Sempre più alta la bandiera della pena di morte

Sempre più alta la bandiera della pena di morte

Il Kuwait ha giustiziato tre persone per omicidio nelle prime esecuzioni nello Stato del Golfo dal maggio 2007. Il numero delle esecuzioni in Iran nel 2012 è il più altro degli ultimi 15 anni. In Iraq quattro impiccagioni tra cui uno dei capi di Al Qaeda. In Tunisia il capo del partito islamista al governo ha dichiarato di sostenere l'applicazione della pena di morte descrivendola come una "legge naturale". E finiamo con una notizia che sarebbe pure buona se non fosse per l'amara condanna: in India è passato un disegno di legge che prevede ergastoli e pena di morte per i condannati per stupro, oltre a punizioni severe per reati quali le aggressioni con l'acido, stalking e voyeurismo.

Giustiziati tre persone in Kuwait. I tre uomini - un pakistano, un saudita e un apolide arabo - sono stati impiccati nel carcere centrale, a ovest della capitale Kuwait City, di fronte a funzionari giudiziari e della sicurezza. Il pakistano Parvez Ghulam era stato condannato per aver ucciso una coppia kuwaitiana e il saudita Faisal al-Oteibi per aver accoltellato a morte un connazionale. La storia dell'apolide arabo Dhaher al-Oteibi, impiccato per aver ucciso a colpi di pistola la moglie e cinque figli, è particolare perché credeva di essere il dodicesimo Imam dell'Islam, Mohammad Al-Mahdi, morto nel X secolo e venerato dai musulmani convinti che sarebbe tornato a salvare l'umanità. Secondo il Procuratore Mohammad al-Duaij, che ha supervisionato le esecuzioni, altre 48 persone sono nel braccio della morte in attesa di una decisione definitiva sul loro destino da parte dell'Emiro che secondo la legge del Kuwait ha il potere di commutare le condanne a morte in ergastolo.
Da quando ha introdotto la pena di morte a metà degli anni sessanta, il Kuwait ha giustiziato un totale di 69 uomini e tre donne straniere, la maggior parte dei quali condannati per omicidio e traffico di droga. I tre giustiziati il primo aprile erano le prime esecuzioni nello Stato del Golfo dal maggio 2007.

Il numero di esecuzioni in Iran. Secondo il quinto rapporto annuale di Iran Human Rights (IHR) sulla pena di morte nella Repubblica Islamica, nel 2012 sono state effettuate almeno 580 esecuzioni, un numero tra i più alti degli ultimi anni: 294 casi di esecuzione (51%) sono stati riportati da fonti ufficiali iraniane (siti web della magistratura iraniana, televisione nazionale iraniana, agenzie di stampa e giornali ufficiali o statali); 286 casi (49%) inclusi nei dati del 2012 sono stati segnalati da fonti non ufficiali (altre organizzazioni non governative per i diritti umani o fonti di IHR in Iran). Iran Human Rights sottolinea che il numero effettivo delle esecuzioni in Iran è probabilmente molto superiore ai dati forniti nel suo rapporto annuale: almeno 240 altre esecuzioni non sono state incluse nel suo conteggio per la difficoltà incontrate nella ricerca di conferme. Ad esempio, sono state incluse nel rapporto 2012 solo 85 delle 325 esecuzioni che sarebbero avvenute segretamente nel carcere di Vakilabad. Secondo Iran Human Rights, e limitatamente alle esecuzioni rese note dalle autorità iraniane, i reati che hanno motivato le condanne a morte sono così suddivisi in termini di frequenza: traffico di droga (73% dei casi); stupro (16%); omicidio (6%); moharebeh (fare guerra a Dio) (3%); rapina a mano armata (2%).

Altre quattro impiccagioni in Iraq. L'Iraq ha giustiziato l'ex capo di Al-Qaeda a Baghdad e altri tre uomini condannati per reati connessi al terrorismo. «Questi terroristi sono stati giustiziati per impiccagione - ha reso noto il Ministero della Giustizia in un comunicato - hanno commesso attacchi criminali contro il popolo iracheno, in particolare a Baghdad e nella provincia occidentale di Anbar». Nel gruppo dei giustiziati figura Munaf Abdul Rahim al-Rawi, una volta descritto come "il governatore di Baghdad" per Al-Qaeda, che era stato arrestato nel marzo 2010. Era stato accusato di aver pianificato due attacchi terroristici nella capitale irachena nel mese di agosto e ottobre del 2009, che hanno causato 250 morti. L'Iraq ha messo a morte almeno 22 persone quest'anno, in base a un conteggio della AFP, rispetto alle 129 nel 2012, il numero di esecuzioni tra i più alti al mondo.

