornalista diventa critico di se stesso.

Stavolta la situazione è assolutamente diversa ma non per questo meno grave. Vittorio Zambardino, commentando anni fa sul suo blog una notizia di politica interna, disse una frase che mi colpì parecchio e che all’incirca faceva così: “ogni persona, ad un certo punto della propria vita, dovrebbe fare politica attivamente.” Non so spiegare perché ritengo importante quella frase, è certo però che mi perseguita per la sua semplicità e per i vari spunti che essa comporta. Il contesto allora era assolutamente diverso, però credo che quella frase possa oggi attribuirsi al capo del Governo in carica per via delle sue magagne con la Giustizia.

Ieri sera Minzolini per l’ennesima volta si è distinto per la sua operosità verso una causa che trova ampi dibattiti sull’una e sull’altra sponda della politica italiana. Berlusconi ci sta provando con tutte le sue forze a non essere incastrato nel processo Mills, probabilmente riconosce che stavolta ha poche chances di successo in aula e quindi, da vero stratega, sta sguinzagliando i suoi mastini per far approvare una legge che lo metta al riparo da possibili ripercussioni legali. Dopo l’incostituzionalità del Lodo Alfano, Berlusconi ha prima provato a far reinserire l’immunità parlamentare senza riuscirci, qualche giorno fa ha cercato di far prescrivere i processi, adesso ha pensato bene di tornare alla carica nuovamente con l’immunità parlamentare. E come lo fa?  Mettendo davanti alle tv degli italiani la faccia del direttore del primo telegiornale italiano: il gigante Augusto Minzolini noto come “scodinzolini” per gli affettuosi consigli ricevuti da Silvio Berlusconi.

È una storia vecchia quella degli editoriali di Minzolini, è la terza volta che il direttore del TG1 si appropria del mezzo pubblico per difendere la causa di Arcore. E non è tanto cosa dice o perché le dice che da’ fastidio, quanto fare un uso privato della tv pubblica. Un uso che due anni fa costò un richiamo più o meno ufficiale alla Busi per aver detto delle affermazioni assolutamente giuste – condivise dalla classe politica quanto dall’uomo della strada – ma che non le evitò il richiamo dal comitato di garanzia per “uso personale del TG Rai”. Allora c’era la sinistra al Governo e Berlusconi all’opposizione, oggi è al contrario.

Non mi interessa cosa dice Minzolini e se ha o meno ragione, il dubbio è se la Rai farà qualcosa per fermare questa accozzaglia di presunzione, oppure dobbiamo davvero credere che non c’è più distinzione tra il servizio pubblico e quello privato offerto dal presidente del Consiglio. Minzolini potrebbe benissimo farsi ospitare da Fede per i suoi commenti, ho quasi la certezza che l’Emilio nazionale ne sarebbe estremamente felice.

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Il direttore del TG1 Minzolini contro la manifestazione di ieri

Il direttore del TG1 Augusto Minzolini, in un editoriale nel Tg delle 20,00 del 3 ottobre, critica e ritiene incomprensibile la manifestazione a favore della libertà di stampa e d’informazione tenutasi a Roma e in tutta Italia. Vediamone i punti salienti.

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Lo dico senza spirito polemico: la manifestazione di oggi per la libertà di stampa per me è incomprensibile. Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. È in atto uno scontro di poteri nell’informazione e la manifestazione di oggi fotografa una realtà: una manifestazione convocata contro la decisione del premier di presentare due querele, a Repubblica e all’Unità. In realtà negli ultimi 10 anni sono 430 le querele dei politici, per il 68% di esponenti di sinistra. E’ possibile che la libertà di stampa venga messa in pericolo solo da due querele di Berlusconi?
La manifestazione di oggi è un episodio di questo scontro perché fotografa una disparità. E’ stata convocata contro la decisione del premier di querelare due giornali, Repubblica e Unità. Si confessano due sole querele ma non quelle che colpiscono gli altri giornali, magari di diverso orientamento.

Vediamo poi quello che succede all’estero. Nel 2004, Tony Blair dopo un lungo braccio di ferro che arrivò quasi in tribunale e costrinse alle dimissioni i vertici della Bbc, che lo accusavano di aver falsificato i dossier sulla guerra in Iraq. Non si può pensare che i giornali abbiano sempre ragione. La difesa corporativa non fa bene all’autorevolezza dei media; specie in Italia, dove si ha una strana concezione del pluralismo dell’informazione. Ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi: chi ha questa concezione, manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico.

