Articoli con tag Travaglio

Ahi ahi ahi Di Pietro

I pm di Perugia stanno indagando su dei presunti favoreggiamenti tra Anemone e Di Pietro, tanto che in questi giorni sarebbe comparso una specie di memoriale dettato ai magistrati perugini dall’architetto Angelo Zampolini – il tizio delegato a compiere operazioni immobiliari per le società di Anemone -, il quale afferma che Angelo Balducci fece avere all’ex pm di Mani pulite due appartamenti romani di proprietà dell’istituto religioso Propaganda Fide. Mi soffermo solo sul primo appartamento, in via della Vite 3, perché è qui che si sviluppa l’ultima arrampicata sugli specchi di Di Pietro e Travaglio.

Se è vero che le bugie hanno le gambe corte, quelle che dicono in sincronia Antonio Di Pietro e Marco Travaglio hanno decisamente le ginocchia vicino ai piedi.

Dice Travaglio:

Mi appoggio a quello che ha scritto il fatto quotidiano: quello di Via della Vite è un appartamento dove ha sede una casa editrice che si chiama Editrice Mediterranea che di fatto costruisce giornali in service. Cioè un’azienda, un ente, un partito vuole farsi un giornale? Chiede a questo service di farglielo.
Qualche anno fa l’Italia dei valori voleva farsi un giornale, un giornale di partito (che durò poco per fortuna, i giornali di partito sarebbe meglio se non esistessero e comunque, diciamo, il giornale dell’Italia dei Valori durò poco), si rivolsero a questa Editrice Mediterranea che ha sede in Via della Vite, questa cominciò a lavorare per fare questo giornale che dunque ebbe sede nella sede dell’Editrice Mediterranea in Via della Vite. Dopodichè quando il contratto fu rescisso un paio di anni dopo in quella sede di Via della Vite continuò ad avere la sede l’Editrice Mediterranea e non il giornale dell’Italia dei Valori. Che cosa c’entra Di Pietro in tutto questo? Niente. L’appartamento è del Clero, questo editore paga l’affitto. Pare che paghi un affitto normale. In ogni caso l’affitto che paga lui non c’entra niente con Di Pietro.

Dice Di Pietro:

Con riferimento al primo appartamento – quello che Zampolini indica come una sede di IDV in via della Vite – posso tranquillamente assicurare che fino a stamattina nemmeno sapevo dell’esistenza di un tale immobile. Anzi, fino a stamattina nemmeno sapevo dove si trovasse via della Vite, figurarsi se potevo avervi aperto una sede del partito.
Ho subito svolto accertamenti ed ho – ora – appurato che tale appartamento in realtà era stato preso in affitto dalla società Editrice Mediterranea Srl, con sede appunto in via della Vite n.3 Roma, il cui legale rappresentante è tale Antonio Lavitola. Trattasi di una società editrice che svolgeva (e forse svolge anche tuttora) l’attività di realizzazione, gestione e distribuzione di testate giornalistiche per conto proprio e di terzi.

Poi si scopre che i fatti sono leggermente diversi:

Si chiama Italia dei Valori, proprio come il partito, ed è ancora oggi il quotidiano ufficiale del dipietrismo (pronto perciò, come tutti gli organi di partito, a ricevere le generose provvidenze previste dalla legge). Fondato nei mesi caldi del feeling tra l’ex simbolo di mani pulite e il giornalista di provata fede craxiana (fu tra i primi ad accorrere sui lidi d’Hammamet), il quotidiano nasceva sull’onda dell’esperienza editoriale di De Gregorio, alla testa tutt’oggi di corazzate come Italiani nel Mondo reti televisive srl, con la bellezza di oltre 3 milioni di euro nel capitale sociale, e di Italiani nel Mondo Channel (2 milioni e passa). Dalla gerenza del quotidiano dipietrista De Gregorio (che ricopriva all’inizio la carica di direttore editoriale) è formalmente uscito. Resta però nel ruolo di amministratore unico della Editrice Mediterranea srl, il giovane esponente di una famiglia da sempre fedelissima al Verbo degregoriano.
Si tratta di Antonio Lavitola, cugino stretto di quel Walter Lavitola che col corpulento senatore-giornalista partenopeo aveva riesumato l’Avanti!, ottenendo, grazie all’ex gloriosa testata socialista, contributi pubblici che ancora nel 2005 ammontavano a ben 2 milioni e mezzo di euro (solo una domanda: ma l’Avanti! chi l’ha visto?). Quarant’anni, originario di Aversa, in terra natia Antonio Lavitola detiene saldamente il timone di numerosi business dai nomi altisonanti: si va dalla srl Caesar a La Sfinge, fino alla ambiziosa General Building (di cui risulta amministratore unico) che, potendo contare sul canonico capitale di appena 10 mila euro, ambisce addirittura a «realizzare porti, aeroporti, ponti, dighe, acquedotti, oleodotti, metanodotti e reti ferroviarie».