In Tunisia il leader islamico sostiene la pena di morte. Rached Ghannouchi, capo del partito islamista al governo in Tunisia, ha dichiarato di sostenere l'applicazione della pena di morte, descrivendola come una "legge naturale", in un’intervista televisiva la cui messa in onda è prevista per stasera. «Noi diciamo che la pena capitale è una legge naturale, un’anima per un’anima. E chi minaccia la vita di un altro deve sapere che anche la sua vita è minacciata», ha detto il capo del partito Ennahda al canale d'informazione France 24. Gli è stato chiesto, in particolare, sulla punizione per gli stupratori, dopo una serie di casi di stupro in Tunisia, compreso quello di una bambina di tre anni ripetutamente violentata dal custode di una scuola materna, che ha causato shock e rabbia nel Paese. «Questo crimine deve essere punito nel modo più severo possibile e direi di sì, con la pena di morte - ha detto Ghannouchi - Lo stupro è come una condanna a morte per una donna e per tutta la famiglia». Ai sensi del codice penale tunisino, stupro, omicidio, atti di terrorismo e complotto contro lo Stato sono punibili con la morte, tuttavia in Tunisia non sono state effettuate esecuzioni dal 1991. Amna Guellali, rappresentante tunisino di Human Rights Watch, si è detta rammaricata per i commenti di Ghannouchi, che seguono gli sforzi dei gruppi per i diritti umani affinché l'abolizione della pena di morte venga inserita nella nuova costituzione, in corso di elaborazione: «Si tratta di una battuta d'arresto, considerato che la Tunisia ha una moratoria sulla pena di morte. E’ una sfida a tutto questo ed è abbastanza grave», ha detto alla AFP. Secondo Guellali, il leader islamista ha pubblicamente espresso la posizione di diversi membri del suo partito, che credono che la pena di morte sia «qualcosa di naturale, un obbligo nell'Islam e una giusta pena per un'atrocità che è stata commessa». Ennahda, che guida la coalizione di governo in Tunisia, è spesso accusato dall'opposizione laica e dagli attivisti per i diritti umani di cercare di islamizzare la società e di imporre le principali regole della Sharia, la legge islamica.

In India entra in vigore una nuova legge anti-stupro. Il presidente indiano Pranab Mukherjee ha firmato il disegno di legge anti-stupri che prevede ergastoli e condanne a morte per i condannati per violenza sessuale, oltre a punizioni severe per reati quali le aggressioni con l'acido, stalking e voyeurismo. Il 2 aprile Mukherjee ha accordato il suo assenso al Ddl-2013 di emendamento del codice penale, che sarà ora denominato Legge 2013 di emendamento del codice penale, è scritto in un comunicato ufficiale. La Legge, approvata dal Lok Sabha (Camera bassa) il 19 marzo e dal Rajya Sabha (Camera alta) il 21 marzo, ha sostituito un decreto promulgato il 3 febbraio. Essa modifica varie sezioni del codice penale indiano, del codice di procedura penale, della Legge indiana sulle Prove e della Legge sulla Protezione dei Bambini dai Crimini Sessuali. Con l'obiettivo di fornire un forte deterrente contro i crimini come lo stupro, la nuova legge stabilisce condanne al carcere duro per un periodo non inferiore a 20 anni, ma che può estendersi fino all’ergastolo, con una multa. Contiene inoltre disposizioni per emettere la condanna a morte per i trasgressori che siano stati condannati in precedenza per gli stessi crimini. La Legge, per la prima volta, nega il rilascio su cauzione nel caso in cui reati di stalking e voyeurismo vengano commessi per la seconda volta. Gli autori di attacchi con acidi riceveranno una condanna a 10 anni di carcere. La Legge definisce inoltre gli attacchi con acidi come un crimine, riconoscendo alla vittima il diritto di auto-difesa. Per i responsabili dei crimini prevede come pena minima 10 anni di carcere. La Legge fissa l'età per il sesso consensuale a 18 anni. Nuove sezioni per prevenire stalking e voyeurismo sono state introdotte a seguito di una forte richiesta da parte delle organizzazioni femminili.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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