Articoli con tag Web

La rete risponde

Mettiamo il caso che un utente che abbia un blog un giorno scrivesse ad esempio: “il Governo è contro i Rom“. Mettiamo pure il caso che il Governo non sia contro i Rom ma che ne abbia abbastanza dei misfatti di alcuni Rom e per questo fa delle leggi che, purtroppo, determinano l’odio contro tutta l’etnia rumena. Adesso mettiamo il caso che passasse l’art. 50-bis descritto nel disegno di legge 773 e diventi legge l’apologia di reato disegnata dal Senatore dell’UDC Gianpiero D’Alia.

Il primo e il terzo punto dell’apertura sono attinenti, il secondo va verso una ben precisa attuazione delle norme sulla sicurezza. Mi voglio soffermare sul primo e sul terzo punto: scrivere qualcosa di simile a il Governo è contro i Rom e il nuovo Emendamento D’Alia che presto potrebbe essere formalizzato dal Parlamento.
Soprattutto su quest’ultimo, si sono abbattuti sul Governo critiche da ogni dove, anche dall’estero: Bloomberg dice che “Facebook, la più grande rete sociale del mondo, si sono detti preoccupati che in Italia ci sia una proposta di legge che obblighi i provider Internet a bloccare l’accesso ai siti Web che incitano o giustificano il comportamento criminale: è come bloccare tutta la linea ferroviaria perché in una stazione ci sono dei graffiti sconvenienti“. The Standard scrive che: “un portavoce di Google, venerdì ha avvertito che questa proposta di legge costringerebbe i provider internet italiani a bloccare l’accesso a siti Web che incitano o giustificano il comportamento criminale, e ciò potrebbe minacciare la libertà di espressione e di fatto dimostra inattuabile la pratica“. Marco Pancini, responsabile Google Italia, ad Arnnet.com afferma: “Non ho idea di cosa accadrà se questo disegno di legge verrà approvato. Ci sono già a livello europeo norme che disciplinano il commercio on-line, che sono state introdotte dopo consultazioni con le parti interessate. La presente legge non risolverà il problema e le sue conseguenze sono difficili da prevedere“, e continua dicendo che La legge riguarda tutte le piattaforme di hosting Internet che ospitano contenuti generati dagli utenti. La nostra preoccupazione è del suo possibile effetto sull’intero ecosistema Internet“.

Emendamento D'Alia è censura webDal lato italiano la presa di posizione più dura viene da Articolo21: Il Senatore Gianpiero D’Alia, con il suo emendamento si prepara a mettere il bavaglio alla rete. Andrebbe ricordato che il reato di apologia e di istigazione a delinquere, è già previsto e punito dal codice penale, quindi chiunque ne venga accusato, viene processato, e se colpevole, condannato. Ovvio che il fine non quello, ma è di limitare la libertà di espressione e di opinione in rete“.
Anna Masera su La Stampa intervista Antonio Di Pietro, leader dell’IdV, che nell’intervista e sul suo blog, spiega che «L’emendamento avvia “la repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet”. Nei fatti, se approvato, permetterà di reprimere la libertà di espressione e di opinione in Rete. Il reato di apologia e istigazione a delinquere è già previsto e punito dalla legge, chiunque ne venga accusato oggi viene processato e, se colpevole, condannato. D’Alia e i suoi mandanti non vogliono attendere il processo, né la sentenza, vogliono emettere subito il verdetto di colpevolezza obbligando i provider ad oscurare da subito il sito. Poi, chi se ne frega del processo».
Beppe Grillo si scaglia contro l’emendamento considerando l’Italia alla stregua della Cina: “[D'Alia, N.d.R.] ha proposto un emendamento che obbligherà i provider a oscurare siti, blog o social media come YouTube e Facebook su richiesta del ministero degli Interni per reati di opinione, ad esempio un filmato o un gruppo che invitano a non osservare una legge considerata ingiusta. Senza nessuna sentenza della magistratura. Questo, oggi, avviene solo in Cina. In una dittatura“.

Intervistato da Gilioli dell’Espresso (a specifica domanda: «lei è conscio del fatto che se in Italia si chiudono YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?»), il Senatore D’Alia ha risposto: “sì, Facebook potrebbe essere chiuso in Italia se non interverrà sui gruppi che dispongono apologia di reato; sì, YouTube potrebbe essere chiuso se non censurasse video segnalati dalle autorità“. Candido e chiaro!

Di certo noi italiani siamo portatori sani di una malattia chiamata “fatta la legge, nasce l’inganno”, quindi ci potremmo aspettare un repentino cambio di marcia su questo emendamento, però da quello che si legge sia in Rete che su carta la cosa rimane molto difficile. Vedremo.

[Per Citynews]

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Internet non è il Web

Internet offre i più svariati servizi, i principali dei quali sono il World Wide Web e la posta elettronica, ed è utilizzata per le comunicazioni più disparate: private e pubbliche, lavorative e ricreative, scientifiche e commerciali. Con la nascita del World Wide Web nel 1991, a cui fa seguito un immediato successo in ragione delle sue funzionalità, della sua efficienza, e non ultima della sua facilità di utilizzo, ha poi inizio la crescita esponenziale di Internet, crescita che in pochissimi anni la porterà a cambiare per sempre la società moderna rivoluzionando il modo di relazionarsi delle persone come quello di lavorare tanto che nel 1998 si arriverà a parlare di una “nuova economia”.