Il direttore Minzolini sbaglia pur sapendo di sbagliare. La vicenda del 2004 in realtà non arrivò mai in tribunale e Tony Blair non querelò mai la Bbc. La commissione d’inchiesta indipendente di Lord Hutton fu creata per investigare sulla morte di un consulente del governo, David Kelly, che nel 2002 aveva scritto un rapporto sulle armi di distruzione di massa in Iraq. Dopo il servizio della Bbc in cui Kelly veniva individuato come la fonte in grado di sostenere che il rapporto era stato manipolato per agevolare l’intervento britannico in Iraq, Kelly si suicidò. In seguito all’inchiesta, che individuò l’errore della Bbc sulle accuse di manipolazione e scagionò il premier, il presidente e il direttore generale della rete pubblica si dimisero, ammettendo l’errore. Ma non c’era stata alcuna querela da parte del premier o di membri del governo.

I media non possono avere sempre ragione, ma è assolutamente indispensabile dare l’opportunità alla stampa di informare il cittadino sui fatti che accadono nel Paese. Come è indispensabile capire che non è giusto dire cose poco documentate o piene di mezze verità. Perché se la stampa è libera, lo è anche la verità. E Minzolini non è, e non lo è stato nemmeno ieri, un maestro di obiettività.

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Diritto di replica

Perciò Berlusconi non vuole essere attaccato dai Tg Rai e per far questo smanetta un po’ con gli incarichi. Dunque urge una ricapitalizzazione in toto.

Ieri sono stati nominati i vice delle testata giornalistica e i vice di RaiUno. L’elenco è talmente corrosivo che non avrebbe nemmeno bisogno di essere riportato, ma siccome sono affezionato alla Par Condicio (capirete dopo) “mi” sono costretto con le buone a riportarli. Queste dunque le nomine: vice direttori del Tg1 sono stati nominati Andrea Giubilo, Claudio Fico, Gennaro Sangiuliano, Fabrizio Ferragni e Susanna Petruni (quest’ultima è la trombata del Tg1, ma B., stavolta, non c’entra).
Vice direttori di rete sono stati nominati Chicco Agnese, Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lo Maglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Mentre Angelo Teodoli va alla direzione del palinsesto lasciata vacante da Agnese.

Non m’intendo ne’ di Tv e ne’ di nomine, però ho un dubbio: cinque vicedirettori in un telegiornale cosa fanno, se le notizie fondamentalmente fanno parte delle stesse categorie (Politica, Esteri, Cronaca)? E i vice direttore di rete, addirittura sono in sei (o sette se si conta anche il “palinsesto”), cosa fanno tutte queste persone nel servizio pubblico oltre a prendere un miliardo di compenso? Volendo essere di manica larga, potevano esserci tre vice direttori nel Tg e due vice direttori di rete, il resto a che servono? Non ne capisco una mazza, ma mi sembra incongruente questo giro di dirigenti per un solo canale, o sbaglio?

E torniamo alla parolina magica “Par Condicio”. E sì perché anche nell’altra grande azienda di famiglia pubblica privata sono o stanno per cambiare i vertici.

Tenetevi forte: Mario Giordano torna a Studio Aperto!!

Contenti vero? E non solo! Giordano lascia il Giornale per prendere le redini delle “nuove iniziative News Mediaset” (che sboroni!) e avrà il doppio incarico con Studio Aperto. Quindi ci rifaremo nuovamente gli occhi con le nuove inviate tutte d’un pezzo che lancerà l’usignolo del giornalismo italiano…
Al Giornale tornerà quella perla d’uomo che corrisponde al nome di Vittorione Feltri a cui tutti siamo eternamente grati per le “bellissime” prime pagine di Libero. Feltri cederà il posto di direttore di Libero ad un altro bel tomone conosciuto come Mauriziaccio Belpietro che ha fatto benissimo in questi mesi con i suoi programmi televisivi (qual’era quello con la… e l’altro, come si chiamava quel programma…).
Belpietro lascia a sua volta le redini di Panorama a Giorgietto Mulè, che torna nuovamente a dirigere il settimanale Mondadori (era stato direttore di Panorama economy a cavallo tra il 2004 e il 2006) dopo la parentesi biennale in Tv con Studio Aperto (qualcuno se ne sarà accorto, presumo).

