Welcome home, Juventus

Welcome home, Juventus

Quando Andrea Agnelli taglia il nastro tricolore, il pubblico bianconero esplode. Assieme ai fuochi di artificio che illuminano quello spicchio di cielo che si vede sopra lo Juventus Stadium. “Benvenuti a casa” li aveva accolti qualche istante prima il presidente. E la Juventus ora una casa ce l’ha davvero ed è tutta sua: lo Juventus Stadium, impianto che da fuori pare “un’astronave presa dal film Indipendence Day” e che però il pubblico bianconero non riesce a riempire in tutti i suoi 41mila posti.

Orgoglio bianconero — L’urlo è lo stesso che si alza quando lo speaker annuncia i “29 scudetti bianconeri”, quando sul maxi schermo appaiono Marcello Lippi e Michel Platini. “Dopo 114 anni la Juventus ha conquistato la sua casa - racconta, interrotto spesso dagli applausi, il presidente Agnelli -. Scriviamo il nuovo capitolo di una leggenda che supera amarezze e gioie, presidenti e giocatori, che ha scaldato il cuore di intere generazioni: una leggenda chiamata Juventus”. Parla anche il sindaco di Torino Piero Fassino, che trasforma l’accenno di fischi con cui era stato accolto in boato quando afferma che “Torino è orgogliosa di essere la città della Juve, una città che vi accompagnerà nei tanti successi che raccoglierete”.

La panchina — Scende dal cielo la panchina più amata dal popolo bianconero, quella storica di corso Re Umberto su cui nel 1897 venne fondata la società. Ci sono seduti sopra Alessandro Del Piero e Giampiero Boniperti. “Sono felice di aver contribuito per 18 anni a scrivere delle pagine fantastiche della nostra storia - dice il capitano di oggi, sommerso dagli applausi e con la voce che tradisce un filo di emozione -. Su questo prato abbiamo vinto il mondo e scritto una storia bellissima che mi ha spinto a firmare in bianco”. Del Piero passa, non solo simbolicamente, la palla a Boniperti, che ricorda la sua storia bianconera chiusa con un “Vincere è l’unica cosa che conta” che fa impazzire il pubblico. Sul prato sfilano anche i grandi del passato, quelli che compongono la walk of fame che circonda lo stadio bianconero e che sembra presa direttamente da Hollywood Boulevard. Da Bettega a Buffon, da Cabrini a Capello, dall’acclamatissimo Conte all’altrettanto applaudito Davids , da Di Livio a Ferrara, da Montero a Pessotto, da Ravanelli a Sentimenti IV, da Torricelli a Zoff, da Lippi (a cui la curva dedica un lungo coro).

Atmosfera olimpica — C’era profumo di Olimpiade nella nuova casa bianconera. E non solo perché la sfarzosa cerimonia inaugurale è orchestrata da Marco Balich, presidente di K-Events già autore del via ai Giochi invernali di Torino 2006. Le giraffe zebrate, i palloni a delimitare il rettangolo di gioco, i tanti figuranti che si fondo fino a formare il logo della Juventus. E poi le coppe, le ballerine che scendono dal cielo, quelli che volteggiano rappresentando i due Agnelli, che quando appaiono sul maxischermo fanno nascere spontaneo l’applauso del pubblico. Passato e futuro, per una società che ha fatto una scelta pionieristica per l’Italia (lo stadio di proprietà), ma che non vuole dimenticare i suoi 114 anni di storia, indissolubili.

[Via Gazzetta]

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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