Tagli e maxi-liquidazioni: l’Italia delle contraddizioni

Tagli e maxi-liquidazioni: l’Italia delle contraddizioni

Sotto gli occhi di tutti, e ancor più nelle tasche degli italiani, imperversa una crisi economica di notevole rilevanza. Anche quest'anno (2014) è già stato classificato, con largo anticipo, in recessione, posticipando ulteriormente l’avvento dell’agognata ripresa. Ecco che dovrebbe  suscitare interesse la notizia di una necessaria, quanto dolorosa, spending review affiancata al buono uscita per la «fine di un'epoca» del sig. Montezemolo alla presidenza del gruppo Ferrari. Il 13 ottobre le dimissioni diverranno effettive così come l'assegno da 27 mln di € di liquidazione suddiviso in: 13 mln 710mila € di indennità di fine mandato e 13 mln 250 mila € per «l'impegno di Montezemolo a non svolgere attività in concorrenza con il gruppo Fiat/FCA.» Notizie che dovrebbero far discutere o quantomeno far riflettere, ma di questi tempi nulla più sconvolge l'animo umano dei cittadini italiani. Per fare scalpore, per indignare, per far sì che le menti si applichino in virtuosi ragionamenti e in urlanti battibecchi si deve aspettare l’orsicidio di Daniza. E allora è il caos di opinioni.

«Ahi serva Italia, di dolore ostello,/nave senza nocchiere in gran tempesta,/non donna di provincie, ma bordello!» Così Dante fotografava nel canto 6° del Purgatorio l'Italia del 1300. Allora come oggi lo scarpone italico arranca, servo tra gli stati UE e privo di una guida capace di risollevare il valore di una nazione tuttora ostello di disoccupazione e imbarbarimento.

Viene da chiedersi se sia effettivamente necessario sventolare tagli ai ministeri per un 3% in 3 anni, con un risparmio totale di 20 miliardi di euro, quando si permette alle aziende di elargire stipendi dirigenziali e buoni uscita da record. Se è l’economia che si deve rivitalizzare in modo tale che la ricchezza si ridistribuisca a tutti i livelli della società è forse necessario controllare la gestione monetaria delle alte sfere dell’imprenditoria. 

Ancora più importante è munire il cittadino di quell'autocoscienza necessaria a indignarsi per queste contraddizioni così da tornare parte attiva del dialogo politico.

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