Uccidere il padre

Uccidere il padre

Oggi su Europa Mario Adinolfi analizza il punto cruciale del ricambio generazionale all'interno del Pd in maniera fredda e cinica. Il pezzo è godibile e abbastanza realistico, e visti i tempi spezza le reni a quanti dei vecchi credono che la rivoluzione generazionale dovrebbe avere basi più solide:

Tutto è cominciato nel 2006 quando ancora una Concita in funzione levatrice “inventò” il fenomeno Ivan Scalfarotto, primo candidato dei quarantenni alla premiership e coraggioso ottenitore di uno zerovirgola. Stesso zerovirgola toccò a me alle primarie 2007 (ma nei 50 collegi su 475 in cui ci fecero presentare, il dato fu un incoraggiante due per cento). Poi venne il discorso meraviglioso di Debora Serracchiani all’assemblea dei circoli 2009 e ancora segnali di crescita: candidata in Europa e sbaragliatrice di Berlusconi per preferenze. Poi dal 2010 al 2012 arrivarono la prima Leopolda con Matteo Renzi e Pippo Civati, la seconda con Renzi da solo, Prossima Italia con Civati e Serracchiani a Bologna, la Leopoldina degli amministratori con Renzi e Serracchiani e infine siamo reduci da Verona dove è cominciata la sfida delle sfide. Punto comune di questo percorso a tappe partito nel 2006 è stato il reclamo a gran voce di uno svecchiamento della classe dirigente e dei temi portanti del Pd, che tutti noi volevamo e vogliamo più aperto, più capace di intercettare il tempo che cambia e i bisogni reali in particolare delle fasce più giovani della popolazione. Le battaglie che abbiamo combattuto da sconosciuti hanno portato bene ai nostri destini individuali, diciamolo: Ivan è vicepresidente del Pd, io sono deputato, Debora eurodeputato e candidato alla presidenza della sua regione, Pippo è consigliere regionale e anche lui tra i papabili per la presidenza della regione più importante di tutte. Poi c’è Matteo.

Poi, però, come al solito tutto prende la strada sbagliata e rientra nei ranghi dell'anonimato e della politica delle poltrone. E Mario giustamente se la prende con chi, in questi giorni, sbatte la porta in faccia a quel poco di rinnovamento che possiamo attuare:

Matteo ha corso più di tutto noi: è il cavallo di razza e oggi corre per la presidenza del consiglio dei ministri in primarie che troppi vorrebbero depotenziare. Tra questi, anche i capofila del rinnovamento: Serracchiani minaccia di non andare a votare alle primarie, Civati e Scalfarotto sembrano cercare qualsiasi degregoriana opzione pure di non votare Renzi, che non si aiuta perché il sindaco di Firenze ha una certa allergia per il lavoro di squadra, si fida solo degli amici di Firenze e della cerchia stretta, non ha voglia di foto di gruppo e sul palco ci sale sempre da solo. Ok, Matteo ha questi difetti, ma è il portabandiera di un’occasione storica e forse irripetibile.

Critica apertamente l'opera di rientro degli ex giovani - Scalfarotto, Civati, Serracchiani - chiedendo un coraggio superiore a quello che oggi possono offrire:

Dovremmo mostrare noi quella generosità che forse lui non ha. Dovremmo stringerci e non per ragioni anagrafiche, ma perché lui dice quel che tutti noi abbiamo sempre detto e forse lo dice meglio e comunque lo dice per vincere.

Però secondo me arriva ad un punto che è esattamente quello che non vorrei mai leggere:

Chi ha aperto le strade su cui oggi cammina Matteo Renzi non può che stare con il suo tentativo, senza piccole invidie o gelosie. Ivan, Debora, Pippo: il momento è adesso. Siamo sempre stati caratterizzati da divisioni cretine: io non ho votato Ivan, Ivan non ha votato me, Pippo ha rotto con lo rottamazione, Debora vorrebbe addirittura evitare le primarie che ha sempre esaltato, ma ora tutti insieme possiamo far vincere Matteo, per far vincere noi stessi, la nostra idea di rinnovamento radicale del paese e del partito per via non cooptativa. Poi, magari, torneremo a dividerci sulla politica: ma più avanti, dopo aver celebrato la vittoria di una generazione che sembrava destinata a non vincere mai.

Storicamente il Pd (ma i Ds prima e il Pds prima ancora) le lotte intestine le ha sempre combattute più sui giornali che all'interno di Botteghe Oscure (posso ancora chiamarla così?), resta il fatto che il personaggio di spicco spunta solo al momento di uccidere il padre. É una prassi che non mi piace, ma se l'unico modo per far partire la rivoluzione generazionale è quella di fare tanti parricidi, beh, consideratemi arruolato.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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