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Jack Arizona: bocciata la legge sull’immigrazione clandestina:
Lo scorso aprile la governatrice dell’Arizona Jan Brewe… http://bit.ly/aRGTdc [pdcordenons]. |
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Jack Il primo a saltare nel Pdl è Briguglio: l’ufficio della presidenza l’ha deferito ai probiviri. Chi sarà il prossimo? Toto-eliminati aperti [pdcordenons].
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Jack (3 deferiti) qualcuno ci spieghi chi sono e quando sono stati eletti ’sti 9 probi viri? Mistero. (Generazione Italia http://fb.me/Aeh5G3OL) [pdcordenons].
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Jack links for 2010-07-30:
Ferrara e l’”orribile segreto” della Fusani all’Unità Ieri Ferrara s’abbatteva sulla Fusani… http://bit.ly/cyqj6Y [pdcordenons]. |
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Jack links for 2010-07-30:
Ferrara e l’”orribile segreto” della Fusani all’Unità Ieri Ferrara s’abbatteva sulla Fusani… http://bit.ly/cyqj6Y [pdcordenons]. |
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Jack Salvatore Campo ha commentato il suo link..
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Lifestream [30 July 2010]
lug 30
Però sono in ferie
lug 30
Il voto segreto
lug 30
I nomi degli 8 membri laici scelti dal Pdl con voto segreto. Ne avevano una copia tutti i parlamentari di maggioranza, naturalmente
[Via Il Post]
La fine del rosso
lug 30
“Informo il Pd, che lo sa già, che due giorni fa sono state avviate le procedure di licenziamento di tutti i giornalisti di Red Tv, la tv che del Pd ha raccontato in presa diretta la genesi, la nascita e tutta la storia.
Non s’è mai vista una tv chiudere senza un lamento, senza una protesta. La proprietà ha voluto così, il direttore non ha emesso gemito e si è dimesso senza che si sapesse. I giornalisti, lasciati a loro stessi, sono stati raggiunti ieri dalla lettera di licenziamento e sembra che vogliano essere negate anche le dovute indennità di fine rapporto previste dal contratto. Il tutto senza che dal Pd ci sia arrivata neanche una pacca sulla spalla. Solo un imbarazzato silenzio. E Massimo D’Alema ha ritenuto di non dover dire neanche una parola ai lavoratori che finiscono per strada”.
Mario Adinolfi, giornalista ed ex conduttore di Red Tv
links for 2010-07-30
lug 30
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Ieri Ferrara s'abbatteva sulla Fusani dell'Unità. Ma cosa c'è dietro alle parole dell'Elefantino “Adesso basta! Perchè non chiedete a lei come mai è passata da Repubblica all’Unità in condizioni ancora da chiarire.”? Nulla!
Almeno nulla di… segreto…
Il documento dell’Ufficio di Presidenza del Popolo delle Libertà in cui si chiude il capitolo con Gianfranco Fini
“L’Italia necessita di profondi cambiamenti sia nella sfera economica che in quella politica e istituzionale. L’azione del nostro governo presieduto da Silvio Berlusconi e la nascita del Pdl rappresentano ciascuno nella propria sfera, la risposta più efficace alla crisi del Paese. Il governo ha dovuto agire nel pieno della crisi economica più grave dopo quella del 1929, riuscendo ad evitare, da un lato, gli effetti più dirompenti della crisi sul tenore di vita delle famiglie e dei lavoratori, e, dall’altro lato, preservando la pace sociale e la tenuta dei conti pubblici. Con la nascita del Pdl, dall’altra parte, la vita politica italiana ha fatto un ulteriore passo in avanti verso la semplificazione e il bipolarismo. Occorre aggiungere che, in questi anni, gli elettori hanno sostenuto e premiato sia l’azione del governo che la nuova realtà politica rappresentata dal Pdl.
Immediatamente dopo il nostro congresso fondativo, tuttavia, e soprattutto dopo le elezioni regionali, sono intervenute delle novità che hanno mutato profondamente la situazione, al punto da richiedere oggi una decisione risolutiva. Invece di interpretare correttamente la chiara volontà degli elettori, nella vita politica italiana hanno ripreso vigore mai spente velleità di dare una spallata al governo in carica attraverso l’uso politico della giustizia e sulla base di una campagna mediatica e scandalistica, indirizzata contro il governo e il nostro partito, che non ha precedenti nella storia di un Paese democratico. L’opposizione, purtroppo, non ha cambiato atteggiamento rispetto al passato, preferendo cavalcare l’uso politico delle inchieste giudiziarie e le speculazioni della stampa piuttosto che condurre un’opposizione costruttiva con uno spirito riformista.