Praticamente i vertici Mediaset/Mondadori cambiano in base alle nomine Rai: se al comando ci sono dei dirigenti d’opposizione si parte con una squadra, se, come adesso, i dirigenti sono filo-berlusconiani la squadra torna a cambiare per adeguarsi all’andazzo della Tv pubblica. Sembra un classico diritto di replica della tv italiana. Sembra.

Io non commento, se volete fatelo voi…

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Mostrare il G8 al mondo

Quello che al G8 non si è visto (e non si è detto)

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Berluscolandia vista dal di fuori

Da un mese e mezzo il quotidiano La Repubblica pone tutti i giorni le stesse dieci domande a Silvio Berlusconi sulla sua vita privata. Finora, però, il capo del governo non ha risposto e intanto è stato sommerso da altri scandali e rivelazioni su presunti festini nelle sue residenze romane e sarde. Lui denuncia un campagna spazzatura nei suoi confronti e vede in questi attacchi un complotto ordito, tra gli altri, dal gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica, il cui azionario principale è l’uomo d’affari Carlo De Benedetti, da decenni avversario dichiarato del Cavaliere. Il gruppo di De Benedetti ha in effetti annunciato la sua intenzione di far causa a Berlusconi accusandolo di avergli tagliato le entrate pubblicitarie. Il 13 giugno il capo del governo aveva infatti invitato i giovani imprenditori a non fare inserzioni sul quotidiano, accusato di portare avanti ‘un piano sovversivo’. Intanto le tv private del Cavaliere minimizzano lo scandalo e il direttore di Rai Uno, Augusto Minzolini, ha difeso lo strano silenzio dei suoi tg sulla questione: ‘È solo gossip’.”
Le Temps

Se domani il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi dovesse dare le dimissioni, molti italiani che s’informano solo guardando la tv potrebbero non avere idea dei motivi che l’avrebbero spinto a farlo. I tre canali commerciali di proprietà del presidente del consiglio italiano hanno minimizzato o ignorato gli scandali sulla sua vita privata. Ma, cosa ancora più sorprendente, l’ha fatto anche la tv di stato.
The Times

Coinvolto dagli scandali sessuali, Silvio Berlusconi non ha potuto celebrare la vittoria del suo partito nella seconda tornata delle elezioni amministrative in Italia. Il 18 giugno si è saputo che la magistratura di Bari sta indagando su un presunto giro di squillo che sarebbero state ospiti delle feste del premier. Berlusconi, perciò, ha dovuto investire più energie per limitare i danni alla sua reputazione. E si è rivolto al suo impero dei media per ricevere aiuto. Il settimanale Chi, del gruppo Fininvest, ha pubblicato una lunga intervista in cui Berlusconi viene descritto come un bravo capofamiglia. Tuttavia, parte della chiesa cattolica ha attaccato il presidente del consiglio italiano perché dà un cattivo esempio. Famiglia Cristiana ha scritto che la chiesa non può ignorare quest’emergenza morale e che i collaboratori di Berlusconi stanno cercando di difendere l’indifendibile. Il premier italiano non ha mai goduto di grande stima a livello internazionale. Gli ultimi scandali faranno ridere gli ospiti del prossimo G8. Ma è improbabile che si dimetta o che qualcuno lo spinga a farlo.
The Economist

Così va Berluscolandia. Il PIL scenderà al 5,5% quest’anno, il disavanzo pubblico al 5% galoppa, il reddito pro capite rimane al di sotto di quello spagnolo, ma quasi nessuno ne parla. E se qualcuno ne parla, Berlusconi gli urla di chiudere la bocca. Abbiamo bisogno di chiudere la bocca ai catastrofisti, le agenzie internazionali dovrebbero smetterla di pubblicare dati negativi che producono panico. La crisi è solo psicologica.
El Pais

Quando erano perseguitati da problemi interni, gli imperatori romani lanciavano delle grandi campagne internazionali per sviare l’attenzione. Allo stesso modo, il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi cerca di distrarre gli italiani dagli scandali che lo riguardano annunciando il programma del prossimo G8.″
The Indipendent