Mentre il Web mette a disposizione degli utenti uno spazio elettronico e digitale per la pubblicazione di contenuti multimediali oltre che un mezzo per la distribuzione di software e la fornitura di servizi particolari sviluppati dagli stessi utenti. Il Web è stato creato da Tim Berners-Lee, mentre era ricercatore al CERN di Ginevra, sulla base di idee dello stesso Berners-Lee e di un suo collega, Robert Cailliau, e oggi gli standard su cui è basato, in continuo sviluppo, sono mantenuti dal World Wide Web Consortium (W3C). La nascita del Web risale al 6 agosto 1991, giorno in cui Berners-Lee mise on-line su Internet il primo sito web.

Documentatevi meglio voi dei call center, quando cercate di vendermi internet e posta elettronica a due soldi

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Il business del gratuito

L’economia del “gratuito” è ormai un dato assodato: «Non una scelta ma una necessità a partire dal momento in cui l’esborso primario di un’azienda diventa qualcosa che abbia a che fare con il silicio». A dirlo non è l’uomo qualunque, ma un personaggio che della Freeconomics ne ha fatto un arte. Chris Anderson – direttore di Wired e teorico della “Coda lunga” -, nel suo ultimo libro – “Free” – non ancora pubblicato, ma largamente anticipato da un suo articolo proprio su Wired, inscena l’economia incentrata sul gratuito partendo dal web: il Web cambierà il mondo, e la Freeconomics farà la stessa cosa.

Alcuni esempi ci riguardano da vicino. Mettiamo il caso del computer: hardware e software amalgamati in un unico involucro che ci permettono di fare tutto. Di cambiare il mondo con il web. Il software rappresentato dal sistema operativo, cuore e anima di ogni computer, oggi non è più solo proprietario quindi a pagamento, ma può essere – lo è già – gratuito. Parliamo di Linux: il sistema operativo aperto e concentrato nel gratuito.
Parliamo del software che gira all’interno dei sistemi operativi – sia proprietari che liberi: un grande assortimento di guazzabugli spesso senza oneri se non quello di usarlo e segnalarne le anomalie agli sviluppatori.
Parliamo dei database per i siti web, ma non solo, dove il capo indiscusso è MySql acquisito da Sun per un miliardo di dollari all’inizio dello scorso anno, prevalentemente gratuito a parte qualche clausola per il commerciale, parliamo anche – ma soprattutto – di SQLite: database innovativo, aperto, gratuito e di pubblico dominio, sponsorizzato tra l’altro da Mozilla, Symbian e Adobe, ne fanno – oggi – uno dei più affidabili e usati database al mondo… del web chiaramente.

Il business del gratuito

Ma parliamo anche di telefonia. Android, il sistema operativo nativo per cellulari sviluppato da Google, è l’oggetto dei desideri di qualsiasi geek alle prime e alle ultime a

rmi. Gratuito, aperto, modificabile e infinitamente adattabile ad ogni circostanza. Tanto che il primo G-1 è bruttino esteticamente, ma sin da subito Htc e T-Mobile hanno creduto al progetto. Come crede al progetto Motorola con la prossima generazione di cellulari basati su Android.
Gtatuito dicevamo, lo è anche Android. E lo sono anche le migliaia di applicazioni create appositamente per il G-Phone, raggruppate nello store Android Market sulla falsariga dell’AppStore di Apple e il suo iPhone. La differenza con iPhone è solamente nella conduzione delle applicazioni: tutte gratuite per Android, a pagamento alcune – la maggior parte – per iPhone. E queste applicazioni non sono state disegnate da Google, ma dai vincitori dell’Android Developer Challenge: un concorso ideato dalla stessa azienda di Mountain View, che ha riversato nelle casse dei vincitori la somma di 10milioni di dollari. Quindi un’applicazione per l’utente, creata dall’utente. Tutto scaricabile gratuitamente. Dal web naturalmente.

Tutto per navigare sul web. Il cerchio si stringe attorno ad un unico caos tecnologico vivente: il web a misura d’uomo.

Ma come ci trasferiamo sul web in caso volessimo scaricare le gratuità della Grande Rete Globale? Ma con browser… anch’esso gratuito: Firefox il più famoso, Opera il più accattivante, e Chrome – il più intelligente – a breve anche per gli utenti del grande Core.
Google quindi. Da Re della ricerca, si trasforma a Re del tutto: “ci sono più di 3 miliardi di cellulari in funzione, e ogni anno il ricambio supera la soglia del miliardo, contro i 200 milioni di computer. Sono di fatto l’unico vero dispositivo tecnologico universale esistente, con il quale ormai più che telefonare si accede alla rete e ai suoi servizi”. Svelato il mistero? Certo, ma non solo. BigG ha fatto del gratuito il suo credo, come Anderson ha fatto de La coda lunga la sua linea di condotta verso tutto ciò che comporta la freeconomics.
Gratis è buono! Se diventa anche business…

Articolo pubblicato originariamente su Citynews

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Storie editoriali

«Il sito si rinnova: la versione online del Dizionario italiano De Mauro Paravia, la cui storia editoriale si è conclusa nei mesi scorsi, lascia ora il posto a un altro grande strumento per la conoscenza e l’uso della lingua italiana: il Dizionario dei sinonimi e contrari De Mauro Paravia.»