Ciò che non era prevedibile è il ruolo politico assunto dall’attuale Presidente della Camera. Soprattutto dopo il voto delle regionali che ha rafforzato il governo e il ruolo del Pdl, l’On. Gianfranco Fini ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio. Non si tratta beninteso di mettere in discussione la possibilità di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico, possibilità che non è mai stata minimamente limitata o resa impossibile. Al contrario, il Pdl si è contraddistinto dal momento in cui è stato fondato per l’ampia discussione che si è svolta all’interno degli organismi democraticamente eletti.
Le posizioni dell’On. Fini si sono manifestate sempre di più, non come un legittimo dissenso, bensì come uno stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del programma di governo sottoscritto con gli elettori.e votato dalle Camere, come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito, peraltro note e condivise da tutti, e infine come un attacco sistematico diretto al ruolo e alla figura del Presidente del Consiglio.
In particolare, l’On. Fini e taluni dei parlamentari che a lui fanno riferimento hanno costantemente formulato orientamenti e perfino proposte di legge su temi qualificanti come ad esempio la cittadinanza breve e il voto agli extracomunitari che confliggono apertamente con il programma che la maggioranza ha sottoscritto solennemente con gli elettori.
Sulla legge elettorale, vi è stata una apertura inaspettata a tesi che contrastano con le costanti posizioni tenute da sempre dal centro-destra e dallo stesso Fini. Persino il tema della legalità per il quale è innegabile il successo del Governo e della maggioranza in termini di contrasto alla criminalità di ogni tipo e di riduzione dell’immigrazione clandestina, è stato impropriamente utilizzato per alimentare polemiche interne. Il PdL proseguirà con decisione nell’opera di difesa della legalità, a tutti i livelli, ma non possiamo accettare giudizi sommari fondati su anticipazioni mediatiche.
Le cronache giornalistiche degli ultimi mesi testimoniano d’altronde meglio di ogni esempio la distanza crescente tra le posizioni del PDL, quelle dell’0n. Fini e dei suoi sostenitori, sebbene tra questi non siano mancati coloro che hanno seriamente lavorato per riportare il tutto nell’alveo di una corretta e fisiologica dialettica politica. Tutto ciò è tanto più grave considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall’On. Fini, un ruolo che è sempre stato ispirato nella storia della nostra Repubblica ad equilibrio e moderazione nei pronunciamenti di carattere politico, pur senza rinunciare alla propria appartenenza politica. Mai prima d’ora è avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico così pronunciato perfino nella polemica di partito e nell’attualità contingente, rinunciando ad un tempo alla propria imparzialità istituzionale e ad un minimo di ragionevoli rapporti di solidarietà con il proprio partito e con la maggioranza che lo ha designato alla carica che ricopre. L’unico breve periodo in cui Fini ha “rivendicato”nei fatti un ruolo superpartes è stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l’assenza di un suo sostegno ai candidati del PDL.
I nostri elettori non tollerano più che nei confronti del governo vi sia un atteggiamento di opposizione permanente , spesso oggettivamente in sintonia con posizioni e temi della sinistra e delle altre forze contrarie alla maggioranza, condotto per di più da uno dei vertici delle istituzioni di garanzia. Non sono più disposti ad accettare una forma di dissenso all’interno del partito che si manifesta nella forma di una vera e propria opposizione, con tanto di struttura organizzativa, tesseramento e iniziative, prefigurando già l’esistenza sul territorio e in Parlamento di un vero e proprio partito nel partito, pronto, addirittura, a dar vita a una nuova aggregazione politica alternativa al PDL. I nostri elettori, inoltre, ci chiedono a gran voce di non abbandonare la nuova concezione della politica, per la quale è nato il Pdl, che si fonda su una chiara cornice culturale e di valori, sulla scelta di un chiaro e definito programma di governo, su una compatta maggioranza di governo e sull’indicazione di un Presidente del Consiglio, in una logica di alternanza fra schieramenti alternativi.