Da lontano, con la sua facciata beige, sembra una casa popolare. L’edificio di quattro piani dove alloggeranno i capi di stato e di governo dei paesi del G8 è funzionale e privo di ogni charme. È il simbolo di un G8 low cost. Le tartarughe marine sono rare in Abruzzo. Eppure appaiono, stilizzate, sul logo ufficiale del G8. Come se la decisione presa da Silvio Berlusconi di trasferire il summit da uno dei più bei luoghi del Mediterraneo all’austero Abruzzo abbia sorpreso molti, pubblicitari compresi. Sull’isola tutto era pronto ad accogliere il vertice. I lavori erano già costati 350 milioni  di euro. In realtà, il progetto del G8 in Sardegna era un’idea di Romano Prodi per compensare la partenza della marina militare statunitense – che pagava 50 milioni di euro all’anno di affitto – e offrire nuove prospettive economiche alla Maddalena. Ora in Sardegna domina l’incomprensione. Tanto che alle elezioni europee sull’isola si è registrato un tasso record di astensione, soprattutto tra le fila del partito di Silvio Berlusconi.
Le Monde

Berlusconi non dovrebbe guidare il G8. Il club dei paesi ricchi dovrebbe vergognarsi di essere ospite del premier italiano. Non per gli scandali a base di donne, ma perché il G8 ha al centro della sua agenda l’Africa e lo sviluppo, ma Berlusconi non ha mantenuto le sue promesse di aiuti. Quattro anni fa l’Italia aveva promesso di aumentare il suo sostegno all’Africa di 25 miliardi di dollari all’anno fino al 2010. Ma da allora ha solo ritoccato del 3 per cento all’anno la cifra: ora dovrebbe farla salire del 145 per cento, nonostante la crisi. Invece ha annunciato dei tagli, nonostante sia il paese del G8 che spende meno in aiuti, in percentuale del pil
The Times

Sono tutti giornali in mano alla sinistra?

[Fonte Internazionale]

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Sculacciate Minzolini

Documento approvato all’unanimità dall’assemblea nazionale dei Comitati di redazione delle testate Rai.

“Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo.

L’assemblea nazionale dei Comitati di Redazione chiede alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai di convocare il neo direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Comprenda, Minzolini, qual è il compito del direttore di una testata del Servizio Pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare – con tutti i punti di vista – i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese.

Un impegno che mai può venir meno. Mai può ci si può permettere di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura.
Lo stesso vale anche per il Tg2 – responsabile di analoghe omissioni – per ogni testata nazionale Rai, radiofonica o televisiva, e per tutte le redazioni regionali.
Vale per tutti i giornalisti del servizio pubblico, anche per quelli che – come probabilmente sta accadendo ad Augusto Minzolini – ancora non si sono resi conto del ruolo che ricoprono e dell’impegno che devono assumere di fronte a chi paga il canone.
Si legano i temi delle notizie omesse in questi giorni dal direttore del Tg1 a quelli del Ddl Alfano sulle intercettazioni che, dopo il voto di fiducia raccolto alla Camera, si appresta ad approdare in Senato.
L’Assemblea dei Cdr Rai da mandato all’Esecutivo Usigrai di attuare tutte le forme di mobilitazione necessarie”.

[Via Sir Drake]

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Scimmiottare l'informazione pubblica

Augusto Minzolini, direttore del TG1, si difende in diretta durante il tg delle 20, dagli attacchi di chi lo accusava di non aver mandato in onda sul telegiornale di punta del servizio pubblico, le ultime indiscrezioni sul caso “Berlusconi e le escort”.

Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici.
E’ avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora, Romano Prodi, strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E’ accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola.
Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico.
Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi
.”

Praticamente tutto il mondo ne parla, e Minzolini, in nome della prudenza e del gossip sotto forma di pettegolezzo chicchericciato da qualche quotidiano, decide di non parlarne nel principale telegiornale del Paese. E solo perché lui ha deciso così, anzi, così ha deciso la linea editoriale del TG1. Tutto sotto l’alta sfera della pluralità dell’informazione, evidentemente.

E poi dicono che i media sono in mano alla sinistra…

Update: ho trovato il video :D

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