L’Ucraina liberata

L’Ucraina liberata

Il Parlamento ucraino ha fissato per il 25 maggio le prossime elezioni presidenziali dopo aver approvato una risoluzione in cui si dice che il presidente "non ha assolto le sue funzioni". Finisce quindi così la presidenza di Viktor Janukovič, fuggito nel frattempo da Kiev con un gruppo di fedelissimi, rifugiandosi a Kharkiv, nell'est dell'Ucraina, denunciando "un colpo di stato". Il Parlamento ha deciso anche la liberazione immediata di Yulia Tymoshenko, leader della 'rivoluzione arancione' del 2004 e storica nemica del presidente. Inoltre è stato deciso l'elezione di due alleati di Tymoshenko a presidente dell'Assemblea e nuovo ministro dell'Interno.

«La dittatura è caduta, non grazie agli uomini politici e ai diplomatici, ma grazie alla gente che è scesa in strada, che è riuscita a proteggere le proprie famiglie e il proprio Paese», ha dichiarato la Tymoshenko dopo la liberazione. «Mi candiderò come presidente e farò in modo che nessuna goccia di sangue versato sia dimenticata» ha concluso. Yulia Tymoshenko era detenuta dal 2011 per una condanna a sette anni di carcere per abuso di potere, ma si è sempre dichiarata innocente e vittima di una macchinazione politica ordita dal presidente Janukovič.

Le proteste. Il 24 novembre la popolazione ucraina è scesa in piazza per protestare contro la decisione del presidente Janukovič di non firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea al summit di Vilnius del 28 e 29 novembre. La firma del patto avrebbe significato un allontanamento dall’influenza economica russa e un avvicinamento a Europa e Stati Uniti. La piazza principale delle manifestazioni è stata Piazza Indipendenza (o semplicemente Maidan, la piazza, in ucraino) nel centro di Kiev. Il 16 febbraio i manifestanti avevano sgomberato il municipio di Kiev, che occupavano dall'inizio della protesta, dopo che le autorità avevano concesso l'amnistia a 243 detenuti arrestati durante i tumulti degli ultimi mesi. Dopo un brevissimo periodo di tregua, gli scontri sono ripresi il 18 febbraio quando un migliaio di manifestanti sono tornati a Maidan dando fuoco a plastica e pneumatici per rendersi invisibili ai poliziotti che nel frattempo avevano alzato le barricate attorno ai palazzi municipali. Il 19 febbraio, il presidente Janukovič aveva annunciato una tregua in seguito all'arrivo di tre ministri degli esteri dell’Unione europea. L'indomani, il 20 febbraio, sono ricominciati gli scontri e stavolta la violenza è stata inaudita: un centinaio i morti - per lo più dissidenti - e oltre 600 i feriti.

La svolta. Sabato 22 febbraio il Parlamento decide di voltare pagina e dare il benservito a Janukovič dopo che voci sempre più insistenti davano il presidente fuggito dal paese (poi si è saputo che è rimasto in Ucraina, precisamente a Kharkiv, nell'est del paese). Prima di scappare, l'ex presidente aveva firmato un accordo con gli oppositori per mettere fine alle proteste e ai morti di questi giorni: elezioni anticipate entro i prossimi mesi, la riforma della Costituzione per tornare al testo del 2004 eliminando dunque i pieni poteri al Capo dello Stato, e la formazione di un governo di unità nazionale in cui le opposizioni avrebbero avuto la maggioranza. Dopo l'accordo, la Verchovna Rada (il Parlamento ucraino) ha votato per il rilascio dell’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, in stato di detenzione dall’agosto 2011. Volodymyr Rybak, fedelissimo di Janukovič, si è dimesso da presidente del Parlamento e al suo posto è stato eletto il braccio destro di Tymoshenko, Alexander Turtchinov. Il Parlamento ucraino ha poi discusso la possibilità di votare l'impeachment del presidente. In un messaggio registrato, Janukovič ha però dichiarato di non volersi dimettere e che quello che sta succedendo è un “colpo di stato”.

La liberazione di Yulia Tymoshenko. Alle 10 di sabato mattina (le 9 in Italia), il Parlamento ucraino ha aggiornato la sessione proclamando la destituzione di Janukovič, elezioni anticipate al 25 maggio e la liberazione di Yulia Tymoshenko. La 53enne ex primo ministro è stata liberata e in sedie a rotelle è andata in Maidan a parlare con la "sua" gente. Ha chiamato i manifestanti "eroi" e "il meglio dell'Ucraina" prima di scoppiare in un pianto a dirotto. Non tutto è però rose e fiori. Come riporta la BBC, non tutti i manifestanti hanno accolto favorevolmente il ritorno dell'ex leader: alcuni si sono allontanati dalla piazza al suo arrivo, dicendo di non sentirsi rappresentati da Tymoshenko.

 Il coordinamento dei manifestanti anti-governativi, ha chiamato il provvedimento “Ritiro dall’esecuzione dei poteri costituzionali del presidente ucraino e indizione di elezioni anticipate”. Pur tuttavia non sono mancati gli scontri, sia verbali che fisici, dentro al Parlamento prima della firma.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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