Questo atteggiamento di opposizione sistematica al nostro partito e nei confronti del governo che, ripetiamo, nulla ha a che vedere con un dissenso che legittimamente può essere esercitato all’interno del partito, ha già creato gravi conseguenze sull’orientamento dell’opinione pubblica e soprattutto dei nostri elettori, sempre più sconcertati per un atteggiamento che mina alla base gli sforzi positivi messi in atto per amalgamare le diverse tradizioni politiche che si riconoscono nel Pdl e per costruire un nuovo movimento politico unitario di tutti coloro che non si riconoscono in questa sinistra. La condivisione di principi comuni e il vincolo di solidarietà con i propri compagni di partito sono fondamenti imprescindibili dell’appartenenza a una forza politica. Partecipare attivamente e pubblicamente a quel gioco al massacro che vorrebbe consegnare alle Procure della Repubblica, agli organi di stampa e ai nostri avversari politici i tempi, i modi e perfino i contenuti della definizione degli organigrammi di partito e la composizione degli organi istituzionali, è incompatibile con la storia dei moderati e dei liberali italiani che si riconoscono nel Popolo della Libertà.
Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati. Si sta nel Popolo della Libertà quando ci si riconosce nei principi del popolarismo europeo che al primo posto mettono la persona e la sua dignità. Assecondare qualsiasi tentativo di uso politico della giustizia; porre in contraddizione la legalità e il garantismo; mostrarsi esitanti nel respingere i teoremi che vorrebbero fondare la storia degli ultimi sedici anni su un “patto criminale” con quella mafia che mai come in questi due anni è stata contrastata con tanta durezza e con tanta efficacia, significherebbe contraddire la nostra storia e la nostra identità. Per queste ragioni questo ufficio di Presidenza considera le posizioni dell’On. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attività politica del Popolo della Libertà.
Di conseguenza viene meno anche la fiducia del PdL nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. L’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha inoltre condiviso la decisione del Comitato di Coordinamento di deferire ai Probiviri gli onorevoli Bocchino, Granata e Briguglio.”
Berlusconi caccia Fini
lug 29
Le parole di Silvio Berlusconi allontanano definitivamente Gianfranco Fini dal Pdl e dal Governo. Il divorzio è ormai cosa fatta.
“I coordinatori hanno svolto una relazione e hanno deciso di deferire ai probiviri gli onorevoli Briguglio, Granata e Bocchino, con la condivisione dell’ufficio di presidenza. Si è presentato un dissenso da parte di Fini e degli uomini a lui vicini nei confronti del governo, della Maggioranza e del presidente del Consiglio. Io non ho mai risposto, anzi ho sempre smentito i virgolettati che mi hanno attribuito. Abbiamo tenuto un comportamento responsabile, visto il momento di crisi che viviamo. Abbiamo tutti ritenuto che il Pdl non potesse pagare il prezzo troppo alto di mostrarsi un partito diviso. I tifosi si distaccano da una squadra se la vedono litigiosa, tanto più se i litigi avvengono in campo aperto. Trentatré su trentasei membri dell’ufficio di presidenza hanno ritenuto che non si potesse più continuare in questa situazione. Questa decisione sarà assunta nella sede del governo ma per quanto mi riguarda non ho nessuna difficoltà a continuare una collaborazione con validi ministri. C’é stata un’altalena di numeri, ma non si poteva più restare in questa situazione, e non c’é nessun rischio.
L’ufficio di Presidenza considera le posizioni dell’On. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attività politica del Popolo della Libertà. L’ufficio di presidenza del Pdl, a fronte dei “comportamenti incompatibili” di Fini con i principi ispiratori del partito, sostiene che di conseguenza viene meno anche la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. L’atteggiamento di opposizione sistematica al nostro partito e nei confronti del governo che nulla ha a che vedere con un dissenso che legittimamente può essere esercitato all’interno del partito, ha già creato gravi conseguenze sull’orientamento dell’opinione pubblica e soprattutto dei nostri elettori, sempre più sconcertati per un atteggiamento che mina alla base gli sforzi positivi messi in atto per amalgamare le diverse tradizioni politiche che si riconoscono nel Pdl e per costruire un nuovo movimento politico unitario di tutti coloro che non si riconoscono in questa sinistra. La condivisione di principi comuni e il vincolo di solidarietà con i propri compagni di partito sono fondamenti imprescindibili dell’appartenenza a una forza politica. Partecipare attivamente e pubblicamente a quel gioco al massacro che vorrebbe consegnare alle Procure della Repubblica, agli organi di stampa e ai nostri avversari politici i tempi, i modi e perfino i contenuti della definizione degli organigrammi di partito e la composizione degli organi istituzionali, è incompatibile con la storia dei moderati e dei liberali italiani che si riconoscono nel Popolo della Libertà. Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati. Si sta nel Popolo della Libertà quando ci si riconosce nei principi del popolarismo europeo che al primo posto mettono la persona e la sua dignità. Assecondare qualsiasi tentativo di uso politico della giustizia; porre in contraddizione la legalità e il garantismo; mostrarsi esitanti nel respingere i teoremi che vorrebbero fondare la storia degli ultimi sedici anni su un ‘patto criminale’ con quella mafia che mai come in questi due anni è stata contrastata con tanta durezza e con tanta efficacia, significherebbe contraddire la nostra storia e la nostra identità.