Quale storia editoriale? Sarà forse questa? Quindi muore un grande per far posto ad una inutile novità? Alla De Mauro pensano di no perché la oldversion è ancora online, però la versione classica è praticamente defunta da un paio di giorni sul web e da mesi nella carta – a sentir loro.
Quindi, a questo punto, sembrerebbe un’operazione di marketing (marketing?) perché la versione cartacea è andata fuori catalogo, eliminandola anche dalla versione online hanno automaticamente chiuso il cerchio, però quella mobile resta ancora attiva (wap.demauroparavia.it). Quindi la ristrutturazione vale solo per l’edizione cartacea e web, mentre quella in wap rimane attiva: sembra più un “largo ai giovani” che una ristrutturazione vera e propria.  Ma che operazione di marketing sarebbe quella di eliminare un dizionario per far posto a uno con i sinonimi? È più utile? Ma sul serio?

[Via .Mau]


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Piccole differenze

Mentre Obama fa i suoi discorsi su YouTube in Italia si parla di regolamentare la rete.

Regole per la rete. L’iniziativa del premier parte dall’osservazione che “per quanto riguarda internet manca una regolamentazione comune”. Nessun altro dettaglio, ma Berlusconi ha spiegato che si tratterà di una proposta fatta con una “prospettiva internazionale, in cui l’Italia possa essere avanguardia”.

Speriamo bene… Internet è nata per essere libera, speriamo lo rimanga.


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Il dramma corre sul web

Ciò che sta succedendo a Mumbai in queste ore è talmente catastrofico, sconvolgente e assurdo che spesso mi chiedo come può accadere che delle persone sane di mente – se lo sono – possano pensare, premeditare e infine attuare una delle guerriglie urbane, anche se sarebbe meglio chiamarle azioni militari, più incomprensibili e sanguinarie della storia terroristica mondiale. Il dramma è pesante, le vittime sono tante e la sofferenza della gente, sia indiana che straniera, è forse arrivata al culmine del regime del terrore attuato in questi ultimi sette anni da Al Qaeda. Non voglio descrivere i morti e i feriti, o raccontarvi la cronaca degli attacchi nella vecchia Bombay, ci sono i professionisti per questo, no, non me la sento nemmeno di farlo. Sarà il Popolo della Rete a farlo per me.

Ne parlano Amy Garhan e gli aggregati di Michael Arrington con testimonianze dal web, ne parlano gli utenti di Twitter, gli stessi che postano le immagini su Flickr o presentando delle slideshow fotografiche o i video su YouTube. E sempre gli stessi che occupano i canali partecipativi di Bbc e iReport di Cnn, di Wikipedia, di Mahalo e GrandReport, mentre da ieri sera sul tardi si trovano le mappe di Google. E infine i blog collettivi di GlobalVoices e AgoraVox in italiano e nella versione americana. Siamo sempre noi – il Popolo della Rete – che ci troviamo in prima linea, ancora una volta, come sempre. Lo zoccolo duro della vera informazione nel mondo globale… altro che mondo virtuale… altro che fine dei blog. E poi ci siete voi lettori che ci tenete aggiornati su ciò che non abbiamo ancora scoperto.

Mi spiace che Mumbai non sia più l’isola felice di ieri mattina. Ma mi dispiace ancora di più, molto di più, che ci sia ancora tanta violenza nel mondo. “Siamo solo umani”, diceva un personaggio di Asimov. Siamo anche tanto stupidi se per questo.


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Il web è il futuro

In America sanno benissimo che il web è il futuro. Mentre in Italia non si sa neanche di cosa si parla, negli USA un altro giornale non avrà più una versione cartacea.


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Uomini con le fette di salame sugli occhi

Credo che un commento a tanta ignoranza espressa nell’articolo sul Corriere della Sera, sia inutile. Tuttavia, non si può lasciare che questa gente continui a disinformare e si è costretti a rispondere. Prosegui la lettura »

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Centralità

Ma al centro di tutto dovrebbe esserci solo l’informazione. Sbaglio?


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Internet va in teatro

Venerdì 3 e sabato 4 ottobre Internet si trasferisce a teatro. Due giorni per parlare di Internet, Web, Rete e tutto ciò che serve per divulgare la rete in Italia. Codice Internet porta internet alle persone e lo fa in modo semplice e chiaro: due giorni al Teatro dell’Arte di Milano per far conoscere alla gente le opportunità che può offrire la rete con ospiti e spettacoli improntati sulla conoscenza e semplicità.

Chi volesse partecipare può scaricarsi l’invito; compilare il form di registrazione – consigliato ma non obbligatorio – o presentarsi in anticipo al Teatro dell’Arte, Viale Alemagna 6 Milano.


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