Può darsi, come dice Travaglio, che la Editrice Mediterranea sia una società che produce giornali in service; può darsi che la sede della società, citata da Zampolini come appartenente all’Idv, sia effettivamente del clero e l’appartamento è stato solo affittato alla Editrice Mediterranea. Vorrei però capire come fa Di Pietro a non sapere dove viene (veniva?) redatto il giornale ufficiale del suo partito, e, soprattutto, come fa a non sapere dove lavorava sua figlia Anna in quegli anni. Travaglio potrebbe non sapere tutti i dettagli, ma Di Pietro è “persona informata dei fatti”…

[h/t Marcello Saponaro]

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Fai la cosa giusta

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Frase della settimana

Forse Berlusconi non se n’è accorto, ma ieri ha seppellito sguaiatamente l’ultimo berlusconiano elegante e ironico rimasto in circolazione. Se lo capisse, se ne preoccuperebbe più che per il divorzio da Fini. Ma, se lo capisse, non sarebbe Berlusconi.

Per Marco Travaglio tutto è riconducibile all’antiberlusconismo.

[h/t Champ]

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Clima d'odio

“La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità. A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, dalla trasmissione di Santoro Annozero e da quel terrorista mediatico di nome Travaglio”.

Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del PdL

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Senza speranze

Si sta arrivando al punto che ogni cosa che riguarda Berlusconi sia un fatto, una prova inconfutabile e diventi sempre un elemento a carico della Magistratura per inchiodarlo. Spesso è vero ma molto più spesso non lo è. Ci si deve chiedere, oggi più che mai, perché il giornalismo cosiddetto “giustizialista” – quello di Travaglio e Padellaro ad esempio – dia per scontato che le congetture, nel momento in cui vengono portate alla stampa o sul web, diventino pura verità assoluta la quale nessuno può smentire, perché sembra siano loro gli unici garanti della verità.

È il caso di un post di Sandro Gilioli oggi sul suo blog (il grassetto è mio): “continuano a saltare fuori i pizzini passati da Provenzano al defunto sindaco mafioso Vito Ciancimino. Ieri ne è uscito uno del 2000 in cui Provenzano scriveva a Ciancimino: «Abbiamo parlato con il nostro amico senatore per quella questione (…) hanno fatto una riunione e sono tutti d’accordo». E chi era quel senatore? Ovvio che nessuno può dirlo, ma tutti pensano a uno stretto collaboratore del premier già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. E poi da Palermo potrebbe uscire altro. Tipo? Il pentito Gaspare Spatuzza testimonierà presto al processo d’appello a Dell’Utri. Spatuzza ha già messo a verbale la dichiarazione secondo cui il suo boss, Graviano, nel ‘94 gli aveva detto che Berlusconi si era accordato con la mafia per un patto politico-elettorale tra Cosa Nostra e Forza Italia, intermediario lo stesso Dell’Utri. E quindi? E quindi con queste previsioni a Berlusconi la legge sul processo breve rischia di non bastare più. Per stare tranquillo, avrebbe bisogno dell’immunità. [...] Quindi in questi giorni c’è chi (come uno degli avvocati di Berlusconi, Gaetano Pecorella) ha ipotizzato una “legge-ponte” che metta al riparo il premier in attesa di una modifica della Costituzione

Si tratta del solito vizietto del “sentito dire-tutti pensano- avrebbe detto-avrebbe bisogno-ha ipotizzato”. Ma le prove devono trovarle gli inquirenti, fin quando non ci saranno queste prove, tutto ciò che si dirà in giro saranno solo falsità perché, fino a prova contraria, si è innocenti fino a quando non viene dimostrato il contrario. Quindi la verità assodata da Gilioli, ma anche dai Travaglio e dai Padellaro di turno, non troveranno spazio per il dibattito ma solo caciara mediatica pronta a tutto pur di spargere sangue nell’arena dei contraddittori.

Tutto per fare più abbonati per il proprio giornale o far arrivare più lettori ai propri blog: del resto essere primi nella classifica di BlogBabel ha il suo prezzo no?