Le cronache giornalistiche degli ultimi mesi testimoniano meglio di ogni esempio la distanza crescente tra le posizioni del Pdl, quelle dell’0n. Fini e dei suoi sostenitori, sebbene tra questi non siano mancati coloro che hanno seriamente lavorato per riportare il tutto nell’alveo di una corretta e fisiologica dialettica politica. Tutto ciò è tanto più grave considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall’On. Fini: un ruolo che è sempre stato ispirato nella storia della nostra Repubblica ad equilibrio e moderazione nei pronunciamenti di carattere politico, pur senza rinunciare alla propria appartenenza politica. Mai prima d’ora è avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico così pronunciato perfino nella polemica di partito e nell’attualità contingente, rinunciando ad un tempo alla propria imparzialità istituzionale e ad un minimo di ragionevoli rapporti di solidarietà con il proprio partito e con la maggioranza che lo ha designato alla carica che ricopre. L’unico breve periodo in cui Fini ha ‘rivendicato’ nei fatti un ruolo superpartes è stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l’assenza di un suo sostegno ai candidati del Pdl.”
Generazione deferiti
lug 29
Ricordateli bene, questi tre cognomi. Sono stati deferiti dall’Ufficio di Presidenza del Pdl. Adesso dovranno essere giudicati dal collegio dei probiviri. In attesa di conoscere i “reati” contestati a Bocchino, Granata, Briguglio, qualcuno ci spieghi chi sono e quando sono stati eletti ’sti 9 probi viri? Mistero. (Anche) questo è il Pdl.
Buona notte.
Pochissimi minuti fa su Generazione Italia
Inserisci il nome mancante
lug 29
Marco fa un bell’esercizio di stile sostituendo Pdl con Pd, Fini con Di Pietro e Vendola, Berlusconi con Bersani e Veltroni. Il risultato è assolutamente realistico nonché fantastico.
Il Partito Democratico è un partito costruito a immagine e somiglianza di Walter Veltroni: convention con acclamazioni, jingle che sembrano canzoncine di Jovanotti, una schiera di parlamentari che ben che vada portano un devoto rispetto al leader. E’ stata in parte così l’esperienza di DS e Margherita. E’ così, con alcune esacerbazioni inacettabili, il Pd. C’è chi da anni chiede un partito diverso. Lo fa parlando di primarie, di giovani, di meritocrazia. Lo fa perché non condivide l’idea che i parlamentari vengano nominati da uno stretto giro di segreterie a loro volta nominate da un giro ancor più stretto nominato da nessuno. Questo è. E ne abbiamo parlato così tante volte, nel nostro piccolo, da risultare noiosi ai più. Ma lo abbiamo fatto con la precisa convinzione che questo partito si potesse cambiare, che per questo partito valesse la pena di spendere due gocce di credibilità personale e di metterci la faccia.
Ci chiamavano dissidenti, qualcuno ci guardava con sospetto, qualcun altro con favore. In ogni caso ci guardavano. Non siamo mai stati tanti e non abbiamo mai avuto le luci della ribalta, anche perché in DS e Margherita prima e nel Pd poi ci siamo sempre stati con convinzione e alle conferenze stampa abbiamo preferito la militanza e il dissenso costruttivo.
Poi sono arrivati Di Pietro e Vendola e hanno annientato ogni reale possibilità di migliorare il Pd.Vendola e Di Pietro semplicemente non sopportano la leadership di Pier Luigi Bersani. In SELe IdV la gestione del potere è molto peggiore e antidemocratica di quanto avviene oggi nel Pd. E di quella gestione Di Pietro e Vendola sono i leader e ispiratori indiscussi. [...]
Oggi Vendola e Di Pietro diventano i paladini di tutti quelli che vorrebbero un Pd migliore. Lo fanno, come sempre, a modo loro, per un tornaconto personalissimo. L’ultima possibilità di cambiare questo partito l’hanno uccisa luoro mettendo il cappello sopra ad ogni iniziativa riformatrice, con il solo intendo di indebolire la leadership di Bersani e di affermarne un’altra, la loro. Così facendo hanno assimilato ogni voce distonica rispetto al mainstream dei veltrones e dei dalemones e costretto tutti a scegliere semplicemente tra uno di loro e Bersani.
Noi, che non vorremo sostituire un principe ad un monarca ma mantenere le condizioni per un partito che continui a scegliersi democraticamente la sua classe dirigente, stiamo sempre qui a chiedere le primarie. Che, sia detto al Pigi sottovoce, rimangono l’unico strumento per far capire avendoliani e dipietristi quanta parte di consenso abbiano nel centrosinistra nazionale.
Finiani sospesi per sei mesi
lug 29
Secondo Il Giornale non si tratterebbe di un’espulsione come si diceva fino a ieri sera, ma di una sospensione temporanea per i “traditori” Fini, Bocchino, Granata, Briguglio e tutti gli altri:
Sospensione, di tre-sei mesi, e non espulsione. Nei confronti dei finiani dovrebbe arrivare nell’ufficio di presidenza di questa sera un provvedimento simile, mentre i vertici di via dell’Umiltà stanno ancora lavorando al documento di “censura politica” nei confronti del presidente della Camera. Ma il testo è suscettibile di modifiche fino all’ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl. Politicamente rilevante sarebbe fra l’altro il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi uomini non sono più “politicamente vicini al Pdl”. Alla stesura del testo sta lavorando lo stato maggiore del partito, ma in particolare il coordinatore Sandro Bondi, che negli ultimi mesi ha di frequente duramente polemizzato proprio con Fini. A Palazzo Grazioli è in corso un vertice con i coordinatori nazionali (Denis Verdini, Sandro Bondi e Ignazio La Russa). Con loro l’avvocato Ghedini a cui si sono aggiunti il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e il capogruppo dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri.
Sempre secondo le fonti del Giornale, se si arrivasse ad una espulsione di Fini e dei suoi stretti collaboratori le conseguenze sarebbero tragiche:
Quel che i finiani assicurano nei conciliaboli in Transatlantico e nel cortile di Montecitorio, è che un provvedimento di espulsione nei confronti di esponenti vicini a Fini “riceverà senz’altro una risposta adeguata”. E che “se la conta dovesse davvero partire, i numeri saranno altri… Decisamente superiori a 25″. [...] Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata, Enzo Raisi, Luca Barbareschi, Francesco Proietti, Francesco Divella, Antonio Buonfiglio, Claudio Barbaro, Maria Grazia Siliquini, Flavia Perina, Angela Napoli, Luca Bellotti, Aldo Di Biagio, Nino Lo Presti, Giuseppe Scalia, Gianfranco Conte, Benedetto Della Vedova, Adolfo Urso e Mirko Tremaglia, nel corso della giornata si sono aggiunte le firme dei finiani più moderati come Roberto Menia, Silvano Moffa, Gianfranco Paglia, Donato Lamorte, Alessandro Ruben, Adolfo Urso, Giulia Bongiorno, Andrea Ronchi, Giulia Cosenza, Giuseppe Angeli, Carmine Santo Patarino, Giuseppe Consolo, Catia Polidori. La 34esima firma sarebbe della deputata Souad Sbai.
Anche in Senato si fanno i conti per formare eventualmente un gruppo separato:
I finiani sono pronti a costituire un gruppo anche al Senato. Alcuni senatori del Pdl hanno incontrato il presidente della Camera. All’incontro avrebbero partecipato 12 senatori e il numero minimo per formare un gruppo parlamentare a Palazzo Madama è di 10 senatori.
In questo momento la riunione è ancora in corso (è iniziata alle 19), quello che verrà fuori probabilmente lo sapremo da Minzolini con un editoriale.
[Update] Minzolini ha fatto davvero l’editoriale nel TG1 delle 20, ed ha parlato – oltre che della bontà della manovra appena approvata – del divorzio tra Berlusconi e Fini come qualcosa di buono perché “fa chiarezza“…





