Una poltrona che scotta

Una poltrona che scotta

Chi sarà il nuovo Ceo dopo l’interim a Ross Levinsohn? La poltrona bollente di Yahoo piace a pochi e troppi la vogliono. E chi proviene da Sunnyvale ne è consapevole.

Dopo le dimissioni di Scott Thompson accusato di aver taroccato il suo curriculum, i vertici di Yahoo hanno dato l’interim di amministratore delegato a Ross Levinsohn, ma durerà nella poltrona più incandescente della Silicon Valley? E’ questa la domanda che gli analisti si pongono dopo che negli ultimi dieci anni i Ceo bruciati dal colosso americano sono stati ben cinque.

La storia insegna che con Yahoo non si può mai giocare d’anticipo, anzi non si può proprio giocare e basta. Ne sanno qualcosa Tim Koogle, Terry Semel, Jerry Yang, Carol Bartz e Scott Thompson, i cinque amministratori delegati finiti nella blacklist dei dirigenti silurati per motivi più o meno simili. Tutti tranne Thompson.

A spingerlo alle dimissioni sarebbe stato un cancro alla tiroide. Il manager ha scoperto di essere ammalato la scorsa settimana, ne avrebbe parlato con i familiari e quindi con il board del gruppo prima di prendere la decisione di lasciare l’incarico. Per Thompson l’errore che compare del suo curriculum è stato commesso dall’università: infatti è regolarmente laureato in Economia allo Stonehill College, ad Easton, Massachusetts, ma non in Scienze Informatiche come appare nei vari curricula online pubblicati dai siti delle società per cui ha lavorato.

Assieme a Thompson le poltrone si sono riscaldate anche per Roy Bostock, Patti Hart, VJ Joshi, Arthur Kern e Gary Wilson, tutti membri del consiglio di amministrazione. A Roy Bostock, storico presidente del board, è subentrato Fred Amoroso: Ceo, presidente e direttore finanziario di un altro colosso tecnologico, Rovi Corp. Per il simbolo principe della Net Economy le cose stanno andando sempre peggio.

La laurea fasulla di Thompson è stata scoperta da Daniel Loeb, azionista principale del fondo Third Point, che da solo detiene il 5,8% dell’intero pacchetto valutario di Yahoo. Dalle parti di Sunnyvale riecheggia con molta veemenza la voce secondo la quale Loeb vorrebbe prendersi tutta la società; in realtà a Loeb conviene molto di più chiudere amichevolmente col vecchio board, in modo da non essere ostacolato nelle mosse successive. Finita la fase di transizione, cercherà molto probabilmente di mettersi in prima fila con il nuovo cda per ridare slancio ad una società destinata a chiudere o ad essere smembrata. E questa è solo la migliore delle ipotesi.

Gli ultimi cinque amministratori di Yahoo, in un modo o nell’altro, hanno avuto periodi di slancio ammirevole. Tutti però hanno avuto un calo che ha distrutto la stessa società, a partire da Jerry Yang.

Il primo Ceo di Yahoo fu Tim Koogle, che amministrò la società dal 1995 al 2001. Koogle non fu un grande innovatore, la sua fortuna fu che condusse la società durante il boom della New Economy facendola diventare la prima società fornitrice di servizi internet rivolta al mondo business e consumer. Ma Koogle fu anche il primo di una lunga serie di amministratori delegati sbadati che acquisivano società senza capirne il senso: Koogle investì miliardi per comprare Broadcast.com e Geocities, per poi rivenderle per pochi spiccioli quando non riuscì a farle sfondare come voleva.

L’altro Ceo che sfornò batoste fu Jerry Yang. Yang nel 1994 fondò Yahoo assieme David Filo e la condusse dal 2007 fino al 2009. Jerry fece un solo ed unico errore, ma che costò carissimo a Yahoo: nel 2008 rifiutò l’offerta di 44,6 miliardi di dollari messa sul tavolo da Microsoft per acquistare la società. Un errore che lo portò non soltanto alle dimissioni, ma che fece perdere un sacco di soldi alla società. Errore che Yahoo sta pagando ancora oggi.

E veniamo a Ross Levinsohn. Il curriculum del nuovo amministratore è di tutto rispetto, e per giunta con un background di assoluto valore visto il lavoro che dovrà svolgere in azienda. Levinsohn ha lavorato alla Fox Interactive Media (di proprietà NewsCorp), CBS Sportsline e HBO. E’ stato inoltre General manager dei new media in AltaVista, il motore di ricerca pre-Google. La più importante operazione finanziaria compiuta da Levinsohn fu l’acquisizioni di MySpace ad opera della NewsCorp di Rupert Murdoch. Operazione che nel 2005 costò oltre 580 milioni di dollari, ma che fece diventare il re dei news media il padrone indiscusso dei social media. NewsCorp l’anno scorso ha venduto MySpace per 50 milioni. Ma eravamo già in piena era Facebook.

Dalla fine del 2010 Levinsohn in Yahoo è a capo del business legato alla pubblicità. Si dice che la sua nuova nomina arrivi direttamente da Loeb per far fuori gran parte del board compreso l’odiato Bostock. Negli ultimi tempi si è molto parlato di smembrare gli asset e venderli spezzettati, compreso il 40% della cinese Alibaba. Levinsohn non avrebbe questa intenzione, e forse è una delle poche cose logiche che avrebbe dovuto dire chi c’era al suo posto prima di lui.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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