Alle mimose preferiamo le pari opportunità

Alle mimose preferiamo le pari opportunità

Quest'anno non regalateci mimose, regalateci rispetto, regalateci la speranza che un problema secolare ed irrisolto come la lotta per la parità di genere sia stato definitivamente affidato alle pagine della storia e non al presente né tantomeno al futuro. Nel 2013 troppe donne continuano a gridare in un assordante silenzio, colpevoli di nessuna colpa se non quella di essere donne, di possedere naturalmente quella femminilità che l'uomo ha sempre temuto nascondesse poteri conferiti direttamente dal demonio. Le peculiarità di essere donna, a quanto pare, non smettono mai di essere ritenute una minaccia. Non si da più la caccia alle streghe ma i numeri della prevaricazione nel mondo femminile non tendono a calare. Nel 2013 si fanno ancora i conti con parole quali "stalking", reato per cui non sembra esistere la certezza della pena e "femminicidio" un male che non ha fine.

I dati sulla violenza perpetrata  ai danni del genere femminile dimostrano come ancora oggi sopravviva un sostrato sociale che coltiva un profondo rifiuto all'idea che le donne appartengano a se stesse, che nascano libere e che siano tutelate dagli stessi diritti destinati agli uomini. Sembra retorico e ridondante ma non lo è, o perlomeno, non lo è ancora. I dati riguardanti la "violenza sulle donne" secondo un rapporto dell’UNIFEM, (il Fondo ONU di sviluppo per le donne), "è la forma più pervasiva di violazione dei diritti umani conosciuta oggi, oltraggio che devasta vite, disgrega comunità e ostacola lo sviluppo”, ed “è un problema di proporzioni pandemiche”.

Una donna su tre al mondo ha ricevuto violenze: percosse, molestie, abusi o è stata forzata ad avere rapporti sessuali con gravi conseguenze sulla sua salute e sul proprio equilibrio. La situazione peggiora per le donne che vivono in paesi colpiti da conflitti armati, per le quali sono frequenti gli stupri specialmente durante l’approvvigionamento d’acqua.  Il timore di violenze sessuali scoraggia molte famiglie nelle iscrizioni scolastiche, abbassando i livelli di scolarizzazione femminile. Come se non bastasse  oltre 100 paesi nel mondo sono privi di una legislazione specifica contro la violenza domestica. L'Italia non si distingue per merito. Su una classifica di 128 Paesi in cui è riconosciuta, l'Italia si trova solo al 74º posto per uguaglianza di genere.

Paradossalmente, benché nel nostro paese il maggior numero di laureati sia di sesso femminile e statisticamente siano proprio le donne a laurearsi prima, Il tasso di disoccupazione femminile è il più elevato (circa il 5%, Istat 2011), l'occupazione femminile è concentrata principalmente sui lavori  meno remunerativi, e persino il tasso d'inattività è maggiore rispetto agli uomini. Tra le cause di licenziamento la maternità è ancora ai primi posti.

Poco supportate dalle istituzioni le mamme italiane faticano ancora molto nel gestire insieme  impegni familiari e ambizioni lavorative. Statisticamente gli uomini italiani risultano i meno attivi del continente nel lavoro familiare, dedicando a tali attività appena 1 h 35 min della propria giornata. Le lavoratrici italiane dormono meno che in tutti gli altri paesi europei e hanno poco tempo da dedicare alla cura di se stesse.

Eppure potrebbero essere proprio le donne a risollevare le sorti del paese sfidando la crisi. Dal 2012 ad oggi hanno dato vita a  ben 103.391 imprese rosa. Secondo quanto emerge da un' analisi condotta dalla Coldiretti  in occasione della festa della donna dell'8 marzo,  sulla base dei dati Unioncamere. nel tessuto economico nazionale oggi quasi una impresa su quattro è condotta da donne (23,5%): il 30% delle imprese femminili opera nel commercio, il 16% in agricoltura, il 10% nei servizi di alloggio e ristorazione, l'8% nel manifatturiero.

"L'incremento rappresenta un dato positivo anche se evidenzia ancora - sottolinea la Coldiretti - le difficoltà del sistema Italia a garantire pari opportunità all'universo femminile. Quello che appare invece evidente è  il rilevante contributo qualitativo che le donne imprenditrici hanno apportato al rilancio del sistema economico nazionale in termini di innovazione e creatività".

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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