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L'antipatico

La selezione è finita. Sarà Maurizio Belpietro il controcanto di Annozero, l’ambasciatore in Rai di Silvio Berlusconi, il Vittorio Feltri del video. Ci sono le condizioni, perché X-Factor sta per chiudere e la prima serata di mercoledì è pronta e (pure) servita al Pdl. Ci sono le risorse, perché avrà venti giornalisti e casse senza fondo. Ci sono le pressioni, perché Berlusconi ha chiesto a Mauro Masi uno sforzo se vuole conservare il posto da direttore generale. Altrimenti salta: “Dobbiamo correre ai ripari. Subito”. E per ripararsi bene affideranno una trasmissione a Belpietro, il difensore televisivo preferito ad Arcore, forse già dal 9 dicembre su Rai Due, un paio di ore per smontare alla vigilia la puntata di Annozero. La controffensiva deve consumarsi in Rai perché a Mediaset non avrebbe credito, ma le due emittenti – concorrenti in apparenza – possono unirsi e fondersi per armare l’artiglieria di destra. Belpietro randellerà di mattina su Canale 5 con il consueto Panorama del giorno e completerà l’opera sull’azienda pubblica con l’Antipatico. Il titolo – già in uso dal Biscione – sancirebbe la nascita di “Raiset”.

Il presidente del Consiglio è deluso da Massimo Liofredi: aveva due compiti precisi, zittire Annozero e Marco Travaglio. Entrambi falliti. E dunque Liofredi è stato scavalcato da Antonio Marano, vicedirettore di rete, la spalla ideale di Masi per confezionare un progetto e presentarlo presto in consiglio di amministrazione Rai. Masi e Marano hanno preparato un’accurata strategia per blandire e compattare i rappresentanti del centrodestra in Cda. Un manuale Cencelli per la tv di Stato. Gli ex di An saranno accontentati, avranno in studio Pietrangelo Buttafuoco. Alla Lega hanno promesso 10 serate e 600 mila euro per Gianluigi Paragone e un’altra edizione di Malpensa Italia da gennaio, un contenitore di federalismo applicato alla tv. Il voto della Lega sarà determinante, il consigliere Giovanna Bianchi Clerici era l’unica assente il giorno del rinnovo del contratto di Bruno Vespa. Il programma di Belpietro potrebbe – secondo fonti Rai – imbarcare Maurizio Costanzo, presto prepensionato da Mediaset. Il Maurizio Costanzo Show sta per chiudere la serie dopo 25 anni, l’eredità è in prelazione per Alfonso Signorini, il tuttofare della Mondadori: direttore di Chi e Tv Sorrisi e Canzoni e opinionista ufficiale di cronaca rosa. Signorini ha curato le verità del premier: la Noemi illibata, l’intervista per frenare Veronica Lario, il filmato su Piero Marrazzo. Il materiale esplosivo è un’esclusiva del rotocalco di famiglia.

L’Antipatico sarà l’Annozero di destra e dunque avrà il suo Travaglio: Filippo Facci, già editorialista di Libero e altro volto di Mediaset. La Rai potrebbe accorciare la stagione di Annozero, un espediente che Liofredi dovrà utilizzare per giustificarsi dell’eventuale sforo nel bilancio, un favore gradito a Berlusconi, anche se in differita. L’alchimia giusta è stata trovata da Masi nelle ultime ore, nonostante Monica Setta si sia sottratta al giochino di corte. La conduttrice de Il Fatto del giorno ha rifiutato l’offerta di Liofredi, non vuole affiancare Belpietro. Altro smacco per il direttore: “Mi hanno tirato in ballo nelle risse del centrodestra – spiega la Setta – a proposito della creazione di un anti-Santoro al femminile, ma io non ci sto. Stimo Santoro. Non faccio giornalismo schierato, se avessi voluto prendere le parti politiche di uno dei due poli, avrei lasciato il mio mestiere e mi sarei candidata. Ho ricevuto critiche da destra pur avendo portato il mio programma, in una fascia oraria che totalizzava il 2,5%, al 9,16% cioè un milione e 400 mila spettatori. E’ vero che farò una seconda serata – è scritto anche nel mio contratto sarò sola e voglio approfondire le tematiche femminili”. Nessun rischio per l’Antipatico.

(Da Il Fatto Quotidiano n°36 del 3 novembre 2009)

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Non mi è piaciuto

Nel suo ultimo intervento Travaglio ha detto “, a meno che il governatore fosse un tossicodipendente il cui rapporto con la cocaina lo rendesse inadatto a fare il governatore, ma allora immaginate quanti uomini politici e pubblici amministratori dovrebbero lasciare il loro posto.”

Mi auguro che la frase da me evidenziata fosse un esempio di quanto faccia schifo il politico medio e non una giustificazione…..

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Non si capisce un "casso"

Travaglio, nel suo ultimo intervento, riporta l’opinione di Lorenza Carlassare “una bravissima costituzionalista” che insegna a Padova. Nulla di male, se non fosse per il fatto che l’intervento è costellato da commenti di Travaglio, che rendono impossibile la lettura, figurarsi l’ascolto.

Tanto valeva mettere il link all’articolo, ovvero questo.

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Annozero?

Cari amici, sono Michele Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. Mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d’inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su Internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi.

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Il bavaglio all'informazione

Milena Gabanelli azzoppata. Sotto pressione per il tentativo di mandare in onda il suo “Report” su Raitre senza rete di protezione legale da parte di viale Mazzini. Marco Travaglio in discussione. Ancora privo di contratto, a meno di essere trattato nel programma ? Anno zero” di Michele Santoro su Rai Due non da editorialista come gli anni precedenti ma da ospite all’interno di un contraddittorio. Questo, e non solo, lato Rai. Poi: Telecom, nella gara definita dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e dal vice ministro Paolo Romani per l’assegnazione dei due multiplex per i programmi in digitale terrestre, è stata messa sullo stesso piano dei colossi Rai e Mediaset che probabilmente vinceranno.

Secondo gli esperti ci sarebbero tutte le ragioni per fare ricorso. Ma finora la società guidata da Franco Bernabè, manager non proprio organico alla corte di Arcore e non saldissimo in sella, ha preferito evitare di farlo. La spada di Tarak, invece su La7. Ovvero l’aleggiare del tacito interesse di Tarak Ben Ammar, letto da molti come una sorta di diritto di prelazione da parte di un uomo potente piazzato nei cda della stessa Telecom e nella Mediobanca di Cesare Geronzi (un tempo era stato anche consigliere di Mediaset nonché testimone in difesa di Berlusconi nei processi di Mani Pulite) e allietato da un portafoglio di amicizie pesanti: dal Cavaliere a Massimo D’Alema fino a Rupert Murdoch. Segnali dell’inizio di una stagione che si annuncia a dir poco incandescente. Per non parlare di Sky sotto tiro da dicembre, tra rialzo dell’Iva deciso dal governo e il divorzio non consensuale dalla Rai, a causa del suo successo italiano tale da portare James Murdoch, il figlio dello Squalo, a presidiare il territorio con una presenza sempre più assidua. Scene di una stagione probabilmente da manuale, nel senso di un trattato più militaresco che storico. Tappe di un’avanzata mediatica che non sente neanche il dovere di camuffarsi. Un autunno da ricordare come la manifestazione della brama di un controllo sui gangli dell’informazione e della televisione sfacciata come mai prima d’ora. Dove le poche free zone rimaste di reti, telegiornali, emittenti, società di Tlc fanno fatica a sottrarsi all’influenza ambientale, persuasiva e economica dell’inquilino di Palazzo Chigi. Forse perché nel terzo governo Berlusconi, la comunicazione sta definitivamente prendendo il posto della politica. Ed è su questo tavolo, su questo sistema che si giocherà la grande partita del Cavaliere. Non sull’azione ma sulla rappresentazione.

Questo è quello che ha scritto l’Espresso il 3 settembre scorso, ma non è solo la Tv pubblica a dover fare i conti con un premier mangia tutto: La7, la Tv privata della Telecom la quale si credeva fosse fondamentalmente libera è anch’essa nel mirino del presidente del Consiglio; i giornali sono per la maggior parte di destra (Il Giornale, Libero, Il Foglio di proprietà del gruppo Berlusconi, e poi il Corsera con larga partecipazione di Mediobanca – dove nel CdA siede Marina Berlusconi – La Stampa col neo direttore Calabrese ritenuto “vicino” alle idee del premier, il trio di QN da sempre vicino a Berlusconi…) mentre i pochi rimasti illesi dal dominio del cavaliere sono sempre sotto attacco, legalmente e illegalmente, perché scomodi.
A questa lista vanno aggiunte le banche, Mediobanca in testa, le quali sono quasi tutte in affari col gruppo Berlusconi e quindi non finanziano i progetti dei media concorrenti; le istituzioni sono in mano ai partiti – anzi “al” partito libero – quindi si fa tutto in casa.

Praticamente in Italia siamo arrivati al regime mediatico: dove la dittatura non può nulla perché sarebbe controproducente per la nostra economia, a quel punto arriva il presidente operaio che fa incetta dell’informazione mainstream. Però guai a dire che in Italia non c’è libertà d’informazione. Si rischia la denuncia